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Federico Orano

Federico Orano

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Gli Elvenking con il recente "Secrets of the Magick Grimoirehanno fatto centro ancora una volta. Siamo andati a sentire il loro leader e chitarrista Aydan per scoprire qualche curiosità dietro questa release.

 

Ciao Aydan eccoci qui a parlare del nuovo “Secrets of the Magick Grimoire”, un disco complesso che mi ha spiazzato al primo ascolto ma che è cresciuto col tempo. Ma questo era anche il vostro obiettivo iniziale giusto? Mi hanno colpito molto le tue parole in fase di presentazione del disco dove affermi appunto che questo non è un lavoro da un singolo ascolto distratto ma è un disco da capire con calma seguendo i testi, ascoltandolo molte volte.
Aydan: Credo che “Secrets of the Magick Grimoire” sia un album che necessiti molta attenzione per essere compreso. Non era nostra intenzione fare un album di singoli, e di canzoni facili da assimilare al primo ascolto. Oggi giorno probabilmente sarebbe la scelta più corretta, poiché in un era in cui la musica viene vissuta tramite Spotify e stremaing app simili, dove conta più la canzone simile da ascoltare al volo all’interno della compilation più che il lavoro di un album, la nostra è una scelta commercialmente suicida...ma per chi ci conosce sa che le nostre scelte artistiche sono sempre state disastrose dal punto di vista commerciale ahah! Noi volevamo invece costruire un album totalmente ispirato agli anni 90, ai grandi album di quel periodo, che necessitano di essere ascoltati dalla prima all’ultima canzone, seduti e concentrati con il booklet dei testi, cercando di comprendere l’essenza di ogni canzone, e poi il senso generale di un album intero che comprende 12 canzoni come se fosse un unico grande libro da leggere. Se mi chiedi quante persone oggi giorno siano in grado di fare questo, probabilmente ti risponderei che le puoi contare sulle dita di una mano. Ma qui torniamo al punto di partenza…non abbiamo mai fatto musica per guadagnare soldi o diventare famosi.

 

Quanto tempo vi è costato comporre e arrangiare dei brani così complessi e vari, con così tante sfaccettature?

Molto tempo. Come dici tu questo è un album che ai primi ascolti sicuramente spiazza l’ascoltatore perché è un lavoro con tantissimi strati, uno sopra l’altro, e miriadi di diversi arrangiamenti, che difficilmente possono essere compresi con un ascolto distratto. Quindi direi che è un album adatto a chi ha veramente voglia di comprendere la musica che ascolta cercando di scoprire tutte le varie sfumature che essa contiene.

 

Questo nuovo lavoro mette assieme tante influenze diverse e ci riporta per la prima volta (a mio parere) davvero al sound di Heathenreel, almeno in certi momenti (ad esempio con la favolosa “The Wolves Will Be Howling Your Name”). Rispetto al vostro debutto però sono presenti a tratti atmosfere più oscure, dopotutto non avete mai nascosto il vostro amore anche per sonorità più estreme che arrivano fino al black metal.
Sono d’accordo. Considero “Secrets of the Magick Grimoire” l’album filosoficamente più vicino al nostro debutto “Heathenreel”, con cui vedo molto similitudini, soprattutto a livello di songwriting e di concept lirico. “Heathenreel” stesso ero un album molto influenzato da sonorità estreme, ma “Secrets…” lo è ancora di più. Oltre a molto influenze death metal anni 90 che sono sempre state presenti nella nostra musica, come hai correttamente individuato il nuovo album ha anche influenze derivanti dal Black Metal del periodo, sempre nascoste all’interno di strutture molto melodiche, ma per un orecchio attento non sarà difficile cogliere delle sfumature di band come Satyricon, Naglfar, Emperor, Dimmu Borgir, Bathory ecc.

