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Gianni Izzo

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Nuova uscita per l'italiana Luminol Records

Giovedì, 24 Gennaio 2019 22:17 Pubblicato in News

L'etichetta italiana Luminol Records, sempre attenta nello scovare nell'underground nostrano valide band da inserire nel proprio rooster, ci comunica l'uscita di "CTRL+A" dei Miotic, math-rock band di Ravenna. Di seguito la track-list e info riguardo la band e la stessa Luminol Records: 

CTRL+A

1. QiX

2. CTRL+Z

3. Famara

4. Kew

5. The Man Who Laughs

6. Make Us Whole

7. Pioneer One

 

MIOTIC:

Social media

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IG: https://www.instagram.com/miotic_music/

YT https://www.youtube.com/user/mioticmusic

 

 

Luminol Records

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SC: https://soundcloud.com/luminolrecords

 

+39 370 31617788

+39 334 9532105

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Korpiklaani: Intervista con Sami Perrtula

Giovedì, 13 Settembre 2018 22:24 Pubblicato in Interviste

L’ultima volta che ho intervistato i Korpiklaani è stato ai tempi di “Karkelo”. Da quel momento, la band ha avuto dei cambiamenti di line-up ed ha cercato di non rimanere sempre e per forza una band solo festaiola. “Kulkija” è forse il disco più sperimentale del gruppo, ne parlo con il fisarmonicista Sami Perrtula

 

Ciao Sami, e benvenuto su Allaroundmetal.com. Direi di cominciare subito a parlare del vostro nuovo album “Kulkija”. Per prima cosa, che significa esattamente “Kulkija” e quali sono i temi portanti delle canzoni?

Sami: “Kulkija” significa “vagabondo”. L’idea generale era quella di cercare di descrivere il mondo attraverso gli occhi di un viaggiatore.

 

Da “Manala” in poi, direi che avete passo dopo passo cambiato molto il vostro approccio musicale. In particolare mi sembra che “Kulkija” sia ad oggi il vostro album più sperimentale, e che mantenga un mood abbastanza malinconico, che già si è sentito negli ultimi album, ma qui si è rafforzato. Quali diresti che sono le principali differenze tra “Kulkija” ed i vostri lavori precedenti.

Sami: Hai perfettamente ragione. Ci sono un sacco di elementi qui che probabilmente non ti aspetti dai Korpiklaani. Abbiamo optato per un range più ampio di sfaccettature musicali, un nuovo equilibrio tra folk e metal. Questa volta gli strumentisti folk suonano davvero folk, non rendono solo il senso folk di una partitura che a tutti gli effetti potrebbe essere suonata dagli strumenti più tipici del metal. Direi che ogni strumento qui si presenta esattamente per quello che deve essere.

 

C’è un modo in cui decidete ome un album dei Korpiklaani debba suonare o è tutto frutto dell’ispirazione del momento?

Sami: Non badiamo a questo genere di cose, componiamo il nuovo materiale, ci approcciamo a questo ed ascoltiamo il risultato, ciò che la canzone ci trasmette. Sono felice di come siamo riusciti a far avere a “Kulkija” così tante sfumature. Ogni canzone è unica nel suo genere e penso che l’ascoltatore possa sentire chiaramente questo aspetto. Quando abbiamo iniziato a registrare il disco, volevamo un suono il più possibile naturale, niente di artificioso o forzato. Quest’idea ha dato ad ognuno di noi piena libertà di esprimerci al meglio.

 

Allora ti va di raccontarci come avete affrontato il lavoro in studio? Se non sbaglio avete scelto un nuovo produttore, giusto?

Sami: Si questa volta abbiamo optato per Janne Saksa, conosciuto soprattutto per il lavoro che ha fatto come produttore dei Turisas. C’era un’atmosfera molto distesa, e ti dirò che ogni volta che vedo il lavoro che devono affrontare i produttori in studio, non posso far altro che ammirarli per la loro pazienza. Abbiamo usato molti dei primi take che abbiamo registrato, proprio perché volevamo un risultato il meno possibile artificioso. Penso che in questo modo sia uscita molto bene la voce di Jonne, il suo cantato su “Kulkija” è davvero buono.

 

Sembra che ne abbiate abbastanza delle drinking song alla “Beer Beer” o “Vodka”, è solo una parentesi o sentiremo ancora quei ritmi scanzonati in futuro?

