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Qualche mese fa, prima dell'uscita di The Last Stand, ultima fatica in studio degli svedesi Sabaton, mi era capitato di fare una chiacchierata col loro leader Joakim Brodén. A distanza di mesi mi ritrovo al Live Club di Trezzo sull'Adda, grazie alla KezzMe!, per intervistare invece un altro membro della band: il chitarrista Chris Rörland, unitosi agli svedish pagans ormai quattro anni fa. La chiacchierata è stata molto interessante, come leggerete, perché non si è solo parlato dei Sabaton, ma anche della persona che avevo di fronte, dei suoi sogni e della sua vita. Buona lettura!

D. Ciao Chris e grazie del tempo che ci stai dedicando! Come sta andando il tour di supporto a The Last Stand? È fantastico vedere voi e gli Accept sullo stesso palco.
R. Ciao e grazie a voi! Il tour sta andando alla grande, e avere gli Accept con noi è fantastico: sono persone stupende, così come i Twilight Force. Al momento però siamo tutti ammalati quindi ti consiglio di starmi un po' lontano! *ridiamo*
D. Parlando del disco: sei entrato nei Sabaton nel 2012. Com'è stato lavorare con calma alla scrittura del nuovo disco? Ti sei sentito più a tuo agio rispetto a quando sei entrato mentre Joackim e Pär scrivevano Heroes?
R. Assolutamente. Quando registrammo Heroes fu tutto un turbine e dovetti lavorare a ritmi serrati. Questa volta, invece, abbiamo avuto più tempo per rilassarci e pensare bene a come comporre: ho anche scritto una canzone insieme a Joackim. Sicuramente quello che mi ha più aiutato è stata la comunicazione tempestiva con Peter Tagtgren, che mi ha aiutato sull'espressività degli assoli e di alcuni riff. Mi sono fidato molto del nostro produttore, tanto da chiedergli spesso se secondo lui determinati pezzi andassero bene o meno... E spesso venivo rimbeccato! *ride*
D. Poi Peter, avendo già lavorato con i Sabaton, sa esattamente come deve suonare un loro disco.
R. Sicuramente, nelle registrazioni di Heroes averlo mi ha aiutato tantissimo. E poi lavorare con una leggenda come lui per uno come me è stato come dire "wow!", anche se ti posso assicurare che è stato molto severo: a volte ho dovuto riscrivere gli assoli anche cinque o sei volte perché c'era sempre qualche sfumatura che non gli piaceva.
D. Praticamente come un insegnante di arti marziali! *ridiamo*
R. Esatto, ma molto più arrabbiato!

D. Visto che ormai hai due album di esperienza: com'è lavorare alle parti di chitarra in una band che basa molto il suo sound sui cori e le tastiere?
R. È difficile ma divertente. Trovo ancora alcune difficoltà ad abituarmi al sound dei Sabaton, visto che vengo dal death metal, anche se in realtà sono cresciuto ascoltando power. Ciònonostante piano piano ci ho preso la mano e ho cominciato anche ad abbracciare stili differenti dal mio, crescendo anche come chitarrista. Poi, amando il suonare live, ti lascio immaginare quanto sia esaltante per me suonare con una megabatteria dal vivo, sentire tutti i cori che si intrecciano con i miei assoli e vedere persino i fuochi d'artificio!
D. Infatti penso che per te sia stato assurdo passare da un giorno all'altro a suonare con i Sabaton, per esempio, headliner a Wacken, suonando davanti a 70.000 persone!
R. Sicuramente, ma mi è anche servito a crescere come chitarrista. D'altronde, venendo da una tecnica quasi dream theateriana, cambiare così radicalmente mi è servito per aggiungere maggiori emozioni al mio stile... E poi è divertente! Adesso, dopo Heroes, ho anche provato a mettere qualcosina di shredding e Joackim sembra aver gradito molto.

D. Com'è lavorare con il vostro nuovo acquisto, Tommy Johansson?
R. Fantastico! È una persona che viene dal PROFONDO NORD *ridiamo* ed è molto divertente, sia come persona che come musicista con il quale suonare. Dopo questo tour vedremo come ce la caveremo insieme in studio.
D. Questa tua risposta mi fa venire in mente che una delle cose che si notano di più, guardando i Sabaton da fuori, è questa sensazione che siate tutti una grande famiglia.
R. Certo, il nostro spirito di squadra è ciò che sta alla base della nostra musica. Anche i membri della crew si sentono parte di questo, perché al contrario di altre band viaggiamo tutti sullo stesso tour bus!

 

 

D. Tornando un attimo all'argomento di prima, mi hai già più o meno detto quali sono le tue principali influenze musicali...
R. Aggiungo anche Iron Maiden e Blind Guardian! Le mie due band preferite, di cui ti posso assicurare che ho tutto, compresi vinili e cassette... Adoro collezionare cose, se non si fosse capito! *ridiamo*
D. Bene, ti confesso che queste domande le ho scritte più per te che per fare domande in generale sui Sabaton, quindi volevo chiederti: com'è stato passare dai Nocturnal Rites ai Sabaton? Ti ha cambiato la vita come cosa?
R. Sicuramente si: come chitarrista in primis, perché il mio predecessore è uno dei migliori che io conosca in Svezia. Venendo proprio al cambio di band: non è stato così un grosso cambiamento, visto che ci era già capitato di suonare insieme in diverse occasioni. Li conoscevo sin da prima, quindi per me è stato quasi un passaggio naturale, non come un semplice sessionist. La cosa pazzesca è la quantità di shows che stiamo facendo: quello mi ha cambiato davvero. Siamo costantemente in tour e non ho più una vita privata!
D. Infatti la cosa che volevo chiederti è se ogni tanto è stressante una vita del genere!
R. Guarda, fisicamente sicuramente, ma emotivamente invece sono sempre felice! Essere su un palco a suonare è sempre stata la cosa che ho desiderato di più sin da bambino, che di fronte al palco ci fossero 50 persone o 50000. Per me l'importante è sempre stato suonare dal vivo.
D. ... Ma ogni tanto rivorresti la tua vita primata! *ridiamo*
R. Si ogni tanto mi manca stare a casa o anche solo vedere la mia ragazza! Ti stanchi in tour, specialmente quando tutti si ammalano o quando attraversando le alpi ti si tappano le orecchie e non senti più niente... Ma lo dobbiamo fare.
D. Ma è divertente e quindi si fa!
R. Assolutamente si. A volte ci si annoia durante il giorno, perché magari si fa solo il soundcheck e non si fa nient'altro... Per quello sono contento che qualcuno mi intervisti *ridiamo*
D. E a volte, come oggi, siete troppo lontani dal centro città per quantomeno visitarlo!
R. Esattamente, a volte capita, altre volte no. Ma va bene così, spesso cerchiamo di organizzare anche le sessioni di autografi.

D. Parlando di te proprio come musicista: hai in mente qualcosa come un progetto solista per il futuro?
R. Eheheh, ci sto lavorando proprio in questi mesi! A dire la verità sono due: uno è giusto per divertimento e sarà una cosa hard rock/sludge ispirata da Marylin Manson e Rob Zombie, l'altro sarà un disco symphonic death metal. Sarà sicuramente un mix di diversi stili e generi musicali che mi piacciono e come tematica userò le trame dei film horror! Tra l'altro sarà una one man band: suonerò tutto quanto, inclusa la tastiera col sintetizzatore per fare le parti orchestrali... Canterò e disegnerò pure la cover dell'album! Se poi non sarò soddisfatto del risultato a quel punto mi rivolgerò a qualche produttore, magari proprio a Peter.
D. Avrai tempo per lavorarci dopo questo tour?
R. Si, sicuramente ci fermeremo un po'. Un po' di ispirazione sono riuscita a prenderla durante gli ultimi viaggi e al momento ho già dieci canzoni all'attivo. Spero di riuscire a pubblicarlo già quest'anno!