 

In tal senso gli ospiti che avete in questo disco vanno in questa direzione. Puoi presentarceli e raccontarci qualcosa riguardo a queste collaborazioni?
Ogni volta che sentiamo la necessità di avere un qualcosa di più, o di diverso per sottolineare una certa parte di una canzone immediatamente cominciamo a pensare chi potrebbe darci questo qualcosa in più, senza interessarci se il nome scelto e posto in copertina possa o meno farci vendere 10 copie in più. Nel nuovo album hanno partecipato alcuni dei nostri musicisti preferiti e per cui abbiamo massimo rispetto, come ad esempio Snowy Shaw che è uno dei nostri artisti preferiti in assoluto o Jonny Maulding dei Bal-Sagoth e collaboratore dei My Dying Bride, che ritenevamo perfetto per lavorare su alcune orchestrazioni dell’album. Angus Norder dei Witchery ha cantato le parti growl perché volevamo una voce assolutamente aggressiva e dirompente su determinate sezioni delle nuove songs.

 

Ricordo che con l'uscita di The pagan Manifesto ti eri un po' lamentato perchè arrivati a questo punto della carriera, nonostante la pubblicazione di dischi sempre ottimi, riconosciuti a livello mondiale, che vengono accolti con il massimo dei voti dappertutto, alla fine rimane sempre il problema vendite. Pensi che l'essere una band italiana faccia davvero la differenza in negativo come molti sostengono? Tra l'altro voi con una forte etichetta straniera e moltissimi tour all'estero conoscete piuttosto bene la situazione al di fuori della nostra penisola.

Non ricordo di cosa mi fossi lamentato esattamente. Di solito sono proprio l’ultima persona che si lamenta (risata) Di sicuro forse era un discorso generale sulle vendite, ma questo non è un segreto per nessuno. Per farti un esempio i Nightwish stessi per esempio vendono ora la metà esatta delle copie che vendevano 10 anni fa o meno. Quindi credo che la lamentela possa essere fatta all’intero sistema musicale. Vorrei sapere quanti dei lettori li fuori comprano ancora un CD. Ed è ovvio che questa mancanza toglie alle band una fonte di sostentamento importantissimo. Oggigiorno una band per sopravvivere deve suonare 250 date all’anno e avere il proprio incoming dall’attività live. In ogni caso la AFM ci ha comunicato che nella prima settimana il nuovo album ha venduto il doppio del precedente quindi se il trend rimane questo non potremmo proprio lamentarci. Ma non crediamoci nemmeno troppo ahah.

 

 

 

Il songwriting della band è sempre stato principalmente opera tua e di Damna. Stavolta come vi siete divisi i compiti e le songs? Prima di comporre un nuovo lavoro vi trovate per cercare di capire che direzione prendere? In generale poi come nasce una vostra canzone (la scintilla arriva da una melodia vocale, da un riff di chitarra...)?
Questa volta questa cosa è stata addirittura accentuata e portata alla collaborazione completa visto che tutte le songs dal punto di vista musicale sono state scritte da me e Damna insieme. Questa volte tutte le songs sono state scritte da me e lui dall’inizio: ci siamo seduti per diversi mesi e abbiamo portato a compimento tutte le musiche per il disco, ad eccezione del breve acustico “A cloak of dusk” che è invece stata scritto da Rafahel. Mai come in questo album quindi la collaborazione tra me e Damna è stata così completa e sinergica. Tutti i nostri pezzi sono costruiti attorno ad una linea vocale, quindi se alcune metal band vedessero come noi scriviamo i pezzi si spaventerebbero probabilmente. Noi abbiamo solo chitarre spente senza amplificazione e voci per comporre: quello che a noi interessa nel songwriting è avere una corretta melodia vocale, una strofa od un chorus che ci convince al 100%: spesso lavoriamo su questa piccola melodia vocale per settimane prima di essere soddisfatti, mentre altre volte viene al primo tentativo. Tutta la parte strumentistica e di band viene a seguire: quindi riff, lead, groove di batteria e idea di forma canzone compiuta arriva solo in un secondo momento.

