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Federico Orano

Federico Orano

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Intervista a Silver frontman dei Silver Fist ed ex Muro

Sabato, 07 Novembre 2015 10:45 Pubblicato in Interviste

M: Un saluto dall'Italia Silver e grazie per la tua disponibilità a parlarci un poco di te!

 
1) M: Bene... per iniziare puoi presentarti ai fan italiani che ancora non ti conoscono.
 
S: Ciao! Mi chiamo Silverio Solórzano, conosciuto come Sílver. Attualmente sono il cantante dei Sílver Fist.
In passato sono stato per moltissimo tempo il cantante della leggendaria band Muro e lo sono stato anche per una band meno conosciuta chiamata Venganza, nella quale suonavano anche due membri degli Obús. 
Incantato di poter parlare con voi!!
 
2) M: I metallari italiani ti conoscono appunto per la tua appartenenza alla storica band speed metal Muro, che hai lasciato nel 2013.
Però pochi sanno che, come già ci hai anticipato, ora hai una nuova band (che suona un apprezzabilissimo heavy metal) chiamata Sílver Fist.
Ci parli un po' di questo progetto e della sua storia?
 
S: Sílver Fist è il progetto che ho messo in piedi dopo la separazione dai Muro nel 2003. Pochi mesi dopo la formazione del gruppo siamo entrati in studio per registrare il nostro primo album "Ave Fénix" , un doppio disco formato oltre che da dieci canzoni inedite anche da sei cover di band che mi hanno influenzato musicalmente.
Nel 2006 abbiamo registrato il nostro album più acclamato : "Lágrimas De Sangre" , uscito anche in inglese col titolo "Tears Of Blood" e mixato in Svezia da Fredrik Nordstrom. Iniziammo un tour suonando nei più importanti festival spagnoli ed in alcuni tedeschi come il Keep It True, l'Headbangers Open Air e l'Up The Hammers ad Atene.
Dopo ho avuto un periodo di riposo dovuto all'uscita di alcuni membri dalla band e ho potuto concentrarmi su un tour coi Muro. Nel 2012 sono tornato a cercare musicisti per rimettere insieme il gruppo e abbiamo appena finito di registrare il nostro album più ambizioso chiamato "Fe Ciega".
 
3) M: Da 30 anni vivi "immerso" nella scena metal spagnola, collaborando inoltre con molte band più o meno giovani ( Lujuria, Oker etc.etc.).
Come è cambiata in 3 decenni la scena musicale spagnola? E' migliorata?
 
S: La situazione musicale migliora ogni volta che ci sono musicisti e band sempre più preparate, ma il panorama peggiora di giorno in giorno.
Spariscono molti festival, si chiudono molti locali, i politici vedono il Rock ed in particolare il Metal come qualcosa non appartenente alla cultura e pericoloso per i giovani, mettendo spesso i bastoni tra la ruote a chi vuole portare avanti il proprio lavoro.
Il pubblico va sempre meno ai concerti delle band nazionali (che non siano quelle due o tre che vanno di moda) e non vendendo dischi tutto è più difficile. Suonare dal vivo oggi è quasi dispendioso economicamente; nemmeno ci sono grandi mezzi di comunicazione che ci appoggino.
La cultura musicale in questo paese è molto povera ( e direi anche quella italiana... Nda) e costa molto mantenere una band. La cose vanno sempre peggio.
 
4) M: Una peculiarità delle band spagnole e sudamericane è il cantato in castigliano (per esempio qui in Italia, invece, quasi tutti cantano in inglese).
Cosa pensi tu di questa scelta? L'eredità della recente storia spagnola può avere influenzato tutto ciò?
 
S: Per quelli della mia generazione non c'è stata una grande possibilità di studiare inglese. Per esempio a scuola mi obbligarono ad imparare il francese, che non mi piaceva per niente... per questo la maggior parte di noi canta in spagnolo. Le nuove generazioni hanno avuto sì più possibilità e molte band di adesso cantano in inglese.
 
5) M: Conosci gruppi metal italiani? Cosa ascolta normalmente Sílver mentre per esempio guida o si rilassa in casa?
 
S: Sì, ne conosco alcuni come White Skull, Rain, Trick Or Treat, Doomsword, oltre alle band più conosciute come Labyrinth, Rhapsody etc.etc.
Io ascolto un poco di tutti i sottogeneri del metal, dalle band classiche a quelle nuove e non smetto mai di sentire gruppi come Rainbow, Dio, Deep Purple, Savatage, Metallica, Judas Priest, Slayer, Anthrax ed un lungo eccetera.
 
