A+ A A-
Tomi

Tomi

URL del sito web: Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Datakill: Vent'anni sulle scene Hard Core

Venerdì, 04 Novembre 2016 20:51 Pubblicato in Interviste

Potenti, diretti e immediati..

Ecco chi sono i DataKill, ventennale formazione HardCore del ponente ligure, con all'attivo 2 Album e numerose collaborazioni con Realtà Crossover/Hardcore internazionali.

Scopriteli nell'intervista insieme a Tomi, in esclusiva su All Around Metal:

Ciao Ragazzi, benvenuti sulle pagine di 
All around metal. Iniziamo al fulmicotone, proprio come i vostri pezzi: chi sono i Datakill? Come nasce questa band ormai radicata?

- Lorenzo - (chit. e 2ª voce)
"Ciao a voi ragazzi e grazie per l'occasione dataci per parlare un po di noi.
Si, tanti anni insieme e non sentirli eheheh..La nostra è una passione arrivata da ragazzi e mai più abbandonata.

Siamo nati negli anni '90 e, dopo un iniziale parentesi come band cover dei pezzi che più ci hanno ispirato, abbiamo deciso di cercare di far la nostra strada... e oggi siamo qui!

Quali sono le tappe fondamentali della vostra carriera?


- Stefano (voce e basso)
"Beh vedi ogni periodo ha avuto delle tappe importanti, dalla prima volta sul palco alla prima registrazione in studio, ricordarle tutte ci vorrebbe una vita, però posso dirti che di recente (23 agosto 2016 - Torino, n.d.r.) abbiamo avuto l'onore di aprire  gli Agnostic Front."

Per la realizzazione del nuovo "La Soluzione" vi siete avvalsi della collaborazione di musicisti locali. Come mai la scelta è ricaduta proprio su di loro?

-Davide (batteria)
"Perché non c'era nessuno migliore dei nostri amici e colleghi per incarnare lo spirito di quello che avevamo in mente in quel preciso momento.
Registrando poi in un piccolo studio come il "FiloStudio" ci siamo ritrovati in un mood tutto molto easy, dove l'amicizia e lo star bene hanno favorito tutto il lavoro!"

L’album nasce come un desiderio di trasporre in musica i problemi sociali attuali. Perché proprio questo argomento?

- Stefano
"È proprio una nostra prerogativa, abbiamo sempre scritto del malessere del mondo e dell'uomo in genere, e molte volte i testi sono anche molto personali; sono denunce,  uno sfogo per dare voce ai problemi che si sentono tutti i giorni, scrivere di questi argomenti ci fa star meglio dentro!"

Non mancano riferimenti a fatti realmente accaduti. Come mai avete scelto di essere così attuali, piuttosto che con testi più "leggeri"?

-Davide
 "Sai, col genere che suoniamo è naturale far testi un po' forti nel  significato, non riuscirei a vedere la nostra band che parla di cose differenti.. non fa per noi!"

Rimaniamo in tema genere musicale. Da dove nasce il vostro amore per l'hardcore? C’è un band o un musicista che vi hanno influenzato maggiormente?

- Lorenzo
"Mah..... è stato un percorso ventennale, con moltissime influenze, uno dei pochi pregi che ha la nostra band è quello di aver sempre ascoltato di tutto: senza fare nomi altisonanti possiamo citare influenze  dal metal, al metal/core e dal crossover (genere che ci faceva impazzire negli anni '90/ primi 2000) per poi arrivare a quello che siamo diventati negli ultimi dieci anni."

L’album è uscito nel 2016 ma immagino  abbiate già raccolto feedback un po’ in tutta Italia e all’estero. Come è stato accolto da chi vi conosceva già e dai nuovi fans?

- Lorenzo
"L'album è stato accolto molto bene  un po' dappertutto e di questo ne siamo più che fieri! Chi lo ha ascoltato ha subito percepito, secondo me, che il disco è onesto e senza fronzoli, rispecchiando quello che siamo..
si credo che questo sia arrivato a tutti!"

Perché avete scelto di pubblicare un mini ep dal titolo "Ventidue" tra l'attuale disco ed il precedente "Fino all'Ultimo respiro"? 

-Davide 
"Perché doveva fare da apripista ad un album che in quel periodo non siamo più riusciti a registrare per molti problemi familiari e lavorativi che hanno rallentato un po' il nostro cammino."

Che esperienza è stata la registrazione del precedente disco? Come mai avete arricchito i brani rispetto ad un sound più diretto come il "La soluzione"?

- Stefano
"Quando siamo andati la prima volta all' Ithil World di Giovanni Nebbia (che ha anche mixato e masterizzato La Soluzione) sembrava di essere entrati alla NASA!!! ahahah.

In uno studio così non ci si entra tutti i giorni, fior fiore di professionisti son passati da quel mixer e ci siamo detti "qui dobbiamo registrare col botto" e cosi tra arrangiamenti e sovraincisioni di mille chitarre ci siamo voluti togliere lo sfizio di fare un prodotto mega-professionale.
Credo che oggi non avremmo più lo spirito di far le cose in quel modo, ora vogliamo essere diretti e semplici....
poi in futuro non si sa, tutto può succedere."

Che eventi ci sono in programma per i prossimi mesi? Come state supportando il nuovo album?

