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Federico Orano

Federico Orano

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Una serata all'insegna dell'heavy metal a 360 gradi in quel di Brescia al solito Colony, locale che ė sempre da ringraziare a braccia aperte per la possibilità che ci dà di assistere a tanti show che altrimenti ci sogneremmo in Italia.

 

Dal Giappone aprono i Gyze che non conoscevo visto che il loro genere non ė proprio nei miei gusti. Sono un terzetto e viaggiano a mille senza riff ma con chitarre armoniche e solos alla velocità della luce ricordando un po le sigle dei cartoni animati. Ma la voce ė growl in stile Children of Bodom e WinterSun. Simpatici quindi ma dopo un paio di canzoni iniziano gli sbadigli.

I Majesty sono reduci dal loro ultimo Rebels.  Li abbiamo visti all'opera altre volte e devo dire che pur non essendo un esempio di tecnica, il loro approccio ha sempre funzionato parecchio. Stavolta meno. La band punta troppo su canzoni del nuovo disco (che viene suonato quasi nella sua interezza) e Tarek alla voce ė risultato più scarico del solito. Ne viene fuori un live un po sottotono che si scalda con Thunder Rider e Heroes in the night. Nessun pezzo dal penultimo e bellissimo Generation steel e lo show si chiude senza aver soddisfatto del tutto me ed i presenti.

Puntuali come un orologio svizzero salgono sul palco i Batte Beast reduci da una mega bomba sonora che ė il loro nuovo Bringer of pain! La band suona ben 9 dei 10 pezzi che compongono il disco ma la scelta ė più che positiva visto che ogni brano ė una hit assoluta! Quel che sorprende é la carica che hanno questi ragazzi finlandesi che si divertono sul palco e suonano con gran tecnica e dedizione. Su tutti spicca naturalmente Noora la singer dei BB che trasmette una carica enorme e canta alla grande alternando il timbro graffiante a quello più melodico. I brani sono eseguiti alla perfezione e non si può stare fermi ascoltando la nuova title track o King for a day e nemmeno quando vengono rispolverati i vecchi brani come Black ninja e Let it roar. We will fight ė un altro pezzo che dal vivo funziona alla grandissima mentre la chiusura ė affidata all'irresistibile Beyond the burning sky. Una band pronta a prendere il volo peccato che in Italia non sia ancora considerata così ma son sicuro che anche qui presto daremo il giusto seguito a Noora e company!

(Foto by Dario Onofrio)

Labyrinth live @Druso (BG) 11/03/2017

Mercoledì, 15 Marzo 2017 14:18 Pubblicato in Live Report

Dopo averli visti all'opera un mesetto fa in occasione del Frontiers Metal Festival, non potevano perderci l'ultima occasione di rivivere le emozioni di quel disco che ha segnato la nostra vita e che risponde al nome di Return to heaven denied. I Labyrinth sono in forma come ai tempi migliori come dimostrano anche i brani in anteprima dal  nuovo e prossimo ormai disco in uscita con i due nuovi innesti già ben inseriti e pronti a fare la differenza. Ma partiamo da Sabato dove una volta giunti in quel di Bergamo e aver riempito la pancia ci siamo diretti al Druso un bel localino accogliente. Pubblico presente e carico per ascoltare i grandi Labyrinth ma concerto che tarda ad iniziare. Si dovrà attendere oltre un'ora rispetto all'orario annunciato, un pò troppo onestamente. Ma si parte con i musicisti che salgono sul palco, niente ingresso spettacolare dopotutto i Lab hanno sempre puntato più alla sostanza che all'apparenza. Partono le note di Moonlight e l'atmosfera ė subito magica. Il pubblico canta, la band ė carica come una molla. John Macaluso ed il suo drumming furioso mette il turbo ai brani mentre le tastiere di Oleg sono leggermente nascoste, peccato. Subito pelle d'oca coi solos di chitarra della coppia Olaf/Andrea mentre Roberto... ė su un altro pianeta, dobbiamo ancora capire quale. Dopo la meravigliosa New horizons si torna indietro a No Limits con la bella title track.  A differenza dello show al Live di Trezzo qui la band ha deciso di non suonare tutto d'un fiato RTHD ma di intervallarlo con altri estratti della discografia. Così dopo le acclamatissime Night of dreams e Lady lost in time parte Chapter One da Sons of thunder. Spettacolare come sempre Heaven Denied song che a mio parere rappresenta al meglio il sound labyrinth. In the shade e Sailors of time sono gli altri brani presi qua e la, mentre la potente Thunder e la ballatona strappalacrime  Falling Rain ci accompagnano verso la fine dello show.  Peccato che un problema tecnico obbliga uno stop forzato di oltre una mezz'oretta dove Roberto cerca un pò di intrattenere il pubblico come può. Die for freedom ė il pezzo che chiude il disco ed il concerto tra gli applausi dei presenti sempre più convinti di aver ritrovato una band pronta a riprendersi il proprio posto di spicco all'interno del panorama mondiale.

