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Gianni Izzo

Gianni Izzo

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Rhapsody Reunion: Intervista a Luca Turilli

Venerdì, 09 Marzo 2018 23:21 Pubblicato in Interviste

Poco prima che iniziasse la serata in quel di Roma, noi di Allaroundmetal.com abbiamo avuto l'occasione di incontrare nuovamente Luca Turilli. Ragazzi io ci ho davvero provato a convincerlo di continuare a portare avanti almeno il discorso dei LT's Rhapsody, ma non c'è niente da fare, il nostro Luca Turilli sembra proprio intenzionato a cambiare strada alla fine del tour del ventennale dei Rhapsody. Quindi preparate i fazzoletti e buona lettura! 

 

Ciao Luca, sebbene tu abbia fatto un’intervista per il nostro portale solo qualche mese fa con il mio collega Federico Orano in quel di Vinci, noi due sono circa dieci che non ci sentiamo. E son cambiate un sacco di cose.

Caspita dieci anni, come passa il tempo! (Ride ndr.) Be, dieci anni fa, insieme ai Rhapsody siamo riusciti per un pelo a sopravvivere, artisticamente ed economicamente, ad un lungo periodo negativo per la nostra carriera (la famosa diatriba legale con la casa discografica di De Maio ndr.), e siamo tornati sul mercato con un album (“The Frozen Tears Of Angels” ndr.) che personalmente considero uno dei miei preferiti, insieme al primo “Symphony…” ed a “Power Of The Dragonflame”.

Si, sono cambiate parecchie cose: la mia decisione di proseguire da solo, la nascita dei LT’s Rhapsody e adesso questa celebrazione del ventennale, questo tour d’addio ai nostri fans, di nuovo insieme a Fabio Lione e Alex Holzwarth

 

Se dovessi fare un bilancio di questi vent’anni in musica?

Ti direi che dal punto di vista artistico abbiamo avuto molte soddisfazioni. Abbiamo lavorato tanto, abbiamo investito tanto. Purtroppo, molti dei nostri investimenti non sono andati come o dove volevamo. Gli unici investimenti economici di cui non mi pento o che non rimpiango affatto, sono quelli spesi per arricchire e migliorare il più possibile la resa sonora degli album dei Rhapsody. Fin dal primo disco abbiamo davvero investito un mucchio di denaro, per cercare di avere la miglior produzione possibile. Ora, riascoltando dischi come “Legendary Tales” o lo stesso “Symphony…” sento che abbiamo fatto un ottimo lavoro.

 

Le vostre case discografiche vi hanno aiutato in questo, immagino. Te lo chiedo perché appunto i tempi sono cambiati ed anche il rapporto tra label e band.

So che oggi per le giovani band è difficile andare avanti, in cambio di un mondo ormai connesso, che ha ridotto molto la distanza tra musicisti e musicisti, e tra musicisti e addetti ai lavori, le case discografiche per intenderci, chi comincia adesso, deve cavarsela per lo più da solo nella quasi totalità dei casi, almeno per quel che riguarda la produzione dei dischi.

Purtroppo il mercato musicale è crollato, soprattutto per l’avvento del download illegale, che anche per i Rhapsody è stata una vera batosta. Il crollo delle vendite dei dischi ha portato un sacco di problemi. Aggiungici che rispetto a vent'anni la gente va molto meno anche ai concerti, e puoi avere un quadro di ciò che vivono dei musicisti come noi: non tanto sconosciuti da poter usare il file sharing a nostro favore, per farci conoscere ad esempio; ne delle rockstar milionarie a cui una diminuzione delle vendite dei dischi non poteva arrecare un grosso danno economico.

Le case discografiche ci hanno aiutato certo, ma a noi non bastava mai, quindi ci abbiamo sempre messo del denaro di tasca nostra per raggiungere il livello di suono che avevamo in mente. All'inizio è stata più dura, ma non pensare che con gli anni sia stato più semplice. Per darti un’idea, pensa che il mio “Prometheus” è costato 110000 euro di produzione, la Nuclear Blast in gran parte ha contribuito, ma diverse decine di migliaia di euro le ho aggiunte io.

 

Veniamo al presente. Come è nata l’idea del tour d’addio? Ve lo hanno chiesto o lo avete cercato voi?

