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Il 9 agosto uscirà "Born To Perish", il quattordicesimo album dei leggendari Destruction. Per l'occasione abbiamo avuto il piacere di parlare via Skype con lo storico vocalist e bassista Schmier: un Artista con la "A" maiuscola che è stato esaustivo, simpaticissimo ed altrettanto umano. Con ben 37 anni di carriera nel bagagliaio, Marcel ci ha fatto capire cosa voglia dire vivere il metal a 360 gradi.

 

Ciao Marcel, è un immenso piacere averti qui su Allaroundmetal. Come stai? Come ti senti a ridosso della data di rilascio del vostro quattordicesimo album?

Ciao ragazzi, il piacere è tutto mio. Ovviamente è sempre eccitante quando lavori a qualcosa che ami, soprattutto perché aspetti con trepidazione la reazione del pubblico. Un album è come un bambino piccolo e come tale necessita di tante cure. Abbiamo registrato "Born To Perish" diversi mesi fa, poi c'è stata tutta la parte relativa al marketing, alla promozione, alla realizzazione della copertina...Insomma, un grande processo dietro e finalmente ora siamo pronti per la pubblicazione. Siamo tutti elettrizzati e non stiamo più nella pelle!

Vuoi parlarci della scrittura dell'album? Come avete lavorato?

Siamo stati molto compatti durante la scrittura dei pezzi. Dopo il tour in America Latina abbiamo iniziato subito a lavorare alle demo delle tracce nuove. Era più o meno Natale. Poi, come detto prima, le bozze sono state registrate a gennaio fino alla fase conclusiva a marzo.

Come fate ad avere sempre nuove idee per i vostri lavori? Si tratta solamente di esperienza o c'è dell'altro?

Sicuramente l'esperienza è un fattore determinante, ma in particolare è la dedizione e l'amore per il nostro lavoro. Quando sei in fase di scrittura ti siedi e lasci che la mente faccia tutto il resto. Ad un certo punto riesci a trovare quell'idea di impatto che ti convince. In passato abbiamo fatto così e ciò ci ha permesso di scrivere ottimi pezzi. Con "Born To Perish" è stato più o meno lo stesso, con l'unica differenza che volevamo fin dall'inizio un prodotto diretto ed energico.

Questo è il primo lavoro che vede Damir Eskic alla chitarra e Randy Black alla batteria. Avete lavorato bene insieme? Qual è stato il loro contributo all'interno dell'album?

Abbiamo lavorato benissimo insieme. Io e Mike siamo i principali compositori, ma sempre aperti alle idee degli altri ragazzi. Randy ha contribuito molto con il suo groove potente e deciso, rivelandosi un ottimo batterista con molta inventiva. Damir invece è un tipo che non si pone limiti, soprattutto negli assoli; tuttavia riesce bene a combinare melodia, tecnica e armonia con gli altri strumenti. Sicuramente i punti di riferimento siamo stati io e Mike, ma posso garantirvi che ciascuno ha contribuito a rendere l'album unico.

Su DukeTv hai detto che l'album è stato scritto e registrato in soli 3 mesi e che, appunto, sarà più diretto. Quali sono quegli elementi che rendono "Born To Perish" diverso?

La prima cosa che noterete sarà sicuramente l'impatto. Le tracce sono perfette per i concerti proprio per questa loro peculiarità: dirette, ti colpiscono in faccia ma, e ci tengo a sottolinearlo, sono anche catchy. Una volta che le ascolti ti restano in mente. Abbiamo già suonato il brano omonimo in live ed ha riscosso un ottimo successo. Credo sia questa la caratteristica principale che un buon album deve avere, soprattutto in ambito thrash metal: è un genere fatto per il palco. Questo è stata la nostra linea guida.

Quest'anno è e sarà uno dei migliori per il thrash metal: tantissime band storiche hanno rilasciato degli album fantastici ed altre ancora sono in procinto di farlo. Secondo te, possiamo parlare di un ritorno dell'old school? 

