A+ A A-

The Last Tour @ Live Club (27/01/2017)

Martedì, 31 Gennaio 2017 15:52

Una serata di vecchio e nuovo heavy metal quella che si è svolta il 25 gennaio al Live Club di Trezzo. Il sottoscritto, per l'occasione, oltre a scrivere le righe che vi apprestate a leggere, ha anche intervistato il buon Chris Rörland, ascia solista dei Sabaton e fatto le foto durante il live. Insomma una giornata abbastanza impegnativa per questa tripletta iniziata con i tamarrissimi Twilight Force, sfociata negli storici Accept e finita con il "war metal" dei Sabaton.

La serata parte molto bene con i sopranominati Twilight Force, zarrissimo gruppo di gente vestita da elfo dedito a un power superbecero, il tutto, ovviamente, in senso buono. C'è persino chi è venuto solo per loro, cosa che non mi stupisce data la "stupidità" della proposta musicale.

I pezzi del nuovo Heroes of Mighty Magic (citazione non poco velata al famoso videogioco?) tirano un sacco e, nonostante siano letteralmente costretti a suonare a bordo palco, Chrileon e soci dimostrano di riuscire a tenere un pubblico che alle 19.30 è già numerosissimo. Con tanta gaiezza e buonumore, i Twilight Force riescono a far sorridere persino i metallari più musoni, dimostrando che il power metal ha ancora qualcosina da dire.

Inutile dire che il sottoscritto era al Live quasi unicamente per gli Accept. Dopo averli visti 2 anni fa sempre nello stesso luogo, ma da headliner, ero curioso di vedere se la nuova line-up avrebbe retto il confronto con i vecchi musicisti che ne hanno plasmato la storia.

C'è da dire che le mie aspettative non sono state per nulla deluse: Uwe Lulis e Christopher Williams reinterpretano perfettamente i pezzi sia dei nuovi album (aprono con Stampede e Stalingrad, e io già ero proiettato verso una dimensione fatta di corna e headbanging) che delle vecchie glorie. Quando partono London Leatherboys, Fast as a Shark, Princess of the Dawn e Metal Heart il Live è letteralmente in visibilio e c'è persino chi non disdegna i pezzi nuovi come Teutonic Terror.

Per motivi di tempo (i tedeschi hanno solo 1 ora per esibirsi) non ci sono intermezzi tra una canzone e l'altra: soltanto 60 minuti di buon vecchio heavy metal sparato in faccia. Inutile dire qualcosa su Wolf Hoffmann, che reputo essere uno dei migliori chitarristi di sempre, così come su Peter Baltes e l'ormai colonna portante Mark Tornillo, che come al solito si presenta con i suoi occhialetti da sole alla Ozzy Osbourne.

Non può mancare ovviamente Balls to the Wall in chiusura, con un live che esplode nel coro finale facendo la gioia dei fan più anziani di età. Continuo a sostenere che gli Accept siano di un altro pianeta e che vadano assolutamente visti dal vivo.

Setlist:

  1. Stampede
  2. Stalingrad
  3. Restless and Wild
  4. London Leatherboys
  5. Final Journey
  6. Princess of the Dawn
  7. Fast as a Shark
  8. Metal Heart
  9. Teutonic Terror
  10. Balls to the Wall

Quando è il momento degli headliner mi prendo un attimo per traslocare la mia roba, perché avevamo l'ordine tassativo di uscire dal pit dopo la sessione fotografica. I Sabaton irrompono sul palco con l'ormai conosciutissima Ghost Division, per poi suonare un po' di pezzi dall'ultima fatica The Last Stand.

Il morale del quintetto svedese è al top nonostante siano tutti mezzi influenzati e stanchi per un tour davvero mastodontico, così lo show si trasforma ogni tanto in cabaret, con il nuovo acquisto Tommy Johansson che studia e parla italiano. Non possono quindi mancare Swedish Pagans e Carolus Rex, per non parlare di una graditissima Union (Slopes of St. Benedict) direttamente da The Art of War.

Joackim e soci hanno sempre voglia di scherzare col pubblico, ma quando si tratta di tributare le vittime dell'Olocausto Nazista, dopo un divertente siparietto basato su una tastiera montata al volo sul palco e suonata da Tommy, la versione acustica di The Final Solution viene accolta con un boato dal Live Club, che la segue e la canta con grande trasporto.

