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Federico Orano

Federico Orano

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Un appuntamento estivo imperdibile per ogni power metaller che si rispetti questo BATTLEFIELD FESTIVAL organizzato dagli amici di Spaziorock insieme a Truck Me Hard agency. Così una normale Domenica estiva si è trasformata in una serata memorabile in compagnia di alcuni amici tra cui Andrea Bicego (singer dei 4th Dimension) che oltre che compagno di viaggio, si è trasformato in collega aiutandomi in questo report.

Ad aprire le danze i Firewind, quando scoccano le 15, sotto il sole milanese che non perdona. Ma la band ė carica e forte del recente Immortals ci regala 40 minuti di gran power metal. Una prestazione davvero ricca di tecnica e pathos con Gus G a dare spettacolo alle 6 corde ed un Henning Basse più che convincente al microfono (prima volta che lo vedevo dal vivo). Pezzi come "Hands of time" funzionano alla grande dal vivo così come le hits del passato, vedi "Mercenary man". Promossi a pieni voti!

Decenni di esperienza serviranno pure a qualcosa e per i Grave Digger vogliono dire molto anzi moltissimo. La band tedesca ha messo in piedi uno dei loro classici show, senza strafare ma appunto mettendoci tanta esperienza e portando a casa il massimo risultato (col minimo sforzo). L'orario non li ha aiutati, ma brani come "Rebellion" ed "Excalibur" esaltano la platea e anche i nuovi pezzi si sono rivelati interessanti per chi come me li ascoltava dal vivo per la primissima volta.

 

(Andrea) È un pubblico ormai già caldo ad accogliere i Turisas. I folk metaller finnici giungono al Battlefield con grande ritardo, dopo alcune sfortunate vicissitudini (i loro strumenti e costumi di scena risultano dispersi), e riescono ad approntare la propria setlist solo grazie all’aiuto dei connazionali Ensiferum, che prestano loro l’attrezzatura. Ciononostante la band capitanata dal frontman Mathias Nygård dà prova di grande professionalità offrendo una prestazione esemplare e carica di passione, fonte di intense suggestioni. È il decennale di “The Varangian Way”, e proprio questo album viene riproposto per intero, dalla trascinante opener “To Holmgard and Beyond” alla conclusiva maestosa “Miklagard Overture”. C’è tempo anche per un enchore, la bella titletrack del terzo album “Stand Up and Fight” e, dopo il cambio palco, giunge l’ora dei già citati Ensiferum.

 

(Andrea) Difficile dire cosa non abbia funzionato del tutto nella performance della band di Markus Toivonen, ma è evidente la differenza fra il trasporto dei Turisas e la professionalità un tantino fredda degli Ensiferum. L’energia c’è, ma la prova, seppur nel complesso buona, nondimeno risulta non sempre coinvolgente. La setlist va a pescare praticamente in tutta la discografia, con l’ultimo lavoro “One Man Army” in evidenza, da cui vengono proposte ben quattro tracce, su tutte la meravigliosa “Heathen Horde” e la moderna e assai controversa “Two of Spades”. Trovano spazio classici d’annata e più recenti, come “Token of Time”, “One More Magic Potion” e “From Afar” ma è solo con l’epicissima “In My Sword I trust” che il coinvolgimento del pubblico tocca l’apice. Finale affidato , come da recente tradizione, a “Lai Lai Hei”. Quelli che, come il sottoscritto, speravano di ascoltare “Treacherous Gods” o “Twilight Tavern” dovranno attendere magari la prossima discesa in suolo Italico di Markus, Petri e soci.