- Davide
"Si stanno muovendo alcune cose ma è presto per dirlo....
Credo che quest'anno ci saranno un po di sorprese!"


Voi siete musicisti navigati, che consigli vi sentite di dare a chi si avvicina al mondo della musica ?

-Tutti

"Siate onesti ragazzi, prima di tutto con voi stessi, le influenze in quello che ascoltate vi devono servire per tenere la mente aperta, non scimmiottate e non copiate nessuno, perché non serve e non porta a nulla!"


Bene ragazzi, vi ringrazio per il tempo dedicato! Come di consueto lascio a voi il compito di concludere l’intervista lasciando un messaggio ai nostri lettori.

- Tutti 

"Grazie a voi per averci dato questo spazio e ai nostri lettori diciamo: ascoltate il nostro disco, compratelo, scaricatelo, masterizzatelo...non importa...l'importante è entrare nelle vostre vite!!!!

Ciao a tutti"

 

Potete seguire i Datakill ai link:

www.datakill.it

www.facebook.com/datakillofficial

o tramite il loro management:

www.facebook.com/screamitagency

IN FLAMES: Intervista ad ANDERS FRIDÉN

Venerdì, 28 Ottobre 2016 00:45 Pubblicato in Interviste

Lo scorso settembre, AllAroundMetal.com ha avuto la fortuna di poter scambiare 4 chiacchiere con Anders Fridén, Voce storica degli svedesi In Flames:

un’oretta in compagnia del disponibilissimo Anders, che ci racconta l’approccio avuto con “BATTLES” in prossima uscita, la separazione dal batterista Daniel Svensson, e il background che si cela nel nuovo songwriting delle icone del Melodic Death Metal svedese:

 

Benvenuto su All Around Metal, Anders, grazie per essere qui.

Iniziamo con una domanda riguardo alle prossime pubblicazioni firmate IN FLAMES: un Live Album appena uscito e un’uscita programmata per il nuovo lavoro in Studio.

Come mai la scelta di fare una doppia release? 

 

A:

Ciao a tutti e grazie a voi.

Si, solitamente si tende a fare una uscita all’anno, sia che si tratti di studio che, in questo caso, di album “live”, ma abbiamo deciso di non soffermarci sul binomio in questione, e abbiamo pensato di far distribuire i due lavori a distanza ravvicinata proprio per non rimanere nella solita e canonica media.

Il Live DVD conta 20 pezzi, ed è stato registrato nel 2014. Inizialmente doveva uscire dopo il disco nuovo, ma con la label abbiamo pensato fosse meglio fare uscire prima una raccolta e soltanto dopo il nuovo album. Volevo fortemente un disco Live, perché credo abbia una resa molto bella, una sorta di documentario.

 

“Sounds from the heart of Gothenburg” conta brani che bene o male ripercorrono tutta la carriera degli In Flames. Ci dai qualche news riguardo la registrazione? Ad esempio, la scelta della scaletta è stata influenzata dall’uscita del disco, o avete deciso di rilasciarlo dopo aver fatto la performance?

 

A:

Il disco è stato registrato in una notte, ricordo, molto lunga (ride, ndr), e le canzoni le avevamo già pianificate, appunto per dare spazio a tutta la carriera della band.

Abbiamo scelto più o meno brani da tutti i “periodi” degli In Flames, avremmo voluto includerne ancora, ma sarebbe stato effettivamente troppo lungo.

La differenza più grande è stata effettivamente la gestione di tutte le parti che invece faresti in un album studio, ma che dal vivo non riproponi per mantenere una resa più pura.

E’ stato bello riproporre qualcosa che descrive cosa sono stati gli In Flames in passato misto con il nostro nuovo Sound.

 

Molti dei Vs Fans dicono che gli IN FLAMES hanno inventato quello che ad oggi viene chiamato “Swedish Death Metal” un filone che vede la vostra Band come referente ufficiale. Sei d’accordo con questa sorta di ”etichetta”?

 

A:

Non so, in realtà mi verrebbe da dire che siamo solo un gruppo di ragazzi a cui piace l’heavy metal, che sono cresciuti ascoltandolo e bevendoci sopra dell birre (Ride ndr), non avevamo idea di quanto sarebbe successo, i contratti, gli impegni, l’essere conosciuti al di fuori dei nostri personali confini..siamo felici di tutto ciò, sia chiaro, ma non abbiamo dato peso a tutte le possibili conseguenze che il nostro approccio avrebbe portato.

Non so dire se abbiamo effettivamente inventato qualcosa o riproposto quanto a noi sembrava giusto “filtrare”..magari abbiamo “rubato” da ciò che ci piaceva, e, suonandolo lo abbiamo trasformato, come fanno tutti quelli che passano da essere fans ad essere musicisti..non lo so, so che il death metal ci ha formato con tutte le influenze che ci hanno contraddistinto, come la NWOBHM, lo Speed Metal etc..alla fine le abbiamo prese e mescolate assieme attraverso la nostra interpretazione, e se i Fans decidono che abbiamo inventato un nostro personale filone, beh..sono contento e onorato del risultato, ovviamente, anche se non credo che andrò mai per strada a dire cose come “hey, ho inventato uno stile nuovo..”(ride..).

 

Ad oggi, come vedi la tua personale evoluzione musicale? Ti senti orgoglioso di quanto hanno saputo dare e darti gli InFlames?

