A+ A A-
Dario Onofrio

Dario Onofrio

URL del sito web: http://www.facebook.com/dario.epic Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Rock Fest 2017: nuove conferme

Venerdì, 04 Novembre 2016 14:01 Pubblicato in News

Nuove conferme per l'edizione 2017 del Rock Fest Bcn, che aggiunge ad Avantasia e Running Wild le seguenti band:

Abbath
Gloryhammer
Sodom
ÑU

L'evento si svolge a Parc de Can Zam, quest'anno dal 30 giugno al 2 luglio.
Biglietti disponibili presso il circuito ufficiale di vendita.

Poche band al mondo possono contare sulla storicità e sui pochi passi falsi che la creatura di Sakis Tolis, i Rotting Christ, ha compiuto durante l'arco della sua carriera. Mai soddisfatto della sua musica, in continuo mutamento e sperimentazione, il frontman greco è stato capace, durante gli anni, di costruire un sound del tutto anomalo e personale in un panorama che per anni è rimasto statico come quello europeo. Per questo, in occasione della data al Circolo Colony (di cui potete leggere qui il report) non ho perso l'occasione di incontrarlo per una breve intervista. Buona lettura!

D: Ciao Sakis e grazie per il tempo concesso ad Allaroundmetal.com. Siete contenti di tornare in Italia, nello stesso palco dove avete suonato lo scorso anno?
R: Ciao Dario e grazie a voi. Si, sono molto contento, l'Italia per noi è come una seconda casa, ci fa molto piacere essere tornati al Circolo Colony.

D: Parliamo un po' di Rituals: penso che sia un album monumentale, mi è piaciuto molto. Hai parlato di satanismo e del senso della religione, più che dell'adorazione del diavolo vera e propria, in molte culture differenti. Possiamo considerarlo una naturale evoluzione rispetto al discorso cominciato con Katá ton Daímona Eaftoú?
R: È esattamente così, pensa che all'inizio volevo chiamarlo Katá ton parte 2. Più o meno le tematiche sono quelle del disco precedente: il male e il suo rapporto con differenti culture, ma qui ho voluto arrangiare il tutto in modo più atmosferico.

D: Hai lavorato con Michael Locher (Samael nda.) per "Les letanies de Satan" e con Nick Holmes (Paradise Lost nda.) per "For a voice like thunder", come ti è venuta l'idea di chiamarli? In fase di lavorazione hanno influenzato la scrittura del pezzo?
R: Si, quando scrivo canzoni in una certa lingua mi chiedo sempre quali tra i miei amici potrebbero darmi una mano a interpretarle e farle vivere. Quando mi sono trovato tra le mani una canzone tratta da Baudelaire ho subito pensato a Michael, che è madrelingua, stessa cosa con Nick e tutti gli altri. In realtà anche con le canzoni in greco: penso sempre a chi possa darmi una mano a prescindere. Lo faccio ad ogni album, per me queste partecipazioni sono molto più che semplici comparsate: se voglio un artista in una canzone è perché penso che quella canzone, senza quell'artista, non può funzionare.

D: Riguardo proprio al concept di questo disco: pensi che studiare culture antiche e la loro visione del mondo sia un buon modo per aprire le nostre menti e vedere le cose da un altro punti di vista?
R: Assolutamente si. Se leggi i testi dei Rotting Christ ti rendi subito conto di come mi piaccia vedere il mondo da una prospettiva metafisica. Ok, la vita di tutti i giorni è difficile, devi pagare le tasse, pensare ad altro... La musica mi permette di staccare e di ragionare su concetti molto complessi. L'avere due modi di pensare diversi, due modi in cui vedere il mondo, dove da una parte sono un papà con tutti i problemi del caso e dall'altra un musicista metal, mi aiuta spesso a stare meglio.

D: Pensi che i tuoi fan, dopo aver letto i tuoi testi o anche solo sapendo a cosa sono dedicate le canzoni, vadano poi a studiarsi le fonti da cui prendi ispirazione?
R: Non lo so! *ride* Ma come dicevo prima lo spero. A volte il metal può essere un veicolo per conoscere molto di più riguardo al mondo che ci circonda e non la solita roba trita e ritrita che dice principalmente "Satan, kill etc." *ridiamo*. Questo è il motivo per cui nei Rotting Christ ho sempre un approccio quasi poetico.