Forsaken” segna il ritorno sulle scene dei Noveria che si confermano band top a livello mondiale con un disco potente come un macigno ma con irresistibili aperture melodiche ed un tocco progressivo. Non potevamo farci mancare questa intervista con la band romana.



Ciao Ragazzi bentornati sulle nostre pagine. Aspettavo con impazienza il vostro ritorno e Forsaken non ha per niente deluso le attese anzi pian piano è cresciuto ascolto dopo ascolto fino a non poterlo più togliere dallo stereo. Direi che abbiamo fatto un passo avanti rispetto al vostro già superlativo debutto. Ci spieghi come è nato il nuovo album?

Innanzitutto ti ringraziamo per le belle parole dedicateci in apertura! Siamo sempre a darci dentro nel cercare di migliorare sia come musicisti, sia come compositori. Questo nostro ultimo lavoro è nato in un momento per me personalmente difficile...scrivevo un riff e ne scartavo due. Suonavo una melodia e non riuscivo a farmela piacere...Guardando indietro il problema ero principalmente io e la mia eccessiva autocritica (ce ne vuole un pò, ma in maniera sana)...ahah! Alla fine per portare a termine il lavoro ho dovuto impormi una scadenza, senza la quale è altamente possibile che “Forsaken” rimanesse ancora in fase di preproduzione tutt’ora! Non dirlo in giro però eh!

Fortunatamente ho avuto il supporto creativo di Julien, la nostra new entry alle tastiere durante la stesura dell’intero disco mentre, al contrario, su Risen avevo in pratica già scritto tutti i brani addirittura prima di formare la band. Questa volta invece abbiamo lavorato in co-writing con tutti i membri della band e siamo fieri del risultato. Se la musica non piace a noi, non facciamo uscire nemmeno una nota!



Tra l'altro Forsaken è un concept album. Puoi spiegarci brevemente di cosa tratta la storia che sta dietro il disco?

Certamente. Purtroppo un paio di anni fa abbiamo avuto una grave predita in famiglia: una persona cara è venuta a mancare a causa di un cancro molto aggressivo. L’evento è stato traumatizzante e mi ha recato non pochi disturbi...in primis perché eravamo coetanei ed in fundo perchè un genitore non dovrebbe mai seppellire suo figlio, è un’ingiustizia totale. Insomma, la rabbia e la frustrazione che provavo di fronte a quella situazione così pesante mi stava consumando ogni energia e non riuscivo a pensare ad altro.

Abbiamo deciso di creare il concept del nuovo album intorno alle emozioni che attraversa una persona alla quale si diagnostica una malattia terminale, come una dedica a tutte le persone che sono state portate via da questo male. Per me era anche un modo per elaborare ciò che era successo, e spero che il nostro lavoro possa essere in qualche modo d’aiuto anche per qualcun altro che si trova in una situazione analoga.

Abbiamo basato il concept di Forsaken sulla teoria di cinque stadi dell’elaborazione del lutto della dottoressa Elisabeth Kubler-Ross: Negazione, Rabbia, Contrattazione, Depressione,Accettazione.



Per quanto riguarda il songwriting sfogliando il booklet si notano spesso i nomi di Spreutels e Andersson, puoi spiegare ai nostri lettori di chi si tratta?

Julien è una fonte inesauribile di idee musicali. Appena gli mandi un riff lui già sa che tipo di atmosfere crearci intorno! Come ti dicevo prima, l’apporto di Julien è stato fondamentale per la fase di composizione, tant’è che i brani strumentali su Forsaken, Lost e Isolate, sono tutta opera sua.

Il resto dei pezzi è il risultato di un co writing molto stimolante per entrambi!

Johanna Andersson è un pò la “regista” dei Noveria ed oltre ad essere un’ottima cantante, ci da una mano sulle linee vocali e sulla scrittura dei testi. Essendo Finlandese, ha una padronanza totale della lingua Inglese, così ci affidiamo a lei per quanto riguarda la stesura delle lyrics in modo da non risultare “beceri” nell’esprimere dei concetti in un’altra lingua.



Torniamo al vostro debutto. Siete contenti dei riscontri ricevuti, della promozione e delle vendite? Quali sono stati i paesi dai quali avete ricevuto un maggior responso?

