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Federico Orano

Federico Orano

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COLONY OPEN AIR PalaBrescia (Brescia) – 22 luglio 2017

Giovedì, 27 Luglio 2017 02:49 Pubblicato in Live Report

Innanzituto credo sia doveroso riconoscere agli organizzatori del Festival  una costanza ed una perseveranza assolutamente fuori dal comune. Con tutti i problemi e le avversità incontrate (l'annullamento' del tour europeo dei Morbid Angel a una settimana dal festival, l'imposizione di "bizzarre" ordinanze e lo stravolgimento dei piani di sicurezza imposti dalle Autorità locali nonché il cambio di ubicazione avvenuti il giorno prima dell'evento) chissà quanti avrebbero gettato la spugna. Dunque complimenti e massima stima e appoggio a Roberto e a tutto lo staff del Colony! Come conseguenza di tutti questi impedimenti dell'ultima ora, praticamente tutti i gruppi saranno costretti ad accorciare  la propria set list: peccato anche se, a mio modesto avviso, l'esito globale della giornata sarà assolutamente positivo.

Superati i severi controlli al cancello di entrata, dove molti hanno dovuto abbandonare o riportare nelle proprie auto, "armi improprie letali" tra cui cinture, collane e bracciali borchiati, alle dodici e trenta tutto è pronto per cominciare. Aprono le danze i mitici SKANNERS che con oltre trent'anni di onorata carriera sono uno dei pilastri più solidi e affidabili del metal nostrano. Dal vivo sono assolutamente irresistibili e, trascinati dall'istrionico e simpaticissimo Claudio Pisoni alla voce, danno vita ad uno show fenomenale. Meglio di così non si poteva partire. Rabbiosa e aggressiva l'esibizione dei bresciani IN.SI.DIA: giocano in casa e nonostante il pubblico non sia ancora sufficientemente numeroso, danno il massimo e ottengono un consenso totale. Dieci minuti per il cambio di palco ed è la volta degli inglesi HELL, band che per varie ragioni non è mai riuscita a suo tempo (si parla degli anni 80) a incidere un disco e che solo dopo la reunion avvenuta agli inizi del nuovo millennio ha pubblicato due ottimi lavori. Lo spettacolo che propongono è sempre di grande impatto sia per l'immagine oscura e spettrale del gruppo sia per la sinistra teatralità del cantante David Bower con le immancabili lenti a contatto rosse e la corone di spine. Band tecnicamente molto preparata e show ineccepibile. Bower grande cantante e grande performer (sanguina, scende tra il pubblico, si flagella…davvero un bel tipo). C'era molta aspettativa per gli olandesi ASPHYX che non deludono. Tre quarti d'ora circa di headbanging cadenzato, atmosfere pesanti e, durante 'Vermin' e 'Candiru', primo serio moshpit della giornata. Dal Giappone una band leggendaria, i LOUDNESS capitanati dal virtuoso chitarrista Akira Takasaki e dal cantante Minoru Niihar aprono con la leggendaria 'Crazy Nights' dall'altrettanto leggendario "Thunder In The East". Bravissimo anche se a mio avviso nervoso e forse un po' emozionato il primo, più disinvolto e casinaro il cantante, appena claudicante ma con una carica e un'energia contagiosa. I DEATH ANGEL finiranno con l'avere una setlist ancor più ridotta rispetto alle altre band a causa della loro scelta di utilizzare, quindi montare, il proprio impianto. Il risultato è un buon suono, pogo e circle pite, insomma uno show tostissimo ma molto breve. Mark Oseda sempre grande frontman e trascinatore. Altra band storica di culto che vedo per la prima volta sono i DEMOLITION HAMMER, fautori di un thrash diretto, tiratissimo, senza compromessi. I newyorchesi non sono proprio degli sbarbatelli ma hanno un carica brutale davvero invidiabile. La loro discografia è piuttosto ridotta (tre album editi tra il '90 e il '94) e sono in tanti quelli che sembrano conoscerla alla perfezione. Ancora cori e pogo selvaggio.

