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The Last Tour @ Live Club (27/01/2017)

Martedì, 31 Gennaio 2017 15:52

Una serata di vecchio e nuovo heavy metal quella che si è svolta il 25 gennaio al Live Club di Trezzo. Il sottoscritto, per l'occasione, oltre a scrivere le righe che vi apprestate a leggere, ha anche intervistato il buon Chris Rörland, ascia solista dei Sabaton e fatto le foto durante il live. Insomma una giornata abbastanza impegnativa per questa tripletta iniziata con i tamarrissimi Twilight Force, sfociata negli storici Accept e finita con il "war metal" dei Sabaton.

La serata parte molto bene con i sopranominati Twilight Force, zarrissimo gruppo di gente vestita da elfo dedito a un power superbecero, il tutto, ovviamente, in senso buono. C'è persino chi è venuto solo per loro, cosa che non mi stupisce data la "stupidità" della proposta musicale.

I pezzi del nuovo Heroes of Mighty Magic (citazione non poco velata al famoso videogioco?) tirano un sacco e, nonostante siano letteralmente costretti a suonare a bordo palco, Chrileon e soci dimostrano di riuscire a tenere un pubblico che alle 19.30 è già numerosissimo. Con tanta gaiezza e buonumore, i Twilight Force riescono a far sorridere persino i metallari più musoni, dimostrando che il power metal ha ancora qualcosina da dire.

Inutile dire che il sottoscritto era al Live quasi unicamente per gli Accept. Dopo averli visti 2 anni fa sempre nello stesso luogo, ma da headliner, ero curioso di vedere se la nuova line-up avrebbe retto il confronto con i vecchi musicisti che ne hanno plasmato la storia.

C'è da dire che le mie aspettative non sono state per nulla deluse: Uwe Lulis e Christopher Williams reinterpretano perfettamente i pezzi sia dei nuovi album (aprono con Stampede e Stalingrad, e io già ero proiettato verso una dimensione fatta di corna e headbanging) che delle vecchie glorie. Quando partono London Leatherboys, Fast as a Shark, Princess of the Dawn e Metal Heart il Live è letteralmente in visibilio e c'è persino chi non disdegna i pezzi nuovi come Teutonic Terror.

Per motivi di tempo (i tedeschi hanno solo 1 ora per esibirsi) non ci sono intermezzi tra una canzone e l'altra: soltanto 60 minuti di buon vecchio heavy metal sparato in faccia. Inutile dire qualcosa su Wolf Hoffmann, che reputo essere uno dei migliori chitarristi di sempre, così come su Peter Baltes e l'ormai colonna portante Mark Tornillo, che come al solito si presenta con i suoi occhialetti da sole alla Ozzy Osbourne.

Non può mancare ovviamente Balls to the Wall in chiusura, con un live che esplode nel coro finale facendo la gioia dei fan più anziani di età. Continuo a sostenere che gli Accept siano di un altro pianeta e che vadano assolutamente visti dal vivo.

Setlist:

  1. Stampede
  2. Stalingrad
  3. Restless and Wild
  4. London Leatherboys
  5. Final Journey
  6. Princess of the Dawn
  7. Fast as a Shark
  8. Metal Heart
  9. Teutonic Terror
  10. Balls to the Wall

Quando è il momento degli headliner mi prendo un attimo per traslocare la mia roba, perché avevamo l'ordine tassativo di uscire dal pit dopo la sessione fotografica. I Sabaton irrompono sul palco con l'ormai conosciutissima Ghost Division, per poi suonare un po' di pezzi dall'ultima fatica The Last Stand.

Il morale del quintetto svedese è al top nonostante siano tutti mezzi influenzati e stanchi per un tour davvero mastodontico, così lo show si trasforma ogni tanto in cabaret, con il nuovo acquisto Tommy Johansson che studia e parla italiano. Non possono quindi mancare Swedish Pagans e Carolus Rex, per non parlare di una graditissima Union (Slopes of St. Benedict) direttamente da The Art of War.