D: Ci sono due cover nel disco, una degli Aphrodite's Child e una di Nikos Xilouris. Come mai hai scelto questi due artisti?
R: Come in tutte le culture, quella ellenica moderna ha artisti che difficilmente sono conosciuti fuori dai confini nazionali, anche perché parlano e cantano principalmente nella loro lingua. Alcuni di loro però posseggono un sound che secondo me si adatta bene alla musica dei Rotting Christ, per quello ogni tanto mi piace realizzare delle cover. Mi piace pensare che, per esempio, le persone scoprano poi che gli Aphrodite's Child sono il gruppo di Vangelis, o che trovino interessante la musica folk di Nikos Xilouris. Quest'ultimo, per esempio, è stato una delle mie ultime influenze in merito di vera e propria scrittura dei pezzi!

D: Venendo a fatti più di "attualità": recentemente siete stati in sud Africa dove per l'ennesima volta molte associazioni hanno protestato contro il vostro monicker, costringendovi a esibirvi con un altro nome.
R: Si, ci succede ormai ogni anno *ride* ovunque andiamo capita sempre qualcuno che ha da dire per il nostro nome. Da un certo punto di vista ti direi quasi che potrei capire chi si sente offeso, ma ehi, questa è musica metal fatta per un pubblico di metallari. Sono sempre più rattristato dal fatto che le religioni si siano radicalizzate a questo punto. Nonostante ciò, se ci capita, semplicemente suoniamo lo stesso con un altro nome, pazienza. Per noi l'importante è sempre trasmettere il messaggio della nostra canzone più famosa: Non serviam.

D: Ieri ero qui al Colony a sentire i Ne Obliviscaris. Considerata l'ultima ondata di metal estremo che abbiamo visto in questi anni, cosa pensi di queste nuove band che mescolano black metal con nuove influenze? Pensi possano rappresentare un futuro per il genere?
R: Non lo so, ma penso di si. È fondamentale continuare a sperimentare in un genere da sempre statico come l'heavy metal: come Rotting Christ cerco sempre di supportare le nuove generazioni. Spero davvero che band come Mgla, Batushka o Ne Obliviscaris siano solo le prime di una vera e propria rinascita del genere.

D: Come dicevamo prima, quindi, sei sostanzialmente d'accordo sul fatto che le tematiche della musica metal ormai non possano essere più "kill" e "satan"! *ridiamo*
R: Certo, molte persone probabilmente si stufano a leggere testi complessi, ma dall'altro punto di vista io con i Rotting Christ ho sempre provato a fare un passo avanti. Non sto dicendo che non mi piaccia chi fa thrash o death vecchio stile: semplicemente penso che sia una cosa superata.

D: Come mai hai provato a scrivere una canzone in orchesco, intitolandola tra l'altro come il saluto orchesco del videogioco Warcraft?
R: Ahahah! Come giustamente notavamo prima, con questo disco ho deciso di provare a scrivere cose diverse: siamo passati dal francese di Les Letanies de Satan all'inglese di For a Voice Like Thunder. Per questo mi sono divertito a scrivere una canzone che contenesse il linguaggio orchesco, mischiando Tolkien e Warcraft. Non riesco mai a giocare tanto, soltanto nelle pause tra un tour e l'altro, però mi piaceva l'idea dell'Orda furiosa e cieca di rabbia, così ho scritto la canzone!

D: Grazie per il tempo dedicatoci Sakis!
R: Grazie a voi per il supporto!

Sull'influenza che i Ne Obliviscaris hanno avuto nel metal estremo, negli ultimi anni, c'è ben poco da dire. Con Portal of I e Citadel la band australiana è riuscita a creare un unicum nel panorama mondiale, dovuto anche al successo della loro campagna di crowdfounding. Per questo ho colto l'occasione al volo per intervistare Tim Charles, membro fondatore della band, che in veste di manager e di addetto merchandise mi ha parlato della sua filosofia riguardo la musica che scrive e ama. Buona lettura!

D: Ciao Tim e benvenuto su Allaroundmetal, grazie per il tempo che ci hai concesso. Volevo cominciare parlando proprio del metodo di composizione dei Ne Obliviscaris, visto che è qualche anno che una delle vostre canzoni viene addirittura insegnata in conservatorio. Come iniziano i lavori? Avete uno strumento attorno al quale ruotate?
R: Ciao e grazie a voi per l'intervista! La composizione dipende da canzone a canzone: il più delle volte partiamo dai riff di chitarra, cerchiamo di costruirci qualcosa intorno tutti insieme e poi lavoriamo sulla batteria, fissandola con i riff. Poi diventa tutto un provare e riprovare a vedere cosa funzioni con le prime due cose che abbiamo scritto. A volte succede anche che siano altri strumenti a ispirare una sezione, ma il più delle volte sono sempre chitarra e basso a fare da padroni. Certo, come tutte le band tante belle cose sono nate da delle jam session improvvisate!

