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E ci siamo finalmente, erano mesi che aspettavo questa data, carico anche per l'euforia data dal nuovo, strabiliante album degli Epica “The Holographic Principle”, e non vedevo l'ora di arrivare al Live Club di Trezzo sull'Adda, famosissimo locale, spesso tappa obbligata per le bands che vengono a punzecchiare il nostro Paese con i loro concerti. E quindi mi trovo davanti ad un corteo di gente già in fila, in attesa di una serata che si preannuncia magica!

Ed infatti, già dalle prime note suonate nell'ampio salone del locale, si percepisce l'intensità e la magnifica atmosfera che poco dopo i Beyond the Black andranno a creare con il primo brano da loro eseguito, cioè quel “Lost in Forever”, che segue a ruota la intro molto accattivante. Conoscevo solo di nome questa band tedesca, nuova leva di un Symphonic con spesso elementi Alternative, che sa tanto di Whitin Temptation, quanto di Xandria e Lacuna Coil, perfettamente amalgamati tra di loro e devo dire che mi lascio trasportare dalla voce e dal visetto delizioso della singer Jennifer Haben, attraverso brani piacevoli come “Our little time” e un titolo pacchiano e stra-usato come “In the shadows”, che nonostante tutto si fanno ascoltare e deliziano i presenti. Io aspetto un pochino in più e mi abbandono al “cullante” ritornello di “Shine and Shade”, che riesce a conquistarmi, tanto che mi dispiace che la seguente “Running to the edge”, sia l'ultimo brano eseguito dai Beyond the Black che così si congedano sulla raffica di applausi del pubblico del Live Club e devo dire, che se li sono meritati, anche se con soli sei brani eseguiti.

Ma la notte è giovane e dopo questa riscaldata iniziale di una band giovane ed alle prime armi, è tempo di fare sul serio: Un telo nero viene calato e il logo “PX” dei Powerwolf inizia a sventolare davanti al palco. Il pubblico non riesce a mantenere le urla e le mani si alzano al cielo, fino a che le luci calate, non tornano a brillare sull'entrata in scena di Attila e co. “Blessed & Possessed” apre le danze. L' impatto visivo è grandioso, i faccioni dipinti dei lupi tedeschi non nega la spettacolarità, così come la grande presenza scenica del vocalist, con tutta la sua potenza vocale. I fratelli Greywolf, i due axemans del gruppo, non trovano pace in un punto del palco e grande è l'energia che trasmettono andando avanti nella serata, con brani come “Army Of The Night” che segue immediatamente l'apertura, “Amen & Attack”; “Coleus Sanctus”, la curiosa “Dead Boys Don’t Cry”, che tanto richiama altri brani di “The Curiana” memoria, e “Sacred & Wild”. Ogni brano viene accompagnato dal coro del pubblico che grida a gran voce “Powerwolf, Powerwolf!” e così Attila si diverte a far cantare i presenti, su vocalizzi inventati sul momento, con scale e cambi di intonazione fulminei, cosa che prosegue anche con “In The Name Of God (Deus Vult)” e “Armata Strigoi”. Dopo l' entusiasmante “Werewolves of Armenia”, un punto da evidenziare è sicuramente il momento che precede uno dei brani più divertenti ed amati dei Powerwolf, quando Attila ci parla del Natale da poco passato e della nascita di Cristo, ci ricorda che i cristiani, sono soliti festeggiare la sua resurrezione, ma che noi siamo qui stasera, per celebrare un'altra resurrezione “Resurrection by Erection” ed il delirio del pubblico è totale! Resta solo il tempo di coccolare ancora i presenti con “Lupus Dei”; “Sanctified With Dynamite” e “We Drink Your Blood”, che la spettacolare performance dei Powerwolf giunge al termine tra gli applausi ed i cori del pubblico, mai sazio.