Io sono lì più che altro per i vecchi pezzi, ma vengo accontentato anche con Resist and Bite e Night Witches, suonate l'una di fila all'altra. Il pubblico non dà nemmeno la possibilità di rientrare nel backstage agli svedesi, che così si lanciano sugli encores con Primo Victoria, la nuova Shiroyama e To Hell and Back, sancendo la fine dello show.

Ha fatto comunque molto piacere vedere molti giovani avvicinarsi per la prima volta alla musica degli Accept dopo essere stati in mezzo al pubblico aspettando i Sabaton, anche se personalmente ho preferito lo show dei tedeschi rispetto a quello degli svedesi. Comunque è stata una gran serata all'insegna dell'heavy metal: ora aspettiamo di vedere cosa succederà dopo questo The Last Tour.

Setlist:

  1. The March to War
  2. Ghost Division
  3. Sparta
  4. Blood of Bannockburn
  5. Swedish Pagans
  6. The Last Stand
  7. Carolus Rex
  8. Union (Slopes of St. Benedict)
  9. The Lion From the North
  10. The Lost Battalion
  11. Far from the Fame
  12. The Final Solution (Acoustic version)
  13. Resist and Bite
  14. Night Witches
  15. Winged Hussars

Encore:

  1. Primo Victoria
  2. Shiroyama
  3. To Hell and Back

Gallery completa qui.

Pubblicato in Live Report

Quella che ho avuto modo di vedere sabato scorso al Circolo Colony non è stata una serata qualunque per diversi motivi.
Il primo è che vedere il buon vecchio Udo Dirkschneider dare il benservito ai pezzi degli Accept con un mega tributo di 2 ore e passa a quegli anni era un'occasione imperdibile, il secondo il fatto che di spalla c'erano i mitici Anvil di Steve Lips e Robb Reiner, il terzo il fatto che ho potuto interistare il carismatico leader della band di supporto.

Un locale che, a detta del buon Roby (il gestore) ha superato ampiamente il record di presenze, arrivando a sfiorare quasi il sold-out. In effetti la sensazione di sublimazione metallica, quando arrivo, si acuisce appena attaccano a suonare i Burning Rome, gruppo di apertura 100% italiano che propone una sorta di nu metal con reminescenze prog. Diciamo che una proposta musicale simile non era proprio la più adatta per una serata praticamente al 100% heavy metal anni 80', ma i nostri affrontano la cosa con energia e vigore portandosi comunque a casa un po' di applausi e regalandoci un buon aperitivo in attesa del primo piatto della serata.

Il livello di sauna, a questo punto, si alza esponenzialmente non appena vengono scoperti gli stemmi e la strumentazione degli Anvil: Sweet Home Alabama dei Lynyrd Skynyrd fa da intro alla successiva March of the Crabs, opener strumentale direttamente dal mitico Metal on Metal. Ma Lips dove diavolo è? Ed ecco che appena me lo chiedo lo vedo apparire dietro di me, in mezzo al pubblico, a urlare nei pick-up della sua Oktober "We are Anvil, and we play heavy metal!". Niente da dire sulla prestazione della band: il nuovo acquisto Chris Robertson è un diavolo da palcoscenico e con Lips e Robb se la canta e se la balla come se non stesse suonando, mentre i due pilastri della band ci investono letteralmente con un muro di suono tra riff di chitarra e quel modo di suonare la batteria che solo Reiner possiede. La scaletta varia da pezzi più di culto, come ovviamente 666 e Ooh Baby, fino ad abbracciare anche la nuova produzione della band con una graditissima Badass Rock'n'Roll o l'opener del nuovo Anvil is Anvil: Daggers and Rum. Momento di particolare commozione quando Lips, prima di suonare Free as the Wind, dedica il pezzo a R.J. Dio e a Lemmy dicendo che al mondo non ci sarà mai nessuno come loro (cosa che, come leggerete, mi ha anche ripetuto nella nostra intervista), mentre ci esaltiamo a mostro quando parte Mothra con il famoso "assolo di vibratore"! La chiusura finale è ovviamente affidata al classico dei classici Metal on Metal, cantata da tutto il Colony a squarciagola come un vero inno di chi ha vissuto i mitici anni 80', ma anche delle generazioni successive.

