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Un gruppo che cavalca la cresta del momento, amato da molti, detestato da tanti.
Si può dire quello che si vuole dei Sabaton, ma un mesetto fa, quando ho incontrato il loro mitico frontman Joakim Brodén a Milano, le chiacchiere che abbiamo fatto non hanno riguardato solo loro quanto una visione generale sull'ambiente metal. E tra questo e altro battute, scherzi e altri aneddoti che il singer svedese ha voluto svelarmi, specialmente riguardo al loro ultimo album The Last Stand, di cui mi sto occupando per quanto riguarda la recensione.

Un ringraziamento speciale alla KezzMe music production. Buona lettura!



D: Ciao Joakim, sono molto contento di poterti intervistare! La prima volta che vi ho visti dal vivo è stato al Summer Breeze 2009 durante il tour di The Art of War, dopodiché avete calcato i palchi di tutto il mondo. La domanda è: quando vi vedremo suonare su una portaerei?" *risate* "No dai sto scherzando!
R: Ciao a tutti i lettori! Comunque spero presto e non scherzo! Il problema delle portaerei è che non tutte le nazioni ne hanno una, quindi la cosa più logica da fare sarebbe chiedere o a un commando americano o a uno inglese. Il fatto è che per salire su uno di quegli affari devi prima ricevere un addestramento specifico, che significa smettere di suonare per un po' e persino smettere di vedere le nostre famiglie per andare in un campo militare. Il che significa almeno 3 settimane solo dedicate a quello. Per cui non credo che sarà una cosa che faremo a breve!

D: A proposito di questo: prossimamente dove ci capiterà di vedere i Sabaton? Avete davvero calcato i palchi di mezzo mondo.
R: Beh, mi piacerebbe un sacco suonare con i Metallica, visto che non abbiamo mai suonato con loro. Insomma, siamo stati in tour con i Judas Priest, gli Iron Maiden, gli Scorpions... E tra l'altro i Metallica non li ho mai neanche visti dal vivo! Anche con gli AC/DC non sarebbe male... Ma in fondo lo show che vorrei davvero fare sarebbe suonare il 6 di giugno in una spiaggia della Normandia, la data dello sbarco. Sarebbe un evento unico: suonare i nostri pezzi su quella spiaggia con le persone dalla parte del mare, da dove arrivavano i soldati... Quello sarebbe il mio concerto dei sogni. Forse un giorno, chissà!

D: Siccome siamo in argomento: siete contenti del tour che state per intraprendere con gli Accept? Personalmente sono una band che ti piace?
R: Ammetto che mi sento un po' strano a parlarne: la mia testa è entusiasta di suonare con loro, ma il cuore mi dice "No no no tutto questo è sbagliatissimo essere headliner"! *risate*. Voglio dire: è uno dei miei gruppi preferiti di tutti i tempi e sono contento che continuino a pubblicare ottimi album. Ci sono molte band di quell'epoca che HANNO pubblicato grandi album: loro continuano a pubblicare ottima musica, tanti anni dopo! Penso che sia fantastico. Nel 2009 aprivamo al loro tour per Blood of the Nations, e io pensavo "Woah, sono tornati con un disco che è quasi al livello di Metal Heart!". Mi ricordo benissimo che ogni sera guardavamo ogni loro show, non come altre band che guardano l'headliner un paio di volte e basta.

 

D: Cambiamo argomento: a proposito del nuovo album, che significato ha il concetto dietro alle parole The last Stand?
R: Beh, il suo significato letterale! Puoi tentare un "ultimo slancio" per numerose ragioni. Ovviamente il concept dietro al disco tratta di battaglie vinte o perse in modo eroico contro un nemico numerosissimo. Ogni canzone sull'album rappresenta un ultimo atto di coraggio volto a spezzare un assedio o un'oppressione, oppure una difesa epica come in Winged Hussars, dove l'assedio di Vienna del 1683 fu vinto dagli assediati grazie agli ussari che erano in città. Per me conta il fatto che in questo disco abbiamo più di 2000 anni di storia: andiamo all'antica Grecia all'Europa, all'Asia, all'Africa, fino a andare nell'88 alla guerra afghano-sovietica. Forse The Last Stand lascia anche un altro messaggio: possiamo imparare solo una cosa dalla storia militare, cioè che l'umanità non impara mai dalla stessa, perché essa si ripete sempre.