Ed eccoci finalmente al momento più atteso, ancora carichi e pieni di hype, le luci calano ancora una volta ed è “Eidola” ad accogliere le urla dei fans. Tra la spettrale cantilena con la voce di una bambina, i ragazzi degli Epica finalmente prendono il loro posto sullo stage, facendo partire il riffing smorzato ed accattivante che fa tremare le pareti dei Live Club, ma ovviamente, ciò che tutti attendevano è la suadente voce della regina, la vera dea della serata, Simone Simons, che entra alcuni secondi dopo gli altri, con il sussurro iniziale di “Edge of the Blade”, e la sua fluente chioma rossa, attira l'attenzione di tutto il pubblico che l'accoglie acclamandola, con urla ed applausi. Immediatamente dopo, ancora storditi ed increduli dalla vista dei propri beniamini sul palco a pochi metri da loro, il pubblico canta e sbatte la testa su “A Phantasmic Parade” e quando ci sembra che la maggior parte dei brani saranno dedicati al nuovo album, ecco che è una vecchia chicca e sorprenderci, cioè “Sensorium”. Il vestito a strisce della meravigliosa singer, è abbagliante, attira lo sguardo e ci costringe ad abbandonarci a cotanta celestiale visione, quando Simone fa ruotare i suoi capelli di fuoco sull' intro di “Divide And Conquer”, altro brano notevole dell'ultima fatica in studio degli olandesi, che contribuisce non poco ad aumentare lo spessore dell'album stesso. Si fa ancora qualche passo indietro con “Storm the Sorrow”, direttamente da quel capolavoro tanto amato che odiato dai fan che è “Requiem for the Indifferent”, di sicuro una pietra fondamentale per gli Epica, su cui mettere le fondamenta per la nuova era del gruppo, con i nuovi due pilastri che sono “The Quantum Enigma” e il fratello “The Holographic Principle”, due album che a detta dello stesso Mark Jansen, sono strettamente collegati tra loro, pur essendo due lavori a se stanti. Ed è proprio da “The Quantum Enigma” che i nostri sfornano una “The Essence Of Silence”, meravigliosa, che carica e fa sbattere la testa, e dopo il primo singolo rilasciato dall'album precedente, Simone si prende una piccola pausa, lasciando il pubblico in buone mani, con la lunga parte strumentale di “The Obsessive Devotion” e fa riposare le corde vocali per il capolavoro “Ascension – Dream State Armageddon” che ci riporta nella tracklist del nuovo album. Seguono a ruota “Dancing In A Hurricane” e “Unchain Utopia”, prima della totalmente inaspettata “Cry for the Moon”, che manda letteralmente in delirio i fans. Un brano quasi “dimenticato”, ma sempre amato e richiestissimo dal seguito degli Epica durante gli show, che questa volta viene eseguito quasi a sorpresa. Una piccola pausa per tutta la band che si concede un momento per tirare il fiato, e poi è il momento della chiusura. L'ultima parte inizia con “Sancta Terra” e tutti iniziano a saltare insieme a Simone ed al suo corpo da statua greca, sul ritornello di “Beyond the Matrix” e Mark chiede un Wall of death che in parte si realizza, sulle note in chiusura di “Consign to Oblivion”. Il tempo dei saluti finali, quando dei fans regalano disegni e bandiere alla band che accetta di buon gusto, e poi tutto si conclude con la ormai consueta, foto di fine show. Quando la band si ritira dopo l'inchino, mandando baci al pubblico, le luci si alzano ed è veramente la fine. Una serata magnifica e divertentissima, che ha rallegrato i presenti e contribuito a sfamare la nostra voglia continua di buona musica e buon metal. Un ringraziamento speciale va all'organizzazione del Live Club di Trezzo sull' Adda, per aver permesso una serata impeccabile, come sempre quando ospita guests di tale livello, e alla nostra amica Pamela della Kezz Me, per essersi impegnata per farci avere tutti i permessi necessari! Alla prossima!