D. Siamo agli sgoccioli e ti faccio una domanda che mi piace porre abbastanza spesso: qual'è il palco dove ti sei divertito di più a suonare?
R. Cavolo, domanda difficilissima! Allora... Direi che il palco più assurdo su cui ho suonato con i Sabaton è sicuramente stato Woodstock, perché non avevo idea che saremmo stati ripresi e nemmeno che l'area concerti avesse una capacità di un milione di persone! Quella è stata una cose più fighe che abbia mai fatto nella mia vita. Ovviamente la seconda è stata Wacken, perché quando ero un bambino guardavo un sacco di dvd e mi dicevo "prima o poi arriverò anche io su quel palco!". E così è stato: ce l'abbiamo fatta e anche da headliner! Con i Sabaton ho suonato in tanti posti, ma quelle due date sono state qualcosa di favoloso.
D. C'ero anche io al Wacken... Ricordo benissimo la quantità di gente che faceva crowd surfing durante la vostra esibizione!
R. *ride* ogni volta che suono in un festival così penso un po' a voi poveracci che state lì sotto, poi a quel Wacken, col fango e col freddo!! *ridiamo*

D. Ti lascio con l'ultima domanda: in questi anni di odio e diffidenza verso il prossimo, lanciato soprattutto da politici e figure pubbliche, pensi che l'heavy metal sia ancora un mezzo possibile per unire le persone?
R. Ci spero: voglio dire, la musica è sempre stata qualcosa che ha unito le persone. Spero che l'heavy metal possa farlo, anche se esistono ancora un sacco di bigotti che sostengono che sia una musica da adoratori di Satana, da guerrafondai o da omicidi, specialmente la nostra! Spesso ci tocca rispondere che non cantiamo di queste cose, ma di persone che hanno dato la vita per qualcosa di più grande. Il nostro obiettivo dev'essere proprio far in modo che questi preconcetti spariscano: prima o poi capiranno che siamo solo persone pacifiche con cui si può tranquillamente bere una birra in giro!
D. Ti ringrazio Chris, buon concerto per dopo!
R. Grazie a voi!

Live report della serata qui.

Pubblicato in Interviste

Built to Tour 2017 @ Live Club (29/01/2017)

Domenica, 12 Febbraio 2017 21:25

Ultima serata all'insegna del power teutonico per chiudere la settimana finale di gennaio. Al Live di Trezzo, dopo il passaggio dei Sabaton supportati dagli storici Accept, arrivano gli Hammerfall nel tour di promozione del nuovo Built To Last, supportati dall'ironia dei Gloryhammer e dal power neoclassicheggiante dei Lancer.

Sono proprio i giovani svedesi sotto contratto con la Nuclear Blast ad aprire le danze, con un power che si rifà principalmente ai grandi guitar heroes nordici. Lo show dei Lancer non è nulla di particolarmente originale, un po' come quello dei Victorious di venerdì, ma si lasciano ascoltare alla grande come qualunque gruppo tedesco/svedese. I pezzi sono tratti principalmente dal nuovo Mastery, discreto lavoro che si rifà appunto a gente come Malmsteen senza dimenticare di citare altri grandi esempi come gli Edguy. Uno show discreto che è servito principalmente a scaldare un po' gli animi in attesa dei piatti forti della serata.

Quando salgono sul palco i Gloryhammer un boato si alza dalla folla. L'ultima volta che vidi il progetto di Chris Bowes degli Alestorm fu proprio qui al Live, insieme agli Stratovarius: da quel concerto la scaletta non è variata molto, presentandoci i pezzi dall'ultimo Space 1992: Rise of the Chaos Wizard e qualcosa dal debut album. C'è da dire, però, che la band dal vivo ha sempre un tiro allucinante, così che il pubblico si ritrova a cantare a squarciagola Legend of the Astral Hammer, Angus McFife e l'immancabile dance di Universe on Fire. I Gloryhammer sono brutti come la fame, ma i loro concerti fanno sempre spanciare dal ridere: non mancano interazioni con il pubblico e l'intermezzo dove si spiega che il chitarrista è "il Re della California" (sa molto di Lucarelli). Insomma: un ottimo gruppo spalla in questa serata di puro power metal.

Setlist:

  1. Rise of the Chaos Wizards
  2. Legend of the Astral Hammer
  3. Hail to Crail
  4. Questlords of Inverness, Ride to the Galactic Fortress!
  5. The Hollywood Hootsman
  6. Angus McFife
  7. Universe on Fire
  8. The Unicorn Invasion of Dundee

Quando le luci del palco si abbassano per far entrare gli Hammerfall il pubblico è ovviamente caldissimo: la band irrompe sul palcoscenico con Hector's Hymn e già il mosh prende il sopravvento, con gente che fa crowd surfing e chi invece si lancia in un headbanging furioso. Dal canto mio, avendoli visti un paio d'anni fa più o meno sempre in questo periodo, mi godo il concerto nel pit. Ovviamente gran parte della setlist è dedicata ai brani dell'ultimo album Built to Last, mentre il restante ai grandi classici. A far da contorno a questo concerto il bellissimo palco allestito dai tecnici, che richiama la copertina dell'ultima fatica in studio, e le solite chitarre custom made di Oscar, che anche questa volta non perde l'occasione per fare il tamarro. Momenti salienti dell'esibizione sono sicuramente stati il medley dedicato a Glory to the Brave e la title track dello stesso, per non parlare degli encores con Hammer High (dall'ultimo album), Bushido e l'immancabile Hearts on Fire, diventato ormai il pezzo più famoso del combo.

Si può dire quello che si vuole sugli ultimi dischi della band, ma dal vivo gli Hammerfall restano assolutamente inattaccabili e meritano sicuramente di essere visti, così come gli scemissimi Gloryhammer. La fine della settimana concertistica di fine gennaio è sicuramente stata gradita anche a tutte le facce che ho rivisto nelle varie giornate, facendomi pensare che dopotutto il power ha ancora qualcosina da dire.

Setlist:

  1. Hector's Hymn
  2. Riders of the Storm
  3. Bring It!
  4. Blood Bound
  5. Any Means Necessary
    Renegade
    Dethrone and Defy
    Crimson Thunder
    Last Man Standing
    Let the Hammer Fall
    Built to Last
    Medley to the Brave
    The Dragon Lies Bleeding
    Glory to the Brave
    Origins
    Punish and Enslave

Encore:

  1. Hammer High
  2. Bushido
  3. Hearts on Fire
Pubblicato in Live Report

The Last Tour @ Live Club (27/01/2017)

Martedì, 31 Gennaio 2017 15:52

Una serata di vecchio e nuovo heavy metal quella che si è svolta il 25 gennaio al Live Club di Trezzo. Il sottoscritto, per l'occasione, oltre a scrivere le righe che vi apprestate a leggere, ha anche intervistato il buon Chris Rörland, ascia solista dei Sabaton e fatto le foto durante il live. Insomma una giornata abbastanza impegnativa per questa tripletta iniziata con i tamarrissimi Twilight Force, sfociata negli storici Accept e finita con il "war metal" dei Sabaton.

La serata parte molto bene con i sopranominati Twilight Force, zarrissimo gruppo di gente vestita da elfo dedito a un power superbecero, il tutto, ovviamente, in senso buono. C'è persino chi è venuto solo per loro, cosa che non mi stupisce data la "stupidità" della proposta musicale.

I pezzi del nuovo Heroes of Mighty Magic (citazione non poco velata al famoso videogioco?) tirano un sacco e, nonostante siano letteralmente costretti a suonare a bordo palco, Chrileon e soci dimostrano di riuscire a tenere un pubblico che alle 19.30 è già numerosissimo. Con tanta gaiezza e buonumore, i Twilight Force riescono a far sorridere persino i metallari più musoni, dimostrando che il power metal ha ancora qualcosina da dire.

Inutile dire che il sottoscritto era al Live quasi unicamente per gli Accept. Dopo averli visti 2 anni fa sempre nello stesso luogo, ma da headliner, ero curioso di vedere se la nuova line-up avrebbe retto il confronto con i vecchi musicisti che ne hanno plasmato la storia.

C'è da dire che le mie aspettative non sono state per nulla deluse: Uwe Lulis e Christopher Williams reinterpretano perfettamente i pezzi sia dei nuovi album (aprono con Stampede e Stalingrad, e io già ero proiettato verso una dimensione fatta di corna e headbanging) che delle vecchie glorie. Quando partono London Leatherboys, Fast as a Shark, Princess of the Dawn e Metal Heart il Live è letteralmente in visibilio e c'è persino chi non disdegna i pezzi nuovi come Teutonic Terror.

Per motivi di tempo (i tedeschi hanno solo 1 ora per esibirsi) non ci sono intermezzi tra una canzone e l'altra: soltanto 60 minuti di buon vecchio heavy metal sparato in faccia. Inutile dire qualcosa su Wolf Hoffmann, che reputo essere uno dei migliori chitarristi di sempre, così come su Peter Baltes e l'ormai colonna portante Mark Tornillo, che come al solito si presenta con i suoi occhialetti da sole alla Ozzy Osbourne.