D: Ho notato che in Blood of Bannockburn vi siete fatti influenzare molto da un bell'hard rock potente alla Rainbow/Deep Purple.
R: Assolutamente si! I Rainbow sono il mio gruppo preferito di tutti i tempi, non è strano che ci siamo fatti influenzare. Ultimamente sono io a occuparmi delle tastiere, pensa che il primo strumento che abbia mai suonato è stato l'organo Hammond. Nei Sabaton abbiamo una regola: ogni canzone che facciamo deve essere bella, divertente ed aspirare ad essere uno dei nostri classici. Dopo tanto tempo a suonare insieme ci siamo accorti che non importa in che direzione va la nostra musica: se andiamo verso l'hard rock, thrash metal o heavy... Prendi solo le differenze tra pezzi come The Final Solution o Cliffs of Gallipoli. Quindi, tutto ciò che c'è tra l'hard rock e il death metal può essere Sabaton.

D: Tra l'altro, visto che parliamo di death metal: com'è stato lavorare con Peter Tagtgren?
R: Ormai è tanti anni che ci conosciamo: io e Peter, prima di essere musicisti che lavorano insieme, siamo anche grandi amici. Metallizer e Primo Victoria sono stati registrati e prodotti insieme a suo fratello Tommy, mentre Peter si presentava ogni tanto in studio e ci dava qualche consiglio su come potevamo migliorare i pezzi, cose del tipo "Aggiungi quel compressore lì e sistema quel pedale là". Con Tommy abbiamo lavorato fino a The Art of War, dove Peter, poi, ha curato il missaggio. Avremmo voluto lavorare con loro anche per Coat of Arms ma alla fine non potemmo perché Peter andò in tour. La prima volta che siamo riusciti a lavorare dall'inizio alla fine con lui è stato per Carolous Rex.

D: Molte persone, tra l'altro, sostengono che sia il vostro album migliore.
R: Mah, forse buono ma non è il mio preferito, ha delle buone canzoni ma altre che a riascoltarle non mi convincono del tutto! *risate*

D: Organizzerete ancora un Sabaton Open Air?
R: Si, e sarà molto divertente. Anche quest'anno presenteremo lì il nuovo album e ne approfitteremo per chiamare un po' di amici e band giovani a suonare. La cosa che più mi piace, comunque, è vedere anche vecchi amici o band con cui non suoniamo da un po', senza contare che ci permette di chiamare nomi grossi come i Saxon. Sai cosa? Sinceramente ce ne freghiamo anche se rientriamo a malapena nei costi con i biglietti: abbiamo messo i Crimson Glory, il loro unico live in Svezia di quest'anno, pagandogli aereo dagli USA e tutto quanto. Siamo pazzi? Si, perché alla fine per noi non resta nulla, ma l'importante, nei Sabaton Open Air, è divertirsi. L'altro obiettivo è essere diversi da un festival grosso: prendiamo per esempio il Wacken, dove l'anno scorso abbiamo suonato una specie di best-of davanti a 70000 persone. Nel nostro festival vengono un sacco di persone che hanno visto decine di nostri concerti, per questo faremo una setlist con pezzi come Wolfpack, che non suoniamo mai dal vivo. Wacken è molto bello, ma se il pubblico non conosce una canzone se ne va a bersi la birra.

D: Mi ricordo l'anno scorso... Beh nessuno poteva andarsene comunque per colpa del fango! *risate* Senza contare che ho visto il 50% del vostro concerto perché il restante l'ho passato a sollevare gente che faceva crowd surfing...
R: Me lo ricordo benissimo, pioveva gente! No no, al Sabaton Open Air sono tutti molto più tranquilli.