Ci hanno chiesto di riunirci, e di fare un tour. Sinceramente ero abbastanza titubante: io ero immerso nei miei progetti con i LT’s Rhapsody, dall’altra parte c’era Fabio e Alex (Staropoli) che portavano avanti il progetto Rhapsody Of Fire, sinceramente non vedevo l’utilità di un tour. Poi ho realizzato che eravamo al ventennale della nostra carriera e di uno dei nostri lavori più amati: “Symphony Of Enchanted Lands”. Ci siamo così sentiti, ed abbiamo deciso di dare un senso più profondo a tutto questo. Ci siamo detti: “Celebriamo i nostri lavori, celebriamo i Rhapsody e facciamo che tutto questo sia il nostro più caloroso addio ai nostri fans”. Volevamo dare in questo modo la possibilità a tutti i ragazzi che non si aspettavano il mio split dai Rhapsody Of Fire, di vederci di nuovo insieme. O anche per i più giovani, di vederci insieme dal vivo per la prima volta. La cosa importante è che questa esperienza sia la conclusione di un ciclo, e che poi si passi ad altro. 

 

Vi aspettavate questo feedback così positivo da parte dei vostri fans? O questo successo del tour vi ha spaziato in qualche modo?

In particolare in Sud America è stato un qualcosa di inaspettato. Siamo dovuti tornare all'inizio di quest’anno per una seconda manciata di date, perché molti fans la prima volta son rimasti a bocca asciutta, e c’era una grande richiesta di qualche altra data. E’ una cosa che non può che farci piacere e renderci orgogliosi. Anche in Europa abbiamo già un paio di date sold out, ma qui il mercato è ormai diverso rispetto a quando abbiamo iniziato. Anni fa c’erano migliaia di persone agli spettacoli, adesso se arriviamo a settecento, ottocento persone, lo consideriamo un grande risultato. E’ tutto in continuo cambiamento.

 

Un cambiamento che però vede l’Italia puntualmente come fanalino di coda, o sbaglio?

Per quanto negli anni siamo stati molto apprezzati anche qui da noi, non possiamo certo negarlo, in Italia siamo effettivamente meno conosciuti ed abbiamo meno persone alle nostre serate. In un paese come ad esempio l’Ungheria, abbiamo almeno il triplo di gente ai nostri show. E’ un qualcosa con cui abbiamo convissuto, in vent'anni ne abbiamo viste tante, e comunque abbiamo avuto molte sorprese da ogni parte del mondo, e ne siamo felici.

 

Una data del “Farewell Tour” è stata molto particolare, parlo della celeberrima crociera metal, il “70000Tons Of Metal”. Come è andata?

Non sono un grande amante delle crociere, incominciamo da questo. Ed il fatto che sia un tipo di esperienza un po’ d'élite, nel senso che non tutti si possono permettere questo tipo di concerto, non mi entusiasmava più di tanto. Ma gli altri della band volevano parteciparvi, quindi lo abbiamo fatto. Per dirla tutta, io mi sono poi vissuto la crociera sostanzialmente con l’influenza, in cabina (ride). Influenza a parte, ci siamo comunque divertiti, è un’esperienza particolare, questo si. Ricordo che era pieno di metal band estreme, quindi dalla mattina alla sera si ascoltavano soprattutto questi screaming pazzeschi. Non sono un grande amante di questo tipo di musica, quindi compensavo mettendomi Adele a tutto volume nelle cuffie.

 

Ehm Adele???

Si, si la mia cantante preferita ormai da anni (Eh niente, qui ho capito che lo abbiamo perso ndr)

 

Ok Adele a parte, tu e i Rhapsody avete comunque toccato anche i lidi più estremi del metal, prendi “Reign Of Terror” ad esempio

Si è vero, ma il nostro black pensalo più come la rabbia degli angeli, o la rabbia di Gesù nel tempio. Volevamo creare un messaggio positivo, veicolandolo attraverso un tipo di musica più violenta del nostro standard. Era un modo per dire che anche se uno suona black metal, non è per forza vero che debba parlare solo di diavoli o cose simili. Era un momento della saga particolare, ed è stato il momento giusto per sperimentare anche quel tipo di sonorità, che però non rientrano principalmente nei miei gusti musicali.

 

A questo punto ci devi aggiornare sulla musica che ti piace ascoltare al momento

La musica classica rimane la mia preferita, ma amo ogni tipo di musica, io ascolto Adele, ma anche Gianni Morandi o Al Bano. Adoro i Muse ad esempio, ma anche il jazz. Ti dico ciò che sinceramente non riesce ad appassionarmi ancora: il reggae ed il blues. Al momento non sono proprio legato a questa tipologia di musica.  

 

Prima hai accennato a “Prometheus”, com’è finita con il famoso Grammy Award?