D: Mi fa piacere sentire una cosa del genere: vuol dire che per fare grande musica si può partire da cose semplici! Per le canzoni invece dove prendete l'ispirazione?
R: Tutti i testi di solito li scrive Xenoyr, e noi non facciamo altro che approvarli. È una persona molto creativa e interessata in moltissimi campi artistici: natura, fotografia... Quindi i nostri testi sono delle riflessioni che prendono ispirazione da tutto ciò che ci circonda.

D: Come la vostra musica insomma, è come se ascoltassimo un film surrealista!
R: Esattamente! Siamo molto jazz da questo punto di vista.

D: Comunque possiamo parlare di vere e proprie influenze classiche nella musica dei NeO?
R: Certo, penso che le maggiori influenze vengano proprio dalla musica classica. Sicuramente io conto molto in questo, visto che sono diplomato in composizione e violino, anche se spesso mi lascio prendere da altri generi come il jazz o persino chitarristi metal famosi, quindi c'è un po' di tutto anche qui! Sicuramente c'entra il fatto che, studiando per vent'anni, non posso non mettere delle influenze nella musica dei NeO, considerando anche che ho una precisa idea logica di come debba svolgersi un pezzo, cosa che per molti gruppi è invece un continuo divenire. Alla fine ogni nostra canzone, però, si fa influenzare dal mix del gusto di tutti i membri, quindi non me la sento di darmi troppo merito!

D: Quale dei due album pensi sia stato il più difficile da scrivere?
R: Portal of I e Citadel sono diversissimi secondo me, perché c'è un lasso di tempo fondamentale tra i due. Pensa che il primo avevamo finito di scriverlo nel 2005, ma non siamo mai riusciti a registrarlo prima del 2009! In cinque anni la tua musica si evolve, così come la nuova line-up. Per scrivere Citadel ci sono voluti tre anni, motivo per cui penso sia un disco che scorre più facilmente rispetto al primo, considerata anche la stabilità che siamo riusciti a raggiungere. Quindi ti direi che Portal of I è stato il più complesso da scrivere: dovevamo trovare un nostro sound ed esplorarlo, prima di essere convinti della direzione che stavamo prendendo. È stata una sfida, ma siamo riusciti a vincerla, e sarà una sfida ad ogni nuovo album che sono sicuro sarà meglio del precedente, sia in termini di songwriting che in termini della nostra prestazione artistica.

D: Tramite la campagna di crowdfounding avete rilasciato due EP che contengono diverse canzoni con un sound ancora differente. Ce ne vuoi parlare?
R: I due ep contengono vecchie canzoni dei NeO risuonate e riarrangiate per l'occasione, per questo il sound è così differente. Non penso ci capiterà mai nemmeno di suonarle dal vivo... Chissà, magari faremo un concerto speciale per i membri della campagna. Sul crowdfunding, per il resto, posso dirti che anche oggi ci siamo messi in gioco suonando un nuovo pezzo durante il soundcheck! Ci piace provare queste pazzie quando siamo in tour, mentre altre band fanno le cose in modo standardizzato...

D: A proposito delle sfide: con la campagna di crowdfounding penso ci sia stato un cambiamento anche mentale nel vostro modo di approcciare la musica. Come ti senti, messo di fronte a questa affermazione? Credi che sia la via ideale per rivoluzionare il mercato musicale moderno?
R: Penso che il cambiamento, più che a noi, sia imputabile a come è cambiato il modo di fruire la musica negli ultimi 20 anni. Le persone che pagano per i dischi sono sempre meno, per cui solo le grandi band riescono ad andare in tour, oppure per chi ha degli ascolti stellari su Spotify o altri servizi di streaming a pagamento. La sfida per noi è stata semplicemente quella di venire incontro ai nostri fan: quelli che ci chiedevano grandi tour europei o sudamericani. Penso tu sappia che abbiamo passato un brutto momento: dopo il tour con i Cradle of Filth abbiamo perso un sacco di soldi e siamo stati pagati pochissimo. Quindi quello che abbiamo fatto, anziché correre dalla gente pregandola di comprare i cd, è stato quello di dare la possibilità di diventare parte vera e propria della filosofia dei Ne Obliviscaris: tramite i social e la campagna siamo riusciti a fare una cosa che nessuna band prima di noi era stata capace di fare. Si tratta più di un semplice fan club: ora come ora prendiamo quasi ottomila euro dalla nostra membership platform. Un bel risultato, se consideriamo che fino a 10 anni fa non abbiamo mai visto il becco di un quattrino! Riguardo alla prima domanda quindi ti direi di si: sapere che la tua musica può diventare un part-time cambia il modo in cui ti approcci ad essa. Siamo rilassati e felici al pensiero di poterlo fare ricevendo un piccolo stipendio al mese, e anche se non è tanto è un grosso impatto comunque sul nostro morale, cosa che ci portiamo anche nel songwriting e nei concerti.