Altra grande band che gli amanti delle sonorità ottantiane aspettavano con ansia sono i canadesi EXCITER. La formazione è quella originale con John Ricci alla chitarra, Allan Johnson al basso e Dan Beehler batteria e voce. Show perfetto sotto tutti i punti di vista. Cuore, potenza e determinazione: siamo in molti a pensare che forse avrebbero meritato un posto più alto in scaletta. Massicia la partecipazione di tutti i metalheads presenti che, corna e pugni al cielo cantano a squarciagola "Violence & Force", eavy Metal Maniac" o la conclusiva "Long Live The Loud".
Semplici, sanguigne, dirette ed estremamente efficaci le composizioni dei
SACRED REICH, ennesima banda culto riunitasi recentemente. Thrash classico, potente e senza orpelli, show davvero trascinante. A causa di qualche problema tecnico Phil Rind deve chiedere in prestito il basso al collega dei Demolition Hammer che ringrazierà calorosamente. Nonostante l'immagine paciosa e bonaria di Rind (che farà un breve discorso contro il presidente Trump tacciandolo di ignoranza, stupidità e chi più ne ha più ne metta) lo show che dirige è pesantissimo e scatena un pogo esagerato. Apprezzata da tutti anche la cover di 'War Pigs' dei Black Sabbath.
I
WHINTERSUN mi piacciono parecchio anche se non mi sembrano particolarmente in linea con il cartellone della giornata e, purtroppo, lo dimostra il diradarsi del pubblico. In ogni caso ho trovato i finlandesi in grande forma e in grande forma anche il magnetico Jari Maenpaa con la sua voce tagliente. Dopo due false partenze dovute a problemi tecnici, iniziano con la lunghissima 'Awaken From The Dark Slumber (Spring)', purtroppo penalizzata da suoni terribili. Suoni che fortunatamente migliorano durante lo svogersi dell'esibizione e che consentono al gruppo di farsi apprezzare e recuperare il pubblico che in principio latitava. Ottimo lavoro svolto da entrambi i chitarristi sia a livello musicale che scenico. E' giunta l'ora dei KREATOR, vera istituzione del thrash metal made in Europe. Ogni concerto dei tedeschi è una battaglia, sopra e sotto le assi, in sala, dove numerosi metalheads si vedono volare e surfare sopra le teste dando da lavorare allo staff della security. Setlist piuttosto lunga, probabilmente l'unica band cui è stato concesso di suonare l'intera scaletta prevista. Partono a bomba con 'Hordes Of Chaos', 'Phobia', e 'Satán Is Real' dall'ultimo album "Gods Of Violence"del quale suoneranno parecchi pezzi. La discografia è decisamente lunga e cercano di pescare un po' da ogni lavoro: quindi vai con 'Phantom Antichrist', 'Total Death’, 'Pleasure To Kill'. Ottimo show e solito muro sonoro a cui ci hanno abituato. Mille Petrozza, sempre molto concentrato, ha uno sguardo tranquillo e allo stesso tempo minaccioso...decisamente poco rassicurante. Set list molto buono e suoni decenti, come immaginavo non hanno deluso.

 

In conclusione, cartellone di grandissimo interesse e gran bel festival. Tante bellissime bancarelle di vinili, cd e letteratura musicale. Ottima le birre, stolta l'ordinanza che vietava di bere all'interno della sala ma me ne sono fatto una ragione.

Qualche problema c'è stato ma mi dissocio completamente dalle polemiche e dai post lamentosi letti a fine giornata: chi voleva divertirsi poteva farlo e io mi sono divertito un casino.

 

Testo e foto: Cesare Macchi

 

 

I Rhapsody Reniun fanno tappa a Vinci, storico paesino in provincia di Firenze che come ogni anno festeggia la Festa dell'Unicorno dove il centro storico e le vie si colorano in tema fantasy con bancherelle, spettacoli a tema e appunto musica (pagando solamente l'ingresso alla fiera)! Un'atmosfera perfetta per lo show dell'epica band triestina che in questo tour d'addio ritrova sullo stesso palco il duo Luca Turilli e Fabio Lione, per riproporre una scaletta che va a pescare solamente dai primi 4 dischi della band tra cui “Symphony of enchanted land” nella sua totalità.