 

A: 

Non penso che mi guarderò mai indietro valutando il singolo episodio. Non posso essere fiero di una sola parte del mio operato come musicista, di una sola canzone come di un singolo periodo. Preferisco pensare che un giorno mi guarderò indietro e potrò valutare tutto il mio percorso nella sua interezza, essendo fiero del fatto che ho effettivamente fatto parte di qualcosa di reale, qualcosa che siamo riusciti a creare da una realtà piccola come quella della nostra città e che nel tempo è diventata molto più grande e conosciuta anche a livello internazionale. 

 

 

Parliamo di “BATTLES”: puoi dirci qualcosa riguardo alle tematiche del disco, così come qualcosa di specifico riguardo la scelta del titolo?:

 

A:

Guarda è molto semplice: il titolo, che rispecchia tutto il disco, in effetti, è riferito alle singole e personali battaglie che ognuno di noi deve combattere. Sempre, e da sempre. Segue un percorso molto simile a quello della crescita psicologica di tutti noi, soffermandosi su come cambiano le difficoltà che dobbiamo affrontare nel corso di una vita, da quando siamo giovani, sino al giorno della nostra morte. Fa riferimento sia alla capacità di valutare e riconoscere il proprio passato che al coraggio di affrontare il futuro, abbracciandone tutte le possibilità. E’, in effetti, qualcosa che suonerà molto familiare a tutti gli ascoltatori, ovviamente, visto che credo proprio rispecchi il pensiero di chiunque affronti un discorso come questo. E’ una cosa molto comune, con cui tutti abbiamo, almeno un volta, avuto a che fare.

 

Gli IN FLAMES presentano con il nuovo disco, anche un nuovo batterista: cosa ci puoi dire di questa collaborazione ? La separazione dal Daniel Svensson è stata qualcosa di inaspettato?

 

A:

Daniel aveva bisogno di stare un po’ di tempo con la sua famiglia, nulla di più naturale. Una motivazione molto ragionevole, aggiungerei.

E’ stata molto dura all’inizio, ovviamente: Dan è prima di tutto un amico e sentire che avrebbe voluto separarsi da noi non è stata una cosa facile da affrontare (..18 anni sono difficili da cancellare,no?). Ma c’è anche da dire che non siamo più dei ragazzini, e stare lontani dalle proprie famiglie per dei mesi durante gli impegni del tour è una cosa che per alcuni può diventare più difficile che per altri. E’ stato piuttosto strano renderci conto che non ci sarebbe più stato, da li in avanti..abbiamo cercato di affrontare la cosa  con professionalità, e ci siamo recati negli studios  a Los Angeles per procedere comunque con le registrazioni, per poi valutare il da farsi in itinere. Ed è stato cosi che il nostro produttore ci ha proposto questo ragazzo che stava registrando come turnista per un’altra band (come spesso succede da quelle parti): si è avvicinato ed ha chiesto “Hey, ragazzi, posso provare?” e abbiamo subito capito che si trattava della persona giusta: Joe Rickard è un musicista preparato ed appassionato, capace di dare alla Band quanto serviva. Ci è sembrato un’ottimo acquisto, e ci siamo anche resi conto che avrebbe sostituito degnamente Dan, tributandogli quanto avrebbe giustamente meritato.

 

 

Tra non molto avrete la possibilità di tornare in Tour: i fans devono aspettarsi qualche sorpresa particolare?

 

A:

No, nulla se non il fatto che suoneremo forse un po più a lungo del solito e proporremo naturalmente molti brani tratti dal nuovo “Battles”. Avremo anche qualche classico del passato, ma non dedicheremo troppo spazio ai vecchissimi pezzi: siamo nel 2016 e dobbiamo promuovere un disco appena uscito.

 

A proposito di passato: esiste qualcosa che vorresti cambiare nei trascorsi degli In Flames?

Se potessi tornare indietro, cambieresti qualcosa o lasceresti tutto così com’è?

 

A:

Non cambierei assolutamente nulla. Sono molto fiero di dove siamo arrivati e di come lo abbiamo fatto. Sia chiaro, adoro gli In Flames di ora così come adoro il nostro passato discografico, ma credo che sia inutile fermarsi a pensare ciò che era evitando di godere appieno ciò che abbiamo avuto la fortuna e l’onore di diventare. Gli In Flames sono proprio questo.

 

 

 

SONATA ARCTICA: Live Report Milano 20/10/2016

Sabato, 22 Ottobre 2016 16:07 Pubblicato in Live Report

Ci sono concerti che aspetti trepidante, prima dei quali conti i giorni che ti mancano, per goderteli con in mano una birra e i pensieri lontani anni luce..

Questo è quanto attendeva chi ha avuto il piacere e la fortuna di essere all’Alcatraz di Milano per il concerto dei Sonata Arctica e dei Twilight Force.

Arriviamo alle porte dello storico locale intorno alle 10 di mattina del 20 ottobre, ed uno sparuto manipolo di fedelissimi è già seduto in attesa della meritata transenna da prima fila.

Le ore passano e i pochi “eroi” diventano ben presto un esercito di 1500 persone circa che inneggiano storici pezzi del gruppo Power Finlandese fino alle 18.30, orario di apertura delle porte.

 

I Sonata hanno registrato il pienone da “quasi sold out”, tanto da meritare l’allestimento del palco principale dell’ Alcatraz.