Sono assolutamente d'accordo con te: è un anno incredibile per noi band di vecchia data. Questa energia che si respira è stimolante per tutti e il poter ascoltare gli album nuovi ti riporta indietro a quella carica di quando si era più giovani. Fa piacere, inoltre, vedere che siamo ancora un punto di riferimento per tanti. Non è sempre stato così in passato  e i miei coetanei se lo ricordano bene. Quando i Destruction si riunirono nel 1999, le band thrash o si erano fermate o erano sparite dalla circolazione: gli Exodus, i Death Angel, gli Slayer, i Kreator passarono un periodo di crisi... gli anni '90 sono stati molto duri per tutti. Ora, dopo vent'anni, è bellissimo poter rivedere tutti in pista. Il thrash è tornato, è energia ed è reale!

E riguardo le nuove generazioni? Saranno mai in grado di prendere il posto di voi pionieri?

Devono assolutamente. Un giorno saremo troppo vecchi per continuare (ride, ndr). Fortunatamente ci sono già dei gruppi validi di ragazzi che si ispirano a noi e questo mi fa essere speranzoso per il futuro. Bisogna dare ai giovani l'opportunità di continuare questo genere e di valorizzare il grande potenziale che vedo in giro.

Marcel, sei sulla scena metal dal 1982, ben 37 anni di carriera. Essere "on the road" per tutto questo tempo non deve essere facile: tutti questi viaggi e concerti sicuramente sono stressanti. Come fai ad essere sempre in forma smagliante? Qual è il segreto, la passione per il tuo lavoro o c'è dell'altro?

Si tratta di passione. Il metal non è solo musica, ma una filosofia di vita. È quasi una sfida restare sul pezzo: quando suoni ad un festival si crea quella sana competizione tra le band che spinge a dare sempre il 100%. E poi ci sono i fan che ci incoraggiano. Ho viaggiato tanto nella vita ed ogni volta ho visto quell'unione che solo il metal riesce a creare: diventi un tutt'uno con gli altri, senza discriminazioni di religione, sesso, colore della pelle od orientamento di qualunque tipo. Il metal unisce ed è universale  e questo è un enorme incoraggiamento ad andare avanti. I politici di oggi potrebbero imparare molto dalla nostra comunità: amicizia, rispetto e fratellanza. Invece si combattono tra loro distruggendo giorno per giorno il mondo. Credo che il metal sia la via più pacifica ed efficace per creare pace ed unione tra le persone, Questo, più di ogni altra cosa, mi dà l'energia per continuare.

Un'ultima domanda tanto per toglierci una curiosità. So che hai lavorato con il musicista greco Constantine come ospite nel suo album "Aftermath". Come è nata questa collaborazione?

Ho incontrato questo ragazzo quando era molto giovane mentre era in tour con la sua band. Forse aveva 19 anni, non ricordo bene. Mi piacque molto il suo stile e la sua performance sul palco e lui mi regalò un suo disco solista. Lo ascoltai per mesi in macchina dato che spaccava davvero. Qualche anno dopo mi contattò dicendomi che aveva intenzione di pubblicare il suo secondo album e mi chiese di partecipare. Secondo lui ero perfetto per il materiale che aveva e io sono stato felicissimo di accettare dato che, tra l'altro, è un ragazzo umile e simpatico. Inoltre mi piace lavorare con i giovani anche se sembravo suo padre (ride, ndr). Spero di averlo aiutato per il futuro.

Ok Marcel, il tempo a disposizione è terminato. Ti ringrazio di cuore per la tua disponibilità. Sei un grande artista e speriamo di vederti presto in Italia. Lascia a te le ultime parole ai lettori di Allaroundmetal e a tutti i tuoi fan italiani.