Joackim e soci hanno sempre voglia di scherzare col pubblico, ma quando si tratta di tributare le vittime dell'Olocausto Nazista, dopo un divertente siparietto basato su una tastiera montata al volo sul palco e suonata da Tommy, la versione acustica di The Final Solution viene accolta con un boato dal Live Club, che la segue e la canta con grande trasporto.

Io sono lì più che altro per i vecchi pezzi, ma vengo accontentato anche con Resist and Bite e Night Witches, suonate l'una di fila all'altra. Il pubblico non dà nemmeno la possibilità di rientrare nel backstage agli svedesi, che così si lanciano sugli encores con Primo Victoria, la nuova Shiroyama e To Hell and Back, sancendo la fine dello show.

Ha fatto comunque molto piacere vedere molti giovani avvicinarsi per la prima volta alla musica degli Accept dopo essere stati in mezzo al pubblico aspettando i Sabaton, anche se personalmente ho preferito lo show dei tedeschi rispetto a quello degli svedesi. Comunque è stata una gran serata all'insegna dell'heavy metal: ora aspettiamo di vedere cosa succederà dopo questo The Last Tour.

Setlist:

  1. The March to War
  2. Ghost Division
  3. Sparta
  4. Blood of Bannockburn
  5. Swedish Pagans
  6. The Last Stand
  7. Carolus Rex
  8. Union (Slopes of St. Benedict)
  9. The Lion From the North
  10. The Lost Battalion
  11. Far from the Fame
  12. The Final Solution (Acoustic version)
  13. Resist and Bite
  14. Night Witches
  15. Winged Hussars

Encore:

  1. Primo Victoria
  2. Shiroyama
  3. To Hell and Back

Gallery completa qui.

Pubblicato in Live Report

I Burning Black sono una delle realtà più interessanti per quanto riguarda l'heavy italiano: ne è una dimostrazione il loro ultimo lavoro Remission of Sin, che sta raccogliendo numerosi consensi nel mondo della critica. Per questo, quando ho saputo che li avrei visti di spalla ai Grim Reaper a pochi passi da casa mia (qui il report della serata), non mi sono lasciato sfuggire l'occasione di sentire la Eagle Booking per organizzare una bella intervista da fare a questi astri nascenti del metallo italiano...

Dario: Ciao e benvenuti su Allaroundmetal! È un piacere potervi intervistare perché siete stati uno dei primi gruppi che abbia mai recensito quando c'era ancora il vecchio Powermetal. Come va il tour promozionale per Remission of Sin?

Dan: Per adesso sta andando molto bene, stiamo cercando di piazzare un tour europeo per i primi mesi prossimo anno.

Dario: Rispetto a Mechanichell ho notato una sostanziale differenza sulla produzione: come è stato lavorare con Luigi Stefanini?

Eric: Intanto ci fa piacere, abbiamo cambiato studio...
Dan: E modo di lavoro! Stefanini ha fatto un sacco di importanti dischi italiani, con lui è stata una esperienza, senza nulla togliere al nostro vecchio produttore.
Eric: Con lui abbiamo lavorato di più per il disco...
Dan: Abbiamo registrato le chitarre a dicembre 2014 dopo tre mesi di lavoro, usando i miei scarabocchi con la chitarra che facevo ogni tanto...
Eric: Abbiamo fatto quasi tutto quanto nello studio di Dan, partendo da idee ritmiche e vocali e assemblandole con parti ritmiche che fossero adeguate, per quello forse il lavoro finale sembra molto più dettagliato.

Dario: Continuando a parlare di "suoni": mi sembra che vi siate spostati su territori quasi neoclassici, come impostazione degli assoli e struttura della traccia.

Eric: Si, sono cambiati i musicisti, ora come chitarre ci siamo io e Bob...
Christian: Mi chiamo Christian!
Dan: Per tutti noi lui è CHANTAL! *risate*
Eric: Abbiamo messo dentro il nostro background musicale mischiandolo a quello dei BB e probabilmente andava nella direzione di cui parlavi tu.

