A+ A A-
Gianni Izzo

Gianni Izzo

URL del sito web: Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sonisphere 2016@Rock In Roma

Mercoledì, 27 Luglio 2016 22:16 Pubblicato in Live Report

Superato il traffico verso la capitale, gli schifosi parcheggiatori abusivi, gli ancor più schifosi bagarini, la mia giornata al Sonisphere di Roma è iniziata verso le 16, giusto in tempo per godermi i Sabaton.

Dispiace essermi perso gli A Perfect Day di Andrea Cantarelli (Labyrinth), un po’ meno il palese (almeno secondo il mio punto di vista...se va be...) nepotismo Maideniano che si è presentato quest’oggi nelle vesti dei Wild Lies, nei quali troviamo il figlio di Adrian Smith, e dei The Raven Age del figlio di Steve Harris.

Non mi permetto di esprimere giudizi sulla loro prestazione dal vivo perché di fatto non li ho visti. Ma posso descrivere brevemente il loro stile musicale, da equiparare alla bene e meglio a quello dei Bullet For My Valentine (quest'oggi per fortuna assenti), riassunto in hard rock/metal modernista estremamente melodico e dal piglio adolescenziale, che sta a questa giornata di musica, più o meno come Lauren Harris stava a quella dell’ultima visita degli Irons a Roma; di base non c’entrava niente, ma almeno Lauren era ed è una bella figliuola, quindi se tanto mi da tanto, avrei votato sicuramente per lei, se avessi potuto scegliere quale dei figli dai nomi noti avere al Sonisphere.  

Ma passiamo oltre. Al netto di una locazione non eccelsa per un concerto metal, come quella dell’Ippodromo romano, e al netto di bagarini etc. devo dire che invece l’organizazzione dell’evento è stata diretta nel migliore dei modi, un ringraziamento particolare va alle ragazze della sezione accrediti, che sono riuscite ad essere puntuali, veloci, nonché gentili nel risolvere in breve tempo il problema per il mio nominativo mancante

 

 

SABATON

L’ippodromo delle Capanelle alle 16 è già gremito di gente, ben più numerosa di ogni mia più rosea aspettativa, rispetto al triste andazzo degli ultimi concerti a cui sono stato.

Dal lato loro i Sabaton si presentano agguerriti (ci mancherebbe altro, visti i loro concept a suon di guerre), calcano l’enorme palco con maestria, Joakim Broden interagisce spesso con i presenti, ed in generale la band è perfetta da ogni punto di vista. In un’ora gli svedesi scelgono di intrattenere il pubblico romano (e non), andando a pescare tra i migliori brani della propria discografia. Immancabili infatti le epiche “Ghost Division” e “Carolus Rex”, la folkettara “Swedish Pagans”, la martellante “Night Witches”.

Simpatica poi l’interpretazione di una parte di “Winds Of Change” degli Scorpions, cantata dal chitarrista,  che fa da intro all’ottima “To Hell And Back”.  Il finale poi non poteva che appartenere alla hit “Primo Victoria”.

Ovviamente c’è stato anche tempo per presentare “The Lost Battalion”, il primo accattivante singolo estratto dal nuovo album in uscita del gruppo.

Diciamolo, Joakim non sarà mai ricordato per la sua ugola, ma lui, come l’intera band, hanno dimostrato di saper fare il proprio, e di saperlo fare nel migliore dei modi.   

 

Setlist

The March To War

Ghost Division

Far From The Fame

Carolus Rex

Swedish Pagans

Resist And Bite

The Lost Battalion

To Hell And Back

The Art Of War

Night Witches

Primo Victoria

 

SAXON

A seguire un pezzo di storia del metal inglese prende vita.

E’ indubbio che a livello di performance, Biff Byford ed i suoi Saxon siano stati i migliori in assoluto quest’oggi. La timbrica di Biff è perfettamente amalgamata ai pezzi, nessun calo, nessuna stonatura (tenetelo presente questo continuando a leggere!).

E’ indubbio anche che Nigel Glockler nonostante sia del '53 e sembri un pensionato vestito per carnevale, suoni la batteria con più precisione e con più fiato di molti suoi giovani colleghi. Una vera e propria furia durante “Heavy Metal Thunder”, brano dedicato quest’oggi allo scomparso Lemmy.

I Saxon sono stati semplicemente trascinanti, tanto da portare più di una volta al pogo i ragazzi accorsi al Sonisphere, che, bontà loro, hanno creato di volta in volta “tempeste di polvere” che ricadevano sul sottoscritto (vi ho già detto di quanto consideri l’ippodromo un brutto luogo dove ospitare concerti?).

La setlist dei Saxon si è divisa tra brani storici: “Princess Of The Night”, “Wheels Of Steel”, “Denim And Leather”, e ovviamente quelli più recenti come l’opener “Battering Ram”, passando per la famosa hit degli anni '90 "Dogs Of War".

