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Frontiers Metal Festival @Live Club (Trezzo sull'Adda) 30/10/2016 In evidenza

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Frontiers Music e Live Club sono un'accoppiata vincente lo sa bene chi ha già partecipato ai vari Frontiers Rock Festival negli ultimi tre anni. Era nell'aria che ci sarebbe stata anche una versione “metal” del festival ed infatti la casa discografica partenopea dopo aver messo sotto contratto alcune delle migliori band nostrane in campo power metal (Dgm, Secret Sphere, Trick or Treat e, non finirò mai di ringraziarli, i Labyrinth) ha potuto anche mettere in piedi questo evento di grande spessore.

 

Sette band, tantissimi motivi per non poter mancare a questo festival dove ai gruppi sopra citati si aggiungono i sensazionali Lords of Black dalla Spagna e la combo tedesca Vanden Plas-Primal Fear. Insomma tanta roba e pensandoci un po' potremmo definirlo anche un Power Metal Voice Festival visto la presenza di Tiranti, Luppi, Conti, Basile, Scheepers, Romero ovvero sei dei migliori cantanti del globo terrestre (ma come vedremo anche Andy si è rivelato all'altezza).

 

Ma andiamo con ordine perchè alle 15 precise inizia lo show dei Trick or Treat. L'ultimo loro lavoro, Rabbits Hill pt. 2 a mio parere è forse il disco migliore della loro già importante discografia con una manciata di brani stratosferici. E infatti “Cloudrider”, “United” e la favolosa “The great escape” spaccano dal vivo. I Trick scaldano a dovere il già numeroso pubblico e rispolverano “Girl just wanna have fun” cover piacevolissima e apprezzata da tutti i presenti. Difficile aprire il festival in modo migliore, ho visto dei ToT davvero in forma con i nuovi membri ben inseriti ed una band in palla.

Avevo già avuto modo di vedere all'opera i Lords of Back quest'estate in Spagna e mi avevano fatto un'ottima impressione. La band di Tony Hernando (ex Saratoga) dal vivo trasmette una grande potenza grazie a riff potenti come il granito e la voce portentosa del talentuoso Ronnie Romero. Con brani come “Nothing left to fear”, “Everything you're not” e “Lords of black” la band ha messo a ferro e fuoco il Live di Trezzo uscendo tra gli applausi di un pubblico soddisfatto dalla prestazione del quartetto spagnolo.

Pochissima pausa ed è già tempo della super band romana, i DGM. Da sempre una delle mie band preferite, è la prima occasione per assistere ad un loro concerto da quando è uscito l'ultimo e ottimo “The passage”. Lo show verrà ripreso dalle telecamere così l'atmosfera diventa ancora più carica. Si parte alla grande con “The secret” pezzo mostruoso estratto appunto dal disco uscito da poche settimane. La band è perfetta, ma non occorre neanche dirlo. Cinque grandi musicisti che ormai suonano insieme da anni, una band in costante crescita... insomma i DGM sono dei maestri e la loro performance è intoccabile. L'unica pecca è aver suonato quasi nella sua interezza “The passage” andando a pescare solo due brani dal passato, le immancabili “Reason” e “Hereafter”. “Daydreamer” e “Animal” sono solo un paio dei momenti migliori dello show, per una band che è sempre un piacere per l'anima vedere dal vivo.

Scendono i DGM, salgono i Secret Sphere. La formazione alessandrina fresca di pubblicazione del live album registrato in Giappone, parte puntando forte sull'ultimo “Portrait of a dying heart”. Bisogna aspettare almeno 6-7 brani prima di trovare qualcosa del passato. “Legend” scatena i vecchi fans della band, un brano appunto leggendario. C'è spazio per “The scars that you can't see” mentre nel finale spicca la toccante ballatona “Eternity” e la grandissima “Lady of silence”. Aldo Lonobile ci delizia con i suoi solos e ora restiamo in attesa del nuovo materiale che il grande chitarrista piemontese sta componendo.