 

Sono le 21.30 quando la band sale sul palco in orario con un pubblico piuttosto presente. In effetti durante la giornata in giro per Vinci era facile imbattersi in qualcuno con la maglia targata Rhapsody (con o senza “of Fire”). L'intro “Epicus furor” irrompe dalle casse mentre i 5 musicisti salgono sul palco tra i boati del pubblico. Quando partono le note di “Emerald sword” l'esaltazione è alle stelle. Pecca un po' l'assenza di Alex Staropoli o comunque di un tastierista soprattutto dal punto di vista scenico. Il gruppo ha ovviato a questo con parti registrate o rivisitando qualche assolo di tastiera con la chitarra di Dominique Leurquin. I presenti cantano comunque a squarciagola tanto che la voce di Lione si fa quasi fatica a sentire. Ma un po' anche per colpa dei suoni che per tutto il concerto non sono stati perfetti; batteria troppo alta a discapito di voci e chitarre. Tutta d'un fiato inizia “Wisdom of the kings” e anche qui come si fa a non cantare a più non posso? Seguendo la tracklist di “Symphony” si passa a “Eternal glory” altro inno di symphonic metal. Ascoltare dal vivo queste songs così come le successive “Beyond the gates of infinity” e “The dark tower of abyss” ci ha fatto pensare ancora una volta alla grandezza compositiva (ed esecutiva naturalmente) di Luca, Alex e Fabio già 20 anni fa. Forti emozioni con la ballatona “Wings of destiny” e la super title track, entrambe suonate per la prima volta dal vivo nella storia dei Rhapsody. E quest'ultima è stato uno dei momenti migliori dell'intero concerto con un Lione assoluto protagonista.

Vengono riproposte anche “Knightrider of doom”, immortale brano da “Power of the Dragonflame”, e poi altri due pezzi leggendari come “Land of immortals” (peccato unico brano estratto dal debutto “Legendary tales”) e infine “Dawn of victory” prima di salutare il pubblico.

 

Ma naturalmente c'è spazio per il bis e, chiamata a gran voce dai presenti, la band torna sul palco e Fabio carica i presenti prima con “Rain of a thousand flames” e successivamente con “Lamento Eroico”. Sarà “Holy Thunderforce” a far partire i titoli di coda di un concerto sicuramente di alto livello anche se forse si poteva fare qualcosa di più. E' vero che, come ci ha rivelato Luca durante l'intervista che presto leggerete, questo tour è stato organizzato velocemente ma per un tour di addio mi sarei aspettato qualcosa di più dal punto di vista scenico; Luca coi suoi LT Rhappsody ci ha abituati bene con schermo virtuale ed ospiti sul palco, che anche in questo caso non sarebbero stati affatto male per creare un'atmosfera maggiormente epica.

Nota a margine ma che non è passata inosservata, la presentazione di Fabio da parte di Luca Turilli che fa capire il ritrovato rapporto e lascia presagire una collaborazione tra i due in un prossimo futuro... e questo non può che riempirci di gioia!

Infine tanti complimenti e un grazie all'organizzazione della Festa dell'Unicorno per questo show e alla bravissima fotografa Luna La Chimia per gli splendidi scatti che vedete qui.

 

 

Setlist

Epicus Furor

Emerald Sword

Wisdom of the Kings

Eternal Glory

Beyond the Gates of Infinity

Knightrider of Doom

Wings of Destiny

The Dark Tower of Abyss

Riding the Winds of Eternity

Symphony of Enchanted Lands

Drum Solo

Land of Immortals

Vocal Solo

Dawn of Victory

 

Encore:

Rain of a Thousand Flames

Lamento Eroico

Holy Thunderforce

In Tenebris

 

Gargoyles, Angels of Darkness

Alberto Rionda è un grande chitarrista e artista spagnolo che con i suoi Avalanch ha segnato la scena metal della Spagna e dell'America Latina. Quest'anno è tornato con la sua storica band (ma con una formazione completamente rinnovata e piena di grandi musicisti) riproponendo il disco più importante della propria carriera “El angel caido”. Con l'aiuto dell'amico Cesare (sua anche la foto degli Alquimia) siamo andati a intervistarlo per scoprire qualcosa in più su quello che gira attorno ai nomi Avalanch e Rionda.



Ciao Alberto come stai? E' un piacere poterti intervistare. Parliamo subito della tua nuova e allo stesso tempo vecchia avventura, gli Avalanch. Quando hai deciso di ridare vita alla tua storica band e come hai scelto i componenti?