E’ finita che alla fine hanno selezionato l’album dei Kraftwerk al posto del nostro, quindi in questo senso è stata un po’ una delusione. Ma “Prometheus” rimane un disco che mi ha aperto molte porte, grazie all'interesse di un produttore come Chris Heil, che ha lavorato con i più grandi nomi del rock, (David Bowie, Scorpions, Brian Adams, Zucchero), che ha voluto remixarloo in Dolby Atmos, mettendo in contatto la nostra musica con la Yamaha. Ed è proprio grazie a questa apertura, a questi nuovi contatti importanti, ora ho la possibilità di realizzare molti progetti.

 

Ti va di parlarci un po’ di questi progetti?

Per ora non dico niente, se non quello che ho in mente con il ritrovato amico Fabio Lione. Anni fa l’ho lasciato come un ottimo cantante, ora l’ho ritrovato come un cantante ancora migliore di quello che era. Lo avete sempre sentito come cantante heavy metal, poi con “Lamento Eroico” abbiamo toccato anche la parte più potente della sua voce, quella lirica. Ma ti assicuro che Fabio ha talmente tante sfumature nella sua voce, ed ha talmente tanto talento, che ti stimola a creare e trovare sempre nuovi aspetti musicali su cui usarla. Quindi avevo proprio in mente di creare con lui un progetto hard rock, una sorta di symphonic rock alla Queen. Ovviamente i Queen più epici e creativi, pensa a “Innuendo” o “The Show Must Go On” ad esempio.

 

Ci stai dicendo che con questo tour metti definitivamente fine alla tua carriera da musicista metal, o c’è speranza di ascoltare un nuovo disco insieme ai tuoi Rhapsody, quelli con Alessandro Conte?

Il futuro dei LT’s Rhapsody era legato al Grammy, non avrebbe avuto senso mettere fine ad un discorso come quello, dopo aver vinto un premio del genere. Visto che così non è stato, voglio seguire ciò che sento davvero. Ed in questo momento non mi interessa più parlare di una band o di metal. Ho voglia di essere libero, di non andare appresso a delle etichette che in realtà neanche capisco fino in fondo. Quand'è che un album suona metal? O power metal? Negli anni mi sono fatto un nome come autore, ed ora ho abbastanza possibilità di collaborare ai più svariati progetti musicali in questa veste. E’ così che voglio andare avanti. Non voglio più portare avanti solo un certo tipo di musica. Sono interessato ad un progetto musicale che mi prenda il cuore, a cui possa dedicarmi per un periodo e poi passare magari a qualcosa di completamente diverso. Non voglio legare il mio nome a quello di una band, perché in quel caso devi portare avanti tutto un discorso musicale che non ti lascia molti margini. Non sono più così giovane, voglio scegliere cosa è meglio per me da tutti i punti di vista, cercando di non sbagliare ovviamente, seguendo quello che mi ispira di più in un determinato istante.

E quindi per ora non penso di continuare l’avventura dei LT’s Rhapsody con Alessandro Conti, ma lui è uno dei più bravi cantanti e artisti che abbiamo in Italia, e sono sicuro che diverrà sempre più grande, anche senza me ed i Rhapsody. Adesso ha partecipato ad un album incredibile insieme a Fabio Lione, e poi non so se hai sentito che lavoro ha fatto con “Re-Animated” dei suoi Trick Or Treat? E' fantastico! (L’ho sentito si, ho anche il loro poster autografato ndr.)   

 

Però, tornando ai Rhapsody, quelli delle due saghe fantasy. Be non vi siete mica fermati nel 2001 con "Power Of The Dragonflame". Non pensi che arriverà anche il ventennale per "Symphony II" e che potreste celebrare tutta la seconda parte della vostra carriera, fino a "From Chaos To Eternity"?

No, la reunion era per celebrare i primi Rhapsody, quella senza il (of Fire) per intenderci. Andramo avanti finché ce lo chiederanno con questo tour, pur che si faccia entro i prossimi mesi, perché poi sia io che Fabio dobbiamo tornare a dedicarci ai nostri impegni, lui ora canta con gli Angra ed ha altre cose in ballo, io pure. 

 

 

Abbandonerai  anche tutto il discorso filosofico e simbolico dei tuoi testi che hai cominciato con “Ascending To Infinity” e proseguito con “Prometheus”?

No no, quelli rimangono. Sono legato ad un certo tipo di visione del mondo, non connessa con la tecnologia, la routine e lo stress della vita quotidiana. Attraverso quei testi dipingo il mio mondo, più spirituale, in contatto con la natura e con il vero io interiore.

 

Ok Luca, rimarrei a parlare con te per tutta la serata, ma le occhiatacce che mi sta facendo il vostro manager mi suggeriscono che è tempo di salutarci. Le ultime parole a te e speriamo di rivederci per un’altra intervista anche se il progetto non sarà targato Rhapsody o non rientrerà nell'ambito dell'heavy metal.