 

Anthony

 

BEYOND THE BLACK Setlist:

 

1- Intro

2- Lost In Forever

3- Our Little Time

4- In The Shadows

5- Shine And Shade

6- Running To The Edge

 

POWERWOLF Setlist :

1- Blessed & Possessed

2- Army Of The Night

3- Amen & Attack

4- Coleus Sanctus

5- Dead Boys Don’t Cry

6- Sacred & Wild

7- In The Name Of God (Deus Vult)

8- Armata Strigoi

9- Werewolves Of Armenia

10- Resurrection By Erection

11- Lupus Dei

12- Sanctified With Dynamite

13- We Drink Your Blood

 

EPICA Setlist:

1- Ediola

2- Edge Of The Blade

3- A Phantasmic Parade

4- Sensorium

5 -Divide And Conquer

6- Storm The Sorrow

7- The Essence Of Silence

8- The Obsessive Devotion

9- Ascension – Dream State Armageddon

10- Dancing In A Hurricane

11- Unchain Utopia

12- Cry For The Moon

13- Sancta Terra

14- Beyond The Matrix

15- Consign To Oblivion

Pubblicato in Live Report

Tornare a vedere i Folkstone ormai è come partecipare a quelle riunioni di famiglia belle, dove tutti bevono, fanno festa, parlano del più e del meno e stanno bene insieme. Venerdì scorso mi sono recato al Live Club per assistere al release party di Oltre... L'abisso, nuova fatica del combo bergamasco. Una serata tutta dedicata a loro e ai fan della band, la cosiddetta Marmaglia, ormai attivissima in tutta Italia e impegnata costantemente nel seguire i suoi beniamini. In questa occasione c'è scappata anche un'intervista che pubblicherò a breve, intanto veniamo al concerto!

Ovviamente sin dall'apertura, con tanto di effetti pirotecnici, viene dato ampio spazio al nuovo album con Nella mia Fossa e Fuori Sincronia. Il Lore e soci ci propongono uno show denso di emozioni, purtroppo non regalandoci tanti dei soliti discorsi fatti dalla band durante i live per colpa del poco tempo a disposizione. E così da Freri, tra una birra e l'altra, passiamo per tutti i dischi della band assaporando il cambiamento di suono dai pezzi vecchi a quelli nuovi, con accoppiate come Anime Dannate e Prua Contro il Nulla.

I Folkstone sono sempre gli stessi: uno spettacolo in sede live. I ragazzi ormai hanno calcato i palchi di tutta Italia e non stanno fermi un secondo, cambiando di posizione, strumenti a seconda delle canzoni e sprigionando la grinta che li ha sempre contraddistinti.

In sede live i nuovi pezzi non sfigurano affatto accoppiati ai grandi classici della band, così L'ultima notte è una degna opener per Alza il Corno, Soffio di attimi e Ruggine sono il posto perfetto dove incastrare l'acclamata Simone Pianetti. Roby e Teo, che dividono la sinistra del palco, passano da piva a bombarda in un crescendo vorticoso di divertimento, così dall'altra parte Maurizio e Andreas tengono il passo con la loro miriade di strumenti.

I suoni sono ottimizzati veramente bene, così l'arpa di Silvia fa da padrona più volte e nessuno strumento è costretto a sgomitare per farsi vedere insieme agli altri.

Il lavoro della band è completato ovviamente da Edo, Fede e Luca, l'osso metallico del rock medievale. È la prima volta tra l'altro che riesco a vedere il nuovo chitarrista in azione e non ho assolutamente nulla di cui lamentarmi, anzi l'abilità del ragazzo nel suonare è assolutamente indiscutibile visto che in un paio di momenti ci ha regalato degli assoli incredibili!

Dopo Folkstone e Un'altra volta ancora, forieri di moshpits e walls of death, si inizia ad entrare in chiusura con Manifesto Sbiadito e Luna, che gran parte del pubblico canta da seduta, mentre Grige Maree e Nebbie ci portano verso la finta conclusione dello show. Infatti, dopo una bellissima esibizione del Lore che canta frammenti accompagnato dal pianoforte, come si può pensare che uno spettacolo dei Folkstone finisca senza Omnia fert Aetas, Rocce Nere e Con passo pesante? La tripletta finale fa scatenare il pubblico alla stragrande.

È stato un concerto meraviglioso, sia per la compagnia (tra il pubblico c'erano persino famiglie con figlioletti al seguito) sia per l'aver rivisto i bergamaschi così carichi e pieni di grinta ed energia. Parlerò meglio di loro scrivendo l'intervista; tornando alla serata di venerdì posso solo dire che in Italia difficilmente ci saranno altre band con cui mi divertirò a questi livelli e con le quali soprattutto mi troverò a mio agio! Ora li attende un tour che toccherà gran parte della penisola: sono sicuro che ogni serata sarà al pari di quella di un paio di giorni fa.