Setlist:

1. March Of The Crabs
2. 666
3. Oooh Baby
4. Badass Rock’n’Roll
5. Winged Assassins
6. Free As The Wind
7. Daggers And Rum
8. Mothra
9. Swing Thing
10. Die For A Lie
11. Metal On Metal



Dopo una mezz'oretta di pausa, allestito il palcoscenico, l'atmosfera inizia a farsi veramente tesa. A dire la verità non avevo mai visto lo stage del Colony allestito in questo modo: due barriere color militare con dei passanti fanno da separazione al retropalco, mentre la batteria è nelle retrovie, coperta, fino all'inizio dello show, da un telo appositamente sistemato per ovvie ragioni scenografiche. Ai lati delle percussioni, 12 grossi led saranno la cosa che ci stordirà di più durante lo show... Insomma, una situazione che sin dall'inizio sembrava studiata appositamente per farci saltare e gridare come forsennati.
Ed è sulle note di Just a Gigolo che viene introdotto il concerto: due cannoni di fumo alzano una colonna che oscura la vista e il riff inconfondibile di Starlight irrompe sul Circolo Colony come una furia. Udo Dirkschneider è in ottima forma e ci spara addosso uno dopo l'altro tutti i pezzi più classici degli Accept, passando tranquillamente da I'm a Rebel fino a Winter Nights, accompagnato dai suoi U.D.O. che replicano e interpretano quello che altrimenti avrebbe fatto la classica formazione della band teutonica. Parlare di questo concerto è veramente troppo difficile: troppi i pezzi immortali portati in palcoscenico dalla band, troppe le emozioni. Potrei parlarvi dei cori su Princess of the Dawn, potrei parlarvi della gente che saltava su Screaming for a Love Bite, potrei ancora citarvi anche le reazioni entusiaste su Monsterman, il pezzo più recente proposto.

Eppure, nell'emozione del momento, non mi è sfuggito un Dirkschneider che "faceva il suo mestiere". In fondo ormai il buon singer ha preso tutt'altra direzione, forse per questo mi è sembrato che alla fine fosse si preso dal live, ma in fondo sapesse che questa, rispetto alla sua direzione artistica, era solo una specie di "marchetta". Ciononostante i quattro pezzi finali sono in grado di spazzare via qualsiasi mio dubbio: la scena si riapre sulla doppietta Losers and Winners e Metal Heart, anthem che cantiamo tutti alzando le corna con una mano mentre l'altra la teniamo sul cuore, mentre a seguire veniamo invitati a cantare il coro iniziale di Fast as a Shark. Può poi mancare la mitica Balls to the wall? Ovviamente no! E a sorpresa, ormai esausti, l'ultima traccia suonata è Burning, anthem sul quale tutto il Colony comincia a ballare anziché pogare, al ritmo del buon vecchio rock'n roll senza il quale la nostra amata musica non sarebbe mai esistita.

Insomma, una serata davvero pazzesca, un locale ben gremito e una atmosfera allegra e "nostalgica" come si deve. Con una line-up simile era impossibile restare fermi, così molti di noi si sono scatenati fino all'inverosimile divertendosi e facendoci rendere conto che, comunque, l'heavy metal è ancora qualcosa che alberga nei cuori delle persone molto profondamente.

Setlist:

1. Starlight
2. Living For Tonite
3. Flash Rockin’ Man
4. London Leatherboys
5. Midnight Mover
6. Breaker
7. Head Over Heels
8. Neon Nights
9. Princess Of The Dawn
10. Winterdreams
11. Restless And Wild
12. Son Of A Bitch
13. Up To The Limit
14. Wrong Is Right
15. Midnight Highway
16. Screaming For A Love-Bite
17. Monsterman
18. V. War

Encores:

19. Losers And Winners
20. Metal Heart
21. I’m A Rebel
22. Fast As A Shark
23. Balls To The Wall
24. Burning

Pubblicato in Live Report

Wolf Hoffmann: oltre trent'anni di acciaio!

Giovedì, 18 Settembre 2014 22:43

Scorre sempre un brivido dietro la schiena quando hai occasione di intervistare quelli che sono i tuoi idoli musicali, ma intervistare un chitarrista del calibro di Wolf Hoffmann è più di un semplice incontro da fan. Il personaggio di cui state per leggere le risposte alle mie domande, infatti, non è solo un bravissimo musicista ma anche un umile ragazzone di 50 anni ancora in grado di spaccare il culo a mezzo mondo con il suo heavy metal.

