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27 Lug

Sonisphere 2016@Rock In Roma In evidenza

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Superato il traffico verso la capitale, gli schifosi parcheggiatori abusivi, gli ancor più schifosi bagarini, la mia giornata al Sonisphere di Roma è iniziata verso le 16, giusto in tempo per godermi i Sabaton.

Dispiace essermi perso gli A Perfect Day di Andrea Cantarelli (Labyrinth), un po’ meno il palese (almeno secondo il mio punto di vista...se va be...) nepotismo Maideniano che si è presentato quest’oggi nelle vesti dei Wild Lies, nei quali troviamo il figlio di Adrian Smith, e dei The Raven Age del figlio di Steve Harris.

Non mi permetto di esprimere giudizi sulla loro prestazione dal vivo perché di fatto non li ho visti. Ma posso descrivere brevemente il loro stile musicale, da equiparare alla bene e meglio a quello dei Bullet For My Valentine (quest'oggi per fortuna assenti), riassunto in hard rock/metal modernista estremamente melodico e dal piglio adolescenziale, che sta a questa giornata di musica, più o meno come Lauren Harris stava a quella dell’ultima visita degli Irons a Roma; di base non c’entrava niente, ma almeno Lauren era ed è una bella figliuola, quindi se tanto mi da tanto, avrei votato sicuramente per lei, se avessi potuto scegliere quale dei figli dai nomi noti avere al Sonisphere.  

Ma passiamo oltre. Al netto di una locazione non eccelsa per un concerto metal, come quella dell’Ippodromo romano, e al netto di bagarini etc. devo dire che invece l’organizazzione dell’evento è stata diretta nel migliore dei modi, un ringraziamento particolare va alle ragazze della sezione accrediti, che sono riuscite ad essere puntuali, veloci, nonché gentili nel risolvere in breve tempo il problema per il mio nominativo mancante

 

 

SABATON

L’ippodromo delle Capanelle alle 16 è già gremito di gente, ben più numerosa di ogni mia più rosea aspettativa, rispetto al triste andazzo degli ultimi concerti a cui sono stato.

Dal lato loro i Sabaton si presentano agguerriti (ci mancherebbe altro, visti i loro concept a suon di guerre), calcano l’enorme palco con maestria, Joakim Broden interagisce spesso con i presenti, ed in generale la band è perfetta da ogni punto di vista. In un’ora gli svedesi scelgono di intrattenere il pubblico romano (e non), andando a pescare tra i migliori brani della propria discografia. Immancabili infatti le epiche “Ghost Division” e “Carolus Rex”, la folkettara “Swedish Pagans”, la martellante “Night Witches”.

Simpatica poi l’interpretazione di una parte di “Winds Of Change” degli Scorpions, cantata dal chitarrista,  che fa da intro all’ottima “To Hell And Back”.  Il finale poi non poteva che appartenere alla hit “Primo Victoria”.

Ovviamente c’è stato anche tempo per presentare “The Lost Battalion”, il primo accattivante singolo estratto dal nuovo album in uscita del gruppo.

Diciamolo, Joakim non sarà mai ricordato per la sua ugola, ma lui, come l’intera band, hanno dimostrato di saper fare il proprio, e di saperlo fare nel migliore dei modi.   

 

Setlist

The March To War

Ghost Division

Far From The Fame

Carolus Rex

Swedish Pagans

Resist And Bite

The Lost Battalion

To Hell And Back

The Art Of War

Night Witches

Primo Victoria

 

SAXON

A seguire un pezzo di storia del metal inglese prende vita.

E’ indubbio che a livello di performance, Biff Byford ed i suoi Saxon siano stati i migliori in assoluto quest’oggi. La timbrica di Biff è perfettamente amalgamata ai pezzi, nessun calo, nessuna stonatura (tenetelo presente questo continuando a leggere!).

E’ indubbio anche che Nigel Glockler nonostante sia del '53 e sembri un pensionato vestito per carnevale, suoni la batteria con più precisione e con più fiato di molti suoi giovani colleghi. Una vera e propria furia durante “Heavy Metal Thunder”, brano dedicato quest’oggi allo scomparso Lemmy.

I Saxon sono stati semplicemente trascinanti, tanto da portare più di una volta al pogo i ragazzi accorsi al Sonisphere, che, bontà loro, hanno creato di volta in volta “tempeste di polvere” che ricadevano sul sottoscritto (vi ho già detto di quanto consideri l’ippodromo un brutto luogo dove ospitare concerti?).

La setlist dei Saxon si è divisa tra brani storici: “Princess Of The Night”, “Wheels Of Steel”, “Denim And Leather”, e ovviamente quelli più recenti come l’opener “Battering Ram”, passando per la famosa hit degli anni '90 "Dogs Of War".

In breve i signori della NWOBHM sono riusciti ad attirare l'attenzione su di se anche da parte dei più giovani, molti dei quali sottolineavano di non conoscerne un brano o di aver sentito giusto qualcosa su youtube prima di venire al concerto. Buon per loro, si sono goduti l'essenza stessa dell'Heavy Metal. 

L'ora di spettacolo finisce tra applausi entusiastici.

 

Setlist

Battering Ram

Motorcycle Man

Sacrifice

Power And The Glory

20,000 Ft

Dogs Of War

Heavy Metal Thunder

Crusader

Princess Of The Night

Wheels Of Steel

747 (Strangers In The Night)

Denim And Leather

 

ANTHRAX

Il tempo di un panino e dall'essenza della storia dell'heavy inglese, si passa ad uno dei grandi pilastri del thrash metal statunitense. Arrivano gli Anthrax di Scott Ian e del suo buffo pizzetto, che ormai vive di vita propria.