Grazie a voi per l'intervista. Verremo sicuramente in Italia a marzo con gli Overkill e poi speriamo di tornare ancora come headliner. Per me è sempre un piacere venire in Italia. Non so se lo sapevate, ma mia nonna era italiana, perciò ho delle radici nel vostro paese, a partire dal mio nome che in italiano è "Marcello". Siete sempre un pubblico scatenato e ci fate sentire tutto il vostro calore ogni volta, ecco perché non vediamo l'ora di venire da voi. Mi raccomando ragazzi, assicuratevi una copia di Born To Perish": vi prenderemo a calci nel culo!

Pubblicato in Interviste

Il mese scorso, la tedesca melodic thrash metal band Burden Of Grief ha partorito la sua ultima fatica intitolata "Eye Of The Storm". Per l'occasione abbiamo sentito il chitarrista Philipp il quale, in maniera molto esaustiva, ci ha detto la sua su questo nuovo lavoro.

 

Ciao Philipp, è un piacere poter scambiare qualche parola con te. Come ci si sente dopo l'uscita di "Eye Of The Storm"?

Ciao ragazzi, il piacere è mio. Anche se si tratta del nostro settimo album, è sempre un'emozione grande quando un nuovo album vede la luce. È praticamente come un bambino appena nato. Abbiamo sempre avuto l'esigenza di progredire e migliorare con ogni nuovo disco, il che significa che dobbiamo mettere sempre più energia quando lavoriamo ad una produzione. Ci sono voluti quasi 3 mesi per registrare e mixare "Eye Of The Storm". Dopo aver terminato il mix e il mastering, abbiamo continuato con la preparazione e le riprese della nostra trilogia video. Il lavoro è stato tanto durante gli ultimi mesi, perciò è ancora più travolgente ed appagante ricevere così tanti feedback positivi dopo il rilascio.

Vuoi parlarci del processo di scrittura?

Abbiamo iniziato il songwriting nell'inverno 2015/2016 lavorando per 2 anni nella stesura dei pezzi. Tuttavia non è stata una scrittura costante, sia per i vari live a cui abbiamo partecipato, sia per gli impegni individuali di ciascun membro della band. Due dei nostri si sono perfino trasferiti in questo periodo, perciò non è stato un processo costante. Comunque sia ci siamo divisi in due gruppi di lavoro: una metà dei brani l'ho composta io, l'altra è frutto di una collaborazione con il batterista Robb e l'altro chitarrista Joe. Hanno sviluppato un modo interessante di scrivere che consiste nel dare prima spazio alle percussioni per poi inserire le parti di chitarra.

E per quanto riguarda le sonorità? Come si fa a creare uno stile proprio che si distingua dal resto?

Penso che questo sia il problema comune di tutti i musicisti. Siamo sempre alla ricerca del suono perfetto, e anche dopo quasi 25 anni non l'abbiamo ancora trovato. Ovviamente nel corso degli anni siamo progrediti grazie ad un sound ed uno stile che si adatta molto bene sul palco. La situazione cambia quando si tratta di lavorare in studio: le collaborazioni con vari produttori sono state molte, però non siamo mai stati veramente soddisfatti al 100%. Così abbiamo deciso di scegliere un nuovo studio e un nuovo produttore per il mix e il mastering di "Eye Of The Storm", e siamo convinti di aver trovato il ragazzo giusto con Kristian Kohlmannslehner e il suo Kohlekeller Studio. Mentre il nostro precedente produttore Dan Swanö ha sicuramente le sue radici nel death metal svedese, Kristian Kohlmannslehner proviene da un altro background, che per noi era importante. Ha lavorato con band molto diverse in passato e lo caratterizza il fatto che nelle sue produzioni non c'è quella sorta di tratto distintivo. Tuttavia le sue sono produzioni di alta classe e sicuramente collaboreremo con lui anche al nostro prossimo album.

Il vostro genere viene definito melodic thrash metal. Come riuscite a combinare la pesantezza del thrash con la leggiadria del melodic death?