Ringrazio tutti i fans che ci sono stati vicini in questi vent'anni. Abbiamo avuto tante difficoltà ma anche tante soddisfazioni. Se non fosse per l’affetto dei nostri fans, come anche per quello di voi giornalisti che ci avete dato voce, non saremmo qui oggi. Quindi grazie di cuore a tutti voi!

Per essere un lunedi, e per essere un lunedi particolarmente uggioso, l’Orion, il locale di Roma che ormai da anni ospita la stragrande maggioranza delle band metal e non, è inusitatamente pienotto, non possiamo certo dire di essere stretti come acciughine, ma è una piccola soddisfazione per me, che ho vissuto negli ultimi tempi anche serate semi deserte, nonostante bazzicassero nomi importanti sui palchi.

Quest’oggi non è così, e supponiamo che questo ormai sempre più raro fenomeno di aggregazione, sia facilmente attribuibile all'importanza della giornata, cioè il commiato (se vero o presunto ce lo dirà il tempo) dei Rhapsody (quelli con Luca Turilli e Fabio Lione insieme), dal proprio pubblico. Ma a precedere l’addio di Turilli ed i suoi, ai fans romani, ci sono due band.

SCARLET AURA

I primi a calcare le scene sono gli Scarlet Aura, band rumena dedita ad un Modern Rock/Metal, capitanata dalla bella, talentuosa, ed iper-biondissima Aura Danciulescu, che rappresenta un valore aggiunto, sia per come tiene il palco, sia per la sua voce da rockettara stile Doro Pesch. Ma purtroppo non basta lei a scaldare gli animi, forse non è la serata adatta a certe sonorità, più probabilmente le canzoni della band sono molto anonime, ed a parte qualche cavalcata metallica qui e li, non riescono proprio ad acchiappare i metalheads, che seguono gli Scarlet più per la singer, che per altro. Unico momento in cui il pubblico partecipa in modo più attivo è quando gli Scarlet Aura ricordano la compianta singer dei Cranberries, Dolores O’Riordan, proponendo una versione incattivita della celeberrima “Zombie”, ovviamente conosciuta e salutata con entusiasmo da tutti. Lo spettacolo finisce con un anthem metallico, ma vige nuovamente una certa indifferenza tra il pubblico. Diciamo che gli Scarlet Aura hanno si dei musicisti tecnicamente capaci, ed una super cantante, ma a livello di songwriting non riescono proprio a rimanere impressi. Rimandati alla prossima…

 

BEAST IN BLACK

Giusto il tempo di cambiare teli e stendardi, e smontare la prima delle tre batterie che capeggiano sul palco, che arriva la seconda band. I Beast In Black vengono dalla Finlandia, (ma il bravissimo cantante Yannis Papadopoulos è greco), e da poco hanno debuttato per la Nuclear Blast con il disco “Berserker”, ispirato all’omonimo personaggio dei fumetti.

I Beast In Black sono nati per opera dall’ex Battle Beast Anton Kabanen, che dopo lo split con la precedente band, da lui stesso fondata, si riprende la propria Bestia, il fumettoso Berserker, e ricomincia con un act che suona un buonissimo a tamarrissimo heavy/power contaminato da sinth e tastiere.

Potentissimi, bravi, goliardici, i Beast In Black, anch'essi ad occhio e croce, ancora sconosciuti ai più, come i precedenti Scarlet Aura, nel giro di una canzone fanno il botto, ed attirano a se l’orda di metalheads romani, come api al miele.

Judas Priest addicted, i BinB possono contare su una ricetta vincente molto semplice: ritornelli epici e graffianti che ti entrano subito in testa, ritmiche vivaci e dinamiche, ed un sound che ripesca un po’ di materiale, non solo dal metal anni ’80, ma anche (e qui so che i più true tra voi storceranno il naso, ma il risultato dal mio punto di vista è ottimo), anche dal pop e dalla dance di quegli anni. Confezionano però un prodotto estremamente moderno, orecchiabile senza essere stucchevole, e soprattutto, davvero coinvolgente.

La canzone più azzardata è sicuramente “Crazy, Mad, Insane”, dove voci robotiche e sinth retrò esplodono in ogni dove, tra chitarre, batteria martellante, ed i membri dei Beast che si presentano con occhialetti a led futuristici sui quali lampeggiano le tre parole del titolo. Alcune tracce rientrano più nell’heavy/power più antemico e tradizionale, ma dal buon tiro, anche se alcuni momenti sono palesemente ispiratiai Judas Priest come “Go To Hell”. Dopotutto i Beast In Black, non nascondono minimamente l’amore per la band di Halford, ne nelle sonorità, ne tanto meno nel cantato, e non è un caso che la loro esibizione venga introdotta dalle note di “Nightcrawler”.