Sami: In realtà c’è  una drinking song in “Kulkija”, è “Juomamaa” che sta per_ “Drinking Land”. In pratica siamo passati dal particolare al generale, la gioia dello bere come fenomeno globale. Insomma il nostro problema con l’alcol ha aggiunto un altro step verso il traguardo universale.

 

L’artwork è come al solito molto suggestivo, ci dici cosa rappresenta e chi lo ha disegnato?

Sami: E’ sempre opera di Jan Yrlund, che ha già disegnato le altre nostre copertine. Probabilmente molti dei nostri fans avranno notato che non c’è il nostro vecchio amico con le corna. E’ perché abbiamo voluto rappresentare un paesaggio (un classico paesaggio rurale finlandese durante la stagione estiva), dal punto di vista dell’ascoltatore. Insomma è come se gli occhi del “vagabondo”, fossero gli occhi di ognuno di voi

 

Continuiamo a parlare della parte visiva. Raccontami un po’ del vostro video girato per “Henkselipoika”

Sami: E’ stato divertente. Abbiamo deciso di girare il video in maniera classica, noi che suoniamo da qualche parte, ed una storia che si evolve da un’altra parte. Abbiamo fatto due giorni di riprese, uno per noi, l’altro per la storia. Markku Kirves ha già girato per noi il video per il brano “Rauta” (contenuto in “Manala” ndr). E’ stato bello creare un tipo di video differete, dopo tutto questo tempo. Ultimamente abbiamo girato diversi video per dei brani abbastanza seriosi: “Rauta” avevo questo suo senso sciamanico, “ämmänhauta”, riguardava le usanze finlandesi. E’ rigenerante quindi avere una canzone più ritmata che parla di come sia entusiastico fare sesso dopo una lungo periodo ehehe…

 

Che ne pensi invece dei lyric-video che negli ultimi anni ormai sembrano andare per la maggiore anche tra band affermate come la vostra?

Sami: Penso che i lyric video esistono semplicemente perché le label non sborsano abbastanza soldi per permetterti di di girare dei video “veri”.

 

L’ultima volta che vi ho intervistato, mi avevate detto che i Korpiklaani scrivevano soltanto i testi in inglese, e che c’era un autore esterno per i testi in lingua madre, che ormai rappresentano la totalità delle vostre canzoni? E’ ancora così la faccenda?

Sami: Si, è Tuomas Keskimäki che ha scritto la maggior parte dei nostri testi, ed anche stavolta ha fatto un gran bel lavoro. Anche Jonne scrive un paio di testi ad album, e di norma parlano di alcol, argomento in cui è specializzato.

 

 “Kulkija” è un album di 14 canzoni per più di 70 minuti di musica. Molti giovani musicisti, ma anche molti produttori o in generale (quelli del settore), dicono che l’era del full-lenght è finita, e che al giorno d’oggi è meglio per le band produrre singoli o al massimo un Ep, che costano di meno per il gruppo che ormai si deve auto produrre tutto la maggior parte delle volte, ma anche per chi compra il prodotto. Personalmente trovo terribile questo punto di vista, che ne pensi tu?

Sami: Io sono dalla parte degli album. E’ davvero triste quello che sta succedendo all’industria musicale. Dove sono finiti i tempi quando mettevamo da parte i soldi per comprarci un disco, che poi custodivamo come fosse un tesoro? Quando leggevamo tutti i testi, ed eravamo interessati a sapere i nomi dei tizi che cantavano quei testi e di chi aveva prodotto quel lavoro. A me mancano molto quei tempi. Le cose cambiano, ci adattiamo, ma speriamo davvero che le persone li fuori si godano il nostro lavoro dall’inizio alla fine, come se fosse un viaggio.

 

Sono abbastanza sicuro che a breve comincierà il vostro tour di supporto a “Kulkija”. Vi vedremo in Italia? Magari a Roma?

Sami: Inizieremo con un tour in Russia e poi andremo negli Stati Uniti. Agli inizi del 2019 continueremo con il tour, che toccherà tutta Europa. L’11 marzo saremo a Milano con Turisas e Trollfest. Forse più in la torneremo per altre date in Italia, ma per ora la nostra agenda è davvero piena.

 

Grazie Sami, direi che è tutto. Grazie per il tuo tempo, augurando a te ed ai Korpiklaani il meglio, ti lascio al solito l’ultima parola per i lettori di Allaroundmetal.com

Sami: Grazie a voi. Ragazzi ci vediamo in giro e siate pronti a folkeggiare insieme a noi!