 

Siete arrivati al traguardo di 9 dischi in studio. E la vostra forza a mio parere è che ogni disco è di grande qualità nonostante tutti siano diversi tra loro. Uno dei miei preferiti rimane Red Silent Tide. E' stato criticato un po' visto che svolta verso un sound più hard rock che avete subito abbandonato. Cosa pensi ora di quel lavoro? Possiamo dire che Red Silent Tide è poi un po' proseguito (senza il lato folk ovviamente) con Damna negli Hell in the Club?
Si credo che la varietà della nostra discografia sia stata allo stesso livello un punto di forza e una dannazione per noi. Ma come abbiamo sempre dichiarato a noi è sempre più interessato dimostrare qualcosa a noi stessi come scrittori, piuttosto che incontrare il favore del pubblico. “Red Silent Tides” lo considero come il tassello forse più esterno alla nostra discografia, anche maggiormente rispetto all’altrettanto criticato “The Scythe” che era pur un album molto estremo ma molto metal. Adoro “Red SIlent Tides”, non fraintendermi: è un album prezioso, e contiene un feeling così romantico da risultare unico a mio avviso: lo considero il nostro album più passionale. Ma come dici tu lascia un po’ in disparte la nostra essenza musicale e lirica. Gli Hell In the Club di Damna hanno poi estremizzato il lato Hard Rock tanto caro a lui, ma io trovo che Red Silent Tides sia un album molto più basato su romanticismo, tormento e sofferenza. 

 

Il filone viking metal sta ricevendo grandi attenzioni nella scena metal negli ultimi anni, voi volendo o no, vi ci siete un po' trovati dentro pur essendo molto diversi da band come Ensiferum, Turisas etc... Avete mai pensato di spingervi verso quelle sonorità?
Come dici correttamente ci siamo trovati un po’ dentro questo filone senza volerlo. Quando siamo nati nel 1997 non esisteva nessuna band che fosse catalogabile come Folk Metal o simile e l’unica band che suonava una musica simile erano gli Skyclad. Nel corso degli anni poi ci siamo ritrovati dentro la scena Folk e Viking. Ti dico la verità però che è l’accostamento che preferisco. Sono molto più a mio agio a suonare con band estreme piuttosto che con band melodiche o power metal, perché in ogni caso mi sento più vicino alla scena più estrema.

 

 

Pochi mesi fa siete volati fino in Messico, cosa ci puoi raccontare di questa esperienza? Tra l'altro tra poco suonerete anche in Brasile.

Siamo rientrati da pochi giorni proprio dal Sud America dove abbiamo suonato insieme agli Ensiferum. Preferirei evitare qualsiasi tipo di paragone rispetto a come gli Elvenking siano considerati a migliaia di kilometri da dove viviamo rispetto ai nostri luoghi di origine. E’ stata un’esperienza semplicemente incredibile.

 

Un'altra cosa che mi piace molto di voi è che siete prima di tutto fans di questa musica, ad esempio è facile incontrarvi a qualche concerto o trovare qualche vostro post su facebook che mostra i vostri acquisti musicali. Avete ancora dentro la passione per questa musica. Sei d'accordo con me che questo sia uno dei vostri segreti per comporre grandi dischi?
Non so se sia un segreto per farlo, ma di sicuro personalmente non nascondo di essere prima di tutto un fan di questa musica e solo dopo un musicista della scena. Conosco anche molta gente che questo fatto lo nasconde, come se fosse una vergogna, e per esempio veste magliette di gruppi di genere estranei alla scena perché forse fa più figo. Sinceramente non mi interessa, io prima di tutto sono nato e cresciuto con questa musica, sono un fan assoluto, ho quasi 1000 album originali e ancora oggi compro tutte le uscite nuove che mi aggradano. Inoltre mi troverai sempre ai concerti delle mie band preferite perché questa è semplicemente la mia passione e voglio supportarla per quanto possa farlo.