Non può mancare ovviamente Balls to the Wall in chiusura, con un live che esplode nel coro finale facendo la gioia dei fan più anziani di età. Continuo a sostenere che gli Accept siano di un altro pianeta e che vadano assolutamente visti dal vivo.

Setlist:

  1. Stampede
  2. Stalingrad
  3. Restless and Wild
  4. London Leatherboys
  5. Final Journey
  6. Princess of the Dawn
  7. Fast as a Shark
  8. Metal Heart
  9. Teutonic Terror
  10. Balls to the Wall

Quando è il momento degli headliner mi prendo un attimo per traslocare la mia roba, perché avevamo l'ordine tassativo di uscire dal pit dopo la sessione fotografica. I Sabaton irrompono sul palco con l'ormai conosciutissima Ghost Division, per poi suonare un po' di pezzi dall'ultima fatica The Last Stand.

Il morale del quintetto svedese è al top nonostante siano tutti mezzi influenzati e stanchi per un tour davvero mastodontico, così lo show si trasforma ogni tanto in cabaret, con il nuovo acquisto Tommy Johansson che studia e parla italiano. Non possono quindi mancare Swedish Pagans e Carolus Rex, per non parlare di una graditissima Union (Slopes of St. Benedict) direttamente da The Art of War.

Joackim e soci hanno sempre voglia di scherzare col pubblico, ma quando si tratta di tributare le vittime dell'Olocausto Nazista, dopo un divertente siparietto basato su una tastiera montata al volo sul palco e suonata da Tommy, la versione acustica di The Final Solution viene accolta con un boato dal Live Club, che la segue e la canta con grande trasporto.

Io sono lì più che altro per i vecchi pezzi, ma vengo accontentato anche con Resist and Bite e Night Witches, suonate l'una di fila all'altra. Il pubblico non dà nemmeno la possibilità di rientrare nel backstage agli svedesi, che così si lanciano sugli encores con Primo Victoria, la nuova Shiroyama e To Hell and Back, sancendo la fine dello show.

Ha fatto comunque molto piacere vedere molti giovani avvicinarsi per la prima volta alla musica degli Accept dopo essere stati in mezzo al pubblico aspettando i Sabaton, anche se personalmente ho preferito lo show dei tedeschi rispetto a quello degli svedesi. Comunque è stata una gran serata all'insegna dell'heavy metal: ora aspettiamo di vedere cosa succederà dopo questo The Last Tour.

Setlist:

  1. The March to War
  2. Ghost Division
  3. Sparta
  4. Blood of Bannockburn
  5. Swedish Pagans
  6. The Last Stand
  7. Carolus Rex
  8. Union (Slopes of St. Benedict)
  9. The Lion From the North
  10. The Lost Battalion
  11. Far from the Fame
  12. The Final Solution (Acoustic version)
  13. Resist and Bite
  14. Night Witches
  15. Winged Hussars

Encore:

  1. Primo Victoria
  2. Shiroyama
  3. To Hell and Back

Gallery completa qui.

Pubblicato in Live Report

E ci siamo finalmente, erano mesi che aspettavo questa data, carico anche per l'euforia data dal nuovo, strabiliante album degli Epica “The Holographic Principle”, e non vedevo l'ora di arrivare al Live Club di Trezzo sull'Adda, famosissimo locale, spesso tappa obbligata per le bands che vengono a punzecchiare il nostro Paese con i loro concerti. E quindi mi trovo davanti ad un corteo di gente già in fila, in attesa di una serata che si preannuncia magica!

Ed infatti, già dalle prime note suonate nell'ampio salone del locale, si percepisce l'intensità e la magnifica atmosfera che poco dopo i Beyond the Black andranno a creare con il primo brano da loro eseguito, cioè quel “Lost in Forever”, che segue a ruota la intro molto accattivante. Conoscevo solo di nome questa band tedesca, nuova leva di un Symphonic con spesso elementi Alternative, che sa tanto di Whitin Temptation, quanto di Xandria e Lacuna Coil, perfettamente amalgamati tra di loro e devo dire che mi lascio trasportare dalla voce e dal visetto delizioso della singer Jennifer Haben, attraverso brani piacevoli come “Our little time” e un titolo pacchiano e stra-usato come “In the shadows”, che nonostante tutto si fanno ascoltare e deliziano i presenti. Io aspetto un pochino in più e mi abbandono al “cullante” ritornello di “Shine and Shade”, che riesce a conquistarmi, tanto che mi dispiace che la seguente “Running to the edge”, sia l'ultimo brano eseguito dai Beyond the Black che così si congedano sulla raffica di applausi del pubblico del Live Club e devo dire, che se li sono meritati, anche se con soli sei brani eseguiti.

Ma la notte è giovane e dopo questa riscaldata iniziale di una band giovane ed alle prime armi, è tempo di fare sul serio: Un telo nero viene calato e il logo “PX” dei Powerwolf inizia a sventolare davanti al palco. Il pubblico non riesce a mantenere le urla e le mani si alzano al cielo, fino a che le luci calate, non tornano a brillare sull'entrata in scena di Attila e co. “Blessed & Possessed” apre le danze. L' impatto visivo è grandioso, i faccioni dipinti dei lupi tedeschi non nega la spettacolarità, così come la grande presenza scenica del vocalist, con tutta la sua potenza vocale. I fratelli Greywolf, i due axemans del gruppo, non trovano pace in un punto del palco e grande è l'energia che trasmettono andando avanti nella serata, con brani come “Army Of The Night” che segue immediatamente l'apertura, “Amen & Attack”; “Coleus Sanctus”, la curiosa “Dead Boys Don’t Cry”, che tanto richiama altri brani di “The Curiana” memoria, e “Sacred & Wild”. Ogni brano viene accompagnato dal coro del pubblico che grida a gran voce “Powerwolf, Powerwolf!” e così Attila si diverte a far cantare i presenti, su vocalizzi inventati sul momento, con scale e cambi di intonazione fulminei, cosa che prosegue anche con “In The Name Of God (Deus Vult)” e “Armata Strigoi”. Dopo l' entusiasmante “Werewolves of Armenia”, un punto da evidenziare è sicuramente il momento che precede uno dei brani più divertenti ed amati dei Powerwolf, quando Attila ci parla del Natale da poco passato e della nascita di Cristo, ci ricorda che i cristiani, sono soliti festeggiare la sua resurrezione, ma che noi siamo qui stasera, per celebrare un'altra resurrezione “Resurrection by Erection” ed il delirio del pubblico è totale! Resta solo il tempo di coccolare ancora i presenti con “Lupus Dei”; “Sanctified With Dynamite” e “We Drink Your Blood”, che la spettacolare performance dei Powerwolf giunge al termine tra gli applausi ed i cori del pubblico, mai sazio.

