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Frantic Fest 2019, Day 1 - 15/08/2019 In evidenza

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È un caldo Ferragosto, per fortuna mitigato ogni tanto da un leggero venticello, a darci il benvenuto al Tikitaka Village di Francavilla al Mare (CH) per l'edzione 2019 del Frantic Fest, festival abruzzese arrivato con questa alla terza edizione (mea culpa: solo la prima per me personalmente e per Allaroundmetal). E posso già dirvi che questa sarà un'esperienza che nei prossimi anni verrà certamente ripetuta, ma riguardo i motivi ne parleremo ampiamente alla fine del terzo report.

Report che, per l'appunto, verrà suddiviso in tre distinte parti in modo da rendere bene onore ai gruppi che hanno condiviso i palchi del Frantic 2019. Cominciamo dunque con il Day 1, che già presentava una line up di tutto rispetto:
Napalm Death
Agnostic Front
Eyehategod
Total Chaos
Ottone Pesante
Master Boot Record
Hobos
Iah

Pronti? Si va.

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Disclaimer "fotografico": a causa di problemi tecnici (scheda di memoria non funzionante e non ne ho trovata un'altra da comprare) non ci sarà per quest'edizione un album fotografico della manifestazione. Ma sulla pagina del Frantic Fest potete trovare le magnifiche immagini di Benedetta Gaiani - The Hurricane Photography e Daniele Di Egidio.

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IAH

Arrivati dall'Argentina per la prima volta in Italia (e in Europa), sono gli Iah a dare il calcio d'inizio del Frantic Fest 2019. Uno spettacolo, quello della band sudamericana, che ha un po' subito il caldo che un bel po' distoglieva dalla loro esibizione. Ma nonostante questo, possiamo dire che la mezz'ora del trio argentino è stato un più che buon inizio per la manifestazione, grazie al loro sound pesante come un macigno a cavallo tra lo Stoner/Doom con influenze che spaziano anche tra Ambient, Post-Rock e Rock Psichedelico. Per i già tanti presenti - più avanti nella giornata sarà registrato il SOLD OUT - un modo degnissimo per cominciare a riscaldare il collo, che sarà in seguito messo a durissima prova.

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MASTER BOOT RECORD
Veloce passaggio dallo Small Stage al Main Stage e ci si trova con l'inizio dello spettacolo dei Master Boot Records. Prima di continuare, va detto che qui ho potuto notare l'ottima gestione dei palchi: abbastanza vicini per permettere al pubblico un rapido spostamento, ma anche abbastanza lontani per permettere alle bands di suonare su uno e fare il soundcheck nell'altro senza che nessuno disturbi l'altro. Ma veniamo ora ai MBR.
Il primo giorno del Frantic è anche quello che presenta le formazioni più anticonvenzionali, come i già citati Iah e come, per l'appunto, i MBR. Solo chitarra, batteria (Giulio Galati, per la cronaca) e un sintetizzatore: Heavy Metal, orchestrazioni sinfoniche rigorosamente sintetizzate e deumanizzate, e chiptune. Insomma, un vero e proprio trionfo per i nerds presenti al Frantic, che hanno potuto godere delle cover di colonne sonore di videogames leggendari come Castlevania, tanto per citarne uno. Proprio per la natura strumentale però, secondo su due tra l'altro, dopo un po' l'attenzione è leggermente scemata, ma si è comunque arrivati in un amen alla conclusione di un'esibizione che potremmo sì definire per certi versi "strana", ma che ha saputo intrattenere a dovere gli astanti.

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HOBOS
Le cose cominciano ad accelerare quando sul palco si presentano i veneti Hobos, con il loro autodefinito "Metal da strada". Per usare le loro stesse parole, gli Hobos suonano Metal come piacerebbe ai punk, con il risultato che viene fuori una commistione tra Death svedese e Hardcore con una spiccata attitudine tra il Rock'n'Roll ed il Punk. Voce graffiante, chitarre distorte al massimo, sezione ritmica arrembante e si parte: per quaranta minuti gli Hobos pestano senza remore dando spazio ai pezzi del loro ultimo lavoro, "Nell'Era dell'Apparenza" (Spikerot Records, 2019), facendo partire anche il primo vero pogo della giornata. Lo posso dire? È qui che ho cominciato davvero a divertirmi: senza nulla togliere ai primi due gruppi, il deathster in me si è svegliato bestemmiando in veneto (per rispetto verso gli Hobos, s'intende).

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EYEHATEGOD
Nemmeno il tempo di rifiatare ed eccoci sotto palco per l'esibizione della prima delle bands storiche presenti quest'anno. Trent'anni di carriera, padrini incontrastati dello Sludge, un sound inconfondibile che unisce il Doom più puro all'Hardcore più arcigno, con la loro aura misantropica seconda a nessuno al mondo... Signori, gli Eyehategod. I riff Blues - sono di New Orleans, cos'altro ci si può mai aspettare? - perennemente ed enormemente distorti e pesanti di Jimmy Bower, la pachidermica sezione ritmica, le lancinanti urla di Mike Williams... Più che un'ora di show per tutti noi è stata un'ora di lezione di storia, oltre che la prima avvisaglia che il meglio quest'anno l'avremmo visto dai "vecchietti terribili" presenti nel bill. Mostruosi con il loro muro di suono, gli Eyehategod hanno sviscerato sul main stage del Frantic tutto il loro smisurato carisma (termine che verrà usato spesso durante questi tre report). Poco altro da aggiungere se non un singolo aggettivo: perfetti. Con in più l'emozione di avere a pochissimi metri la premiata ditta Bower-Williams: cosa si potrebbe mai volere di più?