 

Vorrei spendere due parole su Damna. Credo che sia cresciuto tantissimo come singer negli anni e questo naturalmente dona una marcia in più ai vostri brani. Sei d'accordo?
Assolutamente d’accordo. Per molti anni siamo stati criticati perché il suo approccio vocale era lontano dagli stereotipi dei gruppi power o melodic metal. Io ho sempre detto “per fortuna!” e sicuro che questo nel tempo poi sarebbe stato apprezzato. Damna è un interprete eccezionale, che può passare attraverso diversi stili senza problemi, e soprattutto ci permette di suonare melodici ed estremi allo stesso momento: ha un approccio rock al cantato ma è anche estremamente dinamico e volendo aggressivo. Inoltre è un frontman invidiabile quindi direi che non lo cambierei per nessun altro nome famoso della scena (risata)

 

State già pianificando delle date a supporto del disco... dobbiamo aspettarci qualche sorpresa?
Saremo in un piccolo tour italiano a partire da Dicembre e abbiamo già fissato molti festival europei in Inverno e primavera , tra UK, Germania, Austria, Francia ecc. Saremo in tour in Spagna a Maggio e stiamo chiudendo molte altre date. Insomma pare ci sia molto interesse intorno alla band.

 

Grazie Aydan. Complimenti ancora per questo nuovo lavoro e ci si vede presto on stage!
Grazie infinite per l’intervista e a prestissimo!

 

 

E' un Legend Club di Milano bello pieno quello che ci accloglie al nostro ingresso. Dopo tutto questa sera ci sono loro, i fuoriclasse del melodic hard rock, gli H.e.a.t, forti del loro ultimo “Into the great unknown”. Ma ad aprire le danze ci pensano altre due band, i Black Diamond ed i Degreed.



Sì parte col party rock dal tocco svizzero per i Black Diamond che riescono bene nel loro compito di scaldare il pubblico con brani tanto banali quanto immediati e divertenti con il singer che si dimostra meritevole quando deve cantare nei momenti più grintosi e nelle parti più “basse” un po' meno in quelle più animate. Simpatici.


Di tutt'altra pasta son fatti i Degreed che al contrario di chi li ha preceduti, portano sul.palco tecnica e potenza con brani di non facile assimilazione. La band punta su riff potenti e la voce roca di Robin Ericsson ma non disegma qualche momento piu melodico e alcune ballatone intense. Avevamo incontrato i Degreed nei loro due dischi da studio che ci erano piaciuti fino a un certo punto. La valutazione viene confermata anche qui; la band è talentuosa, suona alla grande, è abbastanza originale con questo hard rock/metal dalle tinte nordiche (Un ruolo fondamentale ce l'ha il tastierista Mikael Jansson) ma i brani sono fin troppo freddi.


La band capitanata da Erik è una furia e anche questa volta ha letteralmente infuocato il palco del Legend. Un'ora e mezza intensa dove la band ha dimostrato di essere nettamente superiore a tutti i colleghi. La partenza con “Bastard of Society” scalda subito i presenti, ma Erik ha bisogno di scaldarsi un attimo. Tempo 2-3 brani ed è fatta, il giovane biondo singer nordico inizia il suo show trasmettendo una carica ed una adrenalina che non hanno eguali attualmente. Corre, salta sul palco, si tuffa tra la folla, si fa trasportare dal pubblico fino al bancone del bar per concludere “Beg Beg Beg”. E la setlist è spettacolare; dai primi dischi vengono riproposte le indimenticabili “1000 miles” e “Straight for Your Heart” e naturalmente non vengono dimenticati pezzi ormai storici come “In and Out of Trouble” (per la mia gioia!), “Breaking the Silence” e “Inferno”. Ma sono i pezzi nuovi a destare per certi versi maggior interesse. Se su disco per calcuni di essi la band ha scelto una produzione “soft” e quasi pop, dal vivo diventano molto più rock e mi riferisco naturalmente a “Time on Our Side” e “Redefined”. Superlativa la presenza sul palco di Dave Dalone, un piacere ritrovarlo. Se con le due meravigliose ballate (“We rule” e “Eye of th storm”) tutta la platea ha avuto gli occhi lucidi, è con il bis che la band mette fine ad uno show memorabile. “Point of No Return”, “A Shot At Redemption” e “Living on the Run” mandano letteralmente in ecstasy i presenti.

