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Corrado Franceschini

Corrado Franceschini

Oltre 50 anni di età e più di 35 anni di ascolti musicali.

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88/18 “Si scrive Dish-Is-Nein ma si legge Disciplinatha”

Venerdì, 08 Dicembre 2017 11:40 Pubblicato in News

Riceviamo e pubblichiamo.

 

88/18 “Si scrive Dish-Is-Nein ma si legge Disciplinatha”

 

A 30 anni dalla pubblicazione di “Abbiamo pazientato 40 anni ora basta” visionario EP

d’esordio dei Disciplinatha, una delle band più innovative e frontali della scena musicale

tra la fine degli anni ‘80 e la seconda metà dei ‘90, Cristiano Santini, Dario Parisini e

Marco Maiani, ovvero i ¾ della prima formazione dei Disciplinatha, tornano a dire la loro,

sotto il marchio - sequel [Dish-Is-Nein].

Rimarcando il filo conduttore emotivo ed attitudinale mai spezzato, nemmeno dopo lo

scioglimento della band nel 1997, il formato utilizzato per il nuovo lavoro è lo stesso

dell’album di esordio dei Disciplinatha “Abbiamo Pazientato 40 anni ora basta”, riedito

per l’occasione.

Dunque un EP su vinile bianco; 6 brani che riconsegnano al panorama morale nazionale

la creatività di un collettivo in grado di valicare confini stilistici e comunicazionali arrivando

dritti al Cuore del presente.

L’album vede la collaborazione del coro alpino di Monte Calisio, già presente con

Disciplinatha per il live ‘’Questa è un’esercitazione” evento reunion estemporanea, in

occasione della presentazione del box antologico + dvd documentario “Tesori della

patria” nel novembre del 2012. Nel nuovo album regalano l’inimitabile patrimonio

emotivo, culturale e corale della tradizione alpina Italiana in due sorprendenti brani: “La

chiave della libertà” e “L’ultima notte”. Justin Bennet, batterista di Skinny Puppy, è il

motore ritmico dell’album, mentre Valeria Cevolani, indimenticata voce femminile dei

Disciplinatha, affila taglienti melodie su “Eva”. I testi sono frutto di una collaborazione con

Renato Mercy Carpaneto, voce e guida degli inimitabili Ianva. Produzione artistica,

registrazioni e mixaggi sono stati curati dallo stesso Cristiano Santini presso il Morphing

studio di Bologna. Il mastering dell’album è stato curato da Giovanni Versari presso la

Maestà studio di Tredozio.

Data di uscita ufficiale di “Dish-Is-Nein” (vinile e digitale) è fissata per il 27/01/2018,

l’album sarà distribuito da Contempo Records, storica etichetta discografica fiorentina.

Da dicembre 2017 sarà possibile effettuare il pre-order dell’EP dal sito www.dish-is-nein.org

Chi effettuerà il pre-order riceverà in anteprima la versione digitale dell’abum

STRIKE AVENUE: NUOVO SINGOLO E NUOVO ALBUM.

Giovedì, 30 Novembre 2017 12:41 Pubblicato in News

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO.

Gli Strike Avenue, gruppo deathcore/deathmetal da Cosenza, pubblicheranno il 27 Gennaio 2018 il loro quarto album “Human Golgotha” incentrato sulle tematiche delle sofferenze umane e sulla storia del Golgota. Questo è il primo lavoro con la nuova formazione ed è il più oscuro, tecnico e pesante mai realizzato prima dalla band.

L’album verrà preceduto dal singolo “The Despised Lion” che uscirà il 23 Dicembre. Di seguito il link con il trailer:

https://www.facebook.com/STRIKEAVENUE/videos/10155243977372831/

Il gruppo è ora impegnato nella promozione di “Human Golgotha” e nell’organizzazione di date live di che saranno aggiornate a breve. 

 

STRIKE AVENUE 

 

 