D: A proposito della produzione del disco, una domanda che vorrei farti più in generale... Cosa ne pensi di quelle band che adottano uno stile appositamente anni 80' per i loro dischi?
R: Dipende sempre dal contesto in cui fai una cosa del genere. Personalmente a me non piacciono le produzioni anni 80' con quei suoni molto da garage... Molto meglio ispirarsi a BELLE produzioni anni 80', per esempio Operation Mindcrime che era dell'88 e aveva una produzione meravigliosa, oppure Metal Heart. Sono cresciuto con quei suoni un po' riverberati, però penso anche a quelle band che nell'84 facevano dischi con un budget molto ridotto. Non si può dire nulla ovviamente: con i pochi mezzi a disposizione era ciò che si poteva fare. Ma perché TU, OGGI, devi fare un disco con una produzione che già negli anni 80' era un compromesso?? Potresti farlo con un bel sound, e addirittura con i mezzi di oggi hai delle facilitazioni mostruose: basti pensare a certe app per iphone o semplicemente a un pc collegato a un mixer. Quindi: perché diamine devi fare un disco che suona male?" *risate*
D: Tra l'altro basti pensare a band come gli Accept e i Metal Church che con i nuovi dischi si sono davvero rinnovati, anche nella produzione.
R: Appunto, come dicevamo prima Blood of the Nations è un album di vero heavy metal con una produzione meravigliosa.

D: Rimaniamo un po' sul generale: ho sentito molte definizioni per il genere che fate... Che comunque secondo me resta molto vario. Cosa ne pensi di certe etichette che la gente dà ai Sabaton?
R: Beh, fondamentalmente, se sentiamo i primi dischi, eravamo davvero una band power metal, anche se negli anni abbiamo perso molto di quell'attitudine... Sostanzialmente, quando qualcuno mi chiede che genere facciamo, io rispondo heavy metal. Anche perché se rispondessi qualcos'altro probabilmente la gente penserebbe a altre cose: con power metal si immaginerebbero spade e draghi, voce acuta! Sarebbe una cosa completamente diversa da quello che siamo. Alla fine penso che abbiamo molto più in comune con band come Accept e Judas Priest che con altri... Comunque la gente può darci l'etichetta che vuole, anche "Epic symphonic metal from Scandinavia in the dark": per me è ok! *risate* Ma sostanzialmente noi suoniamo heavy metal.

D: A proposito di quello che dicevamo prima, non avete mai pensato di prendere un tastierista in formazione?
R: L'abbiamo fatto! Il nostro piano iniziale era avere un tastierista in formazione: Daniel Mÿhr, purtroppo, si era tirato indietro all'ultimo dopo averci aiutati a comporre The Art of War. A quel punto non avevamo altra scelta se non usare le basi, ma personalmente non importa se abbiamo quelle o un tastierista vero sul palco. Il problema è che per suonare dal vivo la nostra musica ce ne vorrebbero almeno due! Il che vorrebbe dire pagarli, senza contare che è difficilissimo sincronizzare alcuni nostri pezzi. Saremo sempre schiavi delle basi, ma per ora questa soluzione mi va bene... A meno di non organizzare un super concerto con effetti pirotecnici e riprenderlo dal vivo, magari suonando Cliffs of Gallipoli e The Hammer Has Fallen. Sfortunatamente quando porti dei lanciafiamme collegati con uno strumento, non puoi assolutamente sbagliare, sennò si vede subito!

D: Che mi dici dei tuoi vecchi compagni di band? Siete ancora in contatto anche con il loro progetto Civil War?
R: Si, siamo assolutamene in ottimi rapporti. Qualche mese fa siamo andati a vedere i Twisted Sister insieme, c'eravamo io, Daniel (ex tastierista) e Rikard (ex batterista) allo Sweden Rock. Siamo ancora amici, ma ovviamente non riusciamo a sentirci sempre... Non sento neanche mia madre per mesi a volte! *risate* anche se sarebbe bello fare un tour insieme. Quando capita che siamo magari vicini a suonare organizziamo, ma non è facile restare in contatto. Le uniche persone con cui mi sento regolarmente sono mia moglie e gli altri della band... Sai, fare duecento date all'anno è davvero faticoso. Finisci per avere tanti amici stretti, ma non riesci mai a parlare con gli altri conoscenti, che ormai per me si riducono a "quel ragazzo di Milano", "quell'altro di Londra"... È bello avere conoscenze in tutto il mondo, purtroppo però tanti miei amici li ho persi di vista: prendi solo quelli con cui andavo a scuola 15 anni fa! Ora c'è chi fa l'avvocato, chi l'ingegniere, chi ha famiglia... E io faccio la rockstar!