In realtà non facciamo piani su come raggiungere il nostro stile musicale. È solo il risultato dei 5 membri della band che hanno gusti molto diversi quando si tratta di influenze musicali. Ci sono forse solo 2 o 3 gruppi che piacciono a tutti in una certa misura, come, per esempio, alcuni dischi di Kreator e Machine Head. Ognuno porta un pezzo del suo background in ciascun brano. Potrei semplicemente parlare delle canzoni che ho scritto da solo, e qui le mie principali influenze sono le icone thrash come i vecchi Metallica, Slayer, Testamant e Machine Head, combinate con l'approccio melodico di band metal classiche come Iron Maiden, Rainbow e Judas Priest. Infine, grazie alla voce del nostro cantante Mike, andiamo automaticamente a sfociare nel melodic death classico.

Siete sulla scena dal 1994 e avete 6 album alle spalle. Possiamo parlare di continuità con i lavori precedenti? Si può avvertire quel senso di crescita musicale guardando al vostro passato?

Lo spero, dal momento che è il nostro stesso obiettivo raggiungere questa crescita. Se vuoi puoi dividere la nostra carriera in 3 fasi. La prima inizia con il nostro album di debutto "Haunting Requiems" e dura quasi 6 anni. In quel periodo abbiamo dovuto imparare a suonare correttamente i nostri strumenti (Ride). La seconda fase inizia dopo il 2006, dove abbiamo sviluppato e perfezionato il nostro stile nei primi 3 dischi, ma abbiamo anche avuto costanti modifiche di line-up. Da quell'anno in poi scatta la terza fase nella quale abbiamo finalmente trovato una line-up coerente e siamo cresciuti insieme musicalmente. In questo periodo abbiamo pubblicato 4 dischi che mostrano sicuramente una band che conosce i suoi punti di forza, ma ha anche imparato dalle sue carenze. Quindi questi ultimi 4 album sono sicuramente tutti dello stesso sangue.

Cosa pensi della scena metal europea di oggi? Quanto è cambiata negli ultimi vent'anni?

Oh mio Dio, questa è una domanda difficile perché ci sono così tanti aspetti di cui parlare. Tutto sommato sono convinto che la scena metal europea sia più forte che mai. Ci sono molte band, festival, riviste, club... Ci è sempre piaciuto esplorare nuovi paesi e abbiamo avuto il piacere di suonare in molte aree europee, dalla Francia all'Estonia, dalla Slovacchia alla Turchia. Le culture di ciascun paese possono anche essere diverse, ma l'amore per la musica metal unisce i metallari di tutto il mondo. Viaggio molto e ho già visitato paesi lontani come Cina, Cambogia, Costa Rica, Messico e molti altri. Non appena noti altri ragazzi che indossano una maglietta di una band, trovi immediatamente una connessione speciale con loro, indipendentemente dalla religione o dal colore della pelle. Questo è ciò che amo di più dell'heavy metal!

C'è qualche band italiana che ti piace particolarmente o che è stata fonte di ispirazione?

Devo confessare che non conosco molte band italiane. Una band che mi piace sono i Disarmonia Mundi e i Witchwood. Ci sono altri gruppi italiani interessanti, ma per me non sono una fonte di ispirazione.

Verrete mai in Italia per qualche show?

Ci piacerebbe molto suonare alcuni spettacoli in Italia, ma non abbiamo mai avuto la possibilità. Se qualche promotore volesse mettersi in contatto con noi, ne saremmo più che lieti! 

Bene Philipp, grazie mille per il tempo che ci hai dedicato. Spero di vedervi presto in Italia. Lascio a te le ultime parole: cosa hai da dire ai vostri fan italiani e a tutti i lettori di Allaroundmetal?