Dario: Infatti vedo che insistete molto di più sui cori, che sono diventati una colonna portante del vostro lavoro, e che non ci sono pezzi tiratissimi tranne uno...

Christian: Crucified Heart!
Eric: Giustissimo! Questo perché abbiamo cercato di creare un disco quasi più "radiofonico".
Dan: Questo perché la maggior parte dei brani li ho scritti probabilmente pensando di più all'hard rock. Remission è un disco non ha i pezzi a "triplo pedale" come ce li avevano gli altri due lavori. Probabilmente nel terzo disco ritorneremo alle mazzate.

Dario: Vedo che avete condiviso il palco con molti artisti di fama internazionale: con chi siete stati più contenti di condividere il palco?

Dan: Con i Volbeat! Almeno per quanto riguarda me: loro sono simpaticissimi e degli ottimi musicisti. Tra l'altro la data era sold-out dal giorno prima, quindi arrivare lì e trovarsi il pienone è stato un bell'impatto. Poi c'è stato il tour con i Lordi... Tante cose.
Eric: Se a livello umano dobbiamo dire un gruppo con cui ci siamo trovati bene e con cui attualmente lavoriamo ancora direi i Circle II Circle. Con loro abbiamo fatto una tournée nel 2010 che è stata una figata. Da quel momento abbiamo creato un certo legame con loro, ci scriviamo spesso e adesso vedremo di fare qualcosa per il futuro...

Dario: Lo so che aspettate che i Savatage si riuniscano e vi chiamino come supporto... *risate*

Eric: Beh quello va oltre le mie aspettative! Però sarebbe davvero il top!
Christian: Non torniamo più a casa.

Dario: Siete un gruppo che è dovuto andare molto all'estero per guadagnarsi la stima e il rispetto che ha oggi...

Dan: Infatti contiamo di tornarci!

Dario: Ecco, la domanda è: pensate che ci sia mercato in Italia o è meglio continuare a spingere sul fuori?

Dan: In Italia ci sono band di ottimo livello che stanno avendo grandi riscontri all'estero, come i Destrage, gli Hour of Penance, i Temperance, i nostri compagni di etichetta Ancient Bards.
Eric: Anche noi puntiamo a quello: è complesso per una questione logistica, perché dobbiamo trovare i promoter giusti. In passato avevamo avuto proposte che ci indirizzavano verso l'est Europa, ma dobbiamo darci assolutamente da fare.

Dario: Immagino che sia difficile incastrarvi con la vostra vita privata...

Dan: Più che altro famiglia, lavoro, macchine, moto, soldi... Mutuo! *risate*

Dario: Lo immaginavo tranquillamente! Sempre per quanto riguarda le scene: visto che fate heavy cosa ne pensate dei mostri sacri che continuano a pubblicare dischi? Per esempio Saxon e Judas Priest... Ha senso che continuino a pubblicare cose?

Dan: Devo rispondere io... *risate* Per quanto riguarda i Judas io ho consumato Angel of Retribution, poi quelli dopo non sono stì dischi della madonna: sembrano i classici dischi che servono per andare in tour. Dei Saxon non ho ascoltato l'ultimo, mi sono fermato a Into the Labyrinth. Poi va beh, ci sono gli Accept...

Dario: Un'ultima domanda: con chi vi piacerebbe un giorno condividere il palco?

Eric: Con i Saxon e i Judas Priest! *risate*
Dan: Savatage si può dire? Scherzi a parte a me piacerebbe solo fare un tour dove non bisogna spingere un autobus di notte o farsi la doccia dove gli altri stanno pisciando... Quelli sono i prossimi obiettivi del tour! *risate* un altro aneddoto bellissimo: quando abbiamo fatto il tour a dicembre 2014 con i Lordi al pullman era scoppiato il riscaldamento, dovevamo dormire con i giubbotti. Una notte mi alzo per pisciare e mi accorgo che fuori faceva più caldo che dentro! E nevicava! I Lordi avevano lo stesso tourbus, ma col riscaldamento che andava e la doccia con le piastrelle...