 



Gli H.e.a.t sono una forza della natura, una band che da anni ormai riesce a comporre musica stratosferica e a portarla in giro per i palchi di mezzo mondo con un'adrenalina unica. Se vi siete persi questo show avete commesso un grosso errore ma spero potrete rimediare alquanto prima perchè nel 2018 si prospetta qualche altra data anche nella nostra penisola, parole della band.



Setlist:

Bastard of Society

Emergency

Mannequin Show

Straight for Your Heart

Redefined

Blind Leads the Blind

Into the Great Unknown

1000 Miles

We Rule / Time on Our Side

Beg Beg Beg

Drum Solo

Breaking the Silence

Eye of the Storm

In and Out of Trouble

Best of the Broken

Inferno

Encore:

Point of No Return

A Shot At Redemption

 

Living on the Run

H.e.a.t al Legend Club di Milano

Lunedì, 30 Ottobre 2017 12:30 Pubblicato in News

H.E.A.T. 
A NOVEMBRE UN’UNICA DATA ITALIANA!

GUESTS: degreedBlack Diamonds

05 NOVEMBRE 2017 | LEGEND CLUB | MILANO

A quasi quattro anni di distanza dagli ultimi incredibili show italiani tornano a breve nel nostro paese gli H.E.A.T La band che negli anni 2000 ha fatto rinascere il glam rock si esibirà infatti il prossimo 05 novembre al Legend Club di Milano per un’unica data italiana!

Guests di tutto il tour europeo, e di conseguenza anche della data meneghina, Degreed e Black Diamonds!

Inoltre esce oggi il nuovo ed attesissimo album della band, “Into The Great Unknown”, pubblicato per earMusic. Il disco è il loro quinto album in studio e vede la luce dopo ben un anno e mezzo di intenso songwriting e un viaggio in Thailandia per la fase di registrazione. La band si è infatti recata a Bangkok per registrare presso i Karma Studios, guidati dal pluripremiato produttore Tobias Lindell.

Riguardo la genesi dell’album, Dave Dalone, chitarrista, afferma: “Durante la realizzazione di questo album ci siamo sentiti tutti un po’ come degli astronauti per la prima volta in viaggio verso lo spazio. Siamo entrati in studio dopo un anno e mezzo di pausa, senza sapere quale sarebbe stata la direzione che avremmo intrapreso, senza sapere quale sound sarebbe scaturito dall’album. Ci siamo imbarcati per un viaggio senza sapere con cosa saremmo tornati ma in qualche modo, lungo la strada, i pezzi hanno iniziato ad andare al proprio posto. Le canzoni si sono rivelate più sperimentali rispetto ai precedenti album degli H.E.A.T. Non c’è motivo di rifare lo stesso album più e più volte solo perché funziona. Alla fine vuoi che le canzoni trasmettano tutto il loro potenziale e se questo significa cambiare le regole di un certo genere, piuttosto che intraprendere delle strade sconosciute, allora che sia così.” 

