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27 Feb

Bonnie Li - 06/02/2020, Pomopero (Breganze, Vicenza) In evidenza

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Non si smette mai di dirlo ma i recensori hanno vita difficile. Nel caso del sottoscritto la settimana è stata dura. Tre concerti in tre sere, di cui una a Milano, con in mezzo ovviamente il lavoro che dona quella stanchezza in più tanto da non farsi mancare nulla. Si finisce di lavorare decisamente tardi e la strada per raggiungere il Pomopero (in provincia di Vicenza) è abbastanza lunga. Arrivo al locale in tempo per cenare e mentre sto per entrare incontro l’artista che si esibirà poco dopo con cui scambio piacevolmente due chiacchiere.

Il locale è una sorta di mix tra eleganza (forse troppa) e voglia di condividere la cultura, cosa non da poco di questi tempi. Non ci si aspettava di trovare un buon numero di persone di giovedì sera segno che il posto ha una buona affluenza. Il piccolo palco è già allestito con tutta la strumentazione. Ho giusto il tempo di mangiare un boccone che il concerto inizia fortunatamente in orario.

Mrs. Bonnie Li si presenta quindi sul palco in maniera molto elegante con giacca bianca e pantaloni bianchi quasi a voler esprimere un certo candore. La musicista (residente ora a Berlino) iniziò il suo viaggio nel 2009 e nel corso degli anni ha girato il mondo sia in solo che con il musicista Elia con cui compose il primo EP “Plane Crash”. Bonnie non si spaventa e si espone ai freddi presenti a testa alta e convinta di ciò che fa avvalendosi di un nutrito armamentario sonoro tra synth, tastiere, megafono, fruste elettriche e tante altre diavolerie elettroniche. Si avvale di ogni cosa per esprimere la sua musica usando la voce in maniera particolare, come fosse uno strumento ed in più muovendosi spesso sinuosamente, danzando, recitando in maniera quasi poetica. Ha uno stile molto francese nelle movenze ed imprime erotismo nel cantato integrandolo anche a culture asiatiche combinando il tutto con uno stile sonoro che può ricordare la scena electro tedesca.

Il suo modo di fare musica elettronica trova diverse forme espressive inglobando a sé il noise, il pop, l’industrial e il trip-hop. Rispetto alle prove su disco le canzoni in veste live (prese per la maggiore dal disco "Wo Men") mutano, si evolvono in forme diverse, a volte meno irruente, a volte più sperimentali dove Bonnie si diverte a smontarle e farne ciò che vuole. Il pubblico purtroppo è impreparato, confuso ed in più di un’occasione parla a voce alta dimostrando maleducazione oppure ignorando cosa sta succedendo on stage. I volumi particolarmente bassi non aiutano molto ad assaporare le mille sfumature della musica di Bonnie e ciò dispiace. La giovane musicista non si fa comunque intimidire e porta avanti il suo show svestendosi e rimanendo in top fregandosene di tutto e tutti da vera professionista. Il concerto è purtroppo molto breve e si conclude con Shout dei Tears for Fears.

Il concerto arriva all’epilogo con applausi poco spontanei e come spesso accade quasi nessuno si ferma a fare due parole con l’artista tranne il sottoscritto che la intervisterà (si clicchi qui per leggere l’intervista). 

Non è molto tardi ma a malincuore devo salutare Bonnie che mi abbraccia calorosamente con la speranza di rivedersi presto per un concerto più sostanzioso.

Ultima modifica il Giovedì, 27 Febbraio 2020 19:15

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