Dario: Un giorno vi chiederò un intervista solo per gli aneddoti ahahahah! Grazie di tutto e buon concerto per dopo!

Tutti: Grazie!

Pubblicato in Interviste

Gli Angel Witch sono una delle più storiche e spesso sottovalutate realtà della NWOBHM, un gruppo circondato da un'aura di rispetto al pari di mostri sacri del genere come Iron Maiden e Saxon e influenzatori di moltissime band che nacquero in quel periodo (per dirne qualcuna: Venom, Demon, Hell e ovviamente i Mercyful Fate). Il loro heavy ha dato vita a moltissimi dei generi che oggi amiamo e ascoltiamo quotidianamente: non a caso moltissimi artisti li hanno omaggiati incidendo loro cover. Questo mio sproloquio iniziare potrà sembrare esagerato, ma secondo me senza Kevin Heybourne e soci il metal oggi non sarebbe quello che è. Proprio per questo venerdì 15 mi sono recato al Colony per assistere alla calata italica della band che non calcava i nostri palchi da parecchio tempo. Formalmente mai sciolti (innumerevoli i live dove hanno suonato solo i classiconi della band) i nostri sono tornati alla ribalta nel 2012 con As above, So below, primo album in studio dopo ben 26 anni di inattività! Per questo lo show di cui sto per raccontarvi è stato imperdibile. Prima degli inglesi due interessanti realtà italiane: i Cromo e i Doomraiser. Veniamo allora ai concerti!

-Cromo-

Il quartetto di miei compaesani (comaschi!) apre la serata verso le 21.45, proponendo al Colony un interessante heavy dalle tinte prog. Cosa particolare che ho notato: il singer Blade passa tranquillamente da una voce growl e oscura a parti clean acutissime alla Rob Halford.

I nostri intrattengono il Colony per un buon tre quarti d'ora, con pezzi provenienti sia dall'EP Unchained che dal nuovo album (del quale non sappiamo ancora il titolo) in via di arrivo per questo autunno, e ci danno così modo di apprezzare la carica esplosiva della loro musica, con ottimi assoli e una presenza scenica dirompente dovuta anche ai cambi strumentali del singer.

Tecnicamente impeccabili, sulle note di Wasted Time, i Cromo chiudono un ottimo antipasto per l'evoluzione della serata!

-Doomraiser-

Attivi ormai da una decina d'anni, i Doomraiser si sono ritagliati una nicchia tutta loro all'interno del doom underground, conquistando una vasta fetta di pubblico dedita all'old school. Potremmo citare tantissimi gruppi già solo ascoltando il primo pezzo magistralmente interpretato da Nicola "Cynar" Rossi, istrionico frontman della band capitolina.

Quello che posso dire io è che lo show dei Doomraiser si dimostra un potentissimo impatto sonoro a base di riffoni ultradistorti, un basso martellante e una batteria che nel suo lento incedere porta una atmosfera oscura al Colony.

Solo cinque pezzi, tre dei quali dall'ultimo album, che però bastano a mettere le cose in chiaro: tra sintetizzatore e chitarroni i nostri ci sanno proprio fare, riuscendo a coinvolgere anche con una musica non proprio facile quale è il doom metal. Menzione speciale per la penultima Dio Inverso (Reverse), una traccia proveniente dall'ultimo album in cui i nostri appesantiscono il sound in maniera magistrale e senza la minima sbavatura.

Un primo piatto decisamente gradito in vista della portata principale!

Kevin Heybourne in pochi secondi è sul palco ad aprire con la mastodontica Gorgon, lanciando il Colony in una cavalcata nella storia del nostro genere musicale preferito.

La scaletta scelta dagli Angel Witch è ovviamente un tributo al primo album, una delle gemme più rare e indimenticabili della NWOBHM: dopo la opener passiamo subito ad Atlantis e Sorcerers, per poi approdare sui territori del nuovo album con Into the Dark.