Crash, batterista della band, spiega la scelta del nome: “Il nome ‘Into The Great Uknown’ è adatto all’album per diverse ragioni. L’intenzione di focalizzarci interamente sul songrwiting e di non esibirci prima della pubblicazione è stata una cosa nuova per noi. Non abbiamo mai fatto niente di tutto questo, come fai a non suonare dal vivo per due anni? Facciamo live show da quando siamo ragazzini. Un altro salto nel buio è la musica, senza limiti e con elementi mai sentiti negli H.E.A.T. Inoltre Eric Rivers è scomparso, ‘into the great uknown’ mentre Dave Dalone è ritornato. La cover dell’album è stata creata da un artista russo Vitaly S. Alexius e si ispira allo spazio mistico - la più grande incognita per l’uomo”

Lo show degli H.E.A.T. sarà dunque occasione per ascoltare “Into The Great Uknown” per la prima volta dal vivo su suolo italiano. A rendere ancor più imperdibile la serata la presenza di due guest, come già accennato, Degreed e Black Diamonds.

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I Degreed, band hard rock svedese, si formano a Stoccolma più di dieci anni fa, nel lontano 2005. La band acquisisce in fretta numerosi fan e ancor prima di pubblicare l’album di debutto, “Life, love, loss” (2010) si esibisce con lunghi tour in Scandinavia e Germania condividendo il palco con band come Europe, Turbonegro e Millencolin. Il secondo album “We Don’t Belong” esce nel 2013 e viene prodotto da Erik Lidbom, già produttore dell’album di debutto; l’album vede la collaborazione del pluripremiato cantautore Bill Champlin, co-autore di due canzoni e voce in un verso della canzone “In For The Ride”. Il disco viene nominato album del mese da Powerplay Magazine e album dell’anno dal sito rock svedese rocknytt.net.

 

 Nel 2014 la band ha l’occasione di aprire lo show svedese dei Dan Reed Network e di andare in tour con i Machinae Supremacy. A dieci anni dalla loro genesi, nel 2015, pubblicano il terzo album “Dead But Not Forgotten” accolto con ottime recensioni, ma è nel 2016 che la band fa la vera e propria svolta, firmando con Gain/Sony Music per la produzione del disco successivo, il recentissimo “Degreed”. L’omonimo album è stato infatti pubblicato lo scorso 25 agosto, assieme al video del singolo “Animal” disponibile a questo link. 

Riguardo questo disco Mikael Jansson, tastiere, racconta: 
"Il processo di songwriting per questo album è stato mirato ed efficace sin dall’inizio. Abbiamo scritto ben oltre 40 canzoni, registrate ben più di 18. […] Per quanto riguarda il mix, questa volta abbiamo deciso di intraprendere una strada diversa, siamo un po’ maniaci del controllo. L’ultimo album lo abbiamo realizzato senza alcun tipo di aiuto esterno ed eravamo terribilmente soddisfatti del risultato che aver permesso a qualcuno di mixare questo album è stato un vero e proprio cambiamento ma siamo lieti del risultato. Per quanto riguarda le registrazioni, abbiamo pensato che avremmo creato una sorta di pace creativa e spirituale andando a registrare nella casa di infanzia di Robin e Mat a Kopparberg. In parte per essere in grado di focalizzarci al 100% su noi stessi e poi per minimizzare le distrazioni. Il tutto è risultato, come sempre, in tante risate, un sacco di birre e di musica straordinaria.”

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Black Diamonds: jeans attillati, tanta lacca e soprattutto tanto rock’n’roll direttamente dalla Svizzera! Dopo la pubblicazione di “Perfect Sin” (2013) la band è stata on the road per ben due anni per il “Perfect Swiss Tour” girando tutta la Svizzera e vari territori limitrofi. Dopo esibizioni in numerosi club ed apparizioni nelle line-up di più di 30 festival, i Black Diamonds tornano nel 2017 con un nuovo disco “Once Upon A Tme” pubblicato per l’etichetta tedesca AOR Heaven. L’album è una “favola hard rock” dal groove accattivante, con riff potenti e ritornelli molto melodici ed orecchiabili.