Inizio questo live report ringraziando Max Iantorno di Apocalypse Extreme Agency per avermi concesso l’esclusiva, il caseificio “La Rosa” per l’ospitalità e ultime, ma non per questo meno importanti, le persone e le band che hanno amichevolmente condiviso chiacchiere e informazioni con il vostro cronista. Questo report verrà fatto per gran parte “a sensazioni” visto che delle cinque band presenti due non le conoscevo affatto (Ural e Joke It) due le conoscevo per avere ascoltato qualche cosa (Vexovoid e National Suicide) e l’ultima, i Game Over, la conoscevo e la conosco bene avendo recensito tutte le uscite dei thrashers ferraresi da inizio carriera ad oggi. Dopo 25 chilometri di strada e leggera nebbia alle 19,30 circa arrivo al Caseificio “La Rosa” di Poviglio. Vengo fatto accomodare da Max nel backstage del locale dove, finalmente, trovo un posto abbastanza ampio. I gruppi stanno banchettando e si rilassano in attesa di entrare in scena. Mi guardo attorno, bevo una birra e… Si comincia. Sono curioso di scoprire le band e i loro componenti così mi presento per “estorcere” qualche notizia e per informare i “referenti” della mia presenza e del “lavoro” che svolgerò. Esco e prendo confidenza con il locale. Bancone bar da un lato, spazio centrale che, a pieno regime, può contenere duecento persone comode e soppalco dove è stata sistemata la mercanzia e gli stands della Tornado Ride Records (vinili e45 giri), e Creepy Cakes (torte). Dopo uno shot di vodka offerto gentilmente dal chitarrista dei Joke It (sono in debito man!) scambio due chiacchiere con Renato Chiccoli dei Game Over. “Reno” mi dice che la prima volta che li vidi dal vivo (chiesi subito il loro demo n.d.a.)era l’unico maggiorenne della band, mi parla brevemente del tour in Cina dove si sta cercando di creare una scena, della difficoltà di suonare in Italia e del atto che Game Over si considerano ancora underground.

La serata ha inizio e i primi a salire sul palco sono gli Ural. Guardando le foto del quartetto torinese/piacentino mi ero fatto l’idea di avere a che fare con una band giovane invece, a posteriori, ho scoperto che Ural sono nati nel 2010 e hanno pubblicato un demo, un’E.P. a tre pezzi e un album, “Party With The Wolves” con splendida copertina stile Mike Ploog,  uscito nel 2016 per la ETN. Avevo ascoltato qualche pezzo del C.D. e avevo notato che i ritmi erano serrati: una sorta di “tupa tupa” incessante del tipo palla avanti e pedalare con pochissime concessioni alla melodia. Il resoconto della prestazione dal vivo concorda perfettamente con ciò che avevo ascoltato. Ural non si perdono in fronzoli o inutili orpelli. Aggrediscono con la loro musica l’ascoltatore e via andare. Devo dire che reggere uno show lungo con una musica del genere può portare ad un certo dejà vu che non fa stare attento chi ascolta come dovrebbe. Il riferimento che avevo letto in rete fatto allo stile dei Voivod a mio avviso non c’entra molto con ciò che Ural propongono né come violenza, né nei passaggi della seconda fase del gruppo canadese ossia quella più tecnica. Nel compenso una prestazione energica ma che, in futuro, avrà bisogno di un poco di varietà in più.

Max ci ha abituato a cambi di palco rapidi e così, dopo qualche chiacchiera nel backstage, torno nel proscenio per seguire i Joke It, gruppo di Belluno che ha due E.P.’s all’attivo (“Joke With Us” del 2015 e “No Hope” del 2017). Non date retta al chitarrista, quello che mi ha offerto lo shot, se vi dice che Joke It fanno schifo: non è vero e il loro show lo ha dimostrato. Il gruppo, tra berrettini Thrash e maglia dei Madball in bella vista, sfodera un’attitudine Thrash/Core che sfocia in momenti dove la chitarra forgia riffs stop n’go che aiutano la proposta a non essere statica. Il cantante, poi, saltella dinoccolato tra il Mike Muir e il Jovanotti style (so che il paragone tra i due non regge ma questa è stata l’impressione n.d.a) e aggredisce il pubblico da fronte palco usando  una voce uniforme che mi ha lasciato qualche perplessità. Uno show breve ma coordinato fa dei Joke It una delle band da seguire nell’immediato futuro.

Dopo i Joke It salgono sul palco i toscani Vexovoid. Il gruppo toscano ha all’attivo due singoli, l’E.P. a 100 copie “Herald Of The Stars” del 2014 ed è in previsione a dicembre 2017, l’uscita del C.D. “Call Of The Starforger”. Mi ero perso parecchie date di questo terzetto, tra le quali quella al primo festival di Facciamo Valere Il Metallo Italiano, ed ero veramente curioso di vedere la prestazione on stage. Talvolta i gruppi con una formazione a tre elementi risultano “vuoti” e si è portati a pensare che, con una seconda chitarra, il suono sarebbe più corposo. Non è questo il caso dei Vexovoid che se la cavano benissimo e che riescono a dare corposità al loro show grazie anche ad un volume aumentato, se pur di poco,  rispetto alle band precedenti. Il pubblico, leggermente incrementato, viene chiamato al Pogo/Mosh e, finalmente, da segni di vita grazie anche ad uno sparuto gruppo di thrashers (di Torino?) con giubbini pieni di patches ed è lì che mi assale un po’ di nostalgia per i miei bei vecchi tempi andati. I musicisti mi sono parsi concentrati e il loro Prog – Tech Thrash Metal di ispirazione “spaziale” è risultato abbastanza vario e decisamente interessante. C’è stato anche il tempo per presentare “The Starforger” dall’imminente album. Il pezzo, abbastanza lungo per i cliché del genere, ha messo in luce le qualità dei Vexovoid e se tanto mi da tanto, prepariamoci ad un full lenght C.D. di qualità. 