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OTTONE PESANTE
Cala la sera e, finalmente, cominciano a calare le temperature. Sono le 20:50 quando sullo Small Stage si presentano gli Ottone Pesante, per quella che è la terza proposta anticonvenzionale della giornata. Per i pochi ormai che non li conoscono, gli Ottone Pesante sono un progetto che vede due strumenti a fiato - la tromba e il trombone di Francesco Bucci e Paolo Raineri - supportati da un drumming devoto alunno slayeriano. Nel bene e nel male, quella del trio di Faenza è stata una delle esibizioni più discusse della giornata: sentendo cosa si diceva tra i ragazzi del pubblico alla fine della loro esibizione, c'era chi si è molto divertito e chi meno. Per quanto mi riguarda, potrei dire di essere nel mezzo: la prestazione degli Ottone Pesante è stata buonissima, sono ottimi musicisti e hanno anche una gran presenza scenica, con i brani provenienti dal loro ultimo lavoro "Apocalips" - in cui figura come ospite Travis Ryan dei Cattle Decapitation - hanno saputo intrattenere a dovere; però ho avuto anche la sensazione che qualcosina mancasse e la risposta me la sono trovata subito: se in futuro nella line up inseriranno anche un bassista, dando maggior spessore alla sezione ritmica, gli Ottone Pesante potrebbero a mio avviso fare un upgrade decisivo. La buona esibizione del trio romagnolo è stato anche un attimo per rifiatare, visto che sul Main Stage dopo di loro è venuto il momento dei...

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NAPALM DEATH
E cosa si può dire della performance della leggendaria Grindcore band britannica? Niente che non sia stato detto già nei loro 38 anni di carriera. Una macchina da guerra impressionante quella guidata dagli inossidabili Shane Embury e Mark Greenway, per un'ora che può essere definita solo come un massacro totale tra una "Scum" e una "Nazi Punks Fuck Off!" (giusto a citarne un paio), cover dei Dead Kennedys divenuta cavallo di battaglia anche del carrarmato di Birmingham. Possono passare gli anni, ma la potenza e l'attitudine dei Napalm Death non vede cali, tanto che dopo due note e un paio di secondi le transenne stavano per subire il collasso. Dicevamo di Emury e Greenway, ma anche Mitch Harris e Danny Herrera non sono stati da meno: quattro cinquantenni che hanno dato una seria lezione praticamente a chiunque voglia avvicinarsi ai live Metal, con menzione al merito che va fatta al folle Mark, scheggia impazzita che ha saputo far gasare il pubblico in ogni maniera, compreso con quell'urlo che è diventato già un istant classic del Frantic Fest, "Fuck You Matteo Salvini!". Nemmeno a dirlo, la più impressionante prova della prima giornata ed una delle migliori di quest'edizione. Ma credo nessuno s'aspettasse qualcosa di diverso.

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TOTAL CHAOS
Col penultimo giro di giostra entriamo nel mondo del puro Punk Hardcore con i californiani Total Chaos. Forti anche loro di una lunghissima esperienza, avendo trent'anni d'attività alle spalle, e guidati da un frontman eccezionale come Rob Chaos, il quartetto americano non ha dato un attimo direspiro ad un pubblico già estremamente provato dal moshpit causato dai Napalm Death. Ma d'altra parte si sapeva che il finale di questa prima giornata sarebbe stato all'insegna delle mazzate - in senso buono -, ed i californiani hanno contribuito con il loro sound 'senza pretese', ma che sa andare dritto al punto e coinvolgere dalla prima all'ultima nota. Per il povero pubblico non è però finita qua, visto che a chiudere il primo giorno del Frantic Fest 2019 arrivano i...

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AGNOSTIC FRONT
In giro dagli albori dell'Hardcore, seminali al pari di Sick of It All, Suicidal Tendencies, Cro-Mags e gli stessi Discharge che vedremo nella terza serata: chiudono il primo giorno del Frantic Fest gli Agnostic Front. La paura non esiste nel dojo del Frantic Fest, ed il pubblico del Festival abruzzese, novello Cobra-Kai, non ha infatti paura a lanciarsi ancora a mille anche sulle pesanti note dei Padrini dell'NYHC. Tirati a lucido, gli Agnostic Front non hanno lasciato prigionieri sul campo, lanciandosi a tutta e prendendo a piene mani da una carriera che ha da poco superato i trentacinque anni: un set feroce, incazzato, diretto e violento. Con una serie di cazzottoni in faccia uno via l'altro, Vinnie Stigma e soci hanno chiuso una prima giornata di Frantic Fest da 10 e lode, arrivata per giunta, come dicevamo al sold out. Il sipario sui palchi si chiude, ma la serata continuerà poi fino al mattino nell'area del Tikitaka, tra bar aperto 24h e dj set. Per me invece, dopo un paio d'ore, il rientro per caricare le batterie in vista del secondo giorno.

 

Leggi il report del secondo giorno

Leggi il report del terzo giorno

Ultima modifica il Martedì, 27 Agosto 2019 19:40
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