Ed eccoci finalmente al momento più atteso, ancora carichi e pieni di hype, le luci calano ancora una volta ed è “Eidola” ad accogliere le urla dei fans. Tra la spettrale cantilena con la voce di una bambina, i ragazzi degli Epica finalmente prendono il loro posto sullo stage, facendo partire il riffing smorzato ed accattivante che fa tremare le pareti dei Live Club, ma ovviamente, ciò che tutti attendevano è la suadente voce della regina, la vera dea della serata, Simone Simons, che entra alcuni secondi dopo gli altri, con il sussurro iniziale di “Edge of the Blade”, e la sua fluente chioma rossa, attira l'attenzione di tutto il pubblico che l'accoglie acclamandola, con urla ed applausi. Immediatamente dopo, ancora storditi ed increduli dalla vista dei propri beniamini sul palco a pochi metri da loro, il pubblico canta e sbatte la testa su “A Phantasmic Parade” e quando ci sembra che la maggior parte dei brani saranno dedicati al nuovo album, ecco che è una vecchia chicca e sorprenderci, cioè “Sensorium”. Il vestito a strisce della meravigliosa singer, è abbagliante, attira lo sguardo e ci costringe ad abbandonarci a cotanta celestiale visione, quando Simone fa ruotare i suoi capelli di fuoco sull' intro di “Divide And Conquer”, altro brano notevole dell'ultima fatica in studio degli olandesi, che contribuisce non poco ad aumentare lo spessore dell'album stesso. Si fa ancora qualche passo indietro con “Storm the Sorrow”, direttamente da quel capolavoro tanto amato che odiato dai fan che è “Requiem for the Indifferent”, di sicuro una pietra fondamentale per gli Epica, su cui mettere le fondamenta per la nuova era del gruppo, con i nuovi due pilastri che sono “The Quantum Enigma” e il fratello “The Holographic Principle”, due album che a detta dello stesso Mark Jansen, sono strettamente collegati tra loro, pur essendo due lavori a se stanti. Ed è proprio da “The Quantum Enigma” che i nostri sfornano una “The Essence Of Silence”, meravigliosa, che carica e fa sbattere la testa, e dopo il primo singolo rilasciato dall'album precedente, Simone si prende una piccola pausa, lasciando il pubblico in buone mani, con la lunga parte strumentale di “The Obsessive Devotion” e fa riposare le corde vocali per il capolavoro “Ascension – Dream State Armageddon” che ci riporta nella tracklist del nuovo album. Seguono a ruota “Dancing In A Hurricane” e “Unchain Utopia”, prima della totalmente inaspettata “Cry for the Moon”, che manda letteralmente in delirio i fans. Un brano quasi “dimenticato”, ma sempre amato e richiestissimo dal seguito degli Epica durante gli show, che questa volta viene eseguito quasi a sorpresa. Una piccola pausa per tutta la band che si concede un momento per tirare il fiato, e poi è il momento della chiusura. L'ultima parte inizia con “Sancta Terra” e tutti iniziano a saltare insieme a Simone ed al suo corpo da statua greca, sul ritornello di “Beyond the Matrix” e Mark chiede un Wall of death che in parte si realizza, sulle note in chiusura di “Consign to Oblivion”. Il tempo dei saluti finali, quando dei fans regalano disegni e bandiere alla band che accetta di buon gusto, e poi tutto si conclude con la ormai consueta, foto di fine show. Quando la band si ritira dopo l'inchino, mandando baci al pubblico, le luci si alzano ed è veramente la fine. Una serata magnifica e divertentissima, che ha rallegrato i presenti e contribuito a sfamare la nostra voglia continua di buona musica e buon metal. Un ringraziamento speciale va all'organizzazione del Live Club di Trezzo sull' Adda, per aver permesso una serata impeccabile, come sempre quando ospita guests di tale livello, e alla nostra amica Pamela della Kezz Me, per essersi impegnata per farci avere tutti i permessi necessari! Alla prossima!

 

Anthony

 

BEYOND THE BLACK Setlist:

 

1- Intro

2- Lost In Forever

3- Our Little Time

4- In The Shadows

5- Shine And Shade

6- Running To The Edge

 

POWERWOLF Setlist :

1- Blessed & Possessed

2- Army Of The Night

3- Amen & Attack

4- Coleus Sanctus

5- Dead Boys Don’t Cry

6- Sacred & Wild

7- In The Name Of God (Deus Vult)

8- Armata Strigoi

9- Werewolves Of Armenia

10- Resurrection By Erection

11- Lupus Dei

12- Sanctified With Dynamite

13- We Drink Your Blood

 

EPICA Setlist:

1- Ediola

2- Edge Of The Blade

3- A Phantasmic Parade

4- Sensorium

5 -Divide And Conquer

6- Storm The Sorrow

7- The Essence Of Silence

8- The Obsessive Devotion

9- Ascension – Dream State Armageddon

10- Dancing In A Hurricane

11- Unchain Utopia

12- Cry For The Moon

13- Sancta Terra

14- Beyond The Matrix

15- Consign To Oblivion

Pubblicato in Live Report

Faccia a faccia con le chitarre dei Saxon!

Martedì, 27 Dicembre 2016 21:02

Da live reporter ho incontrato un bel po' di artisti di buon livello, passando dal metal classico a quello estremo, ma mai mi era capitato di incontrare due vere leggende come Paul Quinn e Doug Scarrat così da vicino: le leggendarie asce dei Saxon. Grazie a Eagle Booking e KezzMe! ho avuto la possibilità di avere con loro una breve intervista durante la loro tappa al Live di Trezzo sull'Adda. Buona lettura!

D: Ciao Paul, ciao Doug, benvenuti sulla nostra webzine, è un piacere avervi qui! Come sta andando il tour di supporto a Battering Ram? A parte queste due date italiane siete accompagnati dalle Girlschool: si tratta di un tributo a Lemmy?
Paul: Certo, siccome eravamo tutti amici abbiamo deciso di fare insieme questo tour.
Doug: Ho perso il conto di quanti concerti abbiamo fatto da quando il disco è uscito... E siamo già al lavoro su nuovo materiale!

D: A tal proposito: come procedono i lavori? Ho letto che dovrebbe uscire in estate 2017.
Doug: Abbastanza bene, siamo molto avanti con i lavori!
Paul: Anche se in realtà non abbiamo ancora registrato nulla...

D: Lavorerete ancora con Andy Sneap?
Paul: Assolutamente, ormai è come se fosse il sesto membro dei Saxon... Senza contare che è sia produttore che musicista, quindi capisce bene quelli che possono essere i problemi legati alla scrittura di un riff. A volte ci ha persino dato delle dritte sulla batteria!

D: Proprio a proposito di come componete: dopo tutti questi anni di carriera come fate a far saltare fuori sempre riff graffianti ed efficaci?
Paul: In realtà prendo la chitarra e suono! Con tutti gli errori e le stonature del caso. A volte c'è del materiale che tiro fuori che potremmo definire... Neoclassico? *ridono*

D: So che nel nuovo disco ci sarà una canzone su Lemmy. Considerato come è stata questa annata per la nostra musica: come vi sentite?
Paul: Ti dirò, personalmente mi sento abbastanza sereno. Ogni morte è parte della vita, anche se come ben sappiamo Lemmy era amato da molti, non solo da noi cinque.
Doug: Anche se molti dei nostri idoli se ne sono andati, e mi vengono in mente in particolare David Bowie e Chris Squire, andiamo avanti suonando la musica che noi tutti amiamo. Forse è questo che tiene in vita la leggenda!

D: Cosa ne pensate dell'attuale crisi che la nostra musica sta vivendo? E di questo revival un po' blues di questi ultimi anni?
Paul: Sinceramente sono contento che queste sonorità stiano tornando di moda! *risate*
Doug: Penso che ogni genere musicale abbia una specie di ciclo vitale... Alla fine qualcos'altro esce dalle ceneri di quel che è stato prima. Molta della musica che conosciamo è nata copiando qualcos'altro, e questa non è necessariamente una brutta cosa. Penso che più che un morire... È un rinascere, uno spogliarsi di qualcosa che c'era prima per riavere qualcosa di nuovo. Non è necessariamente una copia e una cosa certa è che il rock e il metal non sono mai morti, hanno solo avuto degli alti e dei bassi.

D: Quindi come vi ponete di fronte a quelle band di giovani che cercano a tutti i costi di imitare la produzione anni 80'? Non è un po' strana come cosa?
Paul: In realtà penso che sia una bella cosa provare ad avere una produzione un po' più "lo-fi". Non penso che ci sia nulla di sbagliato: alla fine ciò che conta, che la tua produzione sia in un modo o nell'altro, l'importante è che tu scriva una bella canzone. Se scrivi una bella canzone questa vince sempre. Pensiamo anche a gente tipo i Pink Floyd o gli Wishbone Ash: anche i loro primi dischi non avevano una produzione eccelsa, per essere gli anni 70', la loro musica è diventata immortale. Io, che ascolto molto prog, sono per esempio un fan dei Flower Kings, che hanno una superproduzione, ma scrivono sempre le canzoni giuste!
Doug: Vero, per esempio mi viene in mente che il primo album che mio foglio ebbe quando aveva 14 anni fu The Dark Side of the Moon. Nonostante la batteria avesse uno strano effetto, nonostante potessero esserci tutti gli errori del caso, sono dischi che hanno fatto la storia. E non importano le influenze e nemmeno quanto il suono sia curato all'interno di quei dischi. Io stesso, ultimamente, ho ricominciato ad ascoltare dei vecchi vinili degli anni 70' che avevo a casa e... Wow! Li ho trovati ancora perfetti sotto molti punti di vista.
Paul: Anche se la batteria ha quel sono ovattato e strano!

