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18 Ott

Fleshgod Apocalypse a Napoli: Il live report ! In evidenza

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Arrivo un po' in ritardo al Crash, il tempo di ricevere il benvenuto dagli amici della Valhalla Agency e Indastria Eventi, gli organizzatori della serata, e sono giusto in tempo per vedere i Parodos con le loro maschere, creare statico negli amplificatori, contornati da luci azzurre. Poco dopo, spetta a loro l'arduo compito di riscaldare un pubblico ancora rarefatto e freddino, qualche sparuto capellone fa headbanging in prima fila, ma gli altri si limitano a guardare i ragazzi e a godersi i brani lunghi e “spaziali”, dall'ampio respiro, e forse, proprio per questo, poco adatti ad un mosh pit. All' inizio le luci mobili danno parecchio fastidio agli occhi, tanto che mi vado a rifugiare dietro una colonna, ma per fortuna il movimento dei fari direzionali cambia a breve, ancora qualche decina di minuti in compagnia delle note eteree dei Parodos e poi, spetta al Brutal Death metal – Grindcore dei Bloodtruth far sciogliere il pubblico che nel frattempo si è rimpolpato, forte di un bel po' di presenti.

La performance degli umbri (anche loro vengono da Perugia), è notevole, riescono immediatamente a prendere gli spettatori ed il pubblico inizia così a lasciarsi andare. Il growl-pig squeal si destreggia bene su un basso prepotente e un blast beat sostenuto, con una chitarra riempitiva che fa bene il suo lavoro. Passa così in fretta la prova dei Bloodtruth con grande soddisfazione di tutto il pubblico che ora, con le luci accese, ha il tempo di prendere un po' di respiro, una birra e anche due chiacchiere a bordo piscina, nella bella ambientazione del Crash, prima di ritrovarsi di nuovo immersi nel buio della sala, dove le note di una intro cupa e gelida, presentò i Fleshgod Apocalypse, che salirono sul palco uno ad uno. Così, senza perdere un istante, parte la prima traccia in scaletta “In Aeternum”, sui rintocchi scanditi dal bastone dorato di Veronica in maschera. Ancora tutti affascinati dai costumi in stile settecentesco, che siamo al secondo pezzo “Healing Through War”. La potenza sonora dei perugini è superata solo dalla loro presenza scenica, dimostrando una enorme professionalità che li accomuna a bands che sono sulla scena da decenni. Una breve presentazione per rompere un po' il ghiaccio ed immediatamente Tommaso Ricciardi, vocalist dei Fleshgod Apocalypse, conquista le simpatie del pubblico, dicendo di essere onorato di suonare a Napoli, e devo dire che gli credo, è facile immaginarlo! Ma bando alle ciance, “Pathfinder” irrompe dalle casse e subito dopo, un altro intermezzo parlato con il consueto calice di buon vino italiano d'alta classe, dove ci viene ricordato che la vita nasce dal caos, che quindi è imperfetta, che solo la morte, nella sua imparzialità, è perfetta, perfetto è solo un cadavere, freddo e quindi parte “Cold ad Perfection” ma il delirio reale, avviene con l' intro di “The Violation”, sulla quale il pubblico si scatena. “Epilogue” prosegue con il suo splendido drumming seguita a ruota da “Gravity”. Una piccola pausa per far riposare le braccia in un intermezzo parlato e dopo pochi secondi “The Fool”, al termine della quale, Tommaso richiede esplicitamente al pubblico un Wall of Death, che riesce nonostante la sala non sia enorme. I ragazzi in mezzo al pubblico cadono l' uno sull' altro, ma si divertono e tutti scoppiano in una grossa risata. Con “The Egoism” si conclude la prima parte dello show e i Fleshgod Apocalypse si ritirano per qualche minuto nel backstage. Restiamo ad aspettare nel buio e il pubblico accenna a qualche coro prima di esplodere nel fragore, acclamando la band che torna sullo stage, chiedendo se fossimo stanchi, ma in un attimo è “In Honour of Reason” a riaprire le danze e “Minotaur” la segue a ruota, ma a mio avviso, l' apice della grandiosità di questa band, si ha con “The Forsaken”, brano viscerale, sentito, potente e prepotente, che coinvolge ed affascina, soprattutto per la splendida performance di Tommaso, che lascia penzolare la chitarra, per dedicarsi ad un growl disperato e pregno di enfasi: Un vero pezzo d'arte in musica.

Lo spettacolo (e che spettacolo!) si conclude così, tra strette di mano con il pubblico e abbracci tra i fans, per poi immortalare il momento con una foto sul palco, di spalle agli spettatori. Una serata splendida in una location magica come Napoli, già intrisa di fascino di suo, un ringraziamento ai ragazzi della Valhalla Agency che hanno reso possibile questo evento e spero che si ripetano presto e sempre di più altre serate del genere, nel nostro Sud.

 

 

Anthony

Ultima modifica il Martedì, 18 Ottobre 2016 22:32
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