 

Dario: Ciao Wolf e benvenuto su Allaroundmetal! Avete suonato tutto "Restless and Wild" a Wacken 2014, per celebrare il 25esimo anniversario del festival. Com'è stato il concerto? Il pubblico ha risposto bene?

WOLF:  Ciao, grazie per avermi intervistato! Come state lì in Italia? Per rispondere alla prima domanda: è stata una notte meravigliosa per noi e - mi è sembrato proprio - per i nostri fan! È stato difficile per noi, perché ci eravamo bruciati con il preparare i nuovi pezzi. Però Wacken è sempre un EVENTO che non dimentichi, per cui... Ci siamo divertiti!

Dario: Parliamo di Blind Rage: perché questo titolo? C'è qualche motivo sotto a questa scelta?

WOLF: Siamo stufi di vedere cosa succede nel mondo. Ovunque tu vada è pieno di odio e qualunque decisione sembra essere presa con rabbia cieca, senza alcuna possibilità di tornare indietro. E quando qualcosa va davvero a fuoco ci sono poche possibilità di spegnere queste fiamme pericolose. Abbiamo incontrato persone da tutti i continenti e in fondo ci siamo resi conto che queste sono tutte uguali, ovunque. Ciò che vogliamo in fondo è la felicità! Che strano è, siamo in una nazione dove dall'oggi al domani ti ritrovi in un altro paese e quando accendi la tv o leggi un giornale ti viene detto che ci odiamo tutti l'un l'altro. Ti assicuro, siamo stati anche in paesi pericolosi e con conflitti interni invisibili ma devastanti, con lo spirito di andare dai nostri fan per dargli una tregua. Quindi... Questa è l'idea che sta alla base di Blind Rage. È interessante: hai notato che di solito riusciamo sempre a mettere una title-track? Beh, stavolta non ce l'abbiamo fatta! Probabilmente la cosa che incarna meglio il messaggio di Blind Rage in fondo è la copertina, che riesce ad impressionare anche senza essere troppo spaventosa.

Dario: Ho notato che molti dei testi parlano del destino dell'umanità e del rapporto dell'uomo con la natura. Ci ho preso? Come mai questa scelta dopo due album quasi completamente dedicati alla guerra?

WOLF:  Perché no? Alla fine gli Accept parlano sempre di temi attuali. Siamo andati avanti e ci hai preso, abbiamo parlato proprio di questo ragionando su come questi elementi sono connessi. Mi auguro che molte persone, come te, ci riflettano sopra!

Dario: Penso che abbiate messo molte influenze hard rock, specialmente in pezzi come Dark Side of my Heart e Wanna be Free. Possiamo chiamarlo un "revival" dei primi anni degli Accept?

WOLF:  Penso che per questo disco abbiamo preso un po' dal passato e un po' dal presente, per mantenerci legati al sentimento che ci legava negli anni 80' alla musica... Il perché non lo so, penso lo capiremo più avanti, quindi continua a seguirci!

Dario: So che il nuovo album si è piazzato altissimo nelle classifiche europee (primo in Germania e Finlandia). Cosa ne pensi? L'heavy metal è tornato dopo anni?

WOLF: Penso che il metal non sia mai tramontato. Si è solo adattato attraverso gli anni. Sono profondamente convinto che il mio volermi continuamente migliorare sin dai primi dischi degli Accept e dall'inizio della mia amicizia con Peter (avevamo 16 anni!) faccia parte più di una passione che di un processo. Sai cosa? È semplicemente evoluzione! Vedo molte band che sono diventate di successo e sono state talmente in alto che, beh, ha fatto male alla loro evoluzione. Per questo cerco sempre di lavorare con passione prima di tutto.

Dario: Una delle canzoni che mi hanno colpito di più nel nuovo album è The Curse. Mi sono davvero appassionato alle atmosfere epiche che questo pezzo trasmette! Ci racconti com'è nata e cosa significa il testo?

WOLF: Sai, è una canzone molto speciale che parla del conflitto interiore di chi è buono e per questo si vede sempre preso per il culo da tutti: l'unica scelta sembra essere l'arrendersi e diventare come tutti gli altri... Ci siamo chiesti se chi è così può davvero sfuggire a questa triste conclusione. Quando abbiamo avuto la prima versione strumentale del pezzo abbiamo capito subito che la tematica sarebbe stata proprio questa!