Che show quello dei bard! Una band professionale ma che ha suonato col cuore mettendoci tanta carica per due ore di pura magia musicale. Avevamo alcuni dubbi su Hansi che invece si è dimostrato in formissima e capace di graffiare come un tempo. La performance dei guardiani di Krefeld rimarrà impressa nella mente di tutti i presenti. Sicuramente per la scaletta che ha riproposto l'intero "imagination from the other side" ma anche per un'esecuzione esemplare. Songs come "Nightfall" e "Welcome to dying" hanno scaldato il pubblico prima di dare il via alle note di "Imagination...". La title track ė mostruosa, trasmette una carica enorme. Andre alla chitarra non sbaglia una singola nota. Il coro di "Script of My requiem" ha rimbombato su tutta Milano e penso l'abbiano cantato anche le vecchiette dagli appartamenti in zona San Siro. E poi "Mordred song", "Bright eyes", "The story ends" ... ma perché deve finire ci siamo chiesti? Perché non può durare per sempre? Per fortuna i Blind ci regalano un bis anzi un doppio bis: "Valhala" viene cantata all'infinito finché Hansi riesce a farci smettere, e poi "The bard's song" e "Mirror mirror"... ė un'apoteosi! Parte il coro del pubblico che vuole "Majesty" e Hansi alla fine con un "Siamo a Milano, per forza che suoniamo Majesty" dà il via a quest'ultimo pezzo che fa partire i titoli di coda ad uno spettacolo immenso.

 

I Blind Guardian hanno fatto vedere a tutti l'abisso che c'è tra loro e il resto dei comuni mortali, anche se le altre bands nel complesso sono state molto brave. Una buona organizzazione con dei suoni ,più che convincenti ed una positiva presenza di pubblico, sono il contorno ideale perchè questo appuntamento estivo diventi fisso. Lo speriamo tanto, ce n'è davvero bisogno; per il momento restano i ricordi di una serata magica, che solo chiudendno gli occhi possiamo rivivere!

Marco Pastorino è un giovane musicista e artista ma è prima di tutto un appassionato di metal a 360 gradi. Uno a cui piace da matti comporre, suonare, cantare e la sua passione è contagiosa. Era da tempo che volevamo averlo ospite sulla nostra webzine e finalmente eccoci qui con questa lunga intervista che ci vede spaziare attraverso tutti i suoi gruppi e progetti. Buona lettura.

 

Ciao Marco eccoci finalmente arrivati a questa tanto attesa intervista. Possiamo forse definirti il “musicista metal italiano più impegnato”, viste le tue numerose band e i tuoi impegni a 360 gradi nella scena musicale. A cosa stai lavorando al momento?
-
Ciao Fede! Innanzitutto grazie per lo spazio. Credo che al momento la maggior parte dei musicisti della scena abbiamo molto più di una situazione. Da Alessandro Delvecchio che ha veramente una moltitudine di situazioni fino ad arrivare a molti altri amici della scena. Al momento sto seguendo il mix del live dei Temperance , in uscita nei prossimi mesi. Per il resto sto seguendo alcune cose con calma.

 

Partiamo dalla fine, ovvero dai Virtual Symmetry che è la band per la quale sta uscendo un ep di tre brani “X-Gate” che segue lo splendido esordio dello scorso anno. Puoi raccontarci qualcosa di questa band che è ancora colpevolmente un po' nell'ombra nel panorama italiano, come sei entrato nel gruppo, come è stato accolto il vostro debutto e che progetti ci sono per il futuro dopo l'uscita di questo ep?
- Virtual Symmetry è un progetto che mi sta veramente a cuore , visto che è un qualcosa che mi è spesso mancato per far uscire il mio infinito amore per il prog metal , soprattutto da cantante. E' un modo anche per sviluppare parti o colori della voce che in altre band / progetti , non potrebbero vedere la luce e in cui non potrei trovare sfogo. Vedo ogni album, ep , concerto , come un modo per imparare qualcosa di nuovo , mettersi alla prova e diventare un musicista , ma anche una persona , migliore. E' un po' come avere un bagaglio culturale sempre più vasto per poi pescare il meglio da poter indossare in ogni situazione.
Il nuovo ep in particolare ha saputo amalgamare un sacco di influenze, da quelle soul, fino a quelle blues, gospel, teatrali , ed ultime ma non d'importanza, quelle metal naturalmente; lo vedo veramente come un passo avanti come band e come cantante.