6) M: Quali sono i tuoi piani futuri e quelli dei Sílver Fist?
 
S: Abbiamo appena finito di mixare il nuovo album "Fe Ciega", che spero possa uscire il prossimo mese. Siamo appena usciti anche con un EP chiamato "Todavía Vivo", con due canzoni nuove e quattro registrate live.
Dopo l'uscita del disco proveremo a suonare nel maggior numero di posti possibile, come Sudamerica, USA ed Europa e, perché no, saremmo incantati di suonare per il pubblico metal d'Italia.
Spero di vedervi presto lì.
 
M: Grazie per la disponibilità e per averci dedicato il tuo tempo!!
 
S: E' stato un piacere parlare con voi! Mille grazie ed a presto!!
 
Per sempre METAL! Per sempre SÍLVER FIST!!
 
 
Martino Brambilla Pisoni

Quasi 25 anni di carriera per gli Eldritch, che dimostrano di non sentire affatto gli anni che passano, anzi il nuovo “Underlying Issues” si dimostra ancora una volta ispiratissimo. Siamo andati a sentire il co- leader e chitarrista Eugene Simone per scoprire qual'è il segreto della band livornese!

 

Ciao Eugene, allora come stai? "Underlying Issues" è in uscita il 6 Novembre, che aspettative ci sono? Quando avete composto i brani per questo nuovo lavoro?

 

Ciao! Tutto sta procedendo come da programma e a quanto pare sembra esserci un bel po’ di attesa per questo album. Speriamo di ottenere consensi crescenti di album in album e ci aspettiamo un ulteriore passo in avanti anche con Underlying Issues, di cui andiamo assolutamente fieri. La stesura dei brani è iniziata poco dopo l’uscita di Tasting The Tears. A parte un paio di songs scritte in fase di pre produzione già avviata, le altre erano già al 90% un mese prima di partire con le registrazioni.

 

"Underlying Issues" è il vostro decimo disco e dopo quasi 25 anni di carriera, un traguardo incredibile. Avresti mai pensato nel lontano 1991 quando avete fondato la band, che sareste arrivati fin qui?

 

Ad essere sincero no...Voglio dire, sin dagli inizi, sia io che gli altri elementi della band eravamo spinti principalmente più dalla passione per la nostra musica che dalla voglia di successo commerciale. Poi però è ovvio che in giovane età quando vedi che le cose girano bene ti metti un po’ a sognare. Non sai mai però cosa potrà riservarti il futuro e come potrai reagire agli eventi. Ci sono band che dopo un album, in caso di scarse vendite, abbandonano la nave. Non è mai stato il caso nostro anche se in tutti questi anni non sono mancati momenti di sconforto. Alcune persone che hanno fatto parte di questo progetto per ragioni diverse hanno lasciato, o sono state allontanate. Per quanto riguarda me e Terence, la voglia di suonare, la passione per la nostra musica e la consapevolezza di avere ancora molto da dire ci ha sempre spinti ad andare avanti. Credo di poter dire altrettanto degli altri ragazzi della band, ovvero Raffa, Rudj e l’ultimo arrivato Alessio.

 

E' evidente che state attraversando un momento di gran forma, visto che anche questo nuovo lavoro è superlativo. Una seconda giovinezza potremmo chiamarla. Siete a conoscenza di una pozione speciale come Asterix? Scherzi a parte, cosa vi spinge a continuare a comporre dischi, a suonare on stage con tutta questa carica e ispirazione nonostante le sempre più grosse difficoltà che circondano il mercato discografico attuale?

 

In gran parte ti ho risposto già con la domanda precedente hehe…Ci siamo resi conto ben presto che con questa musica si contano sulle dita di una mano quelli che riescono a viverci. Per cui se vai avanti è unicamente per il piacere di farlo, perché adori quello che fai indipendentemente da quanti cd vendi o da quanta gente ti viene a vedere ai concerti. Ci sono momenti in cui va meglio, altri in cui va peggio. Ma in entrambi i casi è la voglia di fare ciò che fai che ti da l’energia giusta. Noi suoniamo sempre con lo stesso impegno…sia quando abbiamo davanti 10.000 persone, sia quando ce ne sono 30. Siamo sempre stati positivi alla fine…anche in momenti come ora, dove la crisi sembra non avere mai fine ed alcuni di noi non sono più dei ragazzini.