L’entusiasmo esplode definitivamente però con “Blind And Frozen” dove sono ancora i sinth a fare la parte del leone, ed un ritornello che lo canti già al secondo giro per quanto rimane impresso, non riuscendo a capire se hai più voglia di pogare o metterti a ballare. L’apocalittica “End Of The World” mette fine ad un’esibizione sublime, che lascia i presenti carichi al massimo, mentre arrivano gli headliner. Promossi a pieni voti!

 

RHAPSODY REUNION

Ovviamente quella dei Rhapsody è un autocelebrazione con i fiocchi, come conviene in certi casi. E’ già a partire dall'epico narrato ispirato ai soliti trailer cinematografici che precede “In Tenebris”, ci si fomenta un po’ tutti. Con “Dawn Of Victory” poi si accendono le luci e l’Orion comincerà a cantare ogni singola parola di ogni canzone, per tutta la durata dell’esibizione della band.

I mattatori sono ovviamente Fabio Lione ed il buon Luca Turilli che, al solito, salta da una parte all'altra del palco con la sua chitarra. Sembra incredibile che questo stesso musicista continui a dire che con questo tour concluderà la sua esperienza da musicista metal, perché la sensazione è che all'alba dei cinquant'anni, il buon Turilli si diverta ancora come un ragazzino ad esibirsi in questi contesti, di fronte ai suoi fans.

Poi è vero, lo stesso Luca sono anni che dice di essere più autore che chitarrista, e di non avere più tempo da dedicare al suo strumento, ed infatti qualcuno dei suoi vecchi assoli iper veloci, li falla spesso, mangiandosi diverse note, ma nel complesso i Rhapsody fanno un’esibizione degna del loro marchio di fabbrica.

Fabio Lione è come il vino, sarà la quinta volta che lo vedo dal vivo, ed ogni volta la sua voce sembra migliorare. Ma il suo contributo non è solo legato al canto, interagisce spesso col pubblico e, visto che siamo di fronte ad un’elegia dei Rhapsody che furono, tra un brano ed un altro, il frontman racconta anche vari aneddoti della storia della band, dei loro incontri, in particolare quello molto sentito con il grande Christopher Lee, a cui dedicano “Riding The Winds Of Eternity”.

La scaletta è un ottimo greatest hits, che propone anche brani mai suonati prima, o suonati molto di rado. Ascoltare la suite “Symphony…” o “Beyond The Gates Of Infinity”, o ancora la geniale “The Wizard Last Rhymes” tratta dall’Ep “Rain Of Thousand Flames” di cui suoneranno anche la cattivissima title-track, mi ha fatto tornare davvero indietro nel tempo, quando mi approcciai per la prima volta a questa band, all'epoca ancora sconosciuta.

Fabio si prodiga anche con un pezzo decontestualizzato e inaspettato, la cover di Bocelli “Con te Partirò”, interpretata in modo magistrale, perché in fondo non esistono generi, ma solo musica.

Come al solito anche Alex Holzwarth e Dominique Leurquine, si ritagliano il loro spazio per dei bei assoli giocati sul botta e risposta con il pubblico. Tutto diviene pomposo, allegro, si scherza e si canta, tanto da salutare sul finale i più grandi alfieri del metal italiano, con un sorriso e non con una lacrima. Il “Farewell Tour” saluta Roma con il classicone “Emerald Sword”, boato finale, applausi...per l'ultima volta? Non so, alla fine anche Bruce Dickinson negli anni novanta provò a dire di non voler più suonare heavy metal, salvo poi rimangiarsi tutto e tornare con gli Iron Maiden, quindi io ci spero di rivederli tutti ancora, magari tra qualche anno, magari anche con Alex Staropoli, per un epico ritorno sulle scene. 

 

 

Setlist:

In Tenebris

- Wisdom Of The Kings

- The Village Of Dwarves

- Power Of The Dragonflame

- Beyond The Gates Of Infinity

- Knitghtrider Of Doom

- Wings Of Destiny

- Riding The Winds Of Eternity

- Symphony Of Enchanted Lands

- Drum Solo

- Land Of Immortals

- The Wizard’s Last Rhymes

- Bass Solo

- Con Te Partirò (Cover Bocelli)

- Holy Thunderforce

 

Encore:

- Rain Of A Thousand Flames

- Lamento Eroico

- Emerald Sword

 

…And The Legends Ends…

Intervista: Exhume To Consume (Gianluca Lucarini)

Giovedì, 10 Agosto 2017 22:08 Pubblicato in Interviste

Solo qualche mese fa abbiamo parlato con il chitarrista Gianluca Lucarini, del progetto Rome In Monochrome. Nella chiacchierata di oggi invece siamo andati a “sviscerare” (mai termine fu più appropriato), tutti i retroscena dell’Ep Let The Slaughter Begin (di cui potete leggere la recensione fatta dal collega Daniele Ogre sul nostro portale ndr.) del suo progetto musicale più estremo: gli Exhume To Consume.