Le ben conosciute (ormai) grafiche di “THE NINTH HOUR” sono parzialmente coperte da drappi e immagini degne di una ambientazione alla Tolkien: signore e signori, vi presentiamo i “TWILIGHT FORCE”:

 

gli Svedesi sanno proprio come fare per attirare l’attenzione, l’ispirazione fantasy è marcata, ma il dettaglio non viene certamente tralasciato, a partire dalle orecchie a punta del chitarrista-elfo sino alla spada al fianco del cantante..Precisi sull’orario da scaletta, la band si presenta alle 19.45: Riff potenti, tastiere urlanti e una capacità di palco rodata, i TWILIGHT FORCE potrebbero tranquillamente inserirsi di diritto tra i Temi alla RHAPSODY OF FIRE e movenze che ricordano i primi HELLOWEEN (più volte riproposto, infatti, il “dondolamento all’unisono” di chitarre e basso sui ritmi dimezzati, tipico delle zucche di Amburgo..).

Siamo rimasti piacevolmente sorpresi da una band che troppe volte abbiamo sentito etichettare come “più dedita all’apparenza che al suono”. Niente di più sbagliato: i sei Adventure Metallers spaccano e coinvolgono, suonano e lo fanno dannatamente bene, nonostante i suoni che, storicamente, penalizzano in parte la resa delle Bands di supporto.

Bravi e a loro agio sul Palco, forti di una capacità di gestione del pubblico davvero ottimale, con il Cantante “CHRILEON” dotato di una voce alta ma espressiva, in grado di concedergli parecchi siparietti fatti di corse e scambi di posizione, per finire con il sollevamento del chitarrista sulle spalle, durante un solo dello stesso, in grado di spazzare via ogni timore ad inneggiarli.

Ottime le performance tecniche di tutta la Band, di spicco la doppia cassa costante del batterista “DE’AZSH”, in perfetto sincrono con il basso di “BORN” , infinito lo shredding alternato e velocissimo dei 2 axe-men “AERENDIR” & “LYND”. Alla tastiera va apprezzato, oltre che il buon suono, anche lo “sciamanico” apporto di “BLACKWALD”, forte di una cupa e tenebrosa voce non solo dedita ai cori, ma anche alle parti narrative che lo hanno visto protagonista.

I TWILIGHT FORCE suonano un’ora e scaldano Molto bene il pubblico, ormai inneggiante e generoso di applausi meritati.

Se amate il Power metal EPICO e CLASSICO, date retta al sottoscritto, e correte a comprare li tripudio del Fantasy “HEROES OF MIGHTY MAGIC”: Thumbs Up!!!!

 

Setlist:

1Battle Of Arcane Might

2Forest Of Destiny

3Enchanted Dragon Of Wisdom

4Riders Of The Dawn

5Powerwind

6Flight Of The Sapphire Dragon

7There And Back Again

8Gates Of Glory

9The Power Of The Ancient Force

 

 

 

 

 

TWILIGHT FORCE lineup:

 

▪Chrileon – Lead vocals

▪Lynd – Guitars

▪Born – Bass

▪Blackwald – Keyboards

De’Azsh – Drums

Aerendir – Guitars

 

Orari Esibizione: 19.45 - 20.45

 

E si passa al clou della serata: dopo circa 30 minuti per cambio palco e sistemazione suoni, irrompono i SONATA ARCTICA!

 

Il quintetto finlandese è in gran forma, dedito ad uno show non solo musicale, ma quasi teatrale, con un TONY KAKKO desideroso di interpretazione e pregno di pathos: si inizia con “Closer to an Animal” e “Life”, intervallate solo dallo scrosciante e roboante applauso dei presenti.

Giusto il tempo di un ringraziamento per essere cosi partecipi e fare del pubblico italiano uno dei preferiti dei “Sonata” e si passa a “ The Wolves die Young” cantata a gran voce da tutti (Incluso il sottoscritto) e “In Black and White”.

E’ tempo di introspezione e sentimento, visto che i Sonata regalano una magistrale interpretazione di “Tallulah” dove Kakko è capace di strappare la pelle d’oca con una magistrale capacità espressiva.

Nemmeno il tempo di riprendersi e si riparte con la doppia cassa di Fairytale, in grado di smuovere anche gli animi più placidi, dove Tommy Portimo e Eljas Viljanen non si risparmiano su un sound che mi riporta indietro ai primi anni 2000, quando il power la faceva da padrone.

Molti i ragazzi in Headbanging, forti le urla di un pubblico che conta vecchie guardie già incontrate negli anni, ma anche nuovi ragazzi e adepti a dimostrazione del fatto che, non solo il genere si stia riformando dalle proprie “ceneri”, ma anche che i Sonata sono in grado di avvicinare nuovi Fans agli storici supporters che non potevano farsi scappare l’occasione di tornare sotto palco a far sentire il proprio calore ad una band che la storia l’ha fatta e continua a scriverne l’evoluzione.

Striscioni lanciati sul palco ( e apprezzati dai musicisti che li espongono tra le loro scenografie) e un boato di euforia accolgono le note di FULL MOON, che viene cantata a squarciagola dai presenti, con il suo “runaway” impossibile da ignorare; si passa poi a “Among the shooting stars”, “ No more Silence” e “Abandoned, Pleased, Brainwashed, Exploited”, prima di una atmosfera perfettamente ricreata da un Kakko a livelli teatrali massimi, sulle note di “We are what we are”.