Altro argomento che interessa moltissimo me e sicuramente tutti i tuoi fans è la tua uscita dai Secret Sphere. Cosa puoi dirci a riguardo e come mai non è mai uscito un comunicato ufficiale ma l'abbiamo scoperto tutti sfogliando il booklet del nuovo “The nature of time”? A proposito in questo disco non hai registrato niente di tuo? Cosa ne pensi del risultato finale?
- I Secret sono una grande famiglia di cui ho fatto parte e sicuramente mi sentirò sempre dentro, ma credo che arrivi sempre il momento nella vita di tutti , di cercare di reggersi in piedi da soli , diventare grandi ed andare avanti con le proprie forze. Ho deciso che voglio provare a fare le mie cose e vivere esperienze nuove. I Secret mi hanno dato tantissimo e non smetterò mai di ringraziare Aldo per la possibilità che ho avuto di girare l'Europa e di vedere l'amore di un paese come il Japan per una band italiana. Nulla toglie il fatto che ci lega una forte amicizia , anche più forte della musica stessa; alcuni dei miei migliori amici suonano nei Secret d'altronde.
Non ho registrato e scritto nulla in questo nuovo full lenght , ma devo dire che è veramente un album eccezionale che continua , a mio parere, la scia davvero grandiosa iniziata con Michele con Portrait.

 

Tante soddisfazioni in questi anni te le stai togliendo con la tua band principale ormai, i Temperance. Il vostro terzo ed ultimo lavoro “The earth embraces us all segna un netto passo avanti in termini di songwriting e maturità. Come è nato quel disco?
- E' un disco nato dal cuore , come anche gli altri. Come credo tu sappia, le musiche dei Temperance sono sempre state scritte da me e Giulio Capone; ci siamo ritrovati di anno in anno ad avere un alchimia sempre più profonda e , quando i lavori del terzo album sono iniziati , ci siamo lasciati andare , senza trattenerci e senza niente di studiato a tavolino. Credo che sia una cosa che oggi manca ad altre band, naturalmente si corre anche il rischio di fare qualcosa molto fuori dagli schemi , ma è anche il bello della musica, seguire quello che ti dice l'istinto ed il cuore.

 

Tra l'altro di recente avete registrato il dvd filmando un concerto a teatro. Come è andata la serata? Quando pensate vedrà la luce il dvd?
- E' stata una serata magica; dietro c'è moltissimo lavoro tra arrangiamenti orchestrali , cori riarrangiati totalmente, brani suonati per la prima volta ecc
Abbiamo voluto suonare interamente il terzo album , che è quello che al momento c'ha dato più soddisfazioni; preparare il tutto ed ascoltare poi il risultato finale con un quartetto d'archi , un coro in una location veramente suggestiva come un teatro verdiano c'ha dato moltissimo ed i presenti c'hanno regalato anch'essi emozioni veramente senza eguali. Stiamo lavorando proprio in questi giorni al mix e ne siamo felicissimi. Abbiamo deciso , contrariamente a quello che si pensa su questo genere di musica, di non ritoccare e di non sovraincidere alcuna traccia, proprio perchè vogliamo dare in pasto alla gente quello che siamo realmente nel 2017 come live band , naturalmente nel bene o nel male.

Un disco che mi aveva spaventato un po' ascoltando il singolo è stato quello uscito per l'altro tuo progetto del 2016 ovvero i Light & Shade. Un mix di tante sonorità con questa straordinaria cantante Adrienne. Alla fine ho comprato l'album e devo dire che mi è piaciuto. I pezzi li hai scritti tu o è stato un lavoro di squadra? Possiamo parlare di una vera e propria band con altri dischi in arrivo?
- Light & Shade è una band a cui tengo parecchio. Tutto nasce dalla voce di Adrienne; quando l'ho sentita la prima volta ne sono rimasto veramente travolto ed abbiamo deciso di dare vita ad un qualcosa di nuovo. Anche qui nasce dall'esigenza di dare sfogo ad un qualcosa di più heavy, linee vocali più decise e classic, colorate dal timbro unico di Adrienne appunto. Ho scritto personalmente tutti i brani , a parte un singolo Welcome The Cold , scritto insieme a Luca, e seguito i passi della produzione. Adrienne stessa è venuta poi in Italia due settimane per lavorare sul disco ed è stata veramente un'esperienza di vita mettersi a confronto con una cantante così talentuosa anche se così giovane – ha solamente 21 anni - . Tra gli impegni di tutti cercheremo di dare continuità a questa entità, il debut ha raccolto un feedback buonissimo soprattutto negli Stati Uniti e spero di darvi presto numerose news in proposito.