Setlist:

Nella mia fossa
Fuori sincronia
La tredicesima ora
Frerì
In caduta libera
Frammenti
Non sarò mai
Oltre... L'abisso
Mercanti anonimi
L'ultima notte
Alza il corno
Anime dannate
Prua contro il nulla
Soffio di attimi
Simone Pianetti
Ruggine
Folkstone
Un'altra volta ancora
Manifesto sbiadito
Luna
Grige maree
Nebbie

Encores:

Omnia fert aetas
Rocce nere
Con passo pesante

Pubblicato in Live Report

Machine Head @ Alcatraz (19/11/2014)

Domenica, 23 Novembre 2014 21:26

Per come la vedo io sono una band che ha rivoluzionato completamente i canoni del groove portandolo a un livello superiore, e il loro Bloodstone & Diamonds ne è una prova concreta. Sto parlando dei Machine "fuckin'" Head, visti all'Alcatraz mercoledì scorso alla presenza di quasi 1200 persone. Un concerto che stavo aspettando e al quale finalmente, a sette anni da quel capolavoro chiamato The Blackening, sono riuscito a partecipare.

- Diablo Boulevard -

Arrivo appena in tempo per finire di ascoltare la prestazione dei belgi Diablo BLVD, autori di un buon hard rock/stoner. Sostituti dei Devil You Know (che hanno abbandonato il tour a inizio mese) la band a mio parere deve gran parte del suo sound ai Mistfits e ad alcune altre band punk, nonostante la componente stoner sia marcatissima su alcuni pezzi, provenienti dall'ultimo Follow the Deadlights. Di spalla a una band come i Machine Head si è trattato di un bell'opening act, tra riffoni, assoli e l'entusiasmo del pubblico presente, che purtroppo al momento non era numerosissimo. Vi consiglio comunque di darci un ascolto su Spotify, il loro ultimo album non è malaccio!

- Darkest Hour -

Gli statunitensi Darkest Hour devono adempire il compito di aprire alla band di Flynn e soci. Fautori di un melodic death/metalcore a mio parere abbastanza banalotto e commerciale la band presenta una scaletta con molti pezzi provenienti dall'ultimo album intitolato appunto Darkest Hour, con una carica e un'energia comunque apprezzabili. Pezzi come Savior the Kill soddisfano alcune frange dell'Alcatraz, che nel frattempo si sta riempiendo, e qua e là si inizia anche a intravedere qualche moshpit. La chiusura con gli encore The Sadist Nation e With a Thousand Words to Say but One scatena i fan della band, la quale successivamente scende anche tra il pubblico per vedere i Machine Head in azione. Un buon concerto, nonostante il genere suonato non mi abbia fatto impazzire.

Ci siamo, con Diary of a Madman di Ozzy Osbourne sparata a cannone e l'oscuramento delle luci del mastodontico palcoscenico capiamo che la band sta per entrare in scena. L'esaltazione di un Alcatraz contenente un migliaio di persone è papabile e ci possiamo aspettare di tutto... Tutto tranne una tripletta come Imperium, Beautiful Morning e Now we Die. I Machine Head irrompono sul palco con un'energia incredibile, proiettandoci in uno show di altissimo livello. Il cambio di bassista non ha influito sulla resa live dei ragazzoni californiani: Jared MacEachern è un bravissimo musicista e dimostra anche una presenza scenica al pari dei suoi illustri colleghi. E via con un fiume di riffoni, urli e cori, con pezzi del passato come The Blood, the Sweat, the Tears o Bite the Bullet, fino ad arrivare al nuovo corso della band con Night of long Knives.

Un altro momento bellissimo è stato quando Flynn ha suonato in acustica la bellissima Darkness Within, dopo averci ricordato che sono quasi 10 anni (più precisamente il 25 novembre) che la band suonò per la prima volta con gli Slayer... Proprio a Milano! E sempre qui per il tour di Locust gli comunicarono che i Machine Head erano stati candidati ai Grammy Awards e che esattamente in questo giorno Bloodstone & Diamonds è entrato nella classifica mondiale di vendita cd al 20esimo posto. Il ringraziamento per la città è una tripletta composta da Bulldozer, la recente Killers and Kings e l'immancabile Davidian, ovviamente il punto più atteso del concerto per i fan di vecchia data della band.