Il concerto si chiude con la bellissima “The Power of One”, dopo la quale i nostri lasciano la scena inneggiati e rientrano dopo la gran richiesta del pubblico per il gran finale.

Prima della musica, però, il frangente è stato impreziosito sia dalle parole di ringraziamento di Tony, il quale sottolinea l’importanza del supporto alla musica Live a livelli internazionali e locali, per permetterne la sopravvivenza, che dall’ingresso sul palco dal referente del Fanclub Ufficiale dei Sonata Arctica, apparso per celebrare il compleanno di Henrik “Henkka” Klingenberg, omaggiato dai fans con regali raccolti precedentemente per l’occasione, i quali lo hanno visibilmente sorpreso ed emozionato.

Si riparte per il gran finale, con un pubblico in grado di coprire la voce di Tony sulle note di “I have a right” e la mastodontica “Don’t Say a Word”, prima dell’ormai tipico inno “VODKA”.

Fortunatamente, non dovremmo aspettare molto per poter rivedere i Sonata Arctica in Italia, promessi live proprio da Tony Kakko a fine esibizione, per i primi mesi del 2017, concerto al quale non abbiamo intenzione di mancare.

 

Setlist:

1Closer To An Animal

2Life

3The Wolves Die Young

4In Black And White

5Tallulah

6Fairytale

7Fullmoon

8Among The Shooting Stars

9intro: No More Silence / Abandoned, Pleased, Brainwashed, Exploited

10We Are What We Are

11The Power Of One

12I Have A Right

13Don’t Say A Word

 

SONATA ARCTICA lineup:

 

▪Tony Kakko – Vocals

▪Elias Viljanen – Guitars

▪Tommy Portimo – Drums

▪Henrik Klingenberg – Keyboards

▪Pasi Kauppinen – Bass

 

Orari Esibizione: 21.15 - 23.00

 

 

 

 

 

 

Intervista ai SONATA ARCTICA: "..life is better alive!!"

Martedì, 27 Settembre 2016 13:38 Pubblicato in Interviste

E’ un lunedì mattina soleggiato a Milano, e sembra che il fresco abbia voluto dare manforte a questa trasferta, lasciando che sia solo l’agitazione a farmi sudare…

Quando ho ricevuto la telefonata che diceva, “Ehi, che ne dici di andare a Intervistare i SONATA, la prossima settimana??”, ho pensato bene di smettere di dormire per l’eccitazione per i giorni mancanti, facendo trapelare un misero “Okay..” per non tradire il fatto che a momenti svengo al telefono, come se fossi una 15enne di fronte alla sua Boy Band preferita..

Arriviamo all’appuntamento con circa 1.30 Hr di ANTICIPO (…e senza caffè, che di adrenalina ne avevamo a sufficienza..), ma non è stata una scelta errata: due parole di rito con l’agenzia che ci ospitava, ed ecco spuntare HENRIK con birra delle 9.30 alla mano, in grado di far sfigurare la mia Brioche (…che stavo gustando) , prontamente “svanita” per la vergogna, prima di farmi vedere da chi “Metal” lo è per davvero.

Un attimo di terrore si è verificato quando il Tastierista ci dice che “…Tony è sveglio, ma non so tra quanto scenda..”, facendomi temere che i 20 minuti a disposizione per le mie domande sarebbero stati troppo pochi..ma nemmeno un minuto, e il Main Man dei SONATA ARCTICA, fa capolino con Cappuccino e cornetto alla mano (..in quell’istante il mio stomaco mi ha rimproverato a sua volta..) , dimostrando di nuovo che questi tizi fanno il loro lavoro con serietà e atteggiamento professionale, nonostante la stanchezza del viaggio, mai del tutto smaltita..

 Cerco di darmi una sistemata, rientro nei panni che mi si addicono, sbircio agognante il Cappuccino di Tony, e si può partire…:

 

 

Ciao Ragazzi, e benvenuti su All Around Metal. E’ un vero piacere poter scambiare quattro chiacchiere con voi, qui in Italia, poco prima dell’Uscita del nuovo ed attesissimo “THE NINTH HOUR”. Grazie per averlo reso possibile.

 

HENRIK: Grazie a voi

TONY: Ciao a tutti, è sempre un piacere essere ospiti nel vostro bellissimo paese.

 

Iniziamo subito: Il Nuovo Disco, “THE NINTH HOUR” è davvero molto atteso. Cosa possiamo aspettarci? Volete parlarci della Nascita del nono lavoro dei Sonata?

 

HENRIK:

Siamo in trepidante attesa, anche noi (risata..)! Il disco, in effetti lo abbiamo dovuto ultimare in fretta, rispetto ai piani, e , per la prima volta, abbiamo davvero corso!

Ci siamo presi 4 mesi di pausa alla fine dello scorso anno, (la prima volta in anni eheheh), e siamo entrati in studio verso gennaio. Eravamo sicuri che avremmo potuto svolgere il contemporaneo tour con i Nightwish e rientrare in studio con tutte le idee pronte come solitamente accade, ma questa volta non è stato cosi.Tony non aveva ancora tutto pronto, aveva solo qualche parte di tastiera. Abbiamo passato un paio di settimane in cui Tony scriveva delle parti e le mandava al resto della band in studio, e per la prima volta cominciavamo ad essere un po in ritardo e con poco tempo per finire. E’ stato piuttosto stressante, ma in fondo, un bel periodo: ci svegliavamo e dopo una birra, cominciavamo a registrare le Sezioni sulla base dei demo che Tony ci mandava.