Ciao e grazie, il piacere è mio
L’idea mi è venuta nel dicembre dell’anno scorso durante una conversazione con amici musicisti. Dentro di me sapevo che prima o poi sarei tornato ad occuparmi del mio progetto di una vita, gli Avalanch. Quello che non immaginavo è che sarebbe avvenuto tutto così in fretta e in questo modo. Una volta presa la decisione ho subito chiamato il mio amico Paulo Baron della Top Link Music, probabilmente il miglior professionista spagnolo. Una volta convinto Paulo, mi sono lasciato consigliare e ho seguito le sue idee tra le quali c’era quella di raggruppare una formazione storica proveniente dal metal ispanico. A partire da quell’idea ci siamo messi al lavoro e oggi tutto ciò è realtà.



Hai deciso di finanziare la registrazione del nuovo disco tramite il crowfounding senza il supporto di una casa discografica, come mai questa scelta?

Per vari motivi. Il principale era sapere se potevamo contare sull’appoggio dei fans per la ri-registrazione del Angel Caido, e così è stato. Inoltre è evidente che finanziare un progetto di questo tipo non è per niente facile e questa era una buona soluzione per poter partire.



Ero curioso soprattutto di ascoltare il lavoro di Jorge Salan e credo siete stati bravi a lasciargli alcuni spazi per mettere in mostra il suo talento. Come avete lavorato sulle sue parti soliste?

Quella era proprio l’idea, non solo con Jorge ma con tutta la band. Potenziare tutto ciò che ognuno di loro ha da offrire con il proprio strumento. Con Jorge è stato un vero piacere lavorare. Da che ci conosciamo abbiamo sempre avuto un buon feeling tra di noi e abbiamo avuto modo di dimostrarlo registrando questo album. È un musicista di grande talento e sensibilità ideale per far rendere al meglio ogni canzone. Un privilegio averlo con noi.

 

L'altro membro importante in questo lavoro ė Israel. Non era facile sostituire Victor ma Israel a mio parere ne ė uscito alla grande. Possiamo dire che Israel ti ha fatto accendere la scintilla per tornare a suonare la musica dei tuoi esordi prima con gli Alquimia ed ora con gli Avalanch?

È stato un elemento chiave nella mia carriera di questi ultimi anni e, naturalmente, dei prossimi a venire. Grande talento come musicista, come cantante e come compagno di avventure. Un’estensione di me artisticamente parlando, siamo complementari.

 

"El Angel caido" oltre ad essere il disco che mi ha fatto innamorare del metal spagnolo, ė considerato uno dei classici della scena metal latino americana. Cosa ricordi di quei tempi, dove hai trovato tutta questa ispirazione per scrivere un autentico capolavoro?

Molte grazie! Certo, il tempo lo ha fatto diventare un classico e per questo abbiamo deciso di reinciderlo.
Ricordo che a quei tempi mi chiusi per più di un anno nei miei studi per comporlo e registrarlo. Molte ore di lavoro e moltissimo sforzo. In realtà l’ispirazione non sai mai da dove arriva. Principalmente libri e momenti di introspezione. È fondamentale anche non smettere mai di cercare. L’ispirazione puoi trovarla in qualunque momento, luogo o situazione.

 

Abbiamo seguito la telenovela tra te e Victor... Ci sono state delle svolte? Non ė che magari al Leyendas ci farete la sorpresa e condividerete il palco?

Niente di che, davvero. Io l’ho invitato con tutte le migliori intenzioni a partecipare al concerto di giugno alla Sala Riviera. Non era interessato. Basta, finita lì. Come ho già detto da parte mia la porta rimane aperta. Se volesse partecipare, in qualunque altra occasione, credo che per i fan sarebbe molto bello.

Come mai nella nuova versione di "El angel caido" non hai coinvolto Luis Rojo per disegnare la copertina?

Luis Royo ha fatto una copertina perfetta a suo tempo. L’idea era fare una rivisitazione dell’album e dell’artwork, per questo abbiamo contattao Nekro. Ora abbiamo due grandi copertine!

 

Avete riregistrato El Angel caido e avete immortalato il concerto di Madrid per un DVD Live. Quali sono i prossimi passi dei nuovi Avalanch? Dopo il tour pensi di registrare dei brani inediti? Hai già dei pezzi pronti?