 

Purtroppo tra impegni lavorativi, la mia dedizione nello sbagliare strada, e tre quarti d’ora buoni per cercare un diamine di parcheggio, mi son perso i primi due gruppi della serata al Largo Venue. Mi spiace particolarmente per i nostrani Black Therapy, che in questi anni si sono giustamente guadagnati più di una stella di merito per i propri lavori.

Di solito non spendo molte parole sul luogo del concerto, ma visto che era la mia prima volta a Largo Venue, e visto che mi ha lasciato positivamente colpito questo spazio di Roma, riqualificato per ospitare eventi artistici, faccio i miei più sinceri apprezzamenti. C’è chi dice che Largo Venue non sia particolarmente adatto al metal sound, direi che invece l’acustica è abbastanza buona, così come la struttura dell’intero complesso.  

 

EQUILIBRIUM

Gli ultimi scampoli della disastrosa semifinale di andata di Champions della squadra capitolina continuano a scorrere sullo schermo posizionato all'esterno, e parte dei metalhead rimangono a guardare la partita, tra colorite bestemmie, coniate per l’occasione. 

Tuttavia la prima volta degli Equilibrium a Roma è un successo, La band tedesca trova una nutrita folla ad attenderla, e sa come scaldarla a dovere, soprattutto grazie al gigante buono Robse, che riesce con qualche parola, pronunciata in un inglese particolarmente teutonico, ad entrare subito in sintonia con i propri fan. Da parte sua, la folla si scatena più volte, con diversi circle pit e wall of death, fin dal primo blast beat del gruppo. Una vera e propria coreografia spontanea, incalzata dalle ritmiche sciabordanti e dalle musiche accattivanti della band.

Particolare entusiasmo esplode poi quando gli Equilibrium propongono “Blut Im Auge”, e la drammatica ed epica “Dammerung”, tratte dal fiore all’occhiello della loro carriera, intitolato “Sagas”.

 

Per quanto siamo avvezzi ormai da anni ad ascoltare tutto l’armamentario orchestrale delle symphonic metal band, riprodotto con dei sample durante i live, devo dire che la mancanza del bassista Mikka, si è fatta sentire. Gli Equilibrium, hanno dovuto rimediare aggiungendo alle basi anche il basso. Effettivamente tutti questi suoni campionati, unito al fatto che i due chitarristi in realtà fanno poco più che una buona ritmica sui brani (eh si che abbiamo il mastermind e guitar hero dei Nothgard a suonare una delle due ascie), ha dato un senso un po’ artefatto all’esibizione. Ma come si dice, di necessità si fa virtù, e gli Equilibrium sono stati comunque bravi a tenere botta alla delicata situazione. Facciamo tutti finta di niente, e ci godiamo comunque un bel momento di puro symphonic death metal dalle tinte folk. Il growling e lo screaming di Robse è potente, l’unico secondo in cui si pronuncia in clean è scandaloso, prende una stecca che sembra stesse cantando un altro pezzo, ma ci sta, è un growler dopotutto. La setlist è di tutto rispetto, purtroppo però si schianta sul finale, almeno per quel che mi riguarda. Gli Equilibrium infatti mettono da parte i brani più banalotti della loro discografia, ma non resistono e cedono proprio sul più bello, proponendo la tamarra e sciagurata “Born To Be Epic”, accolta comunque bene dal popolo romano, ma siamo sinceri: quanto è brutto ‘sto pezzo?  

 

Setlist

01. Prey

02. Heimat

03. Waldshrein

04. Verbrannte Erde

05. Blut Im Auge

06. Dammerung

07. Unbesiegt

08. Apokalypse

09. Born To Be Epic

 

 

 

DARK TRANQUILLITY 

Sono le 23 passate quando si abbassano le luci per l’ultima volta e comincia “Iron Man” dei Black Sabbath, che farà da intro agli headliner della serata, i Dark Tranquillity. Si accende anche il proiettore e, sullo schermo del palco, cominciano a scorrere le immagini, il logo, le parole dei brani dei Dark Tranquillity.