D: Ho visto i Saxon dal vivo parecchie volte e con molto piacere noto che vi piace suonare spesso Battalions of Steel, che è uno dei miei vostri pezzi preferiti nonostante arrivi da un album recente (Into the Labyrinth del 2009 nda). Come mai la suonate così spesso?
Paul: L'ultima volta che l'abbiamo suonata sono stato io stesso a chiedere agli altri di metterla! Io e Biff l'abbiamo scritta ricordandoci di una volta in cui eravamo in Francia a visitare le cattedrali: il suono delle campane era talmente assordante da coprire qualsiasi cosa. È lì che ho conosciuto la mia fidanzata di allora, per questo mi piace così tanto! *ridiamo*

D: Ok, siamo in chiusura e vi lascio con un ultima domanda: pensate ancora che il rock e il metal possano essere musiche di ribellione contro una società opprimente?
Paul: Penso che questi tipi di musica siano una sorta di evasione dalla realtà per le persone. Anzi, qualunque tipo di musica è ribellione ed evasione per chi la ascolta.
Doug: Tutto sommato non credo più che in realtà l'heavy metal rappresenti ancora quello che era una volta... Non saprei, sono successe tante cose. Credo che, alla fine, questa sia una domanda a cui dovrebbero rispondere dei fan, più che dei musicisti!
D: Grazie, vi ringrazio per il vostro tempo e... Ci vediamo durante il concerto!

Potete leggere qui il live report della serata.

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Saxon + Overtures @ Live Club (14/12/2016)

Lunedì, 19 Dicembre 2016 14:44

Quale modo migliore di chiudere questo anno concertistico se non con un live degli inossidabili Saxon? Mancando dai miei timpani da ormai due anni, qualche giorno fa mi sono diretto verso il Live Club di Trezzo per assistere alla calata della band inglese in supporto al loro ultimo album Battering Ram. Oltre a trovare un sacco di nebbia e freddo, sono anche riuscito a intervistare Paul Quinn e Doug Scarrat; intervista che potete leggere cliccando qui.

Diciamo subito una cosa: sono uscite diverse polemiche per questa data, dovute soprattutto all'assenza delle supporter Girlschool, che avrebbero dovuto aprire la serata ma hanno dato avviso di assenza non con troppo anticipo, scatenando l'ira di chi aveva comprato i biglietti per entrambe le band. Per quanto mi sia dispiaciuto (non ho mai visto la all female band dal vivo) non me la sento di incolpare nessuno, anche perché pare ci siano stati seri motivi di fronte a questa dolorosa scelta.

Tolto questo dubbio cominciamo a dire subito che la band chiamata come supporto, gli Overtures, ha fatto assolutamente un'ottima figura di fronte a un Live Club già abbastanza gremito. I ragazzi li avevo già visti in azione allo Spaziorock.it festival, ma qui cambia tutto: 40 minuti di scaletta consentono ai nostri anzitutto di essere più rilassati e meno di fretta, per poi poterci proporre molto più del loro prog/power soprattutto dall'ultimo Artifacts. È stato sicuramente un ottimo show con una bella atmosfera, tanto che alla fine, quando Michele Guaitoli ha fatto un discorso sulle ragioni della loro presenza in merito all'assenza delle Girlschool, qua e là si è sentito anche un "Bravo!", segno di come nonostante tutto abbiano tutti apprezzato lo sforzo del sestetto. Persino un mio conoscente, non avvezzo a queste sonorità più moderne, a fine concerto mi ha preso da parte per dirmi che gli erano piaciuti molto.

Quando arriva il turno dei Saxon il locale è bello pieno e sin dalle note di It's a Long Way to the Top degli AC/DC, usata come intro, capiamo che stiamo per rivedere una vera e propria leggenda della NWOBHM. Con la title-track dell'ultimo album gli inglesi mettono subito in chiaro come stanno le cose: avranno sessant'anni per gamba, ma spaccano ancora come se ne avessero 20. Il concerto prosegue con Sacrifice, dalla penultima prova in studio, per poi andare ovviamente a pescare a piene mani dai primi album della band, con Heavy Metal Thunder, Solid Ball of Rock e una inaspettata Stand Up (and be counted). Il Live è in visibilio: da quando erano passati di qua l'ultima volta sono passati ormai 7 anni e questo non fa che aumentare l'esaltazione di chi è un po' che non li vede.

Biff, compiaciuto, nota come nel pubblico ci sia gente di tutte le età definendola "una cosa meravigliosa", per poi ringraziare pubblicamente gli Overtures per il supporto. Un momento di particolare fomento arriva quando scatta il tributo all'amico Lemmy: per l'occasione i Saxon suonano la cover di Ace of Spades, facendo esplodere il Live in un boato unico e scatenando ovviamente un devastante pogo con tanto di crowd surfin'! A questo punto io mi aspettavo partissero gli ultimi encores, invece, dopo Wheels of Steel, c'è un'altra mezz'ora di concerto da fare, la cui prima parte si chiude con la nuova Let me Feel Your Power e 747 (Strangers in the night), altri classiconi immortali che hanno reso celebri i Saxon tra gli anni 80' e 90'. I compagni di Biff sono quasi più fomentati di lui, nonostante l'assenza dell'ormai storico bassista Nibbs Cartes per motivi familiari, sostituito temporaneamente dal bravissimo Gus Macricostas: Doug e Paul si scambiano assoli, li modificano addirittura, mostrando il vero lato dell'heavy metal improvvisato e ignorantone, mentre dietro le pelli Nigel Glockler sembra essersi completamente ripreso dal ciclo di chemio che aveva dovuto affrontare lo scorso anno, sfoggiando anche una autoironica t-shirt con scritto "Fuck Cancer". Ma che concerto dei Saxon è senza Crusader, Denim & Leather e Princess of the Night? Su questi tre anthem da qualunque metallaro che si rispetti si chiudono le due date italiche della band inglese, che non accenna ad arretrare di un passo di fronte all'età.

Se avete un po' di sale in zucca seguite il mio consiglio: la prossima volta che i Saxon dovessero passare per l'Italia non perdete l'occasione di andarli a vedere. Poche band come loro riescono ancora ad incarnare lo spirito degli eighties senza sbagliarne una e a fare 2 ore di concerto salutando infine il pubblico stremati ma col sorriso sulle labbra.

Setlist:

  1. Battering Ram
  2. Heavy Metal Thunder
  3. Sacrifice
  4. Solid Ball of Rock
  5. Never Surrender
  6. Chasing the Bullet
  7. Stand Up and Be Counted
  8. The Devil's Footprint
  9. Strong Arm of the Law
  10. Power and the Glory
  11. The Eagle Has Landed
  12. 20,000 Ft
  13. Queen of Hearts
  14. And the Bands Played On
  15. Dallas 1 PM
  16. Ace of Spades (Motörhead cover)
  17. Wheels of Steel

Encore:

  1. Let Me Feel Your Power
  2. 747 (Strangers in the Night)

Encore 2:

  1. Crusader
  2. Denim and Leather
  3. Princess of the Night

Si ringraziano di cuore Eagle Booking e KezzMe! per il supporto.

Pubblicato in Live Report

Il tanto atteso giorno dello SPAZIOROCK FESTIVAL è arrivato. Atteso perchè non si vedeva una line-up così, per questo genere, da molti anni, probabilmente da quel Rockin' Field datato 2008 e la scena power italiana ha risposto presente con un Live Club di Trezzo pienissimo. Un vero e proprio party, una celebrazione del genere si potrebbe dire visto che oltre all'esibizione delle band la cosa superlativa era uscire nella parte esterna del locale tra uno show e l'altro e scambiare quattro chiacchiere con vecchi amici e tanti musicisti e addetti ai lavori. Insomma non ci si poteva aspettare di meglio da una giornata all'insegna del power metal.

 

Ma andiamo con ordine visto che alle 16 precise parte il FRIULI COMBO POWER METAL ATTACK con i giovani OVERTURES. Ma giovani non lo sono più diciamoci la verità. La band di Michele Guaitioli ormai calca palchi importanti da anni, pubblica dischi di altissimo livello... insomma non chiamiamo più gli Overtures una promessa ma una grande band in ascesa ma già affermata nel genere. "Artifacts" è il nuovo loro disco da cui vengono estratti tre brani. Favolosa la title track  e "Repetance" . Peccato che nei primi due pezzi i suoni non fossero perfetti e che il tempo per la band con più figaggine del festival (merito di Nicoletta e  Alessia, le due coriste, non tanto di Michele e soci eheh) non ha potuto proporre niente dal favoloso "Entering the maze", penultimo loro disco, e la chiusura come al solito è affidata alla power song "Fly Angel". Tanta voglia di rivederli presto con una scaletta completa!