Di seguito i dettagli dello show:

H.E.A.T.
Guests: Degreed, Black Diamonds
05 novembre 2017
LEGEND CLUB | MILANO
Ingresso in prevendita 20,00 € + d.d.p.
Prevendite disponibili da lunedì 11 settembre alle ore 10.00 sui circuiti Ticketone, Mailticket, Vivaticket e Bookingshow.

Stratovarius - “Visions Show” @Alcatraz (MI) 22/10/2017

Mercoledì, 25 Ottobre 2017 12:23 Pubblicato in Live Report

 

Un concerto imperdibile quello di Domenica scorsa nel tempio del metal italiano, l'Alcatraz di via Valtellina, a Milano. Sì perchè gli Stratovarius hanno scelto l'Italia per l'unico show mondiale dove riproporre per intero il loro album più memorabile, quel VISIONS che usciva esattamente 2 decadi fa.

 

Insomma ogni fans nuovo e vecchio della band finnica non poteva perdersi questa occasione ed infatti la platea poteva vantare un ottimo mix di metallari esperti e giovani virgulti; è anche questo il bello della nostra musica, capace di unire diverse generazioni. Nessuna band di supporto solamente tanta attesa per il quintetto finnico e nell'attesa il dibattito tra i presenti prendeva pieghe fantozziane: “Pare che suoneranno 2 ore e mezza!!!”, “Inizieranno con Visions o lo terranno per la fine?”, “Scommetto quello che vuoi che suoneranno anche Destiny stasera” etc etc

 

Insomma alle 21 precise il tempo di fantasticare era finito perchè dopo una breve intro (durante la quale ho rivissuto tanti ricordi legati agli Strato) il mid tempo più famoso di Kotipelto e soci apre le danze: Kiss of Judas. Giusto il tempo di sistemare un po' i suoni e Jens Johansson da il via al brano più rappresentativo di una carriera lunghissima, Black Diamond. La band è in forma e carica, i problemi di un paio di settimane prima alla voce di Timo sembrano superati. Il biondo singer nordico ci regalerà una prestazione più che buona. Ma se proprio vogliamo dirla tutta, Timo potrebbe anche riposarsi visto che il pubblico canta a squarciagola ogni singola parola. Forever Free è una mazzata mentre Before the Winter fa emozionare più di qualche presente. Legions è un altro pezzo che esalta e il pogo non si fa attendere. La sottovalutata The abyss of your eyes lascia spazio alla strumentale Holy Light eseguita alla perfezione da Matias Kupiainen e company. Il chitarrista scandinavo ripropone alla perfezione gli assoli originali e anche se vedere lì, sopra quel palco, Timo Tolkki avrebbe avuto tutto un altro impatto, non possiamo che apprezzare le sue doti. Paradise è un'altra hit assoluta, storicamente tra le più apprezzate qui in Italia così come Coming Home che forse ha fatto scendere qualche lacrimuccia. Ma è la title track, quella Visions (southern cross) a mandare in ecstasy tutti i presenti.

 

La band saluta il pubblico ma richiamata a gran voce torna presto sul palco e a sorpresa parte una Forever dove naturalmente la voce di Timo viene sovrastata da un migliaio di persone che in quel momento si sentono i migliori singer della storia! Pelle d'oca...

Dalla discografia più recente vengono riproposte Shine in the Dark e Unbreakable mentre a chiudere ci pensa come sempre Hunting high and low.

 

Visions ha cambiato la storia del power metal esattamente 20 anni fa e Domenica siamo tornati tutti più giovani. Una serata che ricorderemo per sempre.

 

 

(foto by Cesare Metalshow)

 

SETLIST

The Kiss of Judas

Black Diamond

Forever Free

Before the Winter

Legions

The Abyss of Your Eyes

Holy Light

Paradise

Coming Home

Visions (Southern Cross)

 

Encore:

Forever

Shine in the Dark

Unbreakable

 

Hunting High and Low

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