Per i thrashers tornati finalmente alla ribalta con l’ultimo esplosivo album “Four Kings”, cominciano però una serie di problemi non meglio specificati. Di fatto la band che avrebbe dovuto presentare il repertorio più duro della giornata, è sembrato il gruppo meno aggressivo: volumi insolitamente bassi ed un Belladonna a corrente alternata, che comincia bene la sua performance canora con “You Gotta Believe” e di fatto scompare già durante le strofe di “Caught In A Mosh”.

Si continuerà così fino alla fine di un'esibizione non certo degna del pesante moniker che tiranneggia sul telo del palco.

Tirando le somme, promuovo la setlist (ottima!), così come la performance di Frank Bello al basso, impeccabile con il suo strumento, e unico membro del gruppo, insieme a Scott Ian, che cerca di tirare le redini di uno spettacolo che è sembrato un po' freddo ed impersonale, con le movenze del singer fin troppo forzate e Donais alla chitarra che sembrava stesse facendo un favore al mondo per stare li sopra...

Da che dipenda tutto questo non lo so, ma certo gli Anthrax sono sembrati un gruppo un po' spaccato.

 

Setlist

You Gotta Believe

Caught In A Mosh

Got The Time

Madhouse

Fight’em ‘Til You Can’t

Evil Twin

Antisocial

Breathing Lightning

Indians

 

IRON MAIDEN

Il tramonto arriva e porta con se molte altre migliaia di persone, che riempiono i pochi spazi vuoti che c’erano fino ad ora. Al crepuscolo il palco si scopre in tutta la sua maestosità. Quando comincia in playback “Doctor Doctor”, viene salutata dai presenti con grande ovazione: è arrivato il momento degli Iron Maiden che aprono con la bella “If Eternity Should Fail”, tratta dal loro ultimo disco.

Lo show degli Iron Maiden è, come ci si aspettava, uno spettacolo senza eguali: luci, fuochi, scenografia superlativa, il gigante Eddie che cerca di eliminare simpaticamente i suoi 6 padri musicisti, il suo testone che prende vita alle spalle del gruppo durante il finale del brano “Iron Maiden”.

I 5 strumentisti sono ancora delle macchine da guerra, e mi fa piacere sottolinearlo, non solo precisi nell'esecuzione, ma veri e propri atleti, non si fermano un attimo per due ore di musica, e per quel che riguarda la parte musicale, gli Irons non sbagliano una virgola. I brani del nuovo album rendono molto di più dal vivo, a dimostrazione che la produzione in studio dovrebbe levare le ancore dal proprio "stantio fuori tempo targato Harris", e modernizzarsi a livello di potenza sonora. La setlist godrà ovviamente anche dei classici intramontabili dei nostri: da "The Number Of The Beast" a "Fear Of The Dark", da "Powerslave" alle chicche "Wasted Years" e "Children Of The Damned".   

Anche il buon singer Bruce Dickinson dimostra ancora una volta di essere un grande intrattenitore, fisicamente sembra si sia ripreso alla grande da radio e chemio, anche lui si fa i suoi bei chilometri di corsa. Inoltre scherza con il pubblico, gioca con scimmiotti pupazzo, esalta i presenti con discorsi sulla fratellanza che fanno da intro all’ottima “Blood Brothers”, e sulla funesta nascita e l’ovvia caduta degli imperi, che prologano “The Book Of Souls”.

Bruce incanta…ma ecco…non canta, o quasi.

Purtroppo da questo punto di vista lo sentiamo inciampare parecchie volte, soprattutto sugli acuti.

Grandi difficoltà sui brani più vecchi, di “The Trooper” ne sentiamo la metà, idem per la difficile “Halloweed Be Thy Name”. Sui nuovi pezzi va meglio, ma di fatto è la prima volta che Bruce non è pienamente all'altezza della sue leggendaria prestazioni canore, e un po’ fa male constatarlo.

Forse è stata solo una serata no, ma è anche vero che forse abbassare un po’ la tonalità dei pezzi invece di cercare di farli come quando si aveva 30 anni, non sarebbe malaccio come idea, contando che la prestazione in generale ne gioverebbe non poco. Dopotutto immagino che “Wasted Years” sia stata rallentata per agevolare Nicko, ma il risultato è stato comunque buono. 

Dovere di cronaca far presente la defaillance canora di Bruce, ma detto questo, a somme fatte, lo spettacolo è riuscito lo stesso, il piccolo fan mattacchione che è in me, che ha cominciato ad ascoltare metal proprio grazie agli Irons ha versato nonostante tutto lacrime di gioia.

E vi assicuro che vedere gli Irons ancora così coinvolti e scattanti come adolescenti, fa bene al cuore (Belladonna in confronto è sembrato per atteggiamento un loro nonno lontano).

 

Setlist

If Eternity Should Fail

Speed Of Light

Children Of The Damned

Tears Of A Clown

The Red And The Black

The Trooper

Powerslave

Death Of Glory

The Book Of Souls

Hallowed Be Thy Name

Fear Of The Dark

Iron Maiden

 

ENCORE:

The Number Of The Beast

Blood Brothers

Wasted Years

Ultima modifica il Lunedì, 01 Agosto 2016 23:00
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