D: Dopo un carrarmato sul palco cosa dobbiamo aspettarci dai vostri prossimi live?
R: Due carrarmati sul palco! *risate*
D: Magari con uno che si muove e spara??
R: Si si e non scherzo! Vogliamo provare a portare degli show veramente grossi con video e effetti pirotecnici e ci stiamo chiedendo come fare. Vorremmo un format che possa essere esportato in qualunque paese, però ci sono troppe regole diverse: un gas che non va bene là, un lanciafiamme che non va bene là. Senza contare che in alcuni paesi non c'è abbastanza potenza per poter portare uno show completo con un pannello gigante a led. Altro problema è che a volte ci presentano delle location BELLISSIME, ma che sono troppo delicate per poterci fare uno show completo. Magari ci portano in un teatro col palco di legno e le quinte: niente lanciafiamme! *risate* Quindi stiamo cercando di progettare una produzione grossa e adattabile. Forse la più pazza che abbiamo mai provato a fare. Per ora non dò certezze, sapremo tutto a dicembre.

D: Immagino che siate già anche in contatto con gli organizzatori per i prossimi festival.
R: Si, qualche offerta ci è già arrivata, ma le vedremo con il nostro management dopo aver chiuso il tour di Heroes e inizieremo con quello di The Last Stand.
D: Spero tornerete al Rock Fest, è stato molto bello!
R: A me interesserebbe molto, ero andato a vedere gli Scorpions e mi è piaciuto come lavoravano.

D: Ok, siamo all'ultima domanda: come vedi il futuro dell'heavy metal dopo la scomparsa dei suoi più grandi rappresentanti come Dio e Lemmy?
R: Incerto. Incerto perché vedo che tutta l'industria musicale è basata sui cosiddetti "Big dragons", come AC/DC e Maiden. Ehi, io non voglio giudicarli perché fanno ancora degli ottimi show, ma nessuno nel business ha ancora capito che loro non ci saranno per sempre. Non voglio buttarla sul pessimismo, ma questa è la realtà. Se ci sono soldi facili da fare su questi nomi allora è ovvio che continueranno a suonare solo loro... E forse anche i Rammstein. Nessuno però aveva mai pensato, prima che la gente iniziasse a morire, come poteva essere il futuro. Pensa solo a chi ha una arena per grossi concerti e parla con un grande distributore come Live Nation: "Ehi ragazzi, avete pensato al futuro? Chi diavolo suonerà qui quando gli Iron Maiden smetteranno di farlo?", forse solo i Metallica che sono ancora giovani. Prova però a pensare tra 50 anni: nessuna di queste band sarà più attiva e nessuno, probabilmente, potrà sostituirle. Le grandi agenzie devono cominciare a investire per il futuro e non a fare solo soldi facili coi grossi nomi: è il business stesso ad essere malato. Anche se noi Sabaton non saremo mai un gruppo da arena a me va bene così, ma pensa cosa succederà quando non ci saranno più gruppi in grado di richiamare tanto pubblico: sarà l'inizio della fine. L'unica attenzione che i media dedicano all'heavy metal è proprio verso questi grossi nomi del passato: nessuna televisione farà mai un servizio su band che chiamano meno di 20000 persone.
D: Speriamo che il business si renda conto di questa cosa e cominci a investire anche sulle nuove generazioni.
R: Il fatto è che dovrebbero avere una visione più di insieme, mentre molti sono solo degli egoisti che pensano a loro stessi. Molti si arrabbieranno leggendo questo, ma devi sapere che i nomi grossi dell'organizzazione musicale sono persone che hanno scoperto band negli anni 80' e non cercano più nessuno per sostenerlo e incoraggiarlo, guardando solo la loro gallina dalle uova d'oro. Quando questi grossi nomi cominceranno a ritirarsi dovrà esserci per forza un ricambio generazionale, altrimenti che fine faranno le persone interessate a scoprire nuova musica? Come si potrà costruire nuovo pubblico?? Quindi... È tempo di silurare un po' di vecchiacci!" *risate*

D: Grazie mille Joakim, vuoi salutare i nostri lettori?
R: Grazie ragazzi, ci vediamo presto durante il tour di The Last Stand!

Pubblicato in Interviste

Ci sono personaggi di una caratura tale che non ti aspetteresti di avere la possibilità di intervistarli, un giorno. Invece, grazie alla KezzMe! e alla SPV/Steamhammer, lo scorso sabato al Circolo Colony mi è stata offerta la possibilità di intervistare nientemeno che Steve Lips, lo storico front-man degli Anvil. Una chiacchierata (purtroppo veloce dovuta a problemi di orario) che è passata dall'ultimo album fino a discorsi più complessi sul nostro mitico heavy metal.

