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1-10-2016 Modena Metal Ink atto IV seconda giornata In evidenza

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1-10-2016 Modena Metal Ink atto IV

Non è facile spiegare cosa è il Modena Metal Ink. Una convention del tatuaggio, certo, ma è anche un motoraduno e un’occasione per vedere concerti Heavy Metal. Il Modena Metal Ink 2016, organizzato come le altre tre edizioni dai Lowlanders M.C., si è svolto in una location adatta come è quella della festa del P.D. di Ponte Alto (Modena). Tre le giornate delle quali due con concerti. Vista l’impossibilità causa lavoro di essere presente al venerdì la mia presenza, per altro richiesta, si è concentrata sul sabato. L’obbiettivo Richiesto da Bagana Rock (grazie a Elisa per l’accredito e a Massimo di Soldiers Of Sound per il pass) era quello di intervistare le Killin’ Baudelaire, quartetto femminile in uscita con l’E.P. “It Tastes Like Sugar”. Il resoconto dell’intervista lo potrete leggere a parte. Come mia consuetudine non potevo esimermi dal fare anche il live report dell’evento. Prima di entrare in attività mi concedo qualche attimo di pausa conversando amabilmente con Alle dei trick or Treat e con i Theatres des Vampires che, mi dicono, sono un poco tesi. Si tratta di un ritorno in pista dopo anni e anche i veterani sentono la tensione. Alle 17, ora della mia entrata nel tendone, i gruppi sono a rotazione alle prese con il souncheck e noto che sul palco viene usato un P.C. per tarare i suoni. Voglio soffermarmi solo un attimo su questo aspetto che, così sembra è destinato a diventare consuetudine. Il fatto del fare i suoni in questa maniera velocizza il tutto ma, in fase di concerto, l’utilizzo di parecchi samples risulta fuorviante per chi, come i vecchi ascoltatori, è abituato al concerto dal vivo senza troppi artefici. Quando servono strumenti  non presenti sul palco O.K. ma troppa tecnologia fa perdere l’essenza della musica, parere personale ovviamente. Le ultime a fare il soundcheck sono proprio le Killin’ Baudelaire e, poco dopo, inizia il loro concerto.

Essere una band di apertura al primo pomeriggio non è facile e l’affluenza è veramente scarsa. Non importa; le ragazze si mettono d’impegno e si va. Sul palco le personalità differenti delle ragazze emergono alla grande. La ricerca della ritmica e l’accostarla al cantato è prerogativa di Gloria Signoria (voce e basso). Le Killin’ Baudelaire non sono Rockers “ignoranti” e alla front woman manca un poco di grinta ma avrà tempo di imparare a “comandare” il pubblico. C’è l’esplosività di Martina Nixe Riva che saltella e si ingegna con la sua chitarra. C’è la ritmica precisa di Martina Cleo Ungarelli che con la batteria si destreggia, e picchia, bene, oltre che intervenire nei cori e poi, dulcis in fondo c’è la timidezza della chitarrista Francesca Bernasconi. Cosa producono assieme queste ragazze? Una mistura gradevole di Hard, Rock, e venature Pop, che non guastano e risultano ben suonate. Non vi starò a dire che siamo alla perfezione o al massimo della grinta; quello le Killin’ Baudelaire lo impareranno con il tempo, ma che siamo di fronte a un gruppo preparato e che sa suonare, questo posso dirlo. Breve il set di sette pezzi e, nonostante alcune canzoni siano simili nel tempo e nel ritmo, cosa in futuro da sistemare, il tutto scorre via piacevolmente. Finita l’esibizione dovevo compiere il mio piacevole dovere di intervistatore ma le ragazze avevano un altro impegno. D’altra parte una donna, in genere, si fa attendere, figuriamoci quattro. Questo “imprevisto”mi fa perdere quasi del tutto l’esibizione dei Panni Sporchi.

Il quintetto di Mirandola (MO) dopo una scissione è tornato in pista e ha presentato pezzi di ben 20 anni fa che denotano grinta, energia e rabbia “urlata” dal cantante Luca “il pazzo “ Melloni. Spiacente ma sarò più preciso al loro prossimo concerto. Altro stop, si riparte per cercare le ragazze: devo  compiere la mia missione e niente e nessuno mi possono fermare. Le trovo e aspetto ancora un poco poi, finita l’intervista precedente. Ci sediamo al tavolino per mezz’ora di chiacchierata ma questa, lo sapete, è un’altra storia. Mi perdo così anche i OneLegMan di Cecca, cantante che conosco dai tempi remoti dei God Of The Stone), sorry man. Dopo l’intervista rientro in tempo per godermi l’esibizione dei DGM da Roma.