Questa è l’idea. Terminato il tour ci dedicheremo a nuovi pezzi, questo è il nostro vero obiettivo. Vogliamo consolidare una formazione che possa dare il meglio con nuove canzoni e nuovi album per molto tempo

 

Cosa mi dici degli Alquimia? La band continuerà ad esistere?

Questa è l’intenzione anche se al momento, in realtà, Avalanch sta assorbendo tutte le mie energie.

 

In Italia le band spagnole non son mai riuscite a riscuotere successo, anche se i Mago de Oz ci hanno provato, hanno un certo seguito e sono venuti a fare qualche show. Pensi che gli Avalanch potranno un giorno suonare in Italia?

Mi piacerebbe molto! Credo che Avalanch abbia una grande potenziale e sarebbe davvero bello se i nostri fratelli italiani ci dessero la possibilità di fargli conoscere la nostra musica. Speriamo, mi piacerebbe davvero.

 

Qual ė secondo te il disco migliore degli Avalanch e che ne pensi di un disco controverso come Malefic Time Apocalypse a distanza di alcuni anni?

Malefic Time è stato un lavoro del quale vado molto orgoglioso, ci sono grandi canzoni in quell’album.
Tutti gli album degli Avalanch significano molto per me, non potrei sceglierne uno, onestamente.

 

Bene grazie Alberto. Ci vediamo al Leyendas, non vedo l'ora di ascoltarvi anche in acustico. Un forte abbraccio dall' Italia e grazie per le tante emozioni che ci trasmette da sempre la tua musica.

Grazie a te, un abbraccio!

 

 

                     ----------------------------- SPANISH VERSION------------------------------



Hola Alberto, cómo estás? Es un verdadero placer poderte entrevistar . Querria empezar hablando de tu nueva y al mismo tiempo 'vieja' aventura, Avalanch.¿Cuando decidiste de revitalizar tu histórica banda y como elegiste a los integrantes?

Hola. Gracias, el placer es mio.

La idea surgio en Diciembre del pasado año en una conversacion entre amigos del mundo de la musica. Realmente, creo que en el fondo, sabia que algun dia regresaria con el proyecto de mi vida, que supone Avalanch. Lo que no sabia era que seria tan pronto y de esta forma. Una vez decidico a regresar descolgue el telefono y llame a mi amigo Paulo Baron de Top Link Music. Probablemente el mejor profesional e habla hispana. A partir de tener a Paulo en el barco, me deje aconsejar y guiar por sus ideas, una de las cuales era agrupar una formacion historica dentro del metal hispano. A partir de esa idea nos pusimos a trabajar. Hoy dia ya es toda una realidad.





Decidiste financiar la grabación del nuevo álbum a través del crowfounding sin el soporte de un sello discográfico, ¿porque esta elección?

Por varios motivos. El principal era saber si contabamos con la aprobacion de los fans para la regrabacion del Angel Caido, como asi fue. Por otro lado, evidentemente financiar un proyecto asi no es nada facil, asi que era una buena formula para comenzar.





Estaba muy curioso sobretodo de escuchar el trabajo de Jorge Salan y creo que habéis hecho muy buena cosa al dejarle unos espacios para poder mostrar su talento.¿Como habéis trabajado sobre sus partes solistas?

Esa era la idea. No solamente con Jorge, sino con toda la banda. Potenciar todo lo que tienen q ofrecer todos ellos con su instrumento. Con Jorge fue un autentico placer trabajar. Creo que hemos tenido muy buen feeling desde que nos conocimos, y lo pudimos comprobar grabando este album. Es un músico con mucho talento y sensibilidad para dar lo mejor a cada cancion. Todo un lujo.





Otro integrante muy importante es Israel. No era fácil sustituir a Víctor pero creo que Israel ha salido muy bien. ¿Podemos decir que Israel te ha encendido la llama para volver a tocar la musica de tus comienzos, antes con Alquimia y ahora con Avalanch?

Ha sido una pieza clave en mi carrera de estos ultimos años, y por supuesto de muchos mas que estan por llegar. Talento como musico, como cantante, y como compañero de aventuras. Una extension de mi artisticamente hablando. Nos complementamos.



"El Ángel Caído", además de ser el disco que me hizo enamorarme del metal español, es incluso conisderado como uno de los clásicos de la escena metal latinoamericana.¿Que te acuerdas de aquellos tiempos? ¿Donde encontraste toda esa inspiración para crear esa obra maestra?