©Franz Mercury

Dario: Hai citato il "Morning Prelude" di Edvard Grieg nell'assolo di Final Journey. Ovviamente mi ha ricordato il famosissimo assolo con Per Elisa in Metal Heart. Sei ancora un grandissimo fan della classica o sbaglio?

WOLF: Le persone sostengono che sia la mia firma. Da oltre trent'anni è parte del mio Metal Heart, sei d'accordo? Ti assicuro che non mi immagino come potrei vivere senza la classica!

Dario: Penso che uno degli elementi principali dei vostri ultimi dischi sia stata la produzione di Andy Sneap. Cosa pensi abbia dato alla vostra musica?

WOLF: Mi capita di credere che la domanda corretta non sia quanto Andy abbia dato alla nostra musica... Quanto abbia dato a me, Mark e Peter. È un rapporto quasi confidenziale, con una persona in grado di tirare fuori tutta la forza degli Accept. Non solo ci ha dato dei mezzi straordinari per scrivere, ma mi ha personalmente influenzato riuscendo a farmi trovare delle soluzioni che superavano persino ciò che volevo io. Il suo talento, la sua pazienza e la sua abilità nel tirarsi indietro quando non abbiamo bisogno di aiuto e nel farsi avanti quando ne abbiamo bisogno sono stati davvero chiave per noi!

Dario: Molte band heavy metal "nuove" cercano sempre di sporcare la produzione per far somigliare il loro sound a quello degli anni 80'. Cosa ne pensi? Secondo me non è un buon modo di scrivere un album, sa molto di copia...

WOLF: Ci sono solo pochi che hanno lasciato davvero le impronte nella storia della musica. Gli altri alla fine imitano e copiano quello che credono possa funzionare. Non dico che sia male o niente eh. Ho visto band mettere vari elementi tutti insieme in modi davvero fantastici, ai quali la mia risposta era sempre "beh dai, figo!". Però la mia opinione è che come in tante cose della vita l'Originale è davvero difficile da imitare...

Dario: Ora che avete davvero tanto materiale nuovo suonerete qualche pezzo classico in meno durante i live?

WOLF: Proviamo sempre a fondere un po' le nostre due età. Prima mi hai scritto che molti pezzi del nuovo album ti ricordano molto gli anni 80'... Beh vedrai che insieme ai pezzi vecchi staranno benissimo, meglio che mai!

Dario: Quali sono stati il pubblico e la nazione che ti sono piaciuti di più in questi ultimi anni, dalla reunion con Blood of the Nations?

WOF: Ooooh beh ne ho incontrati tanti ma posso assicurarti una cosa: il miglior pubblico è quello che non vede l'ora di vederti! Ed è per questo che cerchiamo sempre di dare il 100% quando siamo in palcoscenico! Peter e io siamo quasi legati morbosamente ai concerti e addirittura pensiamo di non aver raggiunto ancora il massimo della forma! Ogni volta che stiamo per salire ci chiediamo "Sta davvero succedendo a noi?". Ti assicuro che funziona maledettamente bene!

Dario: Ho finito con le domande, grazie e ci vediamo a Milano a ottobre! Vuoi dire qualcos'altro ai tuoi fan italiani?

WOLF: Si, vorrei dirvi GRAZIE per farci sentire come dei Re ovunque andiamo e vi prometto che a Milano spaccheremo! Let's Rock! Spero di vedere anche te fra il pubblico!

Pubblicato in Interviste

releases

Athorn: un album innovativo ancora imperfetto
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
NUOVO SINGOLO BOMBA DEI BOLOGNESI RAIN!!!
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un gradito come-back per i Cryonic Temple
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un E.P. per i Blazon Stone nella tradizione del Pirate Metal
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Game Over. Il nuovo E.P. "spacca"!
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Game Over: Il passato (l'anno scorso)
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

demo

Grit, quando la passione non basta
Valutazione Autore
 
1.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Buon biglietto da visita il secondo demo dei deathsters lombardi Crypt of the Whisper
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Wiking MCMXL - Kopfjagd
Valutazione Autore
 
2.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Red Riot: Gioventù in rivolta
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Damnatus - Io odio la vita
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Obscurãtio, un discreto esordio che lascia intravedere buone potenzialità
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

partners

No tabs to display

allaroundmetal all rights reserved. - grafica e design by Andrea Dolzan

Login

Sign In

User Registration
or Annulla