Una volta che eravamo pronti, Tony arrivava in studio e sistemavamo il tutto. E’ stato un lavoro di squadra.

 

 

Da quanto abbiamo avuto modo di sentire, in anteprima, pare ci sia un nuovo approccio, un songwriting un po’ più maturo, non solo nei testi ma anche nelle musiche.

 

HENRIK:

Si, è stato tutto un po più teatrale, e nuovo, rispetto ai precedenti. Su ogni album, ultimamente, abbiamo sempre voluto inserire qualcosa di più sperimentale rispetto a quello prima, e credo che manterremo le stesse tendenze anche nei prossimi.

 

 

“THE NINTH HOUR” ha un messaggio: cerchiamo di avere cura del nostro Mondo, Giusto?

 

TONY:

Esatto.

Per quello che mi riguarda, mi sono reso conto che da quando sono diventato padre, ho iniziato a “tenere d’occhio” lo stato del nostro mondo, su cosa lasciamo e su cosa possiamo fare affidamento.

Una sorta di maturazione individuale dovuta al fatto che abbiamo tutti da dire qualcosa e tutti da lasciare qualcosa: oggi siamo abituati a cambiare ciò che non ci piace, invece che ad aggiustarlo; ipotizzando una situazione paradossale, come potremmo fare lo stesso con il pianeta che ci circonda? Ed è qui che dobbiamo renderci conto che è giunto il momento di riparare ciò che abbiamo in un certo senso danneggiato. Per far si che chi sarà qui dopo di noi abbia le stesse possibilità. 

Da qui, il MAIN THEME dell’album: siamo arrivati al momento della scelta.

Suona come un Cliché, ma sta diventando reale, a forza di esser detto. 

Di nuovo mi sono trovato a riprendere in mano una saga, in questo caso con tematiche già trattate in altri dischi (ad esempio, Wildfire 2 and 3), soffermandomi sul fatto che questa è una decisione/scelta che dobbiamo fare in maniera globale e collettiva per far si che sia efficace. 

In termini cui i “SONATA ARCTICA” sono soliti esprimere il proprio pensiero, è’ come se l’attenzione si fosse spostata dal “lupo” (ancora ovviamente presente come simbolismo del disco) al suo Background e Ambiente, la Natura.

Probabilmente sto diventando vecchio (…risate) e quindi più consapevole, ma credo di poter usare il mezzo Sonata Arctica, per essere ascoltato su ciò che trovo importante dire e divulgare.

 

 

Direi che il tema è molto attuale e sentito. Credo che sarà motivo in più per i Fans per correre ad acquistare il nuovo Lavoro. Parlando di Carriera in senso generale, se poteste tornare indietro, fareste scelte diverse o manterreste il passato inalterato?

 

HENRIK:

Questa è difficile:

Ovvio, abbiamo fatto scelte particolari, e magari non le più adatte, a volte. Sicuramente avremmo potuto fare di meglio, ma sono sicuro del fatto che sinora, abbiamo fatto la scelta giusta (stilisticamente, musicalmente, cosi come nella vita di tutti i giorni) rispetto al momento in cui  abbiamo dovuto scegliere una opzione tra quelle proposte: sono certo che i Sonata Arctica abbiano preso la strada migliore, nel momento in cui dovevano farlo. La scelta ci è sempre sembrata quella più giusta per quel preciso istante, e credo che questo sia il modo migliore per mantenersi in linea con il proprio pensiero. Che Funzioni o meno lo puoi dire solo guardandoti indietro, ma almeno sarai certo di aver fatto ciò che reputavi giusto. In sostanza, quindi, direi che no, non cambierei nulla di quanto fatto sinora.

 

Scendiamo nel dettaglio: Candle Lawns, un pezzo che ho particolarmente apprezzato, mi ricorda i classici Hard Rock, ci sento influenze e richiami simili agli Scorpions, Sbaglio? 

 

TONY:

E’ divertente, perchè proprio questa canzone ha avuto una genesi differente rispetto alle altre, e sì, quello era il sound che cercavo..

“CANDLE LAWNS” arriva dai tempi di “STONES GROW HER NAME”.

Scrissi la melodia per un amico che lavora nell’industria cinematografica anni fa. 

Aveva un altro titolo e doveva essere impiegata come colonna sonora per un film richiesto da questo regista  Californiano. E’ stata la prima canzone che abbiamo scelto per il disco. Così in seguito abbiamo pensato sarebbe stato bello avere una versione dedicata per i Sonata, cambiando testi e alcuni dettagli, ma mantenendo l’impronta data all’originale. Cercavamo proprio un sound solido simile agli anni 80. Molto classico e particolare.Ricordo che e’ stato molto bello lavorare sugli arrangiamenti, e sono davvero contento se sono riuscito a comunicare quanto mi dici di aver percepito!

 

“THE NINTH HOUR” tratta temi importanti, relativi alla salvaguardia del mondo che ci circonda.