Muchas gracias. Es cierto. El tiempo le ha convertido en un clasico. Por eso decidimos regrabarlo.

En aquella epoca me encerre mas de un año en mis estudios a componerlo y grabarlo. Muchas horas de trabajo y muchisimo esfuerzo. La inspiracion uno nunca sabe de donde viene realmente. Sobre todo libros y momentos de introspeccion. Sobre todo, uno nunca debe dejar de buscar. La inspiracion puede estar en cualquier momento, lugar o situacion.



Hemos seguido el culebrón entre ti y Víctor...¿hubo novedades o alguna evolución? ¿No estais por si a caso piensando en hacernos una sorpresa  y compartir el escenario en el proximo Leyendas ?

Tampoco fue para tanto. Yo le invite con toda mi buena intencion a participar en el concierto de Junio en La Riviera. No le intereso. No hay que darle mas vueltas. Como ya dije, por mi parte la mano esta tendida a hacerlo en cualquier otro concierto. Creo que para los fans seria muy bonito.



¿Por qué para la portada de la nueva versión de " El Ángel Caído" no has involucrado a Luis Rojo?

Luis Royo hizo una portada perfecta en su dia. La idea era hacer una revision del album y del artwork. Por ello llamamos a Nekro. Tenemos pues dos grandes portadas.





Habéis re grabado " El Ángel Caído" e inmortalado la actuación de Madrid en un DVD en vivo. Cuales son laos próximas pasos de los nuevos Avalanch? ¿Después de la gira intendes grabar canciones inéditas? ¿Tienes ya algún corte listo?

Esa es la idea. Vamos a completar la gira y a trabajar en nuevos temas. Realmente esa es nuestra gran meta. Consolidar una formacion que ofrezca su mejor version con temas nuevos con nuevos albumes y mucha musica por venir.



¿Qué me cuentas de Alquimia? ¿La banda seguirà?

Esa es la idea. Aunque la realidad es que Avalanch esta demandando toda mi atencion a dia de hoy.



En Italia los grupos españoles no han nunca logrado tener éxito. Quizás solo Mago de Oz lo han intentado y en Italia, endonde han tocado algunas veces, tienen unos cuantos seguidores. ¿Crees que Avalanch tocarán algún día en Italia?

Ojala asi sea. Realmente creo que Avalanch tiene mucho potencial y seria genial que nuestros hermanos italianos nos brindaran la oportunidad de mostrarles nuestra música. Seria genial que asi fuera.



¿Cuál es para ti el mejor disco de Avalanch y que opinas de "Malefic Time Apocalypse" después de unos años?

Malefic Time fue un gran trabajo del que me siento my orgulloso. Tenemos grandes canciones en ese album.

Todos los albumes de Avalanch significan mucho para mi, y tienen grandes temas. No podria elegir uno, honestamente.



Bueno, muchísimas gracias Alberto. Nos vemos en el Leyendas, no veo la hora de escucharos también en acústico. Un fuerte abrazo desde Italia y gracias por las  muchas emociones que tu música nos regala siempre. 

 

Gracias a ti. Un abrazo.

Un appuntamento estivo imperdibile per ogni power metaller che si rispetti questo BATTLEFIELD FESTIVAL organizzato dagli amici di Spaziorock insieme a Truck Me Hard agency. Così una normale Domenica estiva si è trasformata in una serata memorabile in compagnia di alcuni amici tra cui Andrea Bicego (singer dei 4th Dimension) che oltre che compagno di viaggio, si è trasformato in collega aiutandomi in questo report.

Ad aprire le danze i Firewind, quando scoccano le 15, sotto il sole milanese che non perdona. Ma la band ė carica e forte del recente Immortals ci regala 40 minuti di gran power metal. Una prestazione davvero ricca di tecnica e pathos con Gus G a dare spettacolo alle 6 corde ed un Henning Basse più che convincente al microfono (prima volta che lo vedevo dal vivo). Pezzi come "Hands of time" funzionano alla grande dal vivo così come le hits del passato, vedi "Mercenary man". Promossi a pieni voti!