Assolutamente si. Secondo tutti noi Risen è un debutto che molte band vorrebbero avere...sia chiaro che non voglio mancare di rispetto a nessuno! Ma obiettivamente è un disco suonato bene, con dei pezzi tamarrissimi e cantabili...poi ovviamente...De Gustibus...ma tutti noi ancora adesso troviamo sempre lo stesso piacere di prima nel riascoltarlo. Le vendite sono state buone considerando che siamo una band piombata dal nulla.

Fortunatamente di riscontri positivi nella critica ne abbiamo avuti un pò in tutto il globo in maniera piuttosto omogenea ed anche in posti per noi impensabili tipo la Nuova Zelanda.

Ovviamente Italia, Francia ed Olanda in testa!



Il power/prog è un genere esploso prepotentemente negli ultimi anni, ma poche band riescono a farsi riconoscere sul serio e voi siete tra queste. Quali credi siano gli ingredienti essenziali che vi han permesso di eccellere creando un sound abbastanza personale e riconoscibile?

Ti ringrazio per il complimento! Dal mio punto di vista credo che i punti cardine siano molteplici. In primis il nostro cantante Frank Corigliano, che è molto agile ed ha un timbro non proprio canonico per questo genere. In secundis a tutti noi piace contaminare le nostre composizioni con la parte più “estrema” del metal, quindi vai di Arch Enemy, Fear Factory, Children of Bodom, Dimmu Borgir e giù di lì che però sono band che non fanno uso di voci “pulite”.

Abbiamo un beat un pochino più veloce rispetto agli standard del genere, facciamo largo uso delle accordature ribassate con drop vari ed a tutti piace usare loop di ritmi elettronici tipici delle sonorità Industrial. Credo che la nostra forza sia nell’equilibrio tra questi mondi. Ahh, poi conoscere l’armonia e la teoria musicale non fa sicuramente male alle composizioni! ;)

In futuro abbiamo in programma di estremizzare ancora di più alcuni di questi elementi quindi ne sentirete sicuramente delle belle!



Uno dei miei pezzi preferiti del nuovo disco è senza dubbio la semi ballad “When everything falls” che potrei ascoltare e cantare all'infinito. Ci puoi svelare qualche aneddoto dietro questo pezzo?

Sono contento che ti piaccia, è un brano a cui tutti siamo molto affezionati. A me personalmente smuove spesso qualche lacrima. E’un pezzo molto coraggioso e decisamente fuori dai nostri standard, in quanto molto lento e Meshuggoso a tratti. Il fulcro del brano secondo me, si trova però nella parte centrale, ovvero Il duetto tra Frank e Johanna che va a rappresentare la protagonista della nostra storia mentre parla alla sua metà di come potrebbero essere andate le cose se il cancro non si fosse manifestato...che sarebbe stato bello vivere ogni momento della vita insieme fino alla fine, ma che purtroppo per forza di cose non sarà possibile. Tutto sfugge tra le dita...

Pensare quel frangente di vita mi mette tristezza. Durante le registrazioni di Frank in quella sezione sono dovuto andare a nascondermi al bagno per non farmi vedere che piangevo. E’ successo così e non sempre riesco a tenermi le emozioni dentro.

 

E' sempre difficile suonare in Italia ma pensate di riuscire a promuovere maggiormente in sede live i vostri pezzi? Sarebbe carino vedervi anche al nord per qualche data.

Si è vero, non è semplice muoversi qui in penisola. Abbiamo già fatto delle ottime date tra Roma, Svizzera, Belgio e Olanda dove è andato tutto molto bene! Sicuramente all’estero c’è più interesse per la nostra realtà.

Per il nord Italia ci siamo mossi a partire da Agosto prima che il disco fosse mixato ma non siamo riusciti a fare breccia purtroppo. Ma siamo sicuri che ci sarà occasione per suonare a Milano e dintorni. Vi terremo aggiornati!



Molte giovani band decidono di investire in promozione andando in tour con gruppi importanti per mettersi in mostra e conquistare nuovi fans. Cosa ne pensate di questa tendenza e pensate di fare qualcosa di simile in futuro?

Credo che oggi la tendenza sia questa, ma è un’arma a doppio taglio. Da una parte è vero che con il budget giusto si va in tour con i propri idoli, ma non sempre la visibilità viene in primo piano. Suonare 25 minuti come opener per una band importante con altri tre act magari alle 18:00 non è il massimo e quindi il rischio di investire un tot di soldi a vuoto c'è. Da non sottovalutare anche il rischio di rientrare dal tour e sciolgiere la band a causa dei vari malcontenti interni al gruppo o peggio a causa di bancarotta.

Siamo del parere che le cose devono essere fatte con i giusti tempi, cogliendo le giuste occasioni e non prendendo tutto quello che ti capita giusto per... Siamo sicuri che prima o poi la giusta occasione si presenterà per noi.