C'era curiosità per i Vanden Plas. Band un po' di culto, che non suona spesso dal vivo. La band tedesca è reduce da due ottime release sotto Frontiers naturalmente, i due capitoli firmati “Chroniclos of the immortals”. Ma la scaletta pesca un po' anche dal passato per uno show di gran interesse. Il prog ricercato dei Vanden Plas si discosta un po' dal sound più powereggiante del festival, ma pare che il pubblico abbia gradito. I VP sono precisi dal vivo certo che i loro brani lunghi e sofisticati alla lunga possono un po' assopire parte dell'audience. Detto questo Andy, su cui nutrivo una certa curiosità, si è dimostrato un ottimo singer con il suo timbro molto personale, brani come “Vision 3hee”, “Holes in the sky” e “Christ 0” sono stati davvero piacevoli da ascoltare in versione live. Andy ci ha rivelato a fine concerto che stanno lavorando ad un nuovo lavoro più “vecchio stile” (quindi meno sinfonico) che vedrà la luce l'anno prossimo quindi non resta che attendere.

 

Il momento più atteso della giornata? Senza dubbio si.. tanti sono giunti a Trezzo solo per questo momento. Diversi anche da fuori Italia come un gruppo formato da una decina di ragazzi andalusi con il quale ho cantato per tutto il concerto. “Return to heaven denied” è uno dei dischi più grandi nella storia del power metal melodico. Per quelli della mia generazione è ben più che un capolavoro. In quegli anni 98-99-2000, il mio stereo sputava fuori spesso le note di questo album. In camera tenevo il poster con la band. Mancava poco che tenessi anche il santino di Rob Tyrant nel portafogli.. quindi rivivere quelle emozioni è stato fantastico. Rob con Andrea Cantarelli e Olaf gli unici rimasti di quella formazione storica. Infatti dopo qualche periodo travagliato, qui al Frontiers Metal Fest si presenta anche la nuova formazione dei LABYRINTH con John Macaluso alla batteria che pesta come un animale. E poi il ritorno sulle scene di Oleg Smirnof. E dove c'è Oleg c'è capolavoro, vedi Eldritch e Vision Divine in passato... infine al basso troviamo Nick Mazzucconi. Si parte con “Moonlight”e “New horizons” e tutti a cantare, qualcuno (io compreso) con le lacrime. La band segue la tracklist di Return con “Lady lost in time” (Roberto immenso), “Heaven denied” e “Falling rain”. Ogni nota è al posto giusto, riascoltando anche dal vivo questi brani ci si accorge di quanto immensi siano questi pezzi. Si chiude con “Die for freedom” ma c'è ancora spazio per un paio di brani quindi si pesca “Chapter 1” da quel “Sons of thunder” sempre un po' troppo criticato e poi “In the shade” da “No limits” chiude una performance che resterà negli annali e che potremo presto rivivere su dvd. Non sarà la stessa cosa ma le emozioni non mancheranno lo stesso.

Dopo tutto quello che ci hanno fatto vivere i Labyrinth solo una band di caratura superiore poteva chiudere il festival ancora in salita. I Primal Fear ormai sono una band di quella caratura. Delle macchine da guerra, ogni volta che li vedo dal vivo riescono a trasmettere una carica inaudita. E anche stavolta Ralf e soci sono stati esemplari con i nuovi pezzi (contenuti nell'ultimo “Rulebreaker”) che dal vivo funzionano alla grande. Si parte con “Final embrace” passando tutta la discografia della band fino alle recenti “The end is near”, “Rulebreaker” e “Angel of mercy”. Il bis è tutto per “Fighting the darkness” e “Running the dust”. Applausi applausi e applausi per i PF, una sicurezza sia su disco che dal vivo.

 

Si chiude così una giornata memorabile. Grazie alla Frontiers per averci regalato qualcosa che va oltre un festival; qui si parla di emozioni. Grazie per credere alle nostre talentuose band italiane, come i Labyrinth che senza il supporto dell'etichetta partenopea chissà quando li riavremo risentiti.. La buona partecipazione di pubblico e la soddisfazione generale per un festival riuscito sotto ogni punto di vista, ci dà la speranza che questo possa diventare un appuntamento fisso. Quindi iniziamo pure il fanta FMF pensando alle band che potranno esserci l'anno prossimo (Seveth Wonder con tutto Mercy Falls? Circus Maximus?) e teniamoci liberi per un'altra giornata intensa di grande musica.

*foto a cura di Cesare Macchi*

Ultima modifica il Lunedì, 07 Novembre 2016 13:18
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