Vi ringraziamo tanto per il vostro supporto e l'opportunità di presentarci ai vostri lettori. Siamo travolti dall'ottimo feedback che abbiamo ricevuto da voi. Come ho già detto prima, pubblicheremo una trilogia di video completi per "Eye Of The Storm": primi 2 episodi sono già online, la clip finale verrà rilasciata a metà giugno. Dateci un'occhiata!

 

 

Pubblicato in Interviste

Oggi comincia il Fosch Fest, evento che da 7 anni frequento e che ogni anno non manca di regalarmi molte emozioni musicali e non. Il clima di divertimento, la gente divertente e ubriaca in giro: tutto basta a trasformare quel di Bagnatica in una meta di pellegrinaggio per centinaia di persone che ogni anno arrivano da tutta Italia e, perché no, da tutta Europa. Ho avuto l'occasione di fare due chiacchiere con il buon Roberto Freri, l'organizzatore dell'evento. Buona lettura!

D: Ciao Robi e benvenuto su Allaroundmetal! Siamo arrivati alla settimana edizione del Fosch fest... Emozionato?
R: Innanzitutto, ciao ragazzi, e un saluto ai vosti lettori! Emozionato?! Certo! Come sempre! Ogni anno è una nuova emozione ed è proprio quello il bello!

D: Avendolo frequentato sin dall'inizio: come siete riusciti a mantenere buoni i rapporti con l'amministrazione comunale? C'è effettivamente un guadagno per il paese?
R: Beh sicuramente c'è la predisposizione da parte dell'amministrazione di voler andare d'accordo con noi e viceversa, e credimi non è poco, stessa predisposizione che trovi negli abitanti di Bagnatica. Poi dopo che hai superato lo scoglio delle primissime edizioni, col loro forte impatto sulla routine del paese, la gente comincia ad abituarsi e i problemi forse diventano sempre meno. Se ci sia effettivamente un guadagno per il paese...non mi piace fare i conti in tasca alla gente, di sicuro portare migliaia di persone che vengono da fuori, ed hanno le loro esigenze in un paese così piccolo, può essere un'ottima occasione per guadagnare, sicuramente vari esercenti sono rimasti soddisfatti, ma andando oltre il mero guadagno economico e la troppa importanza che si dà oggigiorno al vil denaro, c'è sicuramente da guadagnare da un punto di vista umano. Il paese guadagna visibilità, che non fà mai male, molti ragazzi anche dopo essere diventati adulti ricorderanno con piacere i bei giorni passati in quel paesino in provincia di Bergamo, inevitabilmente il paese finisce nei ricordi di molta gente, e questa secondo me è una cosa bellissima. Viene data la possibilità di conoscere ed interagire con gente che viene da tutta Italia e anche dall'estero, e questa è sicuramente occasione di arricchimento personale, e ti dà modo di renderti conto che aprirti un po' anche verso giovani e meno giovani, magari barbuti e dall'aspetto, passami il termine, "un po' barbaro" non è poi così negativo, anzi! Magari ci si rende conto, avendone la prova provata, che il vecchio proverbio "l'abito non fa il monaco" sia effettivamente veritiero, può aiutare le persone a non fermarsi davanti alle apparenze e fare un passo in avanti verso la "civiltà" che magari ad oggi non è facile trovare in certe zone d'Italia, ma è più consueto trovare nel nord europa per esempio, dove la gente addirritura ti ospita a casa sua. In conclusione, direi che in un modo o nell'altro il guadagno c'è!