Quale pensate sia la canzone che riesce ad incarnare completamente il vostro messaggio, quella che non dovrà mai mancare in sede live per rappresentare il vostro nono lavoro?

 

HENRIK:

Mmmmhh….Non saprei, è difficile, perche l’album è formato da pezzi tra molto diversi, ma allo stesso tempo correlati. Forse la canzone “LIFE” è la più rappresentativa, nel senso che se ti piace quella, ti piacerà tutto il disco, ma non mi sento di dire che la eleggerei come la canzone di riferimento. Credo che tutti i brani giochino una parte fondamentale nell’ identità di “THE NINTH HOUR”.

 

TONY: 

probabilmente direi “Life” o “Closer to an animal”.. che sono quelle volutamente messe come openers (mentre è un caso che siano i primi 2 singoli ad essere usciti…ahahahah!).

Trovo descrivano meglio ciò che abbiamo in mente. In effetti, i Titoli sono quelli che potrebbero, appunto, rappresentarlo meglio.

 

 

Molti fans apprezzeranno pezzi come “RISE A NIGHT” perché ricorda molto i primi SONATA. Dobbiamo attendere un ritorno alle origini?

 

HENRIK:

Si, abbiamo deciso di mettere dei reminder al nostro stile primordiale, ma non c’è una intenzione di modificare il songwriting, stiamo cercando di mantenerci in linea con quanto vogliamo esprimere, sempre evolvendo il nostro personale suono, lasciandolo maturare. La musica ha subito modifiche e  cambiamenti nel corso degli anni, cosi come la nostra line up, e abbiamo voluto prendere parte a questa evoluzione, facendo trasparire il nostro desiderio di adattamento ai cambiamenti naturali. Canzoni come “WHITE PEARL, BLACK OCEANS Pt.2”  sono nate dall’idea di mostrare un suono più profondo: Tony per questa canzone ci ha portato una piccola demo, e contemporaneamente scrisse su Instagram qualcosa tipo “Lavorando al seguito di White Pearl…” 

e tutti, ovviamente sono andati fuori di testa..ahahahahah.

 

TONY:..a quel punto ero costretto a finirla!!!!ahahaha

Solo che quando fai queste cose devi prenderla molto sul serio: fare una “PT.2” di una canzone che ha avuto molti apprezzamenti, ti obbliga a stare attento per non deludere le aspettative dei fans, che vogliono riprovare le stesse emozioni che li hanno accompagnati durante la prima parte.

Direi che questo seguito, è più felice rispetto a prima, più personale e più simile ad una colonna sonora della storia. In un certo modo è una canzone più bella. E’ stato molto difficile riuscire a fare un seguito, in questo caso..: alla fine della prima canzone sono morti tutti, quindi, mi sono detto: dove vogliamo andare a parare, adesso?? (risate).

Riguardo a “RISE A NIGHT”, in effetti starebbe benissimo in un album come “SILENCE” o RECKONING NIGHT”, credo. Ha un’ottima resa.

 

Parlando di Natura e legami di subordinazione che il genere umano ha con l’ambiente che lo circonda, mi trovo costretto a chiedervelo: L’ ITALIA ha recentemente subito una catastrofe naturale, che sembra proprio dare manforte a quanto dite. Pensate che il main theme possa adeguarsi alla situazione attuale?

 

HENRIK:

Ho seguito le news di questi giorni, e direi che “THE NINTH HOUR” si adatta molto bene alle situazioni odierne: Non mi sento di dire che il tema di fondo sia adatto a una specifica situazione, è qualcosa che dovrebbe essere condiviso globalmente a prescindere. Riguarda scelte di tutti i giorni che dobbiamo perdere collettivamente, abbandonando i concetti e i pregiudizi che, di default, tendono invece a farci ragionare come se fossimo diversi. La natura, lo sviluppo e tutti i concetti inseriti nel disco dovrebbero far parte del nostro quotidiano interesse, nell’ottica di una globale consapevolezza.

 

TONY:

Esatto. Non voglio profetizzarci, è ovvio, né cercavamo di fare una figura alla “NOSTRADAMUS” : voglio dire, disgrazie come queste capitano PURTROPPO continuamente, non è che iniziano adesso… ma dobbiamo fare qualcosa tutti, assieme, adesso, perchè è triste che debbano succedere così per farci rendere conto di ciò che rischiamo di perdere.

 

 

Tornando a parlare del disco nello specifico, ammetto di averlo apprezzato particolarmente. “Till Death’s Done us Apart” è un pezzo che mi ha fatto spalancare gli occhi per i suoi suoni a tratti dark e a tratti sperimentali..

 

TONY:

Si, riprende la storia iniziata con “JULIET” da THE DAYS OF GRAYS, ha la stessa intenzione e stato d’animo, anche se forse è più leggera rispetto alle altre canzoni che completano la saga.

 

HENRIK:

E’ stato particolarmente sentito il lavoro fatto. Mi fa piacere che tu abbia notato le intenzioni di fondo, vuol dire che abbiamo colpito nel segno..(Risate).

 

 

Qual’è il vostro personale suggerimento riguardo la situazione attuale, quello che volete divulgare con il nuovo album. Una specie di consiglio in merito..