 

Ciao Gianluca eccoci di nuovo a chiacchierare insieme di musica. Ma questa volta non parleremo dei Rome In Monochrome, ma di un’altra tua creatura musicale, che ha un sound completamente diverso rispetto ai Rome. Ti va di dirci come sono nati gli Exhume To Consume e di presentarci i componenti della band? Ricordo che alcuni di loro già fanno parte dei Rome, giusto?

Ciao Gianni, ben trovato, e grazie di avermi di nuovo ospite qui a Allaroundmetal. Ho formato gli Exhume To Consume nel 2015, perché ho sentito il desiderio di ritornare a quello che è il mio background musicale, e quindi il death metal, pero’ con un progetto che fosse originale e contaminato. Ricordi bene! Alessio (chitarra) e Marco(basso), suonano con me anche nei Rome In Monochrome, ed oltre a me (chitarra), ci sono due nuovi membri nella band: Luis Maggio alla voce (Bloodtruth/Sudden Death), ed Andrea Pro (Sudden Death/Martyrium).

 

Immagino che il vostro moniker sia un omaggio ai primissimi Carcass. Visto che ci siamo, che ne pensi dello cambio di stile che ha avuto la band inglese rispetto ai suoi esordi? E del loro ritorno sulle scene, dopo così tanti anni da quel “Swansong”, che sembrò essere in tutto e per tutto il canto del cigno dei Carcass?

Il monicker è sicuramente un omaggio ai primi Carcass, che è la mia band preferita di sempre tra l’altro. Penso che il cambio di stile sia una cosa naturale per una band di tale caratura, le persone crescono, si evolvono, e trovo quindi normale l’approccio a sonorità diverse rispetto a quelle degli esordi. Sicuramente la reunion del combo inglese mi ha fatto un immenso piacere, e devo dire che il loro nuovo materiale non mi dispiace affatto.

 

A quali altri gruppi vi ispirate?

Le bands che sono per noi fonte d’ispirazione sono: Devourment, Internal Bleeding, Suffocation, primi Immolation, primi Pyrexia, Broken Hope, ed ovviamente Carcass.

 

Torniamo a noi. Parlaci del vostro Ep “Let The Slaughter Begin”. Chi è il compositore dei brani? Come nasce un pezzo degli Exhume To Consume? A cosa si ispirano i testi?

Io scrivo tutti brani, che poi in studio vengono riarrangiati insieme a tutta la band. Alcune volte invece, ci troviamo a jammare ed escono fuori dei riffs interessanti, che poi sviluppiamo e tramutiamo in un pezzo. Non abbiamo testi al momento, per questo ep d’esordio abbiamo preferito l’attitudine “no lyrics”, quindi solo “grunts and squeals”. Nel futuro chissà, visto anche l’ingresso di Luis nella band, magari si potrebbe occupare lui delle liriche.

A partire dall’intro al disco (a proposito da dove lo avete preso quell’estratto?), passando per titoli come “Happy MILF” o “Hole You Can Eat” sembra che tutto il lavoro sia permeato da una sorta di humor nero o sbaglio?

No, non sbagli assolutamente, l’approccio che abbiamo è molto sarcastico, ed il black humor è il denominatore comune a tutti i nostri brani. L’intro all’inizio di “Bon Appetit”, così come i samples all’interno della canzone, sono presi da un cortometraggio horror, che racconta la storia di due becchini necrofagi.

 

Per quanto siate principalmente una brutal death metal band, i brani del disco hanno diverse contaminazioni, a partire da certi soli melodici, che nel genere sono elitari, fino ad arrivare a brani come “Hole You Can Eat” che ha delle sfumature industrial. La contaminazione è un qualcosa che ricercate?

La contaminazione è un elemento fondamentale per il sound degli Exhume To Consume, come ho detto in apertura d’intervista. L’originalità è la cosa alla quale ambisco. Vorrei che il nostro sound fosse così riconoscibile e personale, da diventare il nostro trademark. Non c’interessa suonare come altre 1000 bands che popolano la scena.

 

Chi è stato l’autore dell’artwork del disco?

L’artwork è stato realizzato dall’artista tedesco Bloodboy, che ha lavorato anche per Kreator, Heaven Shall Burn, Cataract, Kataklysm, Dying Fetus.