Questo gruppo dalla storia più che ventennale mi ha sempre affascinato per la tecnica unita alla voce sopraffina di Mark Basile. Se poi aggiungiamo il fatto che i cinque sono sempre disponibili a fare due chiacchiere, la cosa li rende ulteriormente simpatici. Un  concerto farcito con cambi, tecnico, suoni belli potenti e una voce che spacca. Melodia, tecnica, savoir faire e divertimento. Non un colpo sembra andare fuori posto e gran parte del merito va al drumming preciso di Fabio Costantino e ai riff chirurgici effettuati da Simone Mularoni. L’esibizione, lo avrete capito,  mi ha lasciato pienamente soddisfatto. Giusto un minimo di “aggiunta” di chitarra e qualche sample ma, per il resto, tutto di alto godimento. Salgono sul palco i modenesi Trick Or Treat: giocano in casa, hanno il pubblico dalla loro, e lo sanno

Alle Conti non rinuncia ad alcune battute mentre il solito Power Metal doppia cassa e pedalare scorre con la veemenza che è usuale ai concerti della band. Alcune canzoni avranno anche contenuti “buffi” ma vengono rese con forza e una potenza, complice il suono, veramente assordanti. Pezzi di “Rabbit’s Hills” parte I e parte 2 (i teloni delle copertine erano ai lati del palco) vengono intervallati con altri della vecchia produzione come “Paper Dragon” da “Tin Soldiers”. Con l’ingresso della vocalist Sara Squadrani, bella la sua voce, vengono poi proposti “They Must Die”, in origine cantata da Tim “Ripper Owens” e “Never Say Goodbye”. Ad onor del vero i troppi samples, cori inclusi, e scusate se ci torno sopra, mi hanno fatto perdere un poco il filo e non sono riuscito a pieno a godermi la performance come invece era successo altre volte. Nuovo cambio palco e si allestisce il set dei Theatres Des Vampires.

La band sale sul palco e, inevitabilmente, la “forte” presenza di Sonya Scarlet ruba la scena agli altri attori. Un set improntato su un Gothic – Dark Metal con piccoli tratti Doom o Elettronici. Un ritmo a volte ossessivo, o da “rito occulto”, condito con testi e ritornelli ricorrenti fatti per menti notturne oppure estraniate dal corpo e/o “deviate”. Una prestazione possente dove, ancora una volta, i suoni sono stati all’altezza di un concerto all’aperto; probabilmente il fatto che i presenti fossero qualche decina ha influito sulla compattezza. In una sala piena di pubblico tutto sarebbe stato più “ovattato”. Estratti dal nuovo album “Candyland” come la canzone “Delusional Denial” dove è salito sul palco Tiziano, marito di Sonya, per un duetto, sono stati mischiati con una produzione più vecchia. Cito ad esempio“Uspoken Words” da “Anima Noir” del 2008 e vi ricordo che i Theatres Des Vampires sono in giro, se pure con formazioni diverse, dal 1994. Con questa prestazione “al sangue” si chiude il mio Modena Metal Ink 2016. Devo dire che avevo letto commenti negativi sulla giornata del venerdì e questo mi aveva messo un poco di “malumore” ma, almeno sabato, ho trovato un ambiente accogliente con suoni da vero concerto e dei Bikers disponibili a dare indicazioni a chi le chiedeva. Da ricordare che la sala dei tatuaggi era in una parte defilata dai concerti in modo che, chi voleva essere tatuato, avesse il minimo disturbo possibile. Una ventina gli stands con possibilità di fare piercings e tatuaggi di ogni risma con gente esperta nel farli: ho letto qualche nome famoso nel giro, per quella che, mi piace precisarlo, non è una moda.

Ultima modifica il Domenica, 02 Febbraio 2020 09:15
Corrado Franceschini

Oltre 50 anni di età e più di 35 anni di ascolti musicali.

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