Arriva il momento degli encore con un istrionico Flynn che gioca a lanciare i bicchieri di birra sul pubblico per vedere chi riesce a prenderli al volo, per poi esordire con un "CAZZO DURO, P***O DIO!" che manda in visibilio la folla. Non poteva mancare Aesthetics of Hate, che ovviamente scatena il mosh più feroce che si sia visto nella serata. Non parliamo poi della bellissima resa dal vivo dell'assolo da parte di Phil Demmel, che riesce a far commuovere non pochi dei presenti. I cori "MACHINE FUCKIN' HEAD" continuano imperterriti quando viene presentata la successiva Old e si scatena un circle pit violentissimo, con gente che cade e un fan che ad un certo punto riesce a salire sul palco e buttarsi sulla folla... Chiusura con l'epica Halo, proveniente da The Blackening, che tutti cantano a squarciagola.

Tirando le somme posso solo ringraziare la Nuclear Blast che mi ha permesso di partecipare. A quanto ne so i MH non hanno voluto fotografi sotto al palcoscenico per ragioni non meglio specificate, ma se vi va di passare dalla mia pagina facebook qualcosina da lontano sono riuscito a rubare. Erano sette anni che desideravo ascoltare la band dal vivo e non sono stato affatto deluso: una scaletta ottima, con 15 pezzi che hanno abbracciato la loro intera carriera (avrei preferito qualche pezzo in più dall'ultimo disco, ma pazienza) e un calore e un'energia che non farebbe pensare che questi ragazzoni sono uno dei gruppi metal più noti, al momento.

L'unica cosa che posso dire è che spero vivamente che i Machine Fuckin' Head salgano ancora di più la classifica con Bloodstone & Diamonds: se lo meriterebbero assolutamente!

Setlist:
Imperium 
Beautiful Mourning
Now We Die 
Locust
The Blood, the Sweat, the Tears 
Ten Ton Hammer 
Night of Long Knives 
Bite the Bullet 
Darkness Within 
Declaration (intro)
Bulldozer 
Killers & Kings 
Davidian

Encores:
Aesthetics of Hate 
Old
Halo 

Pubblicato in Live Report

Metalitalia.com Festival 2013

Lunedì, 13 Maggio 2013 22:31

La veneranda attività di Metalitalia.com gli ha permesso ormai di diventare una vera e propria comunità per gli ascoltatori del metal in tutte le sue forme. Attività, questa, che viene celebrata dallo scorso anno con il Metalitalia Festival: una maratona di 12 ore di musica che vede coinvolti grandi e piccoli artisti di generi anche diversissimi tra loro. Per questo, quando mi è capitato di vedere una bill che comprendeva vecchie glorie del thrash metal e dell'heavy, con quel pizzico di storia dovuto agli Uriah Heep, mi sono precipitato al Live Club di Trezzo sull'Adda (per l'occasione trasformato in una grossa area festival) per assistere a uno degli eventi dell'anno.

La giornata è iniziata con le band piccole/emergenti: sul palco si sono visti alternarsi i norvegesi Tantara, i Furor Gallico, gli Hellstorm e gli Icy Steel. Esibizioni che sono durate intorno ai 30 minuti ma che hanno permesso a molti "addetti ai lavori" di farsi un'idea sulle proposte presentate. Purtroppo, per colpa del traffico, mi sono perso i Tantara, ma ho assistito con piacere alla performance dei Furor Gallico (che ormai conosciamo tutti molto bene) e delle altre due band. Gli Hellstorm presentano un thrash alla tedesca, non dimenticando di condirlo con una nota compaesana che si rifà perlopiù a nuove proposte, mentre gli Icy Steel danno quel tocco di epic metal alla prima parte della giornata, chiudendo la loro esibizione nientemeno che con una cover dei Manowar suonata alla batteria da Rhyno!