 

Avete in programma qualche serata per promuovere “Let The Slaughter Begin”?

Una volta rodata la nuova lineup, sicuramente faremo delle date live a supporto di “Let the slaughter begin”.

 

State per caso lavorando anche ad un full-lenght?

Non abbiamo ancora iniziato, ma a fine anno cominceremo ad arrangiare le idee per il nostro full lenght.

 

Come stai messo invece con i tuoi altri progetti: i Rome in Monochrome ed i Degenerhate?

Con i Rome In Monochrome, abbiamo finito di registrare il nostro full lenght d’esordio intitolato “Away from light”, e stiamo aspettando un’etichetta interessata a pubblicarlo, nel mentre facciamo qualche data in giro. Con i Degenerhate al momento siamo fermi, ma da Settembre inzierò a scrivere il nuovo album

 

Bene Gianluca, siamo arrivati al termine di questa breve chiacchierata. Come al solito, la parola va a te.

Grazie 1000 Gianni per la tua solita disponibiltà! Invito tutti i tuoi lettori a seguirci sulla nostra pagina Facebook: www.facebook.com/exhumetoconsumeofficial

Stay tuned ghouls!!!!!

Intervista: Rome In Monochrome (Gianluca Lucarini)

Sabato, 15 Aprile 2017 23:06 Pubblicato in Interviste

Di seguito potete leggervi la nostra chiacchierata insieme a Gianluca Lucarini, chitarrista e fondatore dei doomster capitolini: Rome In Monochrome

 

Ciao Gianluca, do il benvenuto a te ed ai Rome In Monochrome su Allaroundmetal.com.  Prima intervista quindi tocca che vi presentiate. Quando e come nasce la band Rome In Monochrome?

Gianluca: Ciao a te ed a tutti. Dunque, la band è nata del 2013 con l’idea di essere un mio progetto solista, che mi facesse distaccare dal sound molto estremo dei Degenerhate, la mia band principale: volevo che il tutto suonasse molto atmosferico ed oscuro, partendo da spunti doom ed anche drone. Quando ho coinvolto Valerio (il cantante, all’epoca anche chitarrista), che conoscevo già da tempo, il suo approccio molto influenzato dallo slowcore e dallo shoegaze ha cambiato presto le prospettive che avevo in testa. Mi ha proposto subito diversi pezzi ed ho capito che ci stavamo spostando dall’idea iniziale. Intorno a noi, dopo diversi avvicendamenti, è nata l’attuale formazione. 

 

Come avete scelto il vostro monicker e qual è il suo significato?

Gianluca: Il nome fu inventato da Max Varani, ex cantante dei Degenerhate: gli ho chiesto il permesso di usarlo perché mi è subito piaciuto e mi è sembrato adatto all’idea che avevo di questo progetto. Le coordinate sonore sono un po’ cambiate da quel momento ma il nome è rimasto adatto e credo ci calzi a pennello.

 

Quali sono i musicisti/band che vi ispirano?

Gianluca: Come ho detto, l’approccio iniziale era molto legato al doom, quindi forse senza Anathema, Paradise Lost, Katatonia e My Dying Bride questa band non esisterebbe: abbiamo però da subito arricchito il tutto con influenze provenienti da altri generi, slowcore, shoegaze e post rock su tutti. In generale sia ispirati da tutta la musica malinconica ed introspettiva: ognuno di noi ha gusti diversi. In ogni caso la mia band preferita, assieme ai Carcass, sono senz’altro gli Smiths.

 

Come nasce un brano dei RIM? Collaborate insieme fin da subito alla stesura del testo e della musica o c’è uno o più songwriters tra voi, e solo in un secondo momento vi riunite per confrontarvi?

Gianluca: In linea di massima le strutture sono costruite da Valerio, che ha scritto anche tutti i testi ad eccezione di uno per il quale abbiamo collaborato. Diciamo che in linea di principio è lui che dà la forma di base al brano, che poi, in sala prove o spesso anche a casa, in acustico, viene arricchito dai contributi di tutti noi e prende il suo aspetto definitivo. Questa, ovviamente, non è una regola ed infatti in un paio di casi i pezzi sono nati da spunti o strutture provenienti da me e da Alessio (Reggi, chitarra): in ogni caso, la costruzione dell’arrangiamento finale ci coinvolge tutti. 

 

Come siete entrati in contatto con la Wintersleep Records?

Gianluca: Nel modo più semplice possibile: è la mia etichetta!

 

Parliamo dell’Ep “Karma Anubis”. Ci spieghi la scelta di questo titolo ed il suo significato?