In breve i signori della NWOBHM sono riusciti ad attirare l'attenzione su di se anche da parte dei più giovani, molti dei quali sottolineavano di non conoscerne un brano o di aver sentito giusto qualcosa su youtube prima di venire al concerto. Buon per loro, si sono goduti l'essenza stessa dell'Heavy Metal. 

L'ora di spettacolo finisce tra applausi entusiastici.

 

Setlist

Battering Ram

Motorcycle Man

Sacrifice

Power And The Glory

20,000 Ft

Dogs Of War

Heavy Metal Thunder

Crusader

Princess Of The Night

Wheels Of Steel

747 (Strangers In The Night)

Denim And Leather

 

ANTHRAX

Il tempo di un panino e dall'essenza della storia dell'heavy inglese, si passa ad uno dei grandi pilastri del thrash metal statunitense. Arrivano gli Anthrax di Scott Ian e del suo buffo pizzetto, che ormai vive di vita propria.

Per i thrashers tornati finalmente alla ribalta con l’ultimo esplosivo album “Four Kings”, cominciano però una serie di problemi non meglio specificati. Di fatto la band che avrebbe dovuto presentare il repertorio più duro della giornata, è sembrato il gruppo meno aggressivo: volumi insolitamente bassi ed un Belladonna a corrente alternata, che comincia bene la sua performance canora con “You Gotta Believe” e di fatto scompare già durante le strofe di “Caught In A Mosh”.

Si continuerà così fino alla fine di un'esibizione non certo degna del pesante moniker che tiranneggia sul telo del palco.

Tirando le somme, promuovo la setlist (ottima!), così come la performance di Frank Bello al basso, impeccabile con il suo strumento, e unico membro del gruppo, insieme a Scott Ian, che cerca di tirare le redini di uno spettacolo che è sembrato un po' freddo ed impersonale, con le movenze del singer fin troppo forzate e Donais alla chitarra che sembrava stesse facendo un favore al mondo per stare li sopra...

Da che dipenda tutto questo non lo so, ma certo gli Anthrax sono sembrati un gruppo un po' spaccato.

 

Setlist

You Gotta Believe

Caught In A Mosh

Got The Time

Madhouse

Fight’em ‘Til You Can’t

Evil Twin

Antisocial

Breathing Lightning

Indians

 

IRON MAIDEN

Il tramonto arriva e porta con se molte altre migliaia di persone, che riempiono i pochi spazi vuoti che c’erano fino ad ora. Al crepuscolo il palco si scopre in tutta la sua maestosità. Quando comincia in playback “Doctor Doctor”, viene salutata dai presenti con grande ovazione: è arrivato il momento degli Iron Maiden che aprono con la bella “If Eternity Should Fail”, tratta dal loro ultimo disco.

Lo show degli Iron Maiden è, come ci si aspettava, uno spettacolo senza eguali: luci, fuochi, scenografia superlativa, il gigante Eddie che cerca di eliminare simpaticamente i suoi 6 padri musicisti, il suo testone che prende vita alle spalle del gruppo durante il finale del brano “Iron Maiden”.

I 5 strumentisti sono ancora delle macchine da guerra, e mi fa piacere sottolinearlo, non solo precisi nell'esecuzione, ma veri e propri atleti, non si fermano un attimo per due ore di musica, e per quel che riguarda la parte musicale, gli Irons non sbagliano una virgola. I brani del nuovo album rendono molto di più dal vivo, a dimostrazione che la produzione in studio dovrebbe levare le ancore dal proprio "stantio fuori tempo targato Harris", e modernizzarsi a livello di potenza sonora. La setlist godrà ovviamente anche dei classici intramontabili dei nostri: da "The Number Of The Beast" a "Fear Of The Dark", da "Powerslave" alle chicche "Wasted Years" e "Children Of The Damned".   

Anche il buon singer Bruce Dickinson dimostra ancora una volta di essere un grande intrattenitore, fisicamente sembra si sia ripreso alla grande da radio e chemio, anche lui si fa i suoi bei chilometri di corsa. Inoltre scherza con il pubblico, gioca con scimmiotti pupazzo, esalta i presenti con discorsi sulla fratellanza che fanno da intro all’ottima “Blood Brothers”, e sulla funesta nascita e l’ovvia caduta degli imperi, che prologano “The Book Of Souls”.

Bruce incanta…ma ecco…non canta, o quasi.

Purtroppo da questo punto di vista lo sentiamo inciampare parecchie volte, soprattutto sugli acuti.

Grandi difficoltà sui brani più vecchi, di “The Trooper” ne sentiamo la metà, idem per la difficile “Halloweed Be Thy Name”. Sui nuovi pezzi va meglio, ma di fatto è la prima volta che Bruce non è pienamente all'altezza della sue leggendaria prestazioni canore, e un po’ fa male constatarlo.