L'altra band friulana sono gli ELVENKING. Che peccato avere solo un assaggio della loro musica. Si poteva valorizzarli un pò di più (avrebbero sfigurato dopo gli Iron Savior? Io non credo) ma pazienza, con una line up così è normale che alcuni gruppi siano più sacrificati. E forse la band ha risentito di questo. Non che abbia suonato male ci mancherebbe ma li ho visti più in palla altre volte soprattutto Damna che ha anche dovuto combattere con alcuni problemi al microfono. Ma nonostante tutto il loro show è stato pieno zeppo di energia con "Divided heart", "The Loser", "The Scythe" e "Elvenlegions". 

Una pausa brevissima, tempo di una birretta, ci separa dai DOMINE. Che band quella di Enrico Paoli.. E' pazzesco quello che i Domine rappresentano per il metal italiano. Non fanno un disco da anni ma il pubblico li acclama come degli eroi. Questa è pura energia che credo si tramuterà presto in ispirazione per entrare in studio.. Il loro show è pura potenza con una setlist mozzafiato scelta a pennello, visto anche il tempo a disposizione, prediligendo i brani  più brevi e in your face come "Thunderstorm", "The Hurrican Master", "Dragonlord" e "The Ride of the Valkyries". Morby fa tremare i muri e saluta tutti tra le note di "Defender"!

Salgono sul palco gli IRON SAVIOR di Piet Sielk che ci regalano una quarantina di minuti di puro power metal teutonico; riff potenti e ritornelli da cantare quelli della band di amburgo che suona compatta come un macigno e il pubblico apprezza. Difficile arrivare a suonare dopo che i Domine hanno incendiato il palco ma la band tedesca fa il suo lavoro egregiamente con brani come "Way of the blade" e "Gunsmoke" dall'ultimo disco e "Starlight", "Condition Red" e l'inno "Heavy metal never dies" dal passato.

Qualche problema alla chitarra di Mister TURILLI ed un pò di ritardo accumulato in precedenza fa ritardare l'inizio dell'esibizione dei RHAPSODY che si vedranno costretti per questo a tagliare almeno un paio di brani dalla scaletta. Peccato perchè il gruppo di Alle Conti sembrava in palla nonostante la stanchezza accumulata dal recente tour in Sud America in compagnia dei Primal Fear. Scaletta classica per questo tour ma ridotta con "Il cigno nero" e "Rosenkreuz" ad aprire le danze, le immortali "Land of Immortals" e "Unholy Warcry" a scaldare il pubblico e la favolosa "Tormento e passione" per emozionare i presenti. E poi "Demonheart" a chiudere lo show visto che nonostante le continue richieste di Luca e di tutta la band, l'organizzazione è rimasta irrimovibile sulla fine dello show. Peccato..

Il pubblico non ha gradito molto la rinuncia ad un paio di inni targati Rhapsody ma se ne dimentica presto appena salgono sul palco i POWERWOLF. Li ho visti di recente al Leyendas del Rock e sapevo cosa aspettarmi dai lupi tedeschi. uno show superlativo il loro sia perchè i brani si adattano alla grande in sede live sia perchè i 5 musicisti sono davvero bravi ad esaltare il pubblico. E il pubblico italiano che li ha scoperti da poco (mentre in Germania e nell'Europa dell'est la band riempie gli stadi già da qualche anno) si dimostra molto preparato cantando a squarciagola gli inni metallici di "Blessed & Possessed", "Amen & Attack" e "Sacred & Wild". Dal loro piccolo grande capolavoro "Bible of the beast" vengono estratte le solite "Resurrection by Erection" e "Werewolves of Armenia" mentre il finale vede altre super song come "Sanctified With Dynamite" e "We drink your blood". I Powerwolf ci sanno fare ed escono soddisfatti tra gli applausi di un pubblico italiano che li ha supportati alla grande.

Ancora elettrizzati dai Powerwolf arriva l'ora degli STRATOVARIUS. Li vedo così per la terza volta in pochi mese. E onestamente mi sarei aspettato la solita scaletta, buona eh, ma senza grosse sorprese. E invece? E invece dopo la breve intro parte a gran sorpresa una immensa "Speed of light" e subito dopo "Eagleheart", "Phoenix", "SOS", "My Eternal Dream" e "Against the Wind" ma fin qui tutto secondo i piani più o meno. Ma gli Strato di un Kotipelto in formissima ci piazzano altre sorprese che hanno fatto impazzire tutti i presenti. Come non perdere la voce su "Paradise" ad esempio? Ma quello che proprio non mi aspettavo è "Will the Sun Rise?"; WOW! Capisco che la band farà qualche data in Finlandia suonando per intero "Episode" ma non mi aspettavo che ripescasse alcuni brani storici anche per l'occasione. In realtà visto l'andazzo mi stavo abituando bene e già mi gustavo una chiusura con "Forever" e "Father time"...  E invece dopo "Shine in the Dark" e "Black diamond" la band mi ha accontentato solo a metà con la storica ballata "Forever", naturalmente per la gioia di tutto il pubblico. "Umbreakable" (che non riesce a piacermi, sarà per quella tastierina o per quel refrain un pò zuccheroso mah...) e la storica "Hunting high & low" chiudono uno show davvero favoloso per il quintetto finnico.

Sette esibizioni per oltre 8 ore di musica che sono volate. Una giornata intensa e splendida a Trezzo per un festival che speriamo, diventi impegno fisso negli anni a venire. C'è stato qualche problema con i suoni in alcuni show soprattutto per le prime band ma tolto questo, non possiamo che fare i complimenti all'organizzazione. Spaziorock e l'agenzia Truck me hard, che hanno curato l'evento, meritano tutti i nostri applausi per aver fatto riaccendere la fiamma del power metal in Italia!

ps. Mi chiedo solo, ma tutti questi fans del power metal dove sono di solito quando ci sono degli ottimi concerti con 40-50 persone ad assisterli? 

*Foto a cura di Dario Onofrio per Allaroundmetal.com*
Gallery completa qui.

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Quarta edizione del MetalItalia.com Festival e prima sold out. Facile immaginarlo dato il bill stellare, che ha attirato fan da tutta Italia (e anche molti turisti stranieri di passaggio) che hanno affollato il Live di Trezzo sull’Adda fino a farlo letteralmente esplodere. Questa è la mia cronaca di una giornata vissuta da fan, tra emozioni forti, caldo, birra, zanzare e thrash a più non posso.

Nonostante abbia viaggiato con i mezzi pubblici (o forse proprio per questo) arrivo con larghissimo anticipo al Live, dove una folla già nutrita di metalhead si accalca ai cancelli, che per fortuna aprono puntualissimi alle 14.30: ci fiondiamo dentro il locale, o meglio, nella parte esterna del locale, per partecipare al meet and greet con i Testament. Dopo una coda che seppur scorrevole, sembra non finire mai, vuoi l’emozione o il caldo sotto il tendone di plastica nera (certo, il nero è il colore perfetto, ma sotto il sole è uno dei meno indicati) che ospita stand con cd, vinili, merchandise e strumenti musicali, mi trovo al cospetto dei cinque californiani, con i quali scambio qualche stretta di mano e qualche parola fugace prima di tornare all’ingresso del Live, e accasciarmi su una panchina per riprendere fiato.

Devo ammettere di aver assistito solo alla parte finale del set degli Ulvedharr, che puntuali e precisi come un orologio svizzero, aprono ufficialmente le danze alle 15.35 spaccate. La formazione di Bergamo propone un buon thrash contaminato da influenze death intrise fino al midollo di mitologia nordica, come testimonia il titolo del secondo full-length del quartetto, Ragnarök, eseguito davanti al pubblico che iniziava ad affluire al richiamo del metallo.

Velocissimo cambio di palco e in men che non si dica è il turno degli olandesi Sinister, che ci somministrano una dose letale e adrenalinica di death, farcita dal growl assassino del vocalist Aad Kloosterwaard che di certo non ha risparmiato le sue corde vocali. Pur a malincuore, ho dovuto abbandonare l’esibizione dei deathster per iniziare una nuova coda: il meet and greet con gli Exodus si stava inesorabilmente avvicinando! Questa volta, forse perché sapevo già cosa mi attendeva sotto il temibile tendone di plastica nera, ho sofferto meno, e l’attesa è stata allietata da un artigiano che davanti ai nostri occhi, si è messo ad intagliare una meravigliosa chitarra.

Ed ecco gli Exodus, simpatici e disponibili, che si prestano agli autografi di buona lena e con un bel sorrisone stampato in faccia (tranne il terribile Steve Souza che indossava, manco a farlo apposta, una maglietta da baseball rossa che portava alle spalle la scritta Satan 666): certo, mancava Gary Holt, ma con il cuore colmo di gioia e la lacrimuccia canaglia sempre lì lì a fare capolino, torno sui miei passi e trovo gli Ultra-Violence intenti a vomitarci addosso una valanga di thrash. La giovane band torinese era davvero carichissima così come il pubblico, che ha accolto con entusiasmo e partecipazione i pezzi tratti dall’album di debutto dei quattro, Privilege To Overcome.

Ore 18.10, si inizia ad entrare nel vivo con una band che forse è leggermente fuori luogo in una giornata dedicata a tutt’altre sonorità, ma che ha comunque proposto uno spettacolo di ottima qualità (sebbene all’inizio funestato da un problema tecnico, risolto alla velocità della luce): parlo dei Dark Lunacy, sul palco insieme a un quartetto d’archi che ha regalato un ulteriore tocco di stile ed eleganza, da sempre carattere distintivo dei quattro parmensi. Il mirino era puntato sul capolavoro The Diarist, grazie al quale la band ha colpito ed affondato il bersaglio.

Purtroppo mi sono persa un buon due terzi del live degli Onslaught, ma un pit stop in previsione dei co-headliner e dei Fleshgod Apocalypse era d’obbligo. Ero davvero curiosa di vedere quest’ultima band, che si è presentata con un allestimento scenico d’effetto (utilizzato per la prima volta in Italia) e che ha investito il Live con suoni perfetti, cristallini come la voce della cantante lirica e le note del pianista girato di spalle rispetto al pubblico, i veri tocchi di classe della band perugina che purtroppo, in patria non gode dello stesso successo con cui sono acclamati oltre confine. Nonostante fossero insieme ai Dark Lunacy le “pecore nere” della giornata (le citazioni colte e il technical death metal poco si addicono ai thrasher più scalmanati) sono stati a mio avviso la sorpresa più grande in scaletta (se non avete l’ultima fatica della band, Labyrinth, procuratevene subito una copia). Pezzi come Pathfinder ed Epilogue sono delle piccole gemme, che pur trovando la loro dimensione ideale, almeno a mio avviso in teatro, sono riuscite a conquistare i propri spazi e a respirare anche dal palco del Live. Meravigliosa la coreografia di Tommaso Riccardi, Cristiano Trionfera e Paolo Rossi che sembravano tre girandole impazzite nel vortice dell’headbanging, flashati dai neon sfarfallanti posizionati strategicamente ai loro piedi.

Ed ora, il momento che tutto il Live aspettava da ore. La storia del thrash direttamente a pochi metri da noi: signore e signori, ecco a voi gli Exodus. Il pubblico sembrava un unico animale impazzito, non c’era un singolo centimetro quadrato del locale (scale e balconate comprese) che non fosse occupato dalla folla urlante. Si parte con Black 13, tratta dall’ultimo successo della band, Blood In, Blood Out, che scalda gli animi con un’intro tamarra quanta basta, accompagnando l’ingresso in scena dei nostri eroi. L’alchimia c’è e si sente, gli Exodus sono in ottima forma e trasmettono il loro entusiasmo ai fan che non aspettano altro che buttarsi nel mosh pit, talmente selvaggio che lo stesso Steve Souza, un uno slancio paternale, invita gli irriducibili del pogo a divertirsi senza farsi però troppo male. È la storica Piranha a scatenare definitivamente il delirio. L’assenza di Gary Holt non è poi così drammatica, tanto che i nostri ci scherzano su accennando l’attacco di Raining Blood degli Slayer e continuando sulla loro strada precisi e decisi. La voce di Souza è sempre velenosa e caustica e gli acuti in Salt The Wound ne sono la dimostrazione. Il set fila liscio senza la minima sbavatura aprendosi a pezzi più anthemici e recenti (vedi Body Harvest) ma rimanendo con i piedi ben saldi nel passato. Non vi dico che cosa è successo durante Blacklist e Toxic Waltz, ma potete immaginare la risposta devastante del pubblico, che però non è neanche paragonabile all’esplosione nucleare del pezzo finale del set, Strike Of The Beast.

SETLIST EXODUS

Black 13

Blood In, Blood Out

Children of a Worthless God

Piranha

Salt the Wound

Pleasures of the Flesh

Metal Command

Body Harvest

The Last Act of Defiance

Blacklist

A Lesson in Violence

Bonded by Blood

War Is My Shepherd

The Toxic Waltz

Strike of the Beast

Dulcis in fundo, ma con quasi cinquanta minuti di ritardo sull’orario stabilito, partono loro, i Testament. Si vede che i thrasher hanno la fibra più forte di qualunque altro metallaro, perché dopo ore al caldo e di pogo primitivo, i fantastici cinque sono stati accolti con un calore pazzesco. Si attacca con Over The Wall, pezzaccio che manda in orbita il soffitto del Live, ma mai quanto Rise Up, con il consueto botta e risposta tra Chuck Billy e il pubblico che si caricano a vicenda. La più morbida More Than Meets the Eye fila liscia insieme a Native Blood senza intoppi aprendo la strada a The Preacher, uno dei momenti migliori del set, in cui il gigante buono Billy usa il suo strumento, la voce, come solo lui sa fare, e che nonostante le disgrazie che ha dovuto affrontare e il passare degli anni, non sembra essersi minimamente scalfita. Souls Of Black procede sulla linea dei pezzi accolti dal pubblico con boati assordanti e Into The Pit, guarda caso, è un momento di puro macello, provocato dallo stesso vocalist che con il suo microfono un po’ spada laser, un po’ air guitar e un po’ bacchetta da direttore d’orchestra incita il pubblico sotto il palco a creare vortici mortali. La cattiveria di D.N.R. trova la sua dimensione ideale nel live, a velocità quasi raddoppiata tanto che si riesce a stento a stare dietro al martellare della batteria di Gene Hoglan. Il sipario cala sulle note di Disciples of the Watch, suonata con la stessa carica ed energia di inizio concerto.

SETLIST TESTAMENT

Over the Wall

Rise Up

More Than Meets the Eye

Native Blood

The Preacher

First Strike Is Deadly

Souls of Black

Eerie Inhabitants

The New Order

Trial by Fire

Into the Pit

Practice What You Preach

D.N.R. (Do Not Resuscitate)

3 Days in Darkness

Disciples of the Watch

Una cosa è certa: il 30 maggio 2015 è stata una data storica, da segnare sul calendario non solo per gli organizzatori del MetalItalia.com Festival che hanno raggiunto l’ambito e meritatissimo traguardo del sold out, ma anche per tutti i presenti. Vedere una serie di band di qualità eccelsa, lo stesso giorno sullo stesso palco, è tutt’altro che cosa comune. L’appuntamento è per il prossimo anno, chissà che sorprese ci riserverà la redazione di MetalItalia.com. Ringrazio la Eagle Booking per avermi dato la possibilità di avverare un mio sogno e di scriverci sopra qualche riga sulle pagine di Allaroundmetal. Thrash ‘til death!

 

 

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Metalitalia.com Festival 2013

Lunedì, 13 Maggio 2013 22:31

La veneranda attività di Metalitalia.com gli ha permesso ormai di diventare una vera e propria comunità per gli ascoltatori del metal in tutte le sue forme. Attività, questa, che viene celebrata dallo scorso anno con il Metalitalia Festival: una maratona di 12 ore di musica che vede coinvolti grandi e piccoli artisti di generi anche diversissimi tra loro. Per questo, quando mi è capitato di vedere una bill che comprendeva vecchie glorie del thrash metal e dell'heavy, con quel pizzico di storia dovuto agli Uriah Heep, mi sono precipitato al Live Club di Trezzo sull'Adda (per l'occasione trasformato in una grossa area festival) per assistere a uno degli eventi dell'anno.

La giornata è iniziata con le band piccole/emergenti: sul palco si sono visti alternarsi i norvegesi Tantara, i Furor Gallico, gli Hellstorm e gli Icy Steel. Esibizioni che sono durate intorno ai 30 minuti ma che hanno permesso a molti "addetti ai lavori" di farsi un'idea sulle proposte presentate. Purtroppo, per colpa del traffico, mi sono perso i Tantara, ma ho assistito con piacere alla performance dei Furor Gallico (che ormai conosciamo tutti molto bene) e delle altre due band. Gli Hellstorm presentano un thrash alla tedesca, non dimenticando di condirlo con una nota compaesana che si rifà perlopiù a nuove proposte, mentre gli Icy Steel danno quel tocco di epic metal alla prima parte della giornata, chiudendo la loro esibizione nientemeno che con una cover dei Manowar suonata alla batteria da Rhyno!

Finito "l'antipasto" era giunto il momento di passare al primo. Il ghiotto menu prevedeva Torture Squad, Gama Bomb, Schizo, Demon, Artillery, Vicious Rumors e Sadist. Non male eh? Cominciano i sudamericani Torture Squad, proposta ormai consolidata da lunghi anni di esperienza, con uno show all'insegna del thrash più violento possibile in pieno stile Slayer. I pezzi si susseguono senza sosta tra l'uno e l'altro, senza dare al pubblico nemmeno la possibilità di tirare il fiato. Il concerto si chiude sull'infuriatissima Chaos Corporation, testimonianza che il Brasile ha ancora molto da darci per quanto riguarda il thrash.

Dopo di loro attaccano gli irlandesi Gama Bomb: se i precedenti aggredivano il pubblico a furia di riff, questi ragazzi invece scherzano e suonano un thrash assolutamente divertentissimo e disimpegnato. Non mancano pezzi dal nuovo disco The terror tapes, mentre gran parte della scaletta è dedicata alle vecchie glorie della band. A chiudere lo show una esplosiva Terrorscope che fa esplodere il mosh più indiavolato. È stata decisamente una delle esibizioni più divertenti della giornata! Ma non c'è tempo per riposarsi: dopo poco attaccano gli Schizo, storica band italiana che dagli anni '80 fa parlare di sé. La scaletta va a pescare principalmente agli ultimi due album, senza dimenticarsi di vecchie glorie del passato. Questo perché i brani si alternano tra un thrash old-school e un thrash invece più moderno, a volte persino brutale. Lo show comunque convince il pubblico che non rinuncia a fare una grande festa per questi ragazzi.

Ed eccoci arrivare a quella che per me era una delle chicche della giornata: i leggendari Demon. La band guidata da Dave Hill non è mai riuscita ad affermarsi nel panorama mondiale, ma per me e molti altri è qualcosa che rasenta il leggendario: a loro dobbiamo album che hanno fatto la storia come "The Unexpected Guest" e "The Night Of the Demon". Il combo attacca subito con "Sign of a Madman" mandando in visibilio vecchi e nuovi fans della band (bellissimo vedere la differenza d'età tra i vari metallers). Quando attacca "Standing on the edge" nessuno fa a meno di intonare il ritornello, e di fronte a una doppietta come "The Spell" e l'immancabile "Don't break the circle" il pubblico reagisce ancora meglio. Sicuramente questa è stata una delle esibizioni più belle dell'intera giornata: poche volte ho visto tanti metallari di età diverse stare sotto al palco e nel pogo per una band così! Visibilmente commossi, i Demon ci salutano dicendo che per loro è davvero stato un piacere suonare in questo festival. Eccezionali!

Dopo questo tuffo nel passato tocca a un'altra band storica e sottovalutatissima: gli Artillery irrompono sul palcoscenico con un'aggressività pazzesca, purtroppo leggermente rovinata dai suoni bilanciati un po' male (pecca che purtroppo andrà avanti fino ai Vicious Rumors e colpirà persino gli Uriah Heep!). Il nuovo singer, Michael Dahl, ci mette un attimo a ingranare la marcia, ma appena ci prende la mano riesce a sposarsi bene con le atmosfere trasmesse da pezzi storici del calibro di 'By inheritance'. Il pubblico si lancia in svariati mosh-pit che caricano la band a dare il massimo: a fine esibizione le immancabili 'Khomaniac' e 'Terror squad' falciano tutto e tutti in un delirio di puro thrash metal. Una buona esibizione che però non mi ha convinto del tutto (complice anche l'eccezionale concerto dei Demon).

Cambia la scena e torna il più puro US-heavy con l'esibizione dei Vicious Rumors, dei quali ho anche recensito il nuovo "Electric Punishment". I nostri spaccano veramente: già solo con "I am the gun", sconosciuta ai più, il pubblico mostra segni di divertito apprezzamento per la potenza un po' heavy, un po' thrash (ricordo che qui dentro c'è Thaen Rasmussen degli Heaten). Non mancano comunque il ritorno ai vecchi albori con pezzi del calibro di "Murderball", "On the edge" e "Make it real", che scaldano il cuore e gli animi dei presenti. Tutti invocano il diabolico singer James Rivera, che dal vivo spacca veramente tutto, e anche Geoffe Thorpe, storico pilastro della band, che è veramente spettacolare nel suonare la chitarra. I tre quarti d'ora in loro compagnia sono sicuramente un'altra delle esibizioni più interessanti della giornata.

Finito questo show di puro heavy metal ecco arrivare una esibizione veramente strana: la storica band death metal genovese dei Sadist accoglie sul palco due violini, una viola e un violoncello per rivisitare l'intero album "Above the light", uscito ormai vent'anni fa. Trevor & co. esprimono una tecnica e una potenza incredibile, forse anche dovuta all'occasione speciale che andavano ad affrontare. Tommy Talamanca che suona contemporaneamente tastiere e chitarra manda in visibilio il pubblico, specialmente quando attacca "Breathin' Cancer" e "Enslaver of Lies", alle quali il contrappunto degli archi dà un valore aggunto fenomenale. Purtroppo, per questioni di ritardo, viene tagliata l'ultima "Happiness n' sorrow", ma ciò non svilisce affatto l'esibizione dei nostri connazionali che, anzi, sono stati sicuramente tra i più interessanti della giornata.

È quindi il momento di passare alla portata principale di queste 12 ore alla tavola del metal!

- Destruction -

La band di Marcel Schmier e Mike Sifringer non ha mai risparmiato nessuno dal vivo, e nemmeno stavolta delude le aspettative: un'ora di infuriatissimo thrash tedesco piove sul Live Club come un temporale, provocando mosh continui e violentissimi. Mike e Vaaver infuriano sui loro strumenti come dei forsennati, per spingere il più possibile sul pedale della violenza sonora: così, tra un'invettiva e un'altra dello storico frontman, ci piovono addosso sia i pezzi dell'ultimo "Spiritual Genocide" che i grandi classici come "Nailed to the cross" e "Bestial invasion". La show prosegue liscio in un intrecciarsi di killer tracks devastanti, toccando il climax con "Hate is my fuel" e la conclusiva "Curse the gods". Divertente anche il siparietto prima dell'encore con il pubblico che canta gli auguri a Mike che compie gli anni proprio il giorno del festival! Il grandissimo Schmier, a fine esibizione, dice che è fantastico poter suonare in un festival con così tanti generi e impone ai thrashers più intransigenti di non abbandonare il Live e fermarsi a vedere gli Uriah Heep! Un'ottima e divertentissima esibizione: cosa farà la leggendaria band hard rock americana all'alba delle 23.30?

- Uriah Heep -

Un commento su tutti: "WOW!". Personalmente l'esibizione degli Heep mi è piaciuta moltissimo, anche nonostante la scaletta che prevedeva almeno due pezzi per album dai tre dischi che John Lawton, per l'occasione tornato al microfono, registrò negli ultimi 70's. Con una formazione un po' rimaneggiata anche per la mancanza di Trevor Bolder, rimasto a casa per problemi di salute, i nostri riescono comunque a tirare un sacco con brani come "I'm Alive" e "Sympathy", prima di darsi ai grandi classici. Partono infatti "Gipsy", "Look at yourself" e "Stealin'", che riscuotono subito un grande consenso del pubblico, sia giovane sia anzianotto, rimasto ad ascoltare quarant'anni di storia del rock. Mick Box come al solito non esita a fare tamarrate assurde con la chitarra, dimostrando che la classe non è acqua...
Ovviamente il pubblico esplode non appena attacca la leggendaria "Lady in black" seguita dall'immancabile encore "Easy livin'", alla quale la band fa salire sul palco delle ragazze a scatenarsi... Insomma, una prestazione di pura classe ed esperienza: nessuno dei musicisti ha sfigurato nell'ora e passa di live a tarda nottata, e il pubblico ha risposto positivamente sentendosi coinvolto fino alla fine.

 

Mi sento di ringraziare fortemente sia il Live Club che la Eagle Booking per la loro (come al solito) gentilezza e disponibilità, senza contare l'organizzazione che ha permesso che tutto andasse liscio anche quando c'è stato un guasto alla rete idrica che ha fatto scoppiare i bagni del locale! E soprattutto auguri ai nostri colleghi di Metalitalia.com e complimenti per essere riusciti a tirare in piedi una macchina così ben congegnata.

Rock'n'rooooll!

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