Buona lettura!

D: Ciao Steve e benvenuto su Allaroundmetal! Prima di iniziare volevo dirti che Anvil is Anvil mi è piaciuto veramente molto, ritengo che sia davvero un ottimo disco. La prima domanda infatti è: perché proprio Anvil is Anvil?

Steve: Perché l'abbiamo chiamato così? Perché è esattamente ciò che è! Noi Anvil siamo ciò che siamo e ciò che vogliamo essere: non ci interessa cambiare, gli Anvil sono gli Anvil, punto e basta.

D: Come la stessa copertina con l'incudine riflessa nello specchio!

Steve: Esatto! Gli Anvil sono gli Anvil, ecco ciò che siamo.

D: Quanto tempo ci è voluto prima che il disco vedesse la luce?

Steve: A dire la verità non ci abbiamo messo né più né meno del tempo che impieghiamo di solito a scrivere un disco... Anzi, credo che questo disco sia stato uno di quelli con i tempi più serrati tra scrittura e tour! Appena abbiamo finito di registrarlo avevamo già la testa "on the road" per l'Europa!

D: Con questo disco siete alla terza prova in studio con la SPV/Steamhammer, come va la collaborazione?

Steve: Penso che siano davvero una grande etichetta: sanno ciò che fanno e sono davvero ben organizzati, è un piacere essere parte di questa famiglia.

D: Sempre a proposito dell'etichetta: come va il tour con U.D.O.?

Steve: Ci stiamo divertendo. Devo ammettere che in 39 anni è forse uno dei tour migliori che abbiamo mai fatto: tutte le date sono praticamente sold-out: tre mesi davanti a arene e locali pieni! Fottutamente grandioso!

D: Anche stasera mi sa che farete un bel pienone, non ho mai visto tutta questa gente al Colony... Tornando alle domande: mi sono piaciuti molto i testi delle canzoni del nuovo disco, specialmente Forgive don't Forget. Che concept c'è dietro alla canzone?

Steve: Forgive don't Forget è nata quando io e Robb abbiamo visitato Auschwitz, il campo di sterminio. Ci siamo andati proprio perché il papà di Robb è sopravvissuto a quell'inferno: se non fosse sfuggito non ci sarebbero stati nemmeno gli Anvil! Vedere quel posto è stato veramente drammatico, ma abbiamo pensato che ormai il passato è passato: i campi di sterminio non hanno più nulla a che fare con ciò che la Germania è oggi e gli stessi tedeschi. Pensaci: anche gli ultimi aguzzini probabilmente stanno morendo. Nessuno oggi è colpevole per quegli errori fatti nel passato: ciònonostante la gente spesso pensa ai tedeschi come un popolo di nazisti, come se avessero ancora una brutta reputazione. È assurdo generalizzare in questo modo, nessuno in Germania è nazista solo perché nato in quella terra! Per questo ho deciso di mettere il mio ragionamento in una canzone degli Anvil. Anche perché fin dagli inizi abbiamo sempre avuto contatti con questa terra: se non ci fosse stata la Germania probabilmente gli Anvil non sarebbero quello che sono oggi! Per cui è una cosa ironica, capisci? Se il padre di Robb non fosse sopravvissuto io non suonerei con lui, e contemporaneamente un sacco di persone che collaborano con la nostra crew sono tedesche! Ma loro sono le nuove generazioni: non hanno nulla a che fare con i nazisti. Quello che volevo dire, proprio a loro, era "Io vi perdono", perché non avete nulla da spartire con chi vi ha preceduto, ma nessuno di noi deve dimenticare quello che è successo: Forgive, don't Forget, perché dobbiamo impedire che una cosa del genere accada a qualche altro popolo. Non solo, è anche un messaggio di speranza: in questo momento ebrei e tedeschi possono fare amicizia, passando sopra al loro passato, perché il resto del mondo non dovrebbe imparare da loro? Ecco perché è nata questa canzone.

D: Rimanendo proprio in questa terra: come è stato lavorare con Martin Pfeiffer?