Finito "l'antipasto" era giunto il momento di passare al primo. Il ghiotto menu prevedeva Torture Squad, Gama Bomb, Schizo, Demon, Artillery, Vicious Rumors e Sadist. Non male eh? Cominciano i sudamericani Torture Squad, proposta ormai consolidata da lunghi anni di esperienza, con uno show all'insegna del thrash più violento possibile in pieno stile Slayer. I pezzi si susseguono senza sosta tra l'uno e l'altro, senza dare al pubblico nemmeno la possibilità di tirare il fiato. Il concerto si chiude sull'infuriatissima Chaos Corporation, testimonianza che il Brasile ha ancora molto da darci per quanto riguarda il thrash.

Dopo di loro attaccano gli irlandesi Gama Bomb: se i precedenti aggredivano il pubblico a furia di riff, questi ragazzi invece scherzano e suonano un thrash assolutamente divertentissimo e disimpegnato. Non mancano pezzi dal nuovo disco The terror tapes, mentre gran parte della scaletta è dedicata alle vecchie glorie della band. A chiudere lo show una esplosiva Terrorscope che fa esplodere il mosh più indiavolato. È stata decisamente una delle esibizioni più divertenti della giornata! Ma non c'è tempo per riposarsi: dopo poco attaccano gli Schizo, storica band italiana che dagli anni '80 fa parlare di sé. La scaletta va a pescare principalmente agli ultimi due album, senza dimenticarsi di vecchie glorie del passato. Questo perché i brani si alternano tra un thrash old-school e un thrash invece più moderno, a volte persino brutale. Lo show comunque convince il pubblico che non rinuncia a fare una grande festa per questi ragazzi.

Ed eccoci arrivare a quella che per me era una delle chicche della giornata: i leggendari Demon. La band guidata da Dave Hill non è mai riuscita ad affermarsi nel panorama mondiale, ma per me e molti altri è qualcosa che rasenta il leggendario: a loro dobbiamo album che hanno fatto la storia come "The Unexpected Guest" e "The Night Of the Demon". Il combo attacca subito con "Sign of a Madman" mandando in visibilio vecchi e nuovi fans della band (bellissimo vedere la differenza d'età tra i vari metallers). Quando attacca "Standing on the edge" nessuno fa a meno di intonare il ritornello, e di fronte a una doppietta come "The Spell" e l'immancabile "Don't break the circle" il pubblico reagisce ancora meglio. Sicuramente questa è stata una delle esibizioni più belle dell'intera giornata: poche volte ho visto tanti metallari di età diverse stare sotto al palco e nel pogo per una band così! Visibilmente commossi, i Demon ci salutano dicendo che per loro è davvero stato un piacere suonare in questo festival. Eccezionali!

Dopo questo tuffo nel passato tocca a un'altra band storica e sottovalutatissima: gli Artillery irrompono sul palcoscenico con un'aggressività pazzesca, purtroppo leggermente rovinata dai suoni bilanciati un po' male (pecca che purtroppo andrà avanti fino ai Vicious Rumors e colpirà persino gli Uriah Heep!). Il nuovo singer, Michael Dahl, ci mette un attimo a ingranare la marcia, ma appena ci prende la mano riesce a sposarsi bene con le atmosfere trasmesse da pezzi storici del calibro di 'By inheritance'. Il pubblico si lancia in svariati mosh-pit che caricano la band a dare il massimo: a fine esibizione le immancabili 'Khomaniac' e 'Terror squad' falciano tutto e tutti in un delirio di puro thrash metal. Una buona esibizione che però non mi ha convinto del tutto (complice anche l'eccezionale concerto dei Demon).

Cambia la scena e torna il più puro US-heavy con l'esibizione dei Vicious Rumors, dei quali ho anche recensito il nuovo "Electric Punishment". I nostri spaccano veramente: già solo con "I am the gun", sconosciuta ai più, il pubblico mostra segni di divertito apprezzamento per la potenza un po' heavy, un po' thrash (ricordo che qui dentro c'è Thaen Rasmussen degli Heaten). Non mancano comunque il ritorno ai vecchi albori con pezzi del calibro di "Murderball", "On the edge" e "Make it real", che scaldano il cuore e gli animi dei presenti. Tutti invocano il diabolico singer James Rivera, che dal vivo spacca veramente tutto, e anche Geoffe Thorpe, storico pilastro della band, che è veramente spettacolare nel suonare la chitarra. I tre quarti d'ora in loro compagnia sono sicuramente un'altra delle esibizioni più interessanti della giornata.