Forse è stata solo una serata no, ma è anche vero che forse abbassare un po’ la tonalità dei pezzi invece di cercare di farli come quando si aveva 30 anni, non sarebbe malaccio come idea, contando che la prestazione in generale ne gioverebbe non poco. Dopotutto immagino che “Wasted Years” sia stata rallentata per agevolare Nicko, ma il risultato è stato comunque buono. 

Dovere di cronaca far presente la defaillance canora di Bruce, ma detto questo, a somme fatte, lo spettacolo è riuscito lo stesso, il piccolo fan mattacchione che è in me, che ha cominciato ad ascoltare metal proprio grazie agli Irons ha versato nonostante tutto lacrime di gioia.

E vi assicuro che vedere gli Irons ancora così coinvolti e scattanti come adolescenti, fa bene al cuore (Belladonna in confronto è sembrato per atteggiamento un loro nonno lontano).

 

Setlist

If Eternity Should Fail

Speed Of Light

Children Of The Damned

Tears Of A Clown

The Red And The Black

The Trooper

Powerslave

Death Of Glory

The Book Of Souls

Hallowed Be Thy Name

Fear Of The Dark

Iron Maiden

 

ENCORE:

The Number Of The Beast

Blood Brothers

Wasted Years

La serata all’Orion di Ciampino inizia con particolare anticipo, l’orario proibitivo ha fatto perdere a molti, compreso me, sia i Poem che i Textures. Quando arrivo nel locale sono circa le 21:00 ed il palco è già quasi pronto per l’entrata in scena degli Amorphis, che avverrà da li a poco. 

Come è successo ultimamente, anche questa volta purtroppo l’Orion è mezzo vuoto, e Roma si dimostra essere nuovamente una data fallace per la band di turno che ci viene a suonare.

Inoltre, una cosa a cui a mia memoria non ho mai assistito prima d'ora in un concerto metal, per tutta l’esibizione degli Amorphis non è scattato neanche un accenno di pogo, me li aspettavo per brani come “The Dark Path” o “The Four Wise Ones”, perlomeno per “On The Rich And Poor” o “Drowned Maid”, invece niente.

Non che i ragazzi presenti non abbiano accolto con calore la band, ma di certo i finlandesi hanno dovuto faticare per creare quel contatto magico tra pubblico e musicisti, che dovrebbe avvenire quasi in automatico durante un live. Non capisco infatti se sia colpa dell'ora legale ormai scattata da un pezzo, oppure del giorno infrasettimanale, di certo non deve essere stata una serata indimenticabile per Joutsen ed i suoi. 

La band, da parte sua, è stata ineccepibile nella propria esibizione, di un'eleganza tutta nordica, sia durante i pezzi più radiofonici che quelli più duri, ma continuo a pensare che le chitarre fossero un po’ troppo depotenziate, ottime per pezzi più catchy come “House Of Sleep”, ma forse ci voleva più incisività durante la fantastica “Drowned Maid” ad esempio, nella quale è tornato a cantare il chitarrista, ma anche growler storico degli Amorphis, Tomi Koivusaari, che ha duettato con l'ottimo Joutsen. Un gran bel momento, ma qui, come del resto anche in altri brani, i fantastici giri melodici maideniani delle chitarre uscivano poco, troppo nascoste, peccato.

Molti pezzi sono stati presi dall’ultimo riuscitissimo album “Under The Red Cloud”, forse il più bel disco degli Amorphis dai tempi di “Silent Waters” e “Skyforger”. Particolarmente sentita da Tomi, che incita il pubblico a cantare insieme a lui, la buona “Death Of A King”, durante la quale non si poteva non essere rapiti dall'effetto sitar della chitarra di Esa Holopainen. Ma il momento di maggior coinvolgimento per tutti è stato quello di “My Kantele”, masterpiece indiscusso dei nostri.

Ovvio che soprattutto un "vecchietto" come me, avrebbe preferito ascoltare anche altri pezzi storici, tratti dai due dischi dell’epoca d’oro della band: “Tales…” ed “Elegy”, magari al posto di alcune canzoni più radiofriendly degli ultimi tempi, ma dopotutto è difficile accontentare tutti, e la band finnica ha cercato di pescare un po’ da tutto il suo repertorio, eccezion fatta per gli album più fuori contesto del loro catalogo: “Am Universum” e “Far From The Sun”.

Alla fine ho assistito ad un buon concerto, non eccessivamente lungo (decidete da voi se sia una cosa positiva o meno), con l'accoppiata "Silver Bride" e "Smoke" che scatenano gli animi (un filo troppo morenti) durante l'encore, dell'ahimè esiguo pubblico romