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Faccia a faccia con le chitarre dei Saxon!

Martedì, 27 Dicembre 2016 21:02

Da live reporter ho incontrato un bel po' di artisti di buon livello, passando dal metal classico a quello estremo, ma mai mi era capitato di incontrare due vere leggende come Paul Quinn e Doug Scarrat così da vicino: le leggendarie asce dei Saxon. Grazie a Eagle Booking e KezzMe! ho avuto la possibilità di avere con loro una breve intervista durante la loro tappa al Live di Trezzo sull'Adda. Buona lettura!

D: Ciao Paul, ciao Doug, benvenuti sulla nostra webzine, è un piacere avervi qui! Come sta andando il tour di supporto a Battering Ram? A parte queste due date italiane siete accompagnati dalle Girlschool: si tratta di un tributo a Lemmy?
Paul: Certo, siccome eravamo tutti amici abbiamo deciso di fare insieme questo tour.
Doug: Ho perso il conto di quanti concerti abbiamo fatto da quando il disco è uscito... E siamo già al lavoro su nuovo materiale!

D: A tal proposito: come procedono i lavori? Ho letto che dovrebbe uscire in estate 2017.
Doug: Abbastanza bene, siamo molto avanti con i lavori!
Paul: Anche se in realtà non abbiamo ancora registrato nulla...

D: Lavorerete ancora con Andy Sneap?
Paul: Assolutamente, ormai è come se fosse il sesto membro dei Saxon... Senza contare che è sia produttore che musicista, quindi capisce bene quelli che possono essere i problemi legati alla scrittura di un riff. A volte ci ha persino dato delle dritte sulla batteria!

D: Proprio a proposito di come componete: dopo tutti questi anni di carriera come fate a far saltare fuori sempre riff graffianti ed efficaci?
Paul: In realtà prendo la chitarra e suono! Con tutti gli errori e le stonature del caso. A volte c'è del materiale che tiro fuori che potremmo definire... Neoclassico? *ridono*

D: So che nel nuovo disco ci sarà una canzone su Lemmy. Considerato come è stata questa annata per la nostra musica: come vi sentite?
Paul: Ti dirò, personalmente mi sento abbastanza sereno. Ogni morte è parte della vita, anche se come ben sappiamo Lemmy era amato da molti, non solo da noi cinque.
Doug: Anche se molti dei nostri idoli se ne sono andati, e mi vengono in mente in particolare David Bowie e Chris Squire, andiamo avanti suonando la musica che noi tutti amiamo. Forse è questo che tiene in vita la leggenda!

D: Cosa ne pensate dell'attuale crisi che la nostra musica sta vivendo? E di questo revival un po' blues di questi ultimi anni?
Paul: Sinceramente sono contento che queste sonorità stiano tornando di moda! *risate*
Doug: Penso che ogni genere musicale abbia una specie di ciclo vitale... Alla fine qualcos'altro esce dalle ceneri di quel che è stato prima. Molta della musica che conosciamo è nata copiando qualcos'altro, e questa non è necessariamente una brutta cosa. Penso che più che un morire... È un rinascere, uno spogliarsi di qualcosa che c'era prima per riavere qualcosa di nuovo. Non è necessariamente una copia e una cosa certa è che il rock e il metal non sono mai morti, hanno solo avuto degli alti e dei bassi.

D: Quindi come vi ponete di fronte a quelle band di giovani che cercano a tutti i costi di imitare la produzione anni 80'? Non è un po' strana come cosa?
Paul: In realtà penso che sia una bella cosa provare ad avere una produzione un po' più "lo-fi". Non penso che ci sia nulla di sbagliato: alla fine ciò che conta, che la tua produzione sia in un modo o nell'altro, l'importante è che tu scriva una bella canzone. Se scrivi una bella canzone questa vince sempre. Pensiamo anche a gente tipo i Pink Floyd o gli Wishbone Ash: anche i loro primi dischi non avevano una produzione eccelsa, per essere gli anni 70', la loro musica è diventata immortale. Io, che ascolto molto prog, sono per esempio un fan dei Flower Kings, che hanno una superproduzione, ma scrivono sempre le canzoni giuste!
Doug: Vero, per esempio mi viene in mente che il primo album che mio foglio ebbe quando aveva 14 anni fu The Dark Side of the Moon. Nonostante la batteria avesse uno strano effetto, nonostante potessero esserci tutti gli errori del caso, sono dischi che hanno fatto la storia. E non importano le influenze e nemmeno quanto il suono sia curato all'interno di quei dischi. Io stesso, ultimamente, ho ricominciato ad ascoltare dei vecchi vinili degli anni 70' che avevo a casa e... Wow! Li ho trovati ancora perfetti sotto molti punti di vista.
Paul: Anche se la batteria ha quel sono ovattato e strano!

D: Ho visto i Saxon dal vivo parecchie volte e con molto piacere noto che vi piace suonare spesso Battalions of Steel, che è uno dei miei vostri pezzi preferiti nonostante arrivi da un album recente (Into the Labyrinth del 2009 nda). Come mai la suonate così spesso?
Paul: L'ultima volta che l'abbiamo suonata sono stato io stesso a chiedere agli altri di metterla! Io e Biff l'abbiamo scritta ricordandoci di una volta in cui eravamo in Francia a visitare le cattedrali: il suono delle campane era talmente assordante da coprire qualsiasi cosa. È lì che ho conosciuto la mia fidanzata di allora, per questo mi piace così tanto! *ridiamo*

D: Ok, siamo in chiusura e vi lascio con un ultima domanda: pensate ancora che il rock e il metal possano essere musiche di ribellione contro una società opprimente?
Paul: Penso che questi tipi di musica siano una sorta di evasione dalla realtà per le persone. Anzi, qualunque tipo di musica è ribellione ed evasione per chi la ascolta.
Doug: Tutto sommato non credo più che in realtà l'heavy metal rappresenti ancora quello che era una volta... Non saprei, sono successe tante cose. Credo che, alla fine, questa sia una domanda a cui dovrebbero rispondere dei fan, più che dei musicisti!
D: Grazie, vi ringrazio per il vostro tempo e... Ci vediamo durante il concerto!

Potete leggere qui il live report della serata.

Pubblicato in Interviste

Saxon + Overtures @ Live Club (14/12/2016)

Lunedì, 19 Dicembre 2016 14:44

Quale modo migliore di chiudere questo anno concertistico se non con un live degli inossidabili Saxon? Mancando dai miei timpani da ormai due anni, qualche giorno fa mi sono diretto verso il Live Club di Trezzo per assistere alla calata della band inglese in supporto al loro ultimo album Battering Ram. Oltre a trovare un sacco di nebbia e freddo, sono anche riuscito a intervistare Paul Quinn e Doug Scarrat; intervista che potete leggere cliccando qui.

Diciamo subito una cosa: sono uscite diverse polemiche per questa data, dovute soprattutto all'assenza delle supporter Girlschool, che avrebbero dovuto aprire la serata ma hanno dato avviso di assenza non con troppo anticipo, scatenando l'ira di chi aveva comprato i biglietti per entrambe le band. Per quanto mi sia dispiaciuto (non ho mai visto la all female band dal vivo) non me la sento di incolpare nessuno, anche perché pare ci siano stati seri motivi di fronte a questa dolorosa scelta.

Tolto questo dubbio cominciamo a dire subito che la band chiamata come supporto, gli Overtures, ha fatto assolutamente un'ottima figura di fronte a un Live Club già abbastanza gremito. I ragazzi li avevo già visti in azione allo Spaziorock.it festival, ma qui cambia tutto: 40 minuti di scaletta consentono ai nostri anzitutto di essere più rilassati e meno di fretta, per poi poterci proporre molto più del loro prog/power soprattutto dall'ultimo Artifacts. È stato sicuramente un ottimo show con una bella atmosfera, tanto che alla fine, quando Michele Guaitoli ha fatto un discorso sulle ragioni della loro presenza in merito all'assenza delle Girlschool, qua e là si è sentito anche un "Bravo!", segno di come nonostante tutto abbiano tutti apprezzato lo sforzo del sestetto. Persino un mio conoscente, non avvezzo a queste sonorità più moderne, a fine concerto mi ha preso da parte per dirmi che gli erano piaciuti molto.

Quando arriva il turno dei Saxon il locale è bello pieno e sin dalle note di It's a Long Way to the Top degli AC/DC, usata come intro, capiamo che stiamo per rivedere una vera e propria leggenda della NWOBHM. Con la title-track dell'ultimo album gli inglesi mettono subito in chiaro come stanno le cose: avranno sessant'anni per gamba, ma spaccano ancora come se ne avessero 20. Il concerto prosegue con Sacrifice, dalla penultima prova in studio, per poi andare ovviamente a pescare a piene mani dai primi album della band, con Heavy Metal Thunder, Solid Ball of Rock e una inaspettata Stand Up (and be counted). Il Live è in visibilio: da quando erano passati di qua l'ultima volta sono passati ormai 7 anni e questo non fa che aumentare l'esaltazione di chi è un po' che non li vede.

Biff, compiaciuto, nota come nel pubblico ci sia gente di tutte le età definendola "una cosa meravigliosa", per poi ringraziare pubblicamente gli Overtures per il supporto. Un momento di particolare fomento arriva quando scatta il tributo all'amico Lemmy: per l'occasione i Saxon suonano la cover di Ace of Spades, facendo esplodere il Live in un boato unico e scatenando ovviamente un devastante pogo con tanto di crowd surfin'! A questo punto io mi aspettavo partissero gli ultimi encores, invece, dopo Wheels of Steel, c'è un'altra mezz'ora di concerto da fare, la cui prima parte si chiude con la nuova Let me Feel Your Power e 747 (Strangers in the night), altri classiconi immortali che hanno reso celebri i Saxon tra gli anni 80' e 90'. I compagni di Biff sono quasi più fomentati di lui, nonostante l'assenza dell'ormai storico bassista Nibbs Cartes per motivi familiari, sostituito temporaneamente dal bravissimo Gus Macricostas: Doug e Paul si scambiano assoli, li modificano addirittura, mostrando il vero lato dell'heavy metal improvvisato e ignorantone, mentre dietro le pelli Nigel Glockler sembra essersi completamente ripreso dal ciclo di chemio che aveva dovuto affrontare lo scorso anno, sfoggiando anche una autoironica t-shirt con scritto "Fuck Cancer". Ma che concerto dei Saxon è senza Crusader, Denim & Leather e Princess of the Night? Su questi tre anthem da qualunque metallaro che si rispetti si chiudono le due date italiche della band inglese, che non accenna ad arretrare di un passo di fronte all'età.

Se avete un po' di sale in zucca seguite il mio consiglio: la prossima volta che i Saxon dovessero passare per l'Italia non perdete l'occasione di andarli a vedere. Poche band come loro riescono ancora ad incarnare lo spirito degli eighties senza sbagliarne una e a fare 2 ore di concerto salutando infine il pubblico stremati ma col sorriso sulle labbra.

Setlist:

  1. Battering Ram
  2. Heavy Metal Thunder
  3. Sacrifice
  4. Solid Ball of Rock
  5. Never Surrender
  6. Chasing the Bullet
  7. Stand Up and Be Counted
  8. The Devil's Footprint
  9. Strong Arm of the Law
  10. Power and the Glory
  11. The Eagle Has Landed
  12. 20,000 Ft
  13. Queen of Hearts
  14. And the Bands Played On
  15. Dallas 1 PM
  16. Ace of Spades (Motörhead cover)
  17. Wheels of Steel

Encore:

  1. Let Me Feel Your Power
  2. 747 (Strangers in the Night)

Encore 2:

  1. Crusader
  2. Denim and Leather
  3. Princess of the Night

Si ringraziano di cuore Eagle Booking e KezzMe! per il supporto.

Pubblicato in Live Report

Gli Angel Witch sono una delle più storiche e spesso sottovalutate realtà della NWOBHM, un gruppo circondato da un'aura di rispetto al pari di mostri sacri del genere come Iron Maiden e Saxon e influenzatori di moltissime band che nacquero in quel periodo (per dirne qualcuna: Venom, Demon, Hell e ovviamente i Mercyful Fate). Il loro heavy ha dato vita a moltissimi dei generi che oggi amiamo e ascoltiamo quotidianamente: non a caso moltissimi artisti li hanno omaggiati incidendo loro cover. Questo mio sproloquio iniziare potrà sembrare esagerato, ma secondo me senza Kevin Heybourne e soci il metal oggi non sarebbe quello che è. Proprio per questo venerdì 15 mi sono recato al Colony per assistere alla calata italica della band che non calcava i nostri palchi da parecchio tempo. Formalmente mai sciolti (innumerevoli i live dove hanno suonato solo i classiconi della band) i nostri sono tornati alla ribalta nel 2012 con As above, So below, primo album in studio dopo ben 26 anni di inattività! Per questo lo show di cui sto per raccontarvi è stato imperdibile. Prima degli inglesi due interessanti realtà italiane: i Cromo e i Doomraiser. Veniamo allora ai concerti!

-Cromo-

Il quartetto di miei compaesani (comaschi!) apre la serata verso le 21.45, proponendo al Colony un interessante heavy dalle tinte prog. Cosa particolare che ho notato: il singer Blade passa tranquillamente da una voce growl e oscura a parti clean acutissime alla Rob Halford.

I nostri intrattengono il Colony per un buon tre quarti d'ora, con pezzi provenienti sia dall'EP Unchained che dal nuovo album (del quale non sappiamo ancora il titolo) in via di arrivo per questo autunno, e ci danno così modo di apprezzare la carica esplosiva della loro musica, con ottimi assoli e una presenza scenica dirompente dovuta anche ai cambi strumentali del singer.

Tecnicamente impeccabili, sulle note di Wasted Time, i Cromo chiudono un ottimo antipasto per l'evoluzione della serata!

-Doomraiser-

Attivi ormai da una decina d'anni, i Doomraiser si sono ritagliati una nicchia tutta loro all'interno del doom underground, conquistando una vasta fetta di pubblico dedita all'old school. Potremmo citare tantissimi gruppi già solo ascoltando il primo pezzo magistralmente interpretato da Nicola "Cynar" Rossi, istrionico frontman della band capitolina.

Quello che posso dire io è che lo show dei Doomraiser si dimostra un potentissimo impatto sonoro a base di riffoni ultradistorti, un basso martellante e una batteria che nel suo lento incedere porta una atmosfera oscura al Colony.

Solo cinque pezzi, tre dei quali dall'ultimo album, che però bastano a mettere le cose in chiaro: tra sintetizzatore e chitarroni i nostri ci sanno proprio fare, riuscendo a coinvolgere anche con una musica non proprio facile quale è il doom metal. Menzione speciale per la penultima Dio Inverso (Reverse), una traccia proveniente dall'ultimo album in cui i nostri appesantiscono il sound in maniera magistrale e senza la minima sbavatura.

Un primo piatto decisamente gradito in vista della portata principale!

Kevin Heybourne in pochi secondi è sul palco ad aprire con la mastodontica Gorgon, lanciando il Colony in una cavalcata nella storia del nostro genere musicale preferito.

La scaletta scelta dagli Angel Witch è ovviamente un tributo al primo album, una delle gemme più rare e indimenticabili della NWOBHM: dopo la opener passiamo subito ad Atlantis e Sorcerers, per poi approdare sui territori del nuovo album con Into the Dark.

Gli Angel Witch decidono inoltre di inserire in scaletta diverse chicche, come Extermination Day, pezzo di culto inserito nella prima demo della band e mai inciso su disco. Una scaletta insomma tutta old school, che però si mescola sapientemente con il presente della band come dimostra Dead Sea Scrolls, uno dei momenti più alti di tutto il concerto! I nostri tengono perfettamente il palco come solo una band cresciuta nella vera NWOBHM potrebbe fare, e il signor Heybourne si dimostra ancora in grado di prendere delle belle note acute e di non sfigurare dopo tanti anni in giro per il mondo a suonare.

Dopo The Night is Calling è il momento degli encores: Will Palmer, Andy Prestridge e l'istrionico Tom Draper salgono sul palco e accompagnano Heybourne in una lanciatissima Dr. Phibes. Un appunto è infatti da fare anche sui musicisti dei quali il carismatico singer si è circondato: tutti sconosciuti ma con una grinta e fegato da vendere, che non stanno fermi un secondo e fanno esaltare il pubblico (e rendono al sottoscritto arduo fare delle foto decenti!).

La tripletta Angel of Death, Baphomet e Angel Witch chiude un concerto spettacolare e pieno di emozione sia per chi c'era negli anni 80' sia per chi riscopre questa band adesso.
L'unico appunto che faccio alla band è quella di avere scarsa attitudine verso il pubblico: Heybourne semplicemente annunciava i titoli e si è messo a dire un paio di cose solo sull'encore, come se fosse un lavoro di routine. Un peccato anche che ci sia stato così poco pubblico per una band che indubbiamente meriterebbe di più rispetto a quello che ha.

Ciònonostante la serata è stata bella, interessante e ad alto tasso di metallo: speriamo che band leggendarie come gli Angel Witch passino più spesso da qui! Ringraziamo soprattutto come al solito il mitico Circolo Colony per la consueta ospitalità e allegria!

Gallery completa della serata.

Pubblicato in Live Report

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