 

Possiamo dire che il nuovo lavoro segue il sound del precedente “Tasting the tears”, con una gran dose di melodia senza dimenticare la potenza delle chitarre che come sempre sono pronte a graffiare?

 

E’ nel nostro DNA da sempre. Siamo molto melodici ma non possiamo fare a meno di cercare sempre un sound esplosivo. Tra l’altro uno degli aspetti che accomuna Underlying a Tasting è proprio il suono. Siamo rimasti molto soddisfatti dal mixing di Simone Mularoni per Tasting ed abbiamo deciso senza alcun dubbio di affidare anche il mix dell’ultimo cd a lui.

Crediamo inoltre di aver trovato l’equilibrio giusto riuscendo a fondere bene tutti gli elementi che caratterizzano la nostra musica, senza mai perdere il groove, cosa non semplice. I pezzi sono più facilmente assimilabili rispetto al passato, senza essere scontati. Ci divertiamo di più a suonarli e dal vivo rendono molto bene.

 

Tu e Terence siete gli unici membri storici rimasti. Immagino ci sia un rapporto speciale tra voi due soprattutto in fase di songwriting. Cosa ci puoi dire a riguardo? Come nasce solitamente un brano degli Eldritch?

 

Si, diciamo che siamo sempre stati noi a tirare avanti la baracca in tutti questi anni hehe! E abbiamo avuto la fortuna di incontrare persone che ci hanno seguito mostrando serietà e dedizione. Poi certo, non tutti ne hanno fatto parte per sempre. Con Terence ormai ci conosciamo a memoria. Conosco benissimo tutte le sue qualità e quando scrivo un pezzo faccio in modo che lui possa esaltarle al meglio. Lui è bravissimo nel creare linee melodiche accattivanti. Io gli stendo la base perfetta su cui poterlo fare e lui ci riesce alla grande. Normalmente la struttura dei brani parte da me. Di solito li consegno agli altri già arrangiati, ultimamente anche con le tastiere sopra. Rudj spesso mi da una mano inviandomi del materiale (riffs, parti clean). Raffa e Alessio personalizzano le loro parti e quando anche le linee vocali sono pronte il pezzo può definirsi concluso.

 

Una domanda che mi piace spesso fare riguarda gli albori ed in particolare come è nata la band e da dove nasce il nome Eldritch. Puoi spiegarcelo?

 

La band è nata dalle ceneri di una band che si chiamava Zeus. Nella band erano presenti Terence, Adriano (il primo drummer degli Eldritch) e il sottoscritto. Facevamo un hard rock americaneggiante con molti elementi di metal melodico. Poi è successo che ho attaccato la mia malattia per il metal tecnico e progressivo anche agli altri ed ecco che il passo verso la svolta stilistica è stato breve. Una delle band che ascoltavamo in quel periodo erano i Watchtower. Avevano fatto il video di un pezzo fichissimo che si chiamava The Eldritch…incuriosito andai a leggere il significato (sovrannaturale, spaventoso, misterioso), anche per gli altri era OK e da li sono nati ufficialmente gli Eldritch. Facemmo alcuni demo e visti i riscontri estremamente positivi, si unirono a noi Martin Khyn e Oleg Smirnoff. Ecco formata la prima line up ufficiale che è andata avanti fino al 1998.

 

 

 

L'anno 2016 se non sbaglio sarà il vostro venticinquesimo compleanno. un quarto di secolo di Eldritch. Pensi che potrebbe essere l'occasione per celebrarlo con un'uscita discografica od un concerto particolare?

 

Guarda…ci hai dato l’idea giusta hehe! Può darsi che ci inventeremo qualcosa ma non credo proprio che sarà un’uscita discografica. Per un po’ faremo promozione a UI…poi vedremo. Più facile possa trattarsi di un concerto…

 

 

E' tanto di moda suonare un intero disco dal vivo o riproporre un lavoro del passato registrandolo con la formazione attuale. Avete mai pensato di fare qualcosa del genere? Magari con “El Nino” che è considerato il vostro album migliore?

 

Non saprei…se ce lo propongono per un’occasione particolare volentieri. Noi non abbiamo mai rinnegato niente del nostro passato proponendo sempre materiale da quasi tutti gli album in sede live. E intendiamo continuare a farlo proprio per dare valore a tutto il nostro repertorio. Abbiamo registrato anche nuove versioni di pezzi facenti parte dell’era “senza tastiere”. Vogliamo sentire come suonano con la produzione attuale e con le keys dentro. In UI uno di questi pezzi è già presente…si tratta di Slowmotion K Us, la cui versione originale era presente su Portrait Of The Abyss Within.