Gli Angel Witch decidono inoltre di inserire in scaletta diverse chicche, come Extermination Day, pezzo di culto inserito nella prima demo della band e mai inciso su disco. Una scaletta insomma tutta old school, che però si mescola sapientemente con il presente della band come dimostra Dead Sea Scrolls, uno dei momenti più alti di tutto il concerto! I nostri tengono perfettamente il palco come solo una band cresciuta nella vera NWOBHM potrebbe fare, e il signor Heybourne si dimostra ancora in grado di prendere delle belle note acute e di non sfigurare dopo tanti anni in giro per il mondo a suonare.

Dopo The Night is Calling è il momento degli encores: Will Palmer, Andy Prestridge e l'istrionico Tom Draper salgono sul palco e accompagnano Heybourne in una lanciatissima Dr. Phibes. Un appunto è infatti da fare anche sui musicisti dei quali il carismatico singer si è circondato: tutti sconosciuti ma con una grinta e fegato da vendere, che non stanno fermi un secondo e fanno esaltare il pubblico (e rendono al sottoscritto arduo fare delle foto decenti!).

La tripletta Angel of Death, Baphomet e Angel Witch chiude un concerto spettacolare e pieno di emozione sia per chi c'era negli anni 80' sia per chi riscopre questa band adesso.
L'unico appunto che faccio alla band è quella di avere scarsa attitudine verso il pubblico: Heybourne semplicemente annunciava i titoli e si è messo a dire un paio di cose solo sull'encore, come se fosse un lavoro di routine. Un peccato anche che ci sia stato così poco pubblico per una band che indubbiamente meriterebbe di più rispetto a quello che ha.

Ciònonostante la serata è stata bella, interessante e ad alto tasso di metallo: speriamo che band leggendarie come gli Angel Witch passino più spesso da qui! Ringraziamo soprattutto come al solito il mitico Circolo Colony per la consueta ospitalità e allegria!

Gallery completa della serata.

Pubblicato in Live Report

Metalitalia.com Festival 2013

Lunedì, 13 Maggio 2013 22:31

La veneranda attività di Metalitalia.com gli ha permesso ormai di diventare una vera e propria comunità per gli ascoltatori del metal in tutte le sue forme. Attività, questa, che viene celebrata dallo scorso anno con il Metalitalia Festival: una maratona di 12 ore di musica che vede coinvolti grandi e piccoli artisti di generi anche diversissimi tra loro. Per questo, quando mi è capitato di vedere una bill che comprendeva vecchie glorie del thrash metal e dell'heavy, con quel pizzico di storia dovuto agli Uriah Heep, mi sono precipitato al Live Club di Trezzo sull'Adda (per l'occasione trasformato in una grossa area festival) per assistere a uno degli eventi dell'anno.

La giornata è iniziata con le band piccole/emergenti: sul palco si sono visti alternarsi i norvegesi Tantara, i Furor Gallico, gli Hellstorm e gli Icy Steel. Esibizioni che sono durate intorno ai 30 minuti ma che hanno permesso a molti "addetti ai lavori" di farsi un'idea sulle proposte presentate. Purtroppo, per colpa del traffico, mi sono perso i Tantara, ma ho assistito con piacere alla performance dei Furor Gallico (che ormai conosciamo tutti molto bene) e delle altre due band. Gli Hellstorm presentano un thrash alla tedesca, non dimenticando di condirlo con una nota compaesana che si rifà perlopiù a nuove proposte, mentre gli Icy Steel danno quel tocco di epic metal alla prima parte della giornata, chiudendo la loro esibizione nientemeno che con una cover dei Manowar suonata alla batteria da Rhyno!

Finito "l'antipasto" era giunto il momento di passare al primo. Il ghiotto menu prevedeva Torture Squad, Gama Bomb, Schizo, Demon, Artillery, Vicious Rumors e Sadist. Non male eh? Cominciano i sudamericani Torture Squad, proposta ormai consolidata da lunghi anni di esperienza, con uno show all'insegna del thrash più violento possibile in pieno stile Slayer. I pezzi si susseguono senza sosta tra l'uno e l'altro, senza dare al pubblico nemmeno la possibilità di tirare il fiato. Il concerto si chiude sull'infuriatissima Chaos Corporation, testimonianza che il Brasile ha ancora molto da darci per quanto riguarda il thrash.