Sappiamo che ti occupi anche di eventi con una agenzia che ormai è una sicurezza nel settore in Italia, la Truck me Hard. Com'è lavorare dietro le quinte ma a contatto con altre band anche importanti e organizzare festival anca voltehe di grande portata?
- Negli anni abbiamo costruito un team di lavoro di cui andiamo molto fieri e stiamo cercando di fare cose sempre più mirate in un determinato modo. Siamo veramente contenti di quello che abbiamo creato e giorno dopo giorno , settimana dopo settimana, siamo sempre più sicuri del nostro lavoro.

 

In Italia è sempre più difficile portare gente agli eventi ma vi siete tolti alcune soddisfazioni, mi viene in mente lo Spazio Rock Festival con un Live di Trezzo gremito. Quindi c'è ancora speranza per il nostro paese? Tu come vedi la situazione?
- Si parla d'Italia sempre , ma la situazione è la stessa in tanti paesi d'Europa. Per una questione anche di geografia , paesi come Italia, Spagna, Portogallo, ed ancor di più Grecia e quant'altro – andando oltre all'aspetto meramente economico , sono più sfortunati di altri , anche solo quando una band pensa ad un tour. Per il fatto che viaggiare con un tourbus ha dei costi, come tutto il routing di un tour stesso naturalmente e attraversare l'Europa ha in molti casi dei costi che vanno ben oltre alle potenzialità di una o l'altra band. Anche da qui il solito discorso di come le band europee e non, prediligano Milano o comunque il nord Italia , a piazze importanti come Roma.
L'Italia ha speranza , come ce l'hanno altri paesi, quando si tratta di eventi importanti e lavorati in un certo modo. Al contrario , ma non solo qui , non ci si può aspettare che una band , che ha magari una fanbase di 500 persone in tutta la penisola , possa suonare magari ogni anno qui di fronte a 2mila persone.

 

Marco tu sei un grande appassionato di tutto il mondo metal a 360 gradi. Allora dimmi, qual'è il tuo disco dell'anno finora e quali sono le uscite che attendi maggiormente? (io mi gioco la carta Seventh Wonder eheh)
- Potremmo stare qui ore a parlare ahah , tra quelli appena pubblicati ho apprezzato molto il nuovo Ayreon , di cui apprezzo sempre il mood concettuale di Lucassen ed la sua maniera di inglobare in un unico lavoro , una storia ed una serie di cantanti eccezionali. Non è da tutti.

In ambito più metal , Immortals dei Firewind che consumo in macchina da mesi ormai.
Una delle rivelazioni del 2017 per me sono al momento i Cellar Darling, con quella magica voce di Anna Murphy. Dischi più attesa in uscita? Leprous primo tra tutti, il nuovo Accept e naturalmente Seventh Wonder.

 

Parliamo del Marco Pastorino singer. Sai che ti apprezzo moltissimo in questa veste e con i Virtual Symmetry stai dando dimostrazione di cosa sai fare. Come si è evoluta la tua carriera da chitarrista a singer?
- Sono entrambe le cose naturalmente. Per quel che riguarda la chitarra , la vedo più come un mezzo per comporre e tirare fuori determinate cose. Non sono sicuramente il tipo di chitarrista interessato a fare chissà che virtuosismi ecc, ma mi piace seguire un concetto di songwriting dove chitarra e voce possano sovrapporsi. Anche il canto lo vedo come un mezzo per esprimere determinate emozioni , anche se mi sono trovato e mi trovo spesso tutt'ora a dare voce a musiche di altri , cercando d'immergermi completamente nella musica.

 

Hai lavorato con alcuni grandi singers, basta pensare ai Secret Sphere con Rob Messina e Michele Luppi. Pregi e difetti di questi due artisti? Hai appreso qualcosa da loro immagino...

- Due cantanti completamente diversi. Di Rob ho sempre ammirato la predisposizione e la naturalezza nel fare le cose . Negli ultimi anni purtroppo ci siamo un po' persi di vista, ma abbiamo vissuto qualche anno veramente bello insieme. Michele , che dire, senza esagerare lo reputo al momento il cantante più preparato in circolazione; ancor prima di dividere il palco ed un mare di esperienze con lui nei Secret , l'ho seguito per anni con le sue band ed è stato veramente un esempio vocale da seguire, dai timbri usati , dal modo di cantare e di approcciarsi al canto stesso , fino al suo utilizzo , a mio parere unico , dei cori. Sicuramente una delle mie influenze più importanti come canto , insieme ad altri italiani come Tiranti e Lione, ma Michele rimane quel qualcosa di diverso di cui secondo me un giovane cantante dovrebbe sempre prendere ad esempio.
Un cantante inarrivabile che ha però veramente molto da poter insegnare a tutti , non solo singers.