Fosse stato per noi queste songs sarebbero già sul mercato insieme ad alcuni pezzi acustici ma non abbiamo potuto farlo per problemi legati ai diritti. Appena ci sarà l’opportunità lo faremo senz’altro.

 

 

Parliamo di vendite, forse un tasto dolente in questo momento. Si riesce ancora guadagnare con la musica? Quali sono i dischi che hanno avuto maggior successo in termini di vendite e quali sono i paesi che vi hanno seguiti sempre con gran interesse?

 

Come ti dicevo prima sono pochissime le band che vivono solo con l’attività musicale legata prettamente al gruppo. In genere la maggior parte integrano con qualcos’altro magari sempre attinente alla musica, oppure con altri tipi di impiego. Non credo che questa tendenza cambierà in positivo purtroppo…

L’album di maggior successo è stato El Nino….seguito da Headquake. Noi non abbiamo mai venduto tantissimo ma siamo tra i pochissimi gruppi dalle vendite costanti. Anzi, in proporzione con i tempi attuali, siamo quasi in crescita! I primi album sono andati benissimo in Francia, Germania, Austria, Svizzera e Italia su tutti…dal 2006 ci siamo allargati agli USA e ad alcuni paesi del nord ed est Europa.

 

Molti gruppi cercano la strada dell'auto finanziamento anche grazie ad alcuni siti dove i fans possono supportare la band comprando il disco in anticipo. Avete mai pensato a qualcosa del genere?

 

E’ la conseguenza della crisi che c’è stata. Il discorso è semplice…cd se ne vendono sempre meno, le etichette hanno pochi introiti e si vedono costrette a ridurre gli investimenti sulle band. Risultato…se le band vogliono permettersi belle produzioni e tour importanti devono investire di tasca propria. Noi abbiamo sempre avuto la fortuna di avere una buona label alle spalle. Sicuramente il fatto di avere un nome che circola da anni è un vantaggio perché garantisce all’etichetta un numero di vendite di partenza sicuro, cosa più difficile da realizzare per una nuova band.

 

 

Siete stati i primi italiani ad esportare il metal tricolore all'estero firmando per una label tedesca. Come è nata la collaborazione con la Inside-Out/LMP? Cosa ricordi di quei tempi?

 

Nel 1992 registrammo due pezzi come si deve…e li mandammo in giro a tutte le più importanti etichette dell’epoca. Vista la scarsa considerazione di cui godevano le band italiane non ci facemmo illusioni. Invece nel giro qualche giorno risposero diverse etichette, due delle quali molto interessate. Una di queste era la Noise, quella degi primi Helloween, Kreator, Coroner, Rage ecc…in più si fece avanti Limb Schnoor che ci propose una progetto molto interessante che poteva permetterci di arrivare a traguardi seri. In pratica ci chiese di registrare altri 5 brani in modo da aggiungerli ai due già registrati e fare una sorta di big demo da mandare ai giornali metal di tutto il mondo. In seguito le migliori recensioni sarebbero state spedite insieme al demo alle etichette, le quali si sarebbero trovate di fronte una band già piuttosto conosciuta grazie a questo lavoro promozionale svolto appunto dalla LMP. Così fu fatto e infatti varie etichette fecero proposte concrete. La migliore fu quella di questa Inside Out, piccola etichetta ancora ma apparsa subito seria. Ecco che ci trovammo freschi di contratto con Inside Out come label worldwide e Limb Schnoor come manager editore…beh non era male per quella che era la realtà italiana del tempo. Infatti fummo proprio i primi ad uscire dai confini in modo credibile.

 

 

Si dice sempre che la scena italiana non è mai esplosa del tutto anche per colpa del rapporto che lega le nostre band dove spesso domina l'invidia. Ci sono band a cui siete particolarmente legati?

 

Non sono d’accordo con questa ipotesi. Che c’è invidia forse un po’ si...ma non penso che i rapporti tra le band influiscano sull’affermazione, specie all’estero. Ognuno alla fine percorre la proprio strada e non è detto che far parte di un carrozzone ti porti più lontano rispetto a camminare da solo…anzi, spesso è il contrario.