D: In cambio offrite ai fan che vi supportano dei contenuti speciali, come i due EP di cui parlavamo prima.
R: Esattamente, abbiamo anche registrato la canzone provata prima in soundcheck e la manderemo ai nostri fan della fascia gold. Saranno i primi ad ascoltarla! Così come saranno i primi a vedere il documentario sul tour con gli Enslaved.

D: Domani sarò qui a vedere Inquisition e Rotting Christ: cosa ne pensi di questa rinascita del black e comunque del metal estremo influenzato da altre correnti? Negli ultimi anni abbiamo visto parecchie bands sulle luci della ribalta, anche gente come i Batushka o i Mgla.
R: Penso che sia fantastico confrontarsi con band che riescono a pescare da diversi generi facendoli rientrare in una corrente quasi avversa. La cosa veramente importante, però, è che la musica non suoni costruita, ma genuina e reale. Non avrebbe senso copiare, anche se si parla di progressive! Quindi ciò che penso è che una band, come mai prima di adesso, debba assolutamente riuscire a trovare la propria corrente naturale.

D: Un'ultima domanda prima di salutarci...
*dal nulla sbuca Grutle Kjellson degli Enslaved*
Grutle: Non raccontargli cosa abbiamo combinato ieri!
*risate*
D: Ahahahah! Vi state divertendo con gli Enslaved?
R: Ahahah si! Sono un loro grande fan da vent'anni e mi sembra quasi una follia dividere il tour bus con loro. Sai, dopo i concerti ce ne stiamo in bus e beviamo una birra insieme, chiacchieriamo e cazzeggiamo... Va alla grande!

D: Okay, ultima domanda... Una domanda un po' critica se vogliamo! Non siete stressati all'idea di dover mantenere sempre una qualità musicale altissima, confrontandovi con quello che avete fatto fin'ora? Specialmente con il rischio che i fan possano abbandonare la campagna di crowdfunding.
R: Bella domanda. In realtà non particolarmente, perché io ho assoluta fiducia nel nostro lavoro e in come suoniamo. Come dicevo prima: il nostro obiettivo è trovare il nostro sound, e se andiamo avanti è per questo: i fan diventano parte della vita della band e della nostra visione della musica, ma devono avere bene in mente che noi scriviamo musica solo per noi stessi. Quello che dico è: ti fanno schifo i nostri prossimi album? Hai tutto il diritto di levarti dalla campagna di crowdfunding, ed è quello che in realtà succede anche con altre band: prendiamo il caso degli Opeth. Molte persone hanno apprezzato la svolta prog, molte altre no... E va bene così: se tu sei determinato a seguire una direzione hai tutto il diritto di farlo. Le ragioni sono tante: una naturale evoluzione stilistica o semplicemente lo stufarsi nel doversi conformare a canoni ben precisi. Agli Opeth va bene così: continuano a scrivere e suonare la musica che gli piace, senza pensare troppo ai fan, ed è quello che vogliamo fare anche noi. Concentrandoti sulla qualità sei sicuro di non sbagliare: potrai perdere dei fan, ma ne guadagnerai sicuramente di nuovi. Non ci sentiamo stressati proprio per questo, e anche perché per i Ne Obliviscaris la carriera è appena iniziata e non avrebbe senso fermarsi a farci delle domande proprio ora che siamo sicuri di avere delle belle idee per la testa ogni giorno.

D: Ti ringrazio Tim, mi vedrai sotto al palco a fare headbanging!
R: Ci conto, grazie a voi!

Seconda serata di fila al Circolo Colony, sabato 29, per la doppietta Inquisition + Rotting Christ.

Chi mi segue sa che il sottoscritto non ami esattamente tutto il black metal incondizionatamente, ma che lo assuma a piccole dosi come si farebbe con l'olio di palma dopo gli ultimi allarmismi. Guardandomi dall'altra parte della barricata, sostanzialmente, per me il black è sempre stato qualcosa di stranamente esotico, ma le sue sfumature non mi hanno impedito di lasciarmi spesso prendere da questo tipo di musica.