 

Ma allora, in sede live preferisci avere la chitarra in mano o essere libero sul palco e cantare col microfono?
- Non saprei dirti, dipende molto dalla situazione. Mi trovo veramente a mio agio in una band come Temperance a poter esternare il mio amore per la chitarra , ma poter cantare a squarciagola quando ne sento il bisogno e , soprattutto , quando occorre alla canzone. Allo stesso tempo adoro essere impegnato solo in veste di vocalist in situazioni che richiedono un diverso approccio.

 

A proposito di palchi, la cosa che arriva subito guardandoti suonare/cantare o incontrandoti tra il pubblico è che sei una persona solare e positiva. Questo si riflette poi anche nella tua musica in particolare nella tua band principale, i Temperance, nei testi e nel sound. Sbaglio?
- Vedo molta fortuna in quello che ho oggi giorno, lo sottovalutiamo e spesso non ci rendiamo conto di quello che accade ogni istante della nostra vita. Ognuno ha i propri problemi , ma la musica – e l'arte in generale- dovrebbe darti quel qualcosa per superare questi momenti bui. Personalmente sento veramente il bisogno di poter esprimere qualcosa che c'è dentro di me attraverso una canzone, un disco ecc. Ogni lavoro porta qualcosa di nuovo a te stesso ed agli altri. Proprio per questo motivo , non ha prezzo ricevere messaggi di stima da parte di qualche persona , vicina o non , che si emoziona con una melodia . Tornando alla tua domanda , la musica dei Temperance rispecchia interamente quello che siamo e che sentiamo il bisogno di dover dire. E' giusto invece segnalare che i testi sono interamente scritti da Chiara.

 

 

Bene Marco, grazie del tuo tempo. Ci si vede presto a qualche show, un abbraccio da tutta la redazione di Allaroundmetal.com.
Grazie mille Federico! Un forte abbraccio.

Siamo andati fino a San Fernando (Spagna), stavolta però stando comodamente seduti al nostro pc, per parlare con Pablo, batterista dei Guadaña, giovane e promettente band spagnola arrivata con Karma al terzo disco in carriera.

 

Ciao Pablo, qui Federico dall'Italia, benvenuto nel nostro portale Allaroundmetal.com! Prima di tutto perdona il mio spagnolo, detto questo iniziamo con l'intervista. Come sono nati i e come avete scelto questo nome?

Ciao Federico, sono contendo di essere qui a rispondere alle tue domande per i fans italiani. Ti perdono il tuo spagnolo non perfetto anzi ti ringrazio di non aver fatto parlare me in italiano altrimenti sarebbe stato molto peggio!

 

Rispondendo alla tua domanda, i Guadaña si formano nel 2010 come continuazione di una band che si era sciolta, chiamata Huma dove suonavano anche Salva e Glory oltre che io alla batteria. Per problemi legali non potevamo con gli altri membri continuare con quel nome cosi abbiamo deciso di andare avanti con un altro nick e venne scelto Guadaña in onore di una canzone degli Huma.

 

Il nuovo disco "Karma" è un buon mix tra heavy metal e power metal. Un disco più potente e moderno rispetto al passato, sei d'accordo?

Questo è quello che tutti ci dicono e anche noi abbiamo questa sensazione. Con Karma abbiamo cercato di unire tutte le nostre influenze e non ci siamo posti limiti. Abbiamo fatto quello che ci sentivamo cercando di mantenere il nostro stile ma cercando di esplorare nuovi orizzonti. Son felice che anche tu lo vedi come un disco più potente e moderno, significa che abbiamo raggiunto ciò che volevamo; rivoluzionare la nostra musica senza essere associati solamente a gruppi del passato.