D: Che previsione di affluenza avete?
R: Difficile a dirsi, noi ci aspettiamo una grande risposta di pubblico, sia per la qualità e l'importanza del bill, sia per come è strutturato il festival, ovvero cercando di mantenere prezzi popolari, offrendo del buon cibo, cucina tradizionale a km 0, dell'ottima birra artigianale, dall'ambiente famigliare alle piccole e grandi innovazioni e miglioramenti che ogni anno cerchiamo di introdurre. Fare grandi numeri al giorno d'oggi in Italia è difficile per molti motivi, che forse non è il caso di star qui ad elencare adesso, anche perchè poi alla fine son sempre gli stessi che vengono menzionati un po' da tutti.
Fare previsioni è sempre molto difficile, e molto spesso si sbaglia e finisci con l'amaro in bocca, quindi limitiamoci a parlare di aspettative: il numero massimo di persone che possiamo ospitare, secondo le leggi attuali, commissioni varie ecc. è di 5000 persone, inutile dire che il sogno di ogni organizzatore è centrare il sold out. Dal canto nostro ripeto, niente previsioni, ma aspettative sicuramente alte.

D: Chef e birra artigianale... Come mai puntare sulla qualità del prodotto anziché, come ci si potrebbe aspettare da un evento così grosso, sulla quantità?
R: Perchè innanzitutto non è sempre vero che qualità escluda quantità.Secondo noi è molto importante offrire, oltre alla buona musica, cibo e birra di qualità; tutto quello che c'è di contorno al discorso puramente musicale deve essere di qualità. Una persona si ferma da noi per 3 giorni, è normale che non stia 72 ore sotto al palco, anche se c'è qualcuno che quasi quasi lo fa ehehe! deve bere, mangiare, svagarsi con qualcosa che non sia solo il concerto. Per cui a questo punto è doveroso fornirgli questi servizi al meglio delle tue possibilità. Una buona birra è sempre meglio di una pessima birra, o sbaglio!? Se riesci a mantenere i prezzi sotto una certa soglia sicuramente avrai offerto qualità, ma avrai di ritorno la quantità nei consumi, se un piatto è buono lo mangi volentieri e magari fai il bis, se la birra è buona magari te ne bevi un paio in più. A mio modesto parere, la qualità di un evento del genere, va misurata anche in relazione a quello che offre aldilà della sola musica.

D: Molte persone si sono lamentate per questo cambio di direzione in favore del thrash e del death metal, come risponderesti?
R: Beh io personalmente ascolto un sacco di musica: il metal tutto o quasi, ma anche altri generi, l'importante è che sia buona musica innanzitutto e che mi piaccia. Detto questo mi riesce difficile immaginare come qualcuno possa lamentarsi di un'offerta musicale più ampia! noi abbiamo spiegato più volte i motivi che ci hanno spinto in questa direzione: In primis c'è la volontà di aprirsi ed ampliarsi proprio per principio: secondo noi chiudersi a guscio, può portarti qualche minimo vantaggio, ma non è la scelta giusta. Possiamo ampliare la nostra offerta e di rimando, il nostro pubblico, non è obbligato ad ascoltarsi tutti i concerti! (anche se farebbe bene a farlo puramente per sola cultura personale, sia mai che scopri che un genere che non ti ispira e che invece finisce col piacerti... e parlo per esperienza!) Se invece uno proprio certe band non le sopporta, si ascolta i gruppi che preferisce e mentre suona il gruppo non gradito, e qui mi riallaccio alla risposta precedente, può usufruire dei servizi che offriamo: dal rilassarsi bevendo una buona birra, al cogliere l'occasione di mangiare qualcosa intanto che aspetta il prossimo gruppo a lui più congeniale, fare un giro nel mercatino, parlare e conoscere gente... Un festival è un insieme di cose, non è solo musica; Sicuramente è la parte più importante, ma non la sola. Noi volevamo alzare il livello e per farlo dovevamo aprire ad altri generi, le band folk/viking/pagan di un certo livello le abbiamo fatte quasi tutte, se vuoi alzare l'asticella inserisci qualche band di altri generi, anche se una buona dose di band stile "vecchio FoschFest" c'è sempre e sempre ci sarà; così facendo, eviti anche di diventare ripetitivo nel corso delle varie edizioni. Detto questo, uno si informa sul festival e fa le sue valutazioni, noi non obblighiamo nessuno, chi gradisce viene, chi non gradisce presenzierà ad altri eventi.