La band svedese, manca da Roma ormai da quasi 10 anni, ma non ha perso certo l’affetto dei propri seguaci, che accorrono numerosi all’evento. Se durante lo show degli Equilibiurm il capiente Largo Venue era pieno almeno per metà, adesso è gremito di metalheads desiderosi di rivedere finalmente, gli ultimi esponenti del sound di Gotherborg, o quanto meno, gli ultimi che riescono a creare ancora qualcosa di decente, al contrario di altre band della stessa zona, da tempo ormai alle prese con approcci modaioli, adolescenziali, o entrambi.

L’entrata del carismatico singer scandinavo Mikael Stanne viene salutata da un boato assordante. Le sue sono movenze da rockstar, che tra una canzone ed un’altra diventano quelle di un gentiluomo che ringrazia continuamente il proprio pubblico, e si emoziona davanti ad una folla esaltata. Non ha più il growling egregio degli anni d’oro, ma ha ancora quel piglio riconoscibile tra cento altri cantati estremi.

È dai tempi di "Projector" che i Dark Tranquillity, quando più, quando meno, hanno inserito le clean vocals nei propri pezzi, e Stanne ci sa fare anche dal vivo in questo senso. È abbastanza probabile anzi, che se dipendesse da lui, userebbe esclusivamente il cantato pulito ed un certo tipo di sonorità molto più soft, ma il pubblico suppongo si incavolerebbe parecchio, quindi si cerca di mediare tra volontà e dovere.

I Dark Tranquillity sono della vecchia scuola, per quanto abbiano modernizzato il proprio sound, per quanto anche loro usino dei sample qua e la, ma quel senso un po’ plastico che si avvertiva negli Equilibrium, qui scompare. Si sente e si vede che non c’è quasi alcuna accortezza tecnologica a sostenere i Dark Tranquillity, ma solo tanti anni di esperienza a calcare palchi di mezzo mondo.

Ovviamente è stato dato molto risalto ai brani dell’ultimo “Atoma”, ma anche “Fiction” è stato molto gettonato. Non possiamo certo parlare di una setlist imprescindibile, e questo è ben chiaro dalle reazioni del pubblico che si esalta e canta all'unisono i riff delle ottime “The Treason Wall” o di “The Science Of Noise”, o ancora della stessa title-track dell’ultimo album della band. Si canta a memoria in un efficace botta e risposta col cantante dei Dark, anche “ThereIn”, tratta dal controvesto “Projector”. Ma ci sono effettivamente momenti di stanca, in cui ci si addormenta un po’. I tempi più dilatati e non sempre dal buon tiro di alcuni brani, non si incontrano con la voglia di energia ed immediatezza del pubblico che più di una volta prova a chiedere qualcosa da “The Gallery”. Ma quei tempi son lontani, ed i Dark Tranquillity scartano del tutto i primi tre album dalla scaletta. In ogni caso, la data di Roma, rimane un qualcosa di estremamente gradevole, una volta tanto il pubblico ha risposto numeroso, lo facesse anche quando ci sono gruppi italiani o band dal nome un po' meno storico dei Dark Tranquillity, il metal vivrebbe degli anni d'oro. Rimaniamo con la speranza che Stanne ed i suoi non aspettino altri dieci anni per tornare a trovarci, e che la prossima regalino ai propri fans anche un paio di super classici. 

 

Setlist

01. Encircled

02. Monochromatic Stains

03. Clearing Skies

04. The Treason Wall

05. The Science Of Noise

06. Forward Momentum

07. The Mundane And The Magic

08. Final Resistance

09. Atoma

10. Force Of Hand

11. Icipher

12. Terminus (Where Death Is Most Alive)

13. Inside The Particle Storm

14. The Wonders At Your Feet

15. When The World Screams

16. ThereIn

17. State Of Trust

18. Lost To Apathy 

19. Misery’s Crown

 

Powerwolf: Dettagli del nuovo album

Mercoledì, 04 Aprile 2018 18:42 Pubblicato in News

I Powerwolf tornano con il loro nuovo album intitolato "The Sacrament Of Sin", che uscirà a fine anno per la Napalm Records. Di seguito la track-list del disco: 

The Sacrament Of Sin

01. Fire & Forgive
02. Demons Are A Girl‘s Best Friend
03. Killers With The Cross
04. Incense And Iron
05. Where The Wild Wolves Have Gone
06. Stossgebet
07. Nightside Of Siberia
08. The Sacrament Of Sin
09. Venom Of Venus
10. Nighttime Rebel
11. Fist By Fist (Sacralize Or Strike)
12. Midnight Madonna (bonus track; only available at EMP and Napalm Records mailorder)

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