 

Il vostro sound ha molto del power di scuola spagnola e di band come WarCry e Saratoga ma mi ricorda anche qualcosa di teutonico e potrei citare Grave Digger e Accept. Che ne pensate?

Sono molte le influenze che si uniscono nel segno dei Guadaña, dal suono spagnolo più classico al power tedesco fino al progressive americano e inglese e al death metal melodico ma ci metterei anche qualcosa di metalcore. Unendo tutti questi stili come in un cocktail, e agitando forte ne esce il nostro sound e un disco come Karma dove l'ascoltatore può sentire un sound metal completo senza cadere nella monotonia, almeno questo è come la vediamo noi.

  

  

Come nasce una canzone dei Guadaña?

Ogni canzone può avere una storia a sè e un modo diverso nella composizione. Generalmente per questo ultimo disco le canzoni sono nate partendo da una melodia vocale dalla quale si è poi costruito attorno la parte strumentale. Una volta composta la musica dopo alcune modifiche finchè tutti fossimo convinti, si sono create le restanti melodie, e alla fine sono stati scritti i testi, anche questi visti e rivisti più volte, finchè non fosse tutto perfetto. Fatto questo è stato registrato un demo del brano così da poter fare qualche ulteriore piccola modifica prima di entrare in studio e registrare il prodotto finale.

 

Vi piace il metal italiano? Conoscete qualche nostra band in particolare?

In generale non sono un gran conoscitore del metal italiano eccetto le band più famose e leggendarie come Rhapsody, Labyrinth, Lacuna Coil o Vision Divine che son quelle più conosciute a livello internazionale. Immagino che, come succede qui in Spagna, anche da voi ci sia un gran numero di gruppi validi che aspettano solo il momento giusto per farsi conoscere come le band più famose che abbiamo menzionato poco fa. In Italia avete un gran livello musicale e tanta storia.

 

Come pensate di supportare il disco? Avete già delle date confermate in Spagna per quest'Estate?

Quest'Estate saremo abbastanza tranquilli in quanto a concerti però ci servirà per recuperare forze in vista di questo inverno dove avremo alcuni appuntamenti importanti supportando grossi nomi della nostra musica che presto saranno rivelati nei nostri canali web e non vediamo l'ora!

 

Siamo una band a cui prima di tutto piace suonare dal vivo perchè alla fine è lì che le canzoni del disco rendono al meglio. Ci piacerebbe che un disco come Karma sia ricompensato suonando qualche volta in Italia, sarebbe fantastico.

 

I Guadana hanno ormai 7 anni vita, quali sono i momenti e i ricordi più intensi di questa vostra giovane storia?

Sono molti i momenti ed è difficile sceglierne solo qualcuno. Le emozioni di ogni nuovo concerto, i volti dei nostri fans che ci ascoltano, i messaggi che ci arrivano da chi ci segue, i viaggi con il nostro furgoncino, i gruppi con cui abbiamo diviso il palcoscenico... è davvero difficile scegliere però a livello personale sceglierei tre ricordi che in realtà sono uno solo (che ho percepito tre volte) e mostra la soddisfazione per un lavoro ben fatto e questo è successo durante la registrazione dei nostri tre dischi. C'è stato un momento in auto, ascoltando per la prima volta la registrazione completata dopo mesi di lavoro in cui non ho potuto trattenermi dall'avere la pelle d'oca e piangere dall'emozione ascoltando i brani. Credo che questi (uno per ogni disco) sono stati i momenti più emozionanti a livello intimo e personale che ho vissuto coi Guadaña.

 

Bene grazie Pablo, a presto amico!

Grazie a voi per averci dedicato spazio e tempo per parlare con noi. Un saluto grandissimo dalla Spagna!

 

 

Leyendas del Rock: tutto pronto per la 12esima edizione!

Mercoledì, 07 Giugno 2017 17:38 Pubblicato in News

Tutto pronto per la dodicesima edizione del Leyendas del Rock. Dal 9 al 12 Agosto il festival spagnolo per eccellenza si svolgerà ancora una volta a Villena (Alicante) alternando i migliori gruppi nazionali a tante super band straniere per un roster di primissimo livello! Ulteriori info ai seguenti links:

 

https://www.facebook.com/LeyendasdelRockFestival/

http://www.leyendasdelrockfestival.com/

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