C’è da dire comunque che alcune band italiane il successo lo hanno ottenuto e lo stanno mantenendo (Lacuna Coil e Rhapsody) nonostante il periodo non sia dei migliori. Ritengo inoltre ci sia sempre un certo pregiudizio all’estero nei riguardi dell’Italia che propone metal. Ottiene sempre più attenzioni una mediocre band svedese o americana rispetto ad un’ottima band italiana. Per noi questo è sempre stato uno stimolo ma per altri magari è motivo di frustrazione. Tuttavia per quello che vedo, guardando la scena europea, a parte la Svezia, non mi sembra ci siano altri paesi dove la considerazione è così nettamente superiore rispetto all’Italia in questo periodo.

 

A proposito come vedi la scena metal italiana e generale attualmente?

 

Onestamente non seguo moltissimo la scena, soprattutto le nuove leve. Posso dire con certezza però che ci sono ottime band, alcune delle quali suonano da anni e si sbattono per mantenersi uno spazio importante nella scena. Con le quali tra l’altro, riallacciandomi al discorso che facevo prima, siamo in ottimi rapporti (DGM e Secret Sphere ad esempio). Ci tengo a ricordare che ci sono 5/6 band italiane che hanno fatto tour e partecipato a importanti festival in giro per il mondo. Purtroppo la realtà attuale spinge le band emergenti a dover investire molto per potersi imporre e non tutti hanno questa possibilità. Una volta non era così ma la crisi di mercato ha ridimensionato un po’ tutto. Spero di cuore che chi da anni si sbatte continui a farlo e che le nuove generazioni portino avanti quanto di buono è stato fatto da queste band da metà anni ’90 in su.

 

Facciamo un salto nel 1997; che mi dici del tour con gli Angra al loro massimo splendore supportando Holy Land?

 

Fu fantastico! Ricordo con nostalgia quel periodo. Su di noi c’erano molte attese e la scarsa esperienza live ci mise pressioni difficili da gestire. Dopo le prime tre date fortunatamente riuscimmo a controllarle abbastanza bene. Fu durissima da un lato perché eravamo la prima band italiana a fare un vero tour europeo e non sapevamo come avrebbero reagito i fans stranieri nel vedere una band italiana poco conosciuta, aprire lo show dei loro beniamini. La paura del pregiudizio ci mise inizialmente un po’ di ansia. Allo stesso tempo, consapevoli del nostro valore e grazie anche alla reazione sempre entusiasta del pubblico, riuscimmo ad affrontare positivamente questa esperienza. Gli Angra erano molto seguiti in Francia e questo ci permise di suonare sempre davanti a un sacco di gente tutte le sere. Poi scoprimmo di avere già diversi fans e fu incredibile scoprire che molti di loro vennero li solo per noi. Ripensandoci, mi rendo conto di quanto fosse tutto così diverso rispetto ad ora.

 

Possiamo dire che "Reverse" fù considerato e lo è tutt'ora un album controverso? Pensi che "Reverse" sia uscito nel momento sbagliato e fosse troppo sperimentale per i vostri fans? Tra l'altro venne pubblicato per Pick Up Records/Metal Blade. Come mai questo breve cambio di etichetta visto che siete subito tornati su Limb successivamente?

 

Si, Reverse è decisamente il nostro album più controverso ma non lo rinneghiamo assolutamente. Non nascondo che fu una scelta azzardata…per molti lo fu fin troppo ma ci è servita per crescere. Venivamo dal successo di El Nino ma anche da alcuni problemi all’interno della line up che causarono un’incrinatura nel rapporto con la Inside Out. Ingenuamente ci allontanammo dalla nostra label in cerca di qualcosa di meglio che inizialmente credevamo di aver trovato. In Italia venne fatta una bella promozione ma all’estero fu totalmente inesistente a tal punto che non si sapeva neanche che l’album era uscito. Questo causò un lungo silenzio che non ci potevamo permettere. Inoltre chi si aspettava qualcosa di più vicino al disco precedente, rimase spiazzato nel sentire Reverse interpretandolo erroneamente come una svolta commerciale. C’è voluto del tempo prima che molti si ricredessero. In seguito molte persone capirono che con Reverse avevamo deciso semplicemente di tirare fuori il nostro lato più aggressivo e moderno in modo estremo. E non fare qualcosa di mirato per altri mercati. Ci furono anche un po’ di avvicendamenti nella line up che provocarono uno stop piuttosto lungo e un faccia a faccia tra nuovi e vecchi elementi per decidere se e come proseguire. Il risultato fu quello di rimettersi in gioco soprattutto all’estero tornando in parte alle origini. La Limb Music ci accolse subito e con loro ci riconquistammo in gran parte le attenzioni all’estero, avvicinandoci a nuovi territori come gli USA.