D: Come fate, nonostante tutto, a mantenere il costo del festival così basso e comunque presentare una qualità alla pari di altri grandi festival europei?
R: Bella domanda, ce lo chiediamo sempre anche noi! ehehe! Scherzi a parte, credo che alla fine sia lo spirito di fondo, cioè fare le cose per pura passione e non per fini di lucro. Semplicemente l'idea è sempre stata quella di rientrare nelle spese e non di guadagnare per forza. Stare qui a tradurre questo concetto applicato a tutti gli aspetti tecnici e materiali dell'organizzazione dell'evento sarebbe oltremodo tedioso, per cui diciamo che è questo concetto di base che ci permette di farlo.

D: Pensi che il Fosch sia diventato un evento di valore internazionale?
R: Non lo so, sicuramente un po' di visibilità all'estero l'abbiamo avuta, cerchiamo di promuovere l'evento anche oltre i nostri confini, e la buona affluenza di stranieri al nostro evento lo dimostra. Sicuramente il gap con i grossi festival europei è ampio, noi di anno in anno cerchiamo di ridurlo, speriamo che col tempo, quando mi auguro ci intervisterai di nuovo, a questa stessa domanda potremo risponderti: "Si, decisamente!"

D: È presto per parlarne, ma proverete a portare qualcosa di più underground nelle prossime edizioni?
R: Hai detto bene, è presto per parlarne! Se ti riferisci a band più o meno emergenti, direi che puoi trovarne molte già ora nel nostro bill, non a caso abbiamo deciso di allestire un secondo palco, l'Underground Stage, dedicato interamente a questo tipo di realtà.

D: Continuerete con la formula "primo giorno gratuito, gli altri a pagamento"?
R: In tutta onestà adesso non posso rispondere a questa domanda, è troppo presto per dirlo e non vorrei fare dichiarazioni che poi vengono smentite dai fatti. Le uniche dichiarazioni che posso fare sono quelle d'intenti, ovvero la nostra volontà è quella di venire incontro ai fans il più possibile, quindi tenere un prezzo basso e/o lasciare un giorno gratuito è sicuramente nelle nostre intenzioni, però prevedere il futuro è impossibile.

D: Quante persone sono impegnate nella realizzazione dell'evento e quanti volontari vi supportano ogni anno?
R: Allora oltre ai 3 veri e propri organizzatori, quelli che ci mettono la faccia e il rischio, che sono Sergio, Silvia ed Elena, siamo un 5 o 6 che seguono la vera e propria organizzazione sotto tutti gli aspetti fin dall'inizio, e aggiungici un 50/60 persone che lavorano durante l'evento, diciamo che oltre ai 3 giorni di concerti, ci lavorano anche una settimana prima per allestire e una dopo per smontare.

D: Avete iniziato ad organizzare degli eventi paralleli al festival: piccoli concerti etc... Amplierete il discorso per assicurare una serie di eventi annuali?
R: Si! Qui posso risponderti con sicurezza. L'idea è proprio quella. Cerchiamo di organizzare sempre più eventi e cercheremo di dare una certa continuità alla cosa, sia organizzandoli noi in prima persona, sia co partecipando con altri alla realizzazione degli stessi...è doveroso dire che sono più Sergio, Silvia ed Elena che se ne occupano, non prendiamoci meriti che non abbiamo.

D: Infine ti chiedo un saluto per i nostri lettori e per tutti quelli che verranno al Fosch!
R: Innanzitutto è d'obbligo un grazie a tutti i vostri lettori, sia quelli che verranno al Fosch, sia quelli che hanno semplicemente dedicato un po' del loro tempo a leggere quest'intervista, per altro ad un personaggio poco meritevole di tanta attenzione come il sottoscritto. Vi saluto calorosamente e vi aspetto al Fosch Fest, dove vi divertirete partecipando al massacro che si prospetta!

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