È così che mi sono ritrovato faccia a faccia con Sakis Tolis, mastermind dei Rotting Christ, per una breve intervista (che leggerete prossimamente), per poi godermi una 4 ore non stop di metal estremo. Ad attaccare ci pensano gli svizzeri Schammasch, fautori di un black/doom molto cadenzato, che non mancano di richiamare un po' di pubblico sotto al palco. Personalmente non è il mio genere, ma al contrario ho apprezzato l'attitudine cazzara dei Mystifier, fautori invece di una specie di death/black molto ignorante e caciarone. I brasiliani, all'attivo da ormai più di 20 anni, si divertono un sacco, anche considerata l'adunata di sudamericani che invade il Colony durante il loro show, mentre tanta gente non aspetta che i Rotting Christ. Il nuovo acquisto della band, Diego Araújo, tiene benissimo il palco, con ovviamente il mitico Beelzeebubth che incita i partecipanti a tirare su più macello possibile. Un Colony entusiasta saluta l'esibizione di un gruppo che effettivamente, in Italia, mancava da parecchio.

Quando tocca ai Rotting Christ salire sul palco la tensione è alle stelle. Molte persone sono qui per loro, e Sakis Tolis lo sa bene. Curiosa quindi l'idea di aprire con la cover degli Aphrodite's Child: The Four Horsemen, che chiude l'ultimo album Rituals, per poi lanciarsi in una cavalcata che ha pescato sia dagli esempi più recenti della loro discografia che dalle vecchie glorie del passato. Purtroppo il minutaggio dedicato alla band è davvero poco, cosicché i nostri devono scartare quasi del tutto alcuni album per dedicarsi ad altri, come il penultimo Κata Τon Daimona Εaytoy, per poi proporre da Rituals la tribale Apage Satana e un altro pugno di pezzi. I turnisti imbarcatisi con i fratelli Tolis per questo tour reggono bene un palco esigente come quello del Colony, che quando si tratta di metal estremo non fa sconti per nessuno. Mietitura di vittime completa con la finale Non Serviam, immancabile traccia di chiusura di tutti i loro concerti. Personalmente sarebbero dovuti essere loro gli headliner, ma alla label non si comanda...

... Label che impone headliner gli Inquisition, "nuova" rivelazione del black metal mondiale. Nuova relativamente parlando, perché i colombiani, in giro dal 1988, sono riusciti negli anni a costruirsi un'immagine di culto assolutamente inattaccabile per la maggior parte dei blackster. Saltati all'onore delle cronache per l'ultimo Bloodshed Across the Empyrean Altar Beyond the Celestial Zenith, Dagon (voce e chitarra) e Incubus (batteria) riescono a fare il casino che farebbero sei membri di una band black metal da soli, senza l'aiuto del basso. C'è da dire che in realtà il loro fonico è il terzo membro ufficiale della band, sempre indaffarato a mandare effetti dal tablet, ma non togliamo poesia a un'esibizione coi fiocchi. Definirei la loro musica quasi un black psichedelico, al livello di gente come gli Oranssi Pazuzu, ma sarebbe riduttivo parlare in questo modo del duo, che subito ci spara addosso From Chaos we came, tratta direttamente dall'ultimo full-lenght. Caratterizzati da un sound totalmente ridotto all'osso, i nostri tirano su una bella oretta di concerto: per quanto il genere non mi faccia impazzire sarebbe stupido negare la potenza sprigionata dalla band. La scaletta è dedicata all'ultima parte della discografia della band, specialmente anche a Obscure Verses for the Multiverse. Il pubblico si prende subito benissimo, nonostante molti scappino per il caldo, e si gode fino alla fine uno show davvero esplosivo.

È stato bello essere al Colony in queste due giornate, ricche di bella musica e bella gente. In attesa del Colony Open Air, l'organizzazione può stare tranquilla: il suo pubblico è fomentato e fedele come si vede.

releases

Stormhold dalla Svezia per un tuffo nel metallo più classico
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Jono un emozionante viaggio fatto di hard rock sinfonico, progressivo e melodico
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Pretty Boy Floyd, nel nome dell'hard rock immediato e spensierato
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Welcome back, Morbid Angel!
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Heavy di qualità con i Mega Colossus
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
La ristampa dell'esordio dei Dethonator
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Autoproduzioni

Female fronted melodic metal con i brasiliani Vienna
Valutazione Autore
 
2.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Debutto per gli Shadowpath, nuova band di metal sinfonico proveniente dalla Svizzera.
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Una nuova leva della scena Death maltese alza la testa: ottimo l'EP dei Bound to Prevail
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Brutalità ragionata ma potente! - Divination degli HELSLAVE
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

partners

No tabs to display

allaroundmetal all rights reserved. - grafica e design by Andrea Dolzan

Login

Sign In

User Registration
or Annulla