 

 

Nella band hanno sempre suonato musicisti di gran talento ma credo che Oleg rimanga uno dei più importanti e amati dai fans. Lo considero un vero genio delle tastiere e del songwriting. Possiamo dire che sia stato "l'abbandono" più duro che avete dovuto superare nella vostra carriera? Che ci puoi dire di quando lasciò la band?

 

Quì mi vedo costretto a dover affrontare un discorso un po’ antipatico al riguardo. Non nei confronti di Oleg per il quale abbiamo grande stima e affetto ma per il fatto che non fu lui a lasciare la band…mi secca doverlo far presente ma fu una decisione nostra, nata da divergenze legate al suo ingresso in line up con i Death SS. Inizialmente non ci furono problemi ma ben presto ci accorgemmo che la sua attività con due band così impegnate, ci creò inevitabilmente diversi ostacoli e a quel tempo non potevamo permettercelo, scegliendo così di non proseguire la collaborazione. Fu un dispiacere per entrambi. Sappiamo benissimo che è un musicista di talento e il suo contributo è stato veramente prezioso. Col tempo ci sono stati dei chiarimenti e le circostanze avrebbero reso anche possibile un suo ritorno. Fui proprio io a proporglielo tempo fa ma per varie ragioni un ingresso definitivo non è mai stato possibile. C’è stata solo la reunion per il Livequake ed è stato bello dividere nuovamente il palco insieme.

 

Tra l'altro le sue copertine sono davvero molto belle e particolari...

 

Assolutamente. Headquake e El Nino furono opera sua. Decisamente gli artwork migliori insieme a quelli degli ultimi due album.

 

Nella loro storia gli Eldritch hanno cambiato stile diverse volte creando fin da subito un sound molto personale. Penso che musicalmente siete riusciti ad unire il prog metal all'heavy ed al thrash con melodie sempre molto affascinanti e ottimi arrangiamenti e poi la voce è unica ed è un marchio indelebile nel sound della band. Sei d'accordo?

 

Vero. Ci hanno sempre riconosciuto una certa personalità nel sound. La cosa che ci rende orgogliosi è che pur variando molto di album in album, siamo sempre stati riconoscibili grazie ad alcune caratteristiche che ci contraddistinguono. Abbiamo un discreto background e non siamo fans di un’unica band. Non abbiamo l’idolo assoluto. Noi abbiamo sempre ascoltato di tutto. E’ forse per questo che riusciamo a fondere vari stili senza mai somigliare troppo ne all’uno, ne all’altro. La voce in questo ha senza dubbio un ruolo determinante.

Purtroppo però oggi essere troppo personali è diventato quasi uno svantaggio. Le etichette cercano sempre di più i cloni di quelli che hanno fatto ” il botto” per essere sicuri di vendere. L’essere troppo personali è visto come un rischio…un tempo invece era un pregio che ti metteva in luce.

 

 

Abbiamo già detto della vostra lunga carriera. Quali sono brevemente i tre ricordi migliori che conservi? le tre immagini che guardando al passato ti vengono subito in mente.... e se c'è anche un ricordo negativo...

 

Tra i ricordi positivi posso dirti senza esitazioni, oltre gli esordi, il periodo Headquake…il nostro primo tour europeo e la prima partecipazione al Gods Of Metal…indimenticabile. Ho bellissimi ricordi anche del periodo tra il 2004 e il 2009 tra vari festival e culminato con il tour europeo con i Firewind di Gus G. Avevamo una line up molto unita e umanamente c’era un rapporto bellissimo tra noi. Ci sentivamo veramente in famiglia…forse uno dei periodi più belli e divertenti. Infine la partecipazione al Progpower USA 2011…esperienza incredibile e sogno realizzato, visto che quando ci chiamarono per la prima volta molti anni prima, non potemmo andarci…

Il periodo un po’ più grigio è stato quello del post Reverse…problemi di varia natura e un contesto umano dove forse sentivamo mancava qualcosa.

 

Bene, siamo alla fine. Come pensate di supportare il nuovo “Underlying issues”? Avete in programma la registrazione di un video? Pensate di suonare in giro per Italia e all'estero ne prossimi mesi?