Dopo di loro attaccano gli irlandesi Gama Bomb: se i precedenti aggredivano il pubblico a furia di riff, questi ragazzi invece scherzano e suonano un thrash assolutamente divertentissimo e disimpegnato. Non mancano pezzi dal nuovo disco The terror tapes, mentre gran parte della scaletta è dedicata alle vecchie glorie della band. A chiudere lo show una esplosiva Terrorscope che fa esplodere il mosh più indiavolato. È stata decisamente una delle esibizioni più divertenti della giornata! Ma non c'è tempo per riposarsi: dopo poco attaccano gli Schizo, storica band italiana che dagli anni '80 fa parlare di sé. La scaletta va a pescare principalmente agli ultimi due album, senza dimenticarsi di vecchie glorie del passato. Questo perché i brani si alternano tra un thrash old-school e un thrash invece più moderno, a volte persino brutale. Lo show comunque convince il pubblico che non rinuncia a fare una grande festa per questi ragazzi.

Ed eccoci arrivare a quella che per me era una delle chicche della giornata: i leggendari Demon. La band guidata da Dave Hill non è mai riuscita ad affermarsi nel panorama mondiale, ma per me e molti altri è qualcosa che rasenta il leggendario: a loro dobbiamo album che hanno fatto la storia come "The Unexpected Guest" e "The Night Of the Demon". Il combo attacca subito con "Sign of a Madman" mandando in visibilio vecchi e nuovi fans della band (bellissimo vedere la differenza d'età tra i vari metallers). Quando attacca "Standing on the edge" nessuno fa a meno di intonare il ritornello, e di fronte a una doppietta come "The Spell" e l'immancabile "Don't break the circle" il pubblico reagisce ancora meglio. Sicuramente questa è stata una delle esibizioni più belle dell'intera giornata: poche volte ho visto tanti metallari di età diverse stare sotto al palco e nel pogo per una band così! Visibilmente commossi, i Demon ci salutano dicendo che per loro è davvero stato un piacere suonare in questo festival. Eccezionali!

Dopo questo tuffo nel passato tocca a un'altra band storica e sottovalutatissima: gli Artillery irrompono sul palcoscenico con un'aggressività pazzesca, purtroppo leggermente rovinata dai suoni bilanciati un po' male (pecca che purtroppo andrà avanti fino ai Vicious Rumors e colpirà persino gli Uriah Heep!). Il nuovo singer, Michael Dahl, ci mette un attimo a ingranare la marcia, ma appena ci prende la mano riesce a sposarsi bene con le atmosfere trasmesse da pezzi storici del calibro di 'By inheritance'. Il pubblico si lancia in svariati mosh-pit che caricano la band a dare il massimo: a fine esibizione le immancabili 'Khomaniac' e 'Terror squad' falciano tutto e tutti in un delirio di puro thrash metal. Una buona esibizione che però non mi ha convinto del tutto (complice anche l'eccezionale concerto dei Demon).

Cambia la scena e torna il più puro US-heavy con l'esibizione dei Vicious Rumors, dei quali ho anche recensito il nuovo "Electric Punishment". I nostri spaccano veramente: già solo con "I am the gun", sconosciuta ai più, il pubblico mostra segni di divertito apprezzamento per la potenza un po' heavy, un po' thrash (ricordo che qui dentro c'è Thaen Rasmussen degli Heaten). Non mancano comunque il ritorno ai vecchi albori con pezzi del calibro di "Murderball", "On the edge" e "Make it real", che scaldano il cuore e gli animi dei presenti. Tutti invocano il diabolico singer James Rivera, che dal vivo spacca veramente tutto, e anche Geoffe Thorpe, storico pilastro della band, che è veramente spettacolare nel suonare la chitarra. I tre quarti d'ora in loro compagnia sono sicuramente un'altra delle esibizioni più interessanti della giornata.