Finito questo show di puro heavy metal ecco arrivare una esibizione veramente strana: la storica band death metal genovese dei Sadist accoglie sul palco due violini, una viola e un violoncello per rivisitare l'intero album "Above the light", uscito ormai vent'anni fa. Trevor & co. esprimono una tecnica e una potenza incredibile, forse anche dovuta all'occasione speciale che andavano ad affrontare. Tommy Talamanca che suona contemporaneamente tastiere e chitarra manda in visibilio il pubblico, specialmente quando attacca "Breathin' Cancer" e "Enslaver of Lies", alle quali il contrappunto degli archi dà un valore aggunto fenomenale. Purtroppo, per questioni di ritardo, viene tagliata l'ultima "Happiness n' sorrow", ma ciò non svilisce affatto l'esibizione dei nostri connazionali che, anzi, sono stati sicuramente tra i più interessanti della giornata.

È quindi il momento di passare alla portata principale di queste 12 ore alla tavola del metal!

- Destruction -

La band di Marcel Schmier e Mike Sifringer non ha mai risparmiato nessuno dal vivo, e nemmeno stavolta delude le aspettative: un'ora di infuriatissimo thrash tedesco piove sul Live Club come un temporale, provocando mosh continui e violentissimi. Mike e Vaaver infuriano sui loro strumenti come dei forsennati, per spingere il più possibile sul pedale della violenza sonora: così, tra un'invettiva e un'altra dello storico frontman, ci piovono addosso sia i pezzi dell'ultimo "Spiritual Genocide" che i grandi classici come "Nailed to the cross" e "Bestial invasion". La show prosegue liscio in un intrecciarsi di killer tracks devastanti, toccando il climax con "Hate is my fuel" e la conclusiva "Curse the gods". Divertente anche il siparietto prima dell'encore con il pubblico che canta gli auguri a Mike che compie gli anni proprio il giorno del festival! Il grandissimo Schmier, a fine esibizione, dice che è fantastico poter suonare in un festival con così tanti generi e impone ai thrashers più intransigenti di non abbandonare il Live e fermarsi a vedere gli Uriah Heep! Un'ottima e divertentissima esibizione: cosa farà la leggendaria band hard rock americana all'alba delle 23.30?

- Uriah Heep -

Un commento su tutti: "WOW!". Personalmente l'esibizione degli Heep mi è piaciuta moltissimo, anche nonostante la scaletta che prevedeva almeno due pezzi per album dai tre dischi che John Lawton, per l'occasione tornato al microfono, registrò negli ultimi 70's. Con una formazione un po' rimaneggiata anche per la mancanza di Trevor Bolder, rimasto a casa per problemi di salute, i nostri riescono comunque a tirare un sacco con brani come "I'm Alive" e "Sympathy", prima di darsi ai grandi classici. Partono infatti "Gipsy", "Look at yourself" e "Stealin'", che riscuotono subito un grande consenso del pubblico, sia giovane sia anzianotto, rimasto ad ascoltare quarant'anni di storia del rock. Mick Box come al solito non esita a fare tamarrate assurde con la chitarra, dimostrando che la classe non è acqua...
Ovviamente il pubblico esplode non appena attacca la leggendaria "Lady in black" seguita dall'immancabile encore "Easy livin'", alla quale la band fa salire sul palco delle ragazze a scatenarsi... Insomma, una prestazione di pura classe ed esperienza: nessuno dei musicisti ha sfigurato nell'ora e passa di live a tarda nottata, e il pubblico ha risposto positivamente sentendosi coinvolto fino alla fine.

 

Mi sento di ringraziare fortemente sia il Live Club che la Eagle Booking per la loro (come al solito) gentilezza e disponibilità, senza contare l'organizzazione che ha permesso che tutto andasse liscio anche quando c'è stato un guasto alla rete idrica che ha fatto scoppiare i bagni del locale! E soprattutto auguri ai nostri colleghi di Metalitalia.com e complimenti per essere riusciti a tirare in piedi una macchina così ben congegnata.

Rock'n'rooooll!

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