Dopo i Vexovoid tocca ai National Suicide scaldare l’ambiente. Il gruppo del Trentino Alto Adige può essere considerato tra i veterani del genere dato che è nato nel 2005 e ha all’attivo il demo “The Old Family Is still Alive” (2005), e i C.D.’s omonimo del 2009, “Anotheround” del 2016 e il recente “Massacra Elite” del 2017 (più alcune canzoni su alcune compilations n.d.a.). Che dire dello show dei cinque ragazzi? Studiato, carico, coinvolgente. Si vede che i chitarristi sono dei professionisti e che il cantante Stefano Mini ha avuto una lunghissima militanza in parecchi gruppi (canta anche nei Racket). Proprio Stefano si dà da fare per spronare il pubblico e ci riesce. Bello il Pogo che si scatena a più riprese e bellissimo, non che comico, il momento nel quale una ragazza perde una lente degli occhiali e tutti si fermano per cercarla. Uno show potente con mosse che, ricalcando gli stereotipi, fanno capire una certa accortezza e accuratezza nel preparare uno show con i due chitarristi che si giocano gli assoli in buona maniera e una sezione ritmica che dona forza e compattezza.

Terminato lo show dei National Suicide vado nel backstage per salutare Stefano e dirgli del buon voto ricevuto dall’ultimo C.D. su www.allaroundmetal.com. Inutile dire che, come tutti gli altri ragazzi dei gruppi, ho trovato una persona disponibile e per niente spocchiosa alla faccia di certe pseudo rockstars.

Prima dello show dei Game Over è il momento della premiazione del contest che vedeva la possibilità di aggiudicarsi tre premi. Max e “Reno” estrapolano da un foglio i vincitori, su tre solo uno è presente, e si può dare il via ad una sorta di prova suoni in diretta. Qualche problema c’è, e ci sarà anche durante lo show ma tutto sommato si può cominciare. Game Over, forti di una discografia composta da un demo, due E.P. e quattro full lenght compreso l’ultimo “Claiming Supremacy” uscito lo stesso giorno per Scarlet Records,  avevano puntato su un release party strutturato come quello dell’anno scorso al Kaleidos di Poviglio con l’intero nuovo album suonato dal vivo e inframmezzato da alcuni pezzi vecchi.

Si parte con l’immancabile “Another Dose Of Thrash” suonata ad una velocità che ogni volta mi stravolge. Mi domando sempre per quanto è possibile resistere suonando certe ritmiche quando l’età avanza. Non è il caso dei Game Over che di energia ne hanno da vendere. Dopo di ciò comincia lo show dedicato ai pezzi nuovi. Non mi sembra che ci siano grossi cambiamenti di ritmo in casa dei quattro ferraresi. Il Thrash solido e compatto con un muro di suono conclamato è la loro caratteristica e tale rimane. Le velocità claustrofobiche si susseguono e poco importa se talvolta la voce non si sente bene o se qualche “svisata” scappa di mano. Presenza, velocità, aggressione. Il Thrash è soprattutto questo e i Game Over sono tra i migliori alfieri del genere. Da segnalare alla fine del set una cover di “Metal Thrashing Mad” (Anthrax) che soddisfa i presenti (un centinaio circa) e lascia con il sorriso, e soddisfatto, chi ama questo genere di musica. Sarò più preciso riguardo ai contenuti dei brani in sede di recensione ma, lasciatemelo dire, i Game Over sono una band meritevole di essere  lanciata ai massimi livelli.

 

Dopo lo show torno nel backstage per salutare Max e “Reno” e ne approfitto per chiedere una maglia di “Claiming Supremacy”. Non lo faccio mai perché so quanto il merchandising è importante per i gruppi per tirare avanti fra mille difficoltà ma i Game Over li sento un poco come dei miei discendenti visto che mi ricordano tante cose del mio passato: gioventù, spensieratezza, energia, forza, voglia di cambiare il mondo. Si chiude qui questa “avventura” e il mio invito è sempre lo stesso: se potete andate a supportare le realtà del metallo italiano. Magari non scoprirete nulla di nuovo nel tipo di suono proposto ma troverete un ambiente fatto di amici e, soprattutto, rispetto,

DEVIL'S NIGHT II Festival

Martedì, 21 Novembre 2017 10:06 Pubblicato in News

Riceviamo e pubblichiamo.

Il 23 dicembre a Colonnella in provincia di Teramo, presso il "Tattoo Village" si terrà la seconda edizione della Devil's Night Festival.

Questa edizione vedrà la partecipazione degli speed metallers tricolore Baphomet's Blood come Headliner, seguiti da Witchunter, Sign of the Jackal e Kernyx. 
Il costo di ingresso è di 10€ più il costo della tessera.
 

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