 

La Scarlet Records ha recentemente perso alcuni nomi importanti del proprio roster come DGM, Hell in the Club e Secret Sphere. Pensate di poter diventare la nuova band di punta dell'etichetta?

Tutte quelle che mi hai nominato sono band eccezionali e con un nome alle spalle. Credo che punta o non punta, l'importante sia continuare a fare ottima musica guadagnando il rispetto dei nostri fans e lasciare questo tipo di giudizi a chi di dovere. Conosco personalmenti molti dei ragazzi delle band sopracitate e sono tutti ragazzi stra in gamba e meritevoli del loro successo.

Scarlet è sicuramente affezionata a noi e sta spingendo la nostra musica molto bene in giro per il globo. Ci troviamo bene a lavorare insieme e ci si interfaccia spesso per trovare le giuste soluzioni per creare hype ed attenzione verso la nostra band.

 

Le vostre copertine sono sempre molto oscure, rispecchiando in parte il vostro sound. Ci spiegate un po' come vengono realizzate?

Si è vero, la componente "dark" è molto presente nei nostri brani quindi di conseguenza anche le cover devono andare di pari passo. Spesso nel genere "prog power" non sempre è così e le copertine tendono ad essere sempre un pò stereotipate. Sicuramente è un nostro tratto distintivo matenere questa venatura oscura anche nelle grafiche.

La cover solitamente prende vita direttamente dal grafico che decidiamo di contattare...gli diamo magari un paio di linee guida da seguire, lasciandogli però carta bianca sulla realizzazione del tutto. Fortunatamente è andata sempre bene e sia Simone Bertozzi che Gustavo Sazes hanno fatto degli ottimi lavori. La cover di Forsaken è stata scelta tra le migliori 10 cover dell'anno 2016 insieme a colossi come Testament. Credo sia venuta bene...ahah!

 

Bene grazie del tempo che ci avete dedicato e complimenti ancora. Speriamo di vederci presto per qualche live infuocato!

 

Assolutamente! Ti ringraziamo di cuore per lo spazio concessoci presso il vostro portale e speriamo di incontrarci magari ad uno dei nostri concerti per farci due chiacchiere davanti ad un paio di birre! Un abbraccione a tutti! You Rock! ;)

Dopo lo splendido “Theories of flight” non ci si poteva certo perdere lo show dei Fates Warning in quel di Bologna. La grande prog metal band d'oltreoceano si è dimostrata in formissima anche in sede live. Ma partiamo dall'inizio perchè con un già abbastanza movimentato “Zona Roveri Music Factory”, gli storici bolognesi Rain hanno messo a ferro e fuoco l'ambiente con uno show energico come sempre nel nome dell'hard rock e dell'heavy metal. Dopo di loro gli A New Tomorrow band inglese capitanata dal nostro Alessio Garavello, che con un hard rock moderno e un pò alternativo e progressivo ha convinto i presenti.

 

Entrano senza troppi fronzoli i protagonisti della serata. Jeans e magliettina per Jim Matthews e compagni. Perchè a differenza di tante band che puntano sull'apparenza, qui è la musica che conta. E “From the rooftops” apre bene le danze, un brano che ha convinto alla grande già sull'ultimo disco. Qualche piccolo problemino di suoni durante le prime songs non intaccano la performance della band che va avanti in maniera professionale e anche l'ugola di Ray Alder ha bisogno di scaldarsi un attimo. “Life in still water” mette già i brividi, ma la setlist è davvero molto valida con “Seven stars” brano recente ma già nei cuori di ogni fans. Pelle d'oca con “A Pleasant Shade of Gray, Part IX” e poi con “The Eleventh Hour” dai due dischi storici e capolavori della band: A Pleasant Shade of Gray e Parallels. “Monument” da Inside Out e “Through different eyes” da Perfect Simmetry chiudono una serata magari non memorabile, ma molto molto positiva.

 

 

Una setlist eccellente che pesca da tutta la discografia della band con i nuovi brani che non sfigurano affatto vicino ai grandi capolavori del passato. Un pubblico numeroso e presente. Una serata positiva sotto ogni punto di vista quindi. Il prog metal in Italia e la scena bolognese sono vivi e questo non può che farci un'enorme piacere!

 

SETLIST:

From the Rooftops

Life in Still Water

One

A Pleasant Shade of Gray, Part III

Seven Stars

One Thousand Fires

A Handful of Doubt

Firefly

The Light and Shade of Things

A Pleasant Shade of Gray, Part IX

A Pleasant Shade of Gray, Part XI

The Ivory Gate of Dreams: VII. Acquiescence

The Eleventh Hour

Point of View

Encore:

Through Different Eyes

Monument

 

 

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