 

Abbiamo suonato a Firenze qualche giorno fa e già alcune date importanti sono confermate. Prima su tutte il release party che si terrà al Legend di Milano il 28 Novembre. A seguire il 20 Febbraio saremo ad Alessandria e il 5 Marzo a Roma. A breve dovrebbero esserci altre conferme…

La nostra agenzia, la Truckmehard, sta lavorando anche per fissare qualcosa all’estero. Si, dovremmo realizzare un video. Appena ci saranno conferme verrà segnalato sulle nostre pagine.

 

Grazie Eugene, un forte abbraccio e complimenti ancora per questo nuovo lavoro.

 

 

Grazie mille a te! A presto ;-)

I Mago de Oz diventano sempre più amati e amanti della nostra penisola e dopo il doppio appuntamento estivo dell'anno passato, ricco di soddisfazioni, in questo autunno presentano un vero e proprio mini tour italiano che parte da Udine, più precisamente Tricesimo (anche se per essere precisi la prima data è stata in Sardegna circa un mesetto fa). Il locale, l'Interstate Studio 270 è piccolino ma non è affato male e si adatta bene alla serata che risulterà molto “intima” con non moltissimi presenti ed un atmosfera amichevole tra musicisti e fans.

 

Tutto in orario, alle 21.30 inizia lo show degli Arcana Opera. La band arriva da Vicenza e non avevo mai sentito nulla di loro. Ma sono rimasto sorpreso dall'attitudine della loro performance e anche da un sound potente ed heavy ma impreziosito da tastiere e violino, il tutto con testi in lingua italiana. Una mezz'ora di buona musica, peccato per i suoni non perfetti, ma questa è sinceramente una band da tenere d'occhio e il mio consiglio è di ascoltarvi qualcosa di loro (io son tornato a casa con una copia del loro ultimo lavoro, davvero ben fatto, a nome “De Noir”).

Tocca ai Furor Gallico scaldare definitivamente il pubblico prima degli headliner della serata. Non sono un fan dello screaming e per questo questa band italiana non è mai riuscita a prendermi molto, ma bisogna ammettare che il gruppo milanese ci sa fare, è professionale e riesce a creare ottime atmosfere con il proprio viking folk metal. Peccato che per motivi di tempistiche (penso si sia perso troppo tempo durante il soundcheck) la band abbia potuto proporre solamente 5 brani nei quali è esplosa tutta la loro rabbia sonora tra le note di arpa e violino

I Mago salgono sul palco carichi nonostante una situazione un po' atipica per loro (penso non suonassero in localino così da almeno 20 anni) per riproporre i nuovi brani tratti dall'ultimo e positivo ILUSSIA e naturalmente alcune storiche hits. Si parte con “Pensatorium”, bano super anche dal vivo e “Melodian”, l'accoppiata che apre anche il disco, ma il concerto si accende letteralmente con “Astaroth” e”El cantar de la luna oscura”, quest'ultima davvero un piacere risentirla. Non poteva certo mancare “Hasta que el cuerpo aguante” mentre “Hoy toca ser feliz” fa saltare e divertire tutti i presenti. Per “La viuda de O'Brian” Txus abbandona la batteria per prendere in mano il microfono mentre la ballatona “Desde mi cielo” fa emozionare i presenti con Zeta positivo alla voce.

Quando Patricia prende in mano il ruolo di protagonista assoluta lo fa prima cantando “La leyenda de la Mancha” e poi con un assolo di voce che ha lasciato tutti i presenti con la pelle d'oca. Davvero favolosa la prestazione della piccola singer spagnola, che ogni volta che la vedo dal vivo mi sembra sempre più brava! Dopo la title track dell'ultimo lavoro i Mago salutano i fans ma vengono richiamati a gran voce e con “La costa del silencio” e “Fiesta Pagana” partono i titoli di coda per uno show riuscito, sicuramente diverso dal solito (le altre volte che ho visto la band spagnola, anche in Italia, c'era sempre un audience importante) che dimostra come questi musicisti sappiano rimettersi in gioco, non importa se davanti a 15 mila persone o 150, Txus e soci gettano sudore sul palco con l'obbiettivo di emozionare e far divertire i presenti senza se e senza ma.

Nei prossimi giorni la band sarà impegnata a Lucca, Roma, Brescia e Val d'Aosta quindi non avete scuse, andate a vederli perché queste sono occasioni da sfruttare! Hasta lluego Cabrones!