 

TONY:

Con un una frase sarebbe molto difficile, ovviamente, ma direi che sarebbe, “Siamo tutti interessati, questa cosa riguarda tutti, e, ad ogni livello o modo, ognuno di noi ha un ruolo per far si che possiamo fare la scelta giusta”. Siamo arrivati ad un punto in cui siamo l’ago della bilancia, dobbiamo prendere una decisione sulla base dei risultati che abbiamo oggi. ciò che faremo ora determinerà il futuro. che sia la scelta giusta o meno, lo scopriremo nel tempo, per questo è importante scegliere bene, ed agire.

 Prova ad immaginare uno scenario come nel film “MELANCHOLIA”, dove da un momento all’altro esiste la possibilità che tutto finisca..questo lascia un senso di vuoto, e di impotenza. 

In fondo “..Life is better Alive”, no?

 

 

E arriviamo a parlare di Tour: a breve vi vedremo di nuovo in Italia, cosa dobbiamo aspettarci in setlist?

 

TONY:

Sarà lungo e intenso. L’album inizialmente doveva essere distribuito per settembre, ma a causa di alcuni ritardi dovuti anche al tour insieme ai Nightwish, non sarebbe stato possibile ultimarlo nei tempi preventivati. cosi abbiamo dovuto posporre il tutto di un mese circa. Saremo IN ITALIA già il prossimo mese (20 ottobre - Alcatraz) insieme ai TWILIGHT FORCE.

 

HENRIK:

La setlist sarà variegata. Ovviamente “THE NINTH HOUR” sarà presentato particolarmente, ma abbiamo deciso di aggiungere anche canzoni che abbiamo fatto poco o per niente, in sede Live..

Sono sicuro che tutti i nostri Fans saranno piacevolmente sorpresi da ciò che sentiranno durante gli Shows (..sorride..)

 

E prima di salutarci, un’ultima domanda, inerente proprio al discorso Musica Metal, in Italia: da poco è uscito il nuovo lavoro dei “TRICK OR TREAT” (“Rabbits’ Hill Pt.2 “), orgoglio Tricolore nel Power Metal. TONY, tu sei stato gradito ospite sul pezzo “UNITED” .

Come ti sei trovato nella veste di Guest di questa esplosiva Band? Credi che abbiano il potenziale per diventare gruppo di fama mondiale ai massimi livelli?

 

TONY:

Credo che chiunque debba vederli Live per rendersi conto del potenziale che hanno, del modo con cui fanno bene le cose, e credo che vadano apprezzati anche per questo. Sono un gruppo davvero valido (..lo dice mostrando la T-Shirt proprio di “RABBITS’HILL Pt.2” che ha indosso!!!)

Inoltre, il loro ultimo disco è davvero molto ben prodotto e Alessandro è un Cantante Grandioso! Credo che siano una band che davvero abbia modo di portare avanti la scena power metal italiana e che può tranquillamente essere un motivo di orgoglio.

Siamo stati molto felici di averli con noi nel tour di Pariah’s Child nel 2014, e siamo contenti che si siano trovati bene. Cerchiamo sempre di far sentire bene chiunque lavori assieme a noi, lo abbiamo imparato a nostra volta quando siamo andati in supporto agli Stratovarius, all’inizio della nostra carriera: ricordo che ad un certo punto verso la fine del tour, ci chiesero “siete stati bene?”, dopo la nostra positiva risposta, ci è stato detto di prendere quella sensazione come esempio, e di fare lo stesso con le bands di supporto che avremmo avuto. Credo che sia una di quelle cose che non dimentichi, e abbiamo sempre cercato di mantenerci fedeli a quella promessa. 

 

..ed è così che il tempo è volato..ho ovviamente sforato i 20 minuti concessi, ma gli organizzatori (forse mossi a compassione dal fatto che saltavo come un bimbo a Natale..), strizzano l’occhio e portano Tony ed Henrik a proseguire le Interviste con altre testate.

Giusto 3/4 foto di rito, un saluto veloce e un ringraziamento da parte dei 2 musicisti, ed io mi trovo di nuovo di fronte al fatto che, questi ragazzi, non solo fanno grande musica, ma si confermano persone alla mano, umili e disponibili a livelli direttamente proporzionali al loro successo.

 

Anche con chi, come me, non finirà mai di ringraziare quel fresco lunedì mattina, che mi ha fatto sudare più che ad un concerto.

releases

Le 7 laceranti FERITE degli Hornwood Fell vi daranno una luce nuova...
Valutazione Autore
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un buon Ep per i death thrashers cileni Ripper
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Gloria ai Profanatica, in combutta con il diavolo dal 1990!!!
Valutazione Autore
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dopo due anni tornano puntuali gli Entrails, con sostanziali novità anche nel sound
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un breve EP con un sound maggiormente moderno per i tedeschi Necrotted
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un buon debut EP per i black/death metallers statunitensi Beastlurker
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Autoproduzioni

Il debut album dei belgi Orthanc
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un buon power metal melodico e dinamico dalla Spagna coi Nocturnia
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il debutto degli Hunter vince e convince
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Per gli Svizzeri Freakings un quarto album valido, ma nulla di più
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Rogue Deal, passione per il buon vecchio heavy
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Ardityon, un esordio che farà agitare diverse capocce e brillare molti occhi
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

partners

No tabs to display

allaroundmetal all rights reserved. - grafica e design by Andrea Dolzan

Login

Sign In

User Registration
or Annulla