Gianluca: Valerio lavora spesso per immagini forti e con grandi contrasti. Il titolo ed il testo del pezzo mi sono piaciuti subito per questa negatività senza mediazioni. L’immagine è piaciuta a tutti ed abbiamo pensato che potesse intitolare tutto l’ep.

 

Come è nato l’artwork dell’Ep? Chi è l’autore?

Gianluca: L’autrice è un’artista greca che ci chiama Nicky Pi: ho visto io l’immagine sulla sua pagina Facebook e mi è sembrata subito adatta alla nostra musica. Ci sembra di vedere anche una citazione della locandina della prima stagione di True Detective ma non abbiamo chiesto conferma a Nicky, che nel frattempo è diventata nostra amica, nel timore di scoprire che non sia vero!

 

Nel disco sono contenuti 3 pezzi. C’è stata un’idea precisa dietro la scelta di incidere proprio queste tracce o sono semplicemente stati i primi 3 brani che avete composto come band?

Gianluca: Un po’ entrambe le cose: in ogni caso, ci è sembrato che l’ep fosse equilibrato con questi tre brani, quindi l’abbiamo “chiuso” così.

 

Avete girato anche un video per la title-track dell’Ep. Ci parlate di come è stato realizzato?

Gianluca: L’ha realizzato il nostro amico Massimiliano Francardi/Papero Diabolico Produzioni, in uno splendido palazzo antico della campagna romana, abbandonato da tempo.  Il risultato ci piace molto, è valsa la pena di prendere tutto quel freddo!

 

Al momento state lavorando sul vostro primo full-lenght intitolato “Away From Light”. Cosa ci dobbiamo aspettare a livello di songwriting? C’è già una data di uscita del disco?

Gianluca: A livello di songwriting è sicuramente molto più compatto dell’ep, la formazione è rimasta la stessa per diverso tempo e sicuramente si sente, come si sente anche parecchio che Valerio, in fase di scrittura, aveva già abbandonato la chitarra per concentrarsi solo sulla voce: le melodie sono molto forti ed incisive. E’ un disco compatto, potente ma anche delicato: è piuttosto vario e ci piace molto proprio per questi contrasti. Non sappiamo ancora quando uscirà, quando avremo il master pronto ci guarderemo seriamente intorno: dipende anche da quante e quali proposte discografiche ci arriveranno.

 

Avete già in programma anche dei live per presentare il nuovo lavoro?

Gianluca: Si, stiamo da tempo eseguendo i brani di Away from light dal vivo. I prossimi appuntamenti sono il 14 aprile al Contestaccio, il 20 aprile al Qube in apertura ai Novembre ed il 29 aprile al The Southern Storm Festival di Catania con Onslaught, Hour of Penance, The Foreshadowing e Gravestone. Abbiamo anche un’apparizione in radio già fissata a maggio ed un festival a luglio. Ci diamo da fare, insomma.

 

Aldilà dei Rome In Monochrome avete in piedi altri progetti musicali?

Gianluca: Io suono nei Degenerhate (grindcore) e negli Exhume to Consume (brutal/slam/death) con Marco “K” Paparella (che nei RiM suona la chitarra ed il violino ed in queste due band suona il basso); negli Exhume ci sono anche Alessio Reggi alla chitarra e Flavio Castagnoli alla batteria (stessi ruoli nei RiM). Valerio canta (o meglio cantava, sono fermi da un po’) con il gruppo synthpop ALFSS e fa delle cose da solo a nome Winter Industry; i suoi progetti si aprono e si chiudono con grande facilità perciò non mi stupirei se stesse facendo qualcosa che ancora non so.  

 

Per ora è tutto, un saluto ed un in bocca al lupo da parte mia e dello staff di Allaroundmetal.com. Ovviamente l’ultima parola va a te…

Gianluca: Join the cult of the absence of color.

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Damnation Gallery: l'inferno può attendere.
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Synthetic: un mix di varie sonorità che potrebbe colpire più di qualche ascoltatore!
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Un "Best of" per ripercorrere la carriera di Mark Boals con le sue band
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Con questo quarto album i Marche Funèbre mostrano una crescita esponenziale
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Un altro ritorno a lungo atteso con gli olandesi Arsebreed
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Autoproduzioni

Un debut album non propriamente per tutti quello dei Greybeard
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Un po' troppi generi e sottogeneri convivono nel sound del debut album degli Aal
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Ai Memoremains serve una chitarra più protagonista
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Prodotti del genere lasciano il tempo che trovano: tornano i Tension Rising!
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I Nyxem propongono un album interamente realizzato con sintetizzatori e suoni campionati
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Winter Nights: Un melodic death poco melodic e tanto death
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