 

Mago de Oz selist:

Pensatorium

Melodian

Abracadabra

Astaroth

El cantar de la luna oscura

Hoy toca ser feliz

Hasta que el cuerpo aguante

La viuda de O'Brian

Desde mi cielo

Cadaveria

Vuela alto

Ilussia

 

Encore

La costa del silencio

Fiesta pagana

 

Finalmente un evento di tutto rispetto, in campo metal, a Padova! Gli Orphaned Land, visti qualche mese fa ad Alicante, stavolta ci deliziano con il loro tour acustico passando per la storica città veneta, il tutto grazie allo staff del Work in progess anche se il concerto è stato spostato al circolo Mame (in cui non ero mi stato).

 

 

Tralasciando i problemi di tesseramento (non ha torto chi si è lamentato per il dover tesserarsi ad un altro circolo rispetto a quello del Work in progess), bisogna dire che il locale è sinceramente molto carino e accogliente, non molto grande ma adatto a eventi non troppo importanti come questo. Peccato che il pubblico padovano e veneto ho risposto male alla chiamata e i presenti non erano più di una cinquantina. Pazienza, ad aprire la serata si inserisce all'ultimo il chitarrista Luca Mazzotta con il suo progetto Hellfir. Una mezz'oretta di buona musica anche se il guitarman veneto doveva spesso lanciare delle basi di sottofondo ad accompagnare la sua chitarra solista mentre forse avremo preferito qualcosa di acustico in linea con la serata.

 

Il palco viene preparato per il Molllust (le tre elle non son un errore) band tedesca di cui avevo solamente sentito parlare ma non sapevo bene cosa attendermi. 4 donne, 2 ai violini, una al cello, più la leader Janika Groß al piano e voce (lirica of course). E poi alla chitarra e voce l'unica figura maschile dell band con Frank Schumacher. Un misto di musica classica con a tratti amosfere alla Tim Burton e poco metal per questa band che si presenta anch'essa però in versione acustica. Da applausi per la preparazione tecnica, superlativa in particolare proprio Janika, ma onestamente un po' pesante alla lunga e dopo qualche song il rischio sbadiglio era dietro l'angolo. Da riascoltare in versione elettrica, questo è certo.

 

 

Ci aspettavamo gli Orphaned Land subito sul palco invece a scaldare i presenti ci pensa il coro di Stimmgewalt, composto da 3 ragazze e 3 ragazzi. Il gruppo si dimostra molto simpatico e coinvolgente e canta a cappella alcuni brani pescando anche qualcosa da Grave Digger e Van Canto. Dopo la loro esibizione di circa una ventina di minuti, sale sul palco la band israeliana, e il coro si sposta di fianco alla batteria per accompagnare l'esibizione di Kobi e soci. Il prog/heavy etnico degli Orphaned Land ci accompagna per un'oretta abbondante, pescando da quasi ogni album della loro discografia. La musica della band è adattissima a questa versione acustica ed ascoltare brani come “Brothers”, “All is one”, “Building the Ark” e “Sapari” provoca sempre forti emozioni. I musicisti sono precisi e i sei coristi ben si inseriscono nella musica proposta. Nel finale viene ripescata “The Beloved's Cry” dal disco Sahara mentre è immancabile “Norra el Norra (Entering the Ark)” a chiudere lo show tra gli applausi dei presenti.

 

 

Non un concerto memorabile ma interessante ascoltare la band israeliana in un contesto acustico. Una serata molto positiva sperando che Padova ne possa ospitar molte altre in futuro.

 

 

 

Orphaned Land setlist:

 

The Simple Man

 

All Is One

 

Let The Truce Be Known

 

Olat Ha'tamid

 

A'salk

 

Brother

 

Bereft in the Abyss

 

Building the Ark

 

El Meod Na'Ala

 

New Jerusalem

 

Sapari

 

In Thy Never Ending Way

 

 

 

Encore

 

The Beloved's Cry

 

Norra el Norra (Entering the Ark) / Ornaments of Gold

 

 

 

 

 

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Game Over. Il nuovo E.P. "spacca"!
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Game Over: Il passato (l'anno scorso)
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Grit, quando la passione non basta
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Wiking MCMXL - Kopfjagd
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Red Riot: Gioventù in rivolta
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Damnatus - Io odio la vita
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Obscurãtio, un discreto esordio che lascia intravedere buone potenzialità
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