Steve: Fantastico, davvero fantastico. È forse uno dei più bravi ingegnieri del suono con cui abbia mai avuto a che fare: non l'ho mai contraddetto neanche una volta in fase di registrazione! Non abbiamo avuto nessun problema a lavorare con lui, ci siamo trovati bene fin da subito e penso che i suoni di Anvil is Anvil siano tra i migliori che abbiamo mai avuto.

D: Penso che uno dei momenti migliori del disco sia proprio l'opener Daggers and Rum: è divertente, catchy e ha un ottimo tiro. Ho sentito anche che avete chiamato i fan da tutta Europa per cantare il coro iniziale e finale!

Steve: Certo, e saranno anche qui stasera! Quasi quasi li facciamo salire sul palco a cantarlo dal vivo ahahahahah! Mi hai dato un'ottima idea, mi si è accesa una lampadina in testa! Pensa che erano venuti fino in Germania a cantare all'inizio delle registrazioni. Oggi siamo stati a pranzo con loro, dopo li faccio cercare e glielo dico *risate*

D: Aspetterò con ansia il momento! Passando ad altri argomenti: ho letto che avete fatto un Cameo nella serie Sons of Anarchy, come è successo?

Steve: Ahahahah, è una storia divertente! Katey Sagal (Gemma nella serie) e Kurt Sutter (il regista) anni fa incontrarono per strada Sasha Gervasi, il regista del documentario sugli Anvil. Siccome conoscevano il film e lo amavano molto, in breve tempo sono diventati amici e così Kurt ha avuto l'idea di metterci nello show a suonare Slip Kid dei Who. E così, nel primo episodio della seconda stagione ci siamo noi che suoniamo il pezzo, con alla voce Franky Perez, il cantante della band solista di Slash. Tra l'altro fa troppo ridere perché l'abbiamo proprio risuonata dal vivo senza playback! Hai presente la canzone no? Nanananana... *canta*


D: Ahahahah fantastico! Un'altra domanda: ti capita mai di ascoltare qualche cd metal nuovo che esce?

Steve: In realtà non ascolto più niente di nuovo... Ormai è tutto troppo lontano dalle mie corde. C'è una band inglese che ci supporta molto, si chiamano Dandera e sono molto bravi. Ascolto loro, ma all'infuori di questo detesto le band che hanno successo oggi, con quel cantato growl terrificante *risate*

D: Pensa, è la stessa cosa che mi rispose Wolf Hoffmann degli Accept quando lo intervistai! Comunque, siccome siamo stretti coi tempi, ti faccio l'ultima domanda: dopo la fine di due icone dell'heavy metal come Ronnie James Dio e Lemmy, pensi che noi metallari stiamo lentamente estinguendoci o può esserci qualcosa in futuro?

Steve: Nessuno può prenderne il posto: quando sei morto è finita. Davvero. Nessuno sostituirà Lemmy, nessuno sostituirà Dio, nessuno sostituirà me! *ride* D'altronde chi pensi possa prenderne il posto? Specialmente tutto ciò che arriva dagli eighties: nessuno sarà più capace di registrare i dischi che sono nati in quegli anni. Oggi, chi può dare un'impronta marcata e individuale come quella di quei dischi, se tutti cantano con quell'orrendo growl? Hai bisogno di avere un sound, uno stile, di essere unico! E quando muori nessuno può sostituirti: possono nascere band con un sound simile ma nessuno avrà mai quella particolarità. Ehi, Dio è morto ormai da parecchio e non ho sentito nulla che suonasse anche solo a quel livello. Nessuno sostituirà Elvis, nessuno sostituirà Bethooven, nessuno sostituirà Hendrix, nessuno sostituirà Benny Goodman, nessuno Michelangelo, nessuno Rhandy Rhoads! Parliamo di artisti amico! Quindi, se mi chiedi se ci sarà mai qualcuno a portare avanti l'heavy metal: solo con l'originalità. Quello che dico alle band che parlano con me: fallo, ma sii sicuro che stai facendo qualcosa di veramente originale e personale, perché se stai facendo qualcosa di conformato alle idee degli altri... Non stai facendo niente! Devi essere unico, farlo come nessun altro lo fa, e anche originale. Questo è tutto.

D: Grazie mille per questa bella chiacchierata Steve... Avrei solo un'ultima domanda...

Steve: Dimmi pure!

D: Possiamo farci una foto assieme?

Detto fatto...

Pubblicato in Interviste
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