Decenni di esperienza serviranno pure a qualcosa e per i Grave Digger vogliono dire molto anzi moltissimo. La band tedesca ha messo in piedi uno dei loro classici show, senza strafare ma appunto mettendoci tanta esperienza e portando a casa il massimo risultato (col minimo sforzo). L'orario non li ha aiutati, ma brani come "Rebellion" ed "Excalibur" esaltano la platea e anche i nuovi pezzi si sono rivelati interessanti per chi come me li ascoltava dal vivo per la primissima volta.

 

(Andrea) È un pubblico ormai già caldo ad accogliere i Turisas. I folk metaller finnici giungono al Battlefield con grande ritardo, dopo alcune sfortunate vicissitudini (i loro strumenti e costumi di scena risultano dispersi), e riescono ad approntare la propria setlist solo grazie all’aiuto dei connazionali Ensiferum, che prestano loro l’attrezzatura. Ciononostante la band capitanata dal frontman Mathias Nygård dà prova di grande professionalità offrendo una prestazione esemplare e carica di passione, fonte di intense suggestioni. È il decennale di “The Varangian Way”, e proprio questo album viene riproposto per intero, dalla trascinante opener “To Holmgard and Beyond” alla conclusiva maestosa “Miklagard Overture”. C’è tempo anche per un enchore, la bella titletrack del terzo album “Stand Up and Fight” e, dopo il cambio palco, giunge l’ora dei già citati Ensiferum.

 

(Andrea) Difficile dire cosa non abbia funzionato del tutto nella performance della band di Markus Toivonen, ma è evidente la differenza fra il trasporto dei Turisas e la professionalità un tantino fredda degli Ensiferum. L’energia c’è, ma la prova, seppur nel complesso buona, nondimeno risulta non sempre coinvolgente. La setlist va a pescare praticamente in tutta la discografia, con l’ultimo lavoro “One Man Army” in evidenza, da cui vengono proposte ben quattro tracce, su tutte la meravigliosa “Heathen Horde” e la moderna e assai controversa “Two of Spades”. Trovano spazio classici d’annata e più recenti, come “Token of Time”, “One More Magic Potion” e “From Afar” ma è solo con l’epicissima “In My Sword I trust” che il coinvolgimento del pubblico tocca l’apice. Finale affidato , come da recente tradizione, a “Lai Lai Hei”. Quelli che, come il sottoscritto, speravano di ascoltare “Treacherous Gods” o “Twilight Tavern” dovranno attendere magari la prossima discesa in suolo Italico di Markus, Petri e soci.

Che show quello dei bard! Una band professionale ma che ha suonato col cuore mettendoci tanta carica per due ore di pura magia musicale. Avevamo alcuni dubbi su Hansi che invece si è dimostrato in formissima e capace di graffiare come un tempo. La performance dei guardiani di Krefeld rimarrà impressa nella mente di tutti i presenti. Sicuramente per la scaletta che ha riproposto l'intero "imagination from the other side" ma anche per un'esecuzione esemplare. Songs come "Nightfall" e "Welcome to dying" hanno scaldato il pubblico prima di dare il via alle note di "Imagination...". La title track ė mostruosa, trasmette una carica enorme. Andre alla chitarra non sbaglia una singola nota. Il coro di "Script of My requiem" ha rimbombato su tutta Milano e penso l'abbiano cantato anche le vecchiette dagli appartamenti in zona San Siro. E poi "Mordred song", "Bright eyes", "The story ends" ... ma perché deve finire ci siamo chiesti? Perché non può durare per sempre? Per fortuna i Blind ci regalano un bis anzi un doppio bis: "Valhala" viene cantata all'infinito finché Hansi riesce a farci smettere, e poi "The bard's song" e "Mirror mirror"... ė un'apoteosi! Parte il coro del pubblico che vuole "Majesty" e Hansi alla fine con un "Siamo a Milano, per forza che suoniamo Majesty" dà il via a quest'ultimo pezzo che fa partire i titoli di coda ad uno spettacolo immenso.

 

I Blind Guardian hanno fatto vedere a tutti l'abisso che c'è tra loro e il resto dei comuni mortali, anche se le altre bands nel complesso sono state molto brave. Una buona organizzazione con dei suoni ,più che convincenti ed una positiva presenza di pubblico, sono il contorno ideale perchè questo appuntamento estivo diventi fisso. Lo speriamo tanto, ce n'è davvero bisogno; per il momento restano i ricordi di una serata magica, che solo chiudendno gli occhi possiamo rivivere!

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