Finito questo show di puro heavy metal ecco arrivare una esibizione veramente strana: la storica band death metal genovese dei Sadist accoglie sul palco due violini, una viola e un violoncello per rivisitare l'intero album "Above the light", uscito ormai vent'anni fa. Trevor & co. esprimono una tecnica e una potenza incredibile, forse anche dovuta all'occasione speciale che andavano ad affrontare. Tommy Talamanca che suona contemporaneamente tastiere e chitarra manda in visibilio il pubblico, specialmente quando attacca "Breathin' Cancer" e "Enslaver of Lies", alle quali il contrappunto degli archi dà un valore aggunto fenomenale. Purtroppo, per questioni di ritardo, viene tagliata l'ultima "Happiness n' sorrow", ma ciò non svilisce affatto l'esibizione dei nostri connazionali che, anzi, sono stati sicuramente tra i più interessanti della giornata.

È quindi il momento di passare alla portata principale di queste 12 ore alla tavola del metal!

- Destruction -

La band di Marcel Schmier e Mike Sifringer non ha mai risparmiato nessuno dal vivo, e nemmeno stavolta delude le aspettative: un'ora di infuriatissimo thrash tedesco piove sul Live Club come un temporale, provocando mosh continui e violentissimi. Mike e Vaaver infuriano sui loro strumenti come dei forsennati, per spingere il più possibile sul pedale della violenza sonora: così, tra un'invettiva e un'altra dello storico frontman, ci piovono addosso sia i pezzi dell'ultimo "Spiritual Genocide" che i grandi classici come "Nailed to the cross" e "Bestial invasion". La show prosegue liscio in un intrecciarsi di killer tracks devastanti, toccando il climax con "Hate is my fuel" e la conclusiva "Curse the gods". Divertente anche il siparietto prima dell'encore con il pubblico che canta gli auguri a Mike che compie gli anni proprio il giorno del festival! Il grandissimo Schmier, a fine esibizione, dice che è fantastico poter suonare in un festival con così tanti generi e impone ai thrashers più intransigenti di non abbandonare il Live e fermarsi a vedere gli Uriah Heep! Un'ottima e divertentissima esibizione: cosa farà la leggendaria band hard rock americana all'alba delle 23.30?

- Uriah Heep -

Un commento su tutti: "WOW!". Personalmente l'esibizione degli Heep mi è piaciuta moltissimo, anche nonostante la scaletta che prevedeva almeno due pezzi per album dai tre dischi che John Lawton, per l'occasione tornato al microfono, registrò negli ultimi 70's. Con una formazione un po' rimaneggiata anche per la mancanza di Trevor Bolder, rimasto a casa per problemi di salute, i nostri riescono comunque a tirare un sacco con brani come "I'm Alive" e "Sympathy", prima di darsi ai grandi classici. Partono infatti "Gipsy", "Look at yourself" e "Stealin'", che riscuotono subito un grande consenso del pubblico, sia giovane sia anzianotto, rimasto ad ascoltare quarant'anni di storia del rock. Mick Box come al solito non esita a fare tamarrate assurde con la chitarra, dimostrando che la classe non è acqua...
Ovviamente il pubblico esplode non appena attacca la leggendaria "Lady in black" seguita dall'immancabile encore "Easy livin'", alla quale la band fa salire sul palco delle ragazze a scatenarsi... Insomma, una prestazione di pura classe ed esperienza: nessuno dei musicisti ha sfigurato nell'ora e passa di live a tarda nottata, e il pubblico ha risposto positivamente sentendosi coinvolto fino alla fine.

 

Mi sento di ringraziare fortemente sia il Live Club che la Eagle Booking per la loro (come al solito) gentilezza e disponibilità, senza contare l'organizzazione che ha permesso che tutto andasse liscio anche quando c'è stato un guasto alla rete idrica che ha fatto scoppiare i bagni del locale! E soprattutto auguri ai nostri colleghi di Metalitalia.com e complimenti per essere riusciti a tirare in piedi una macchina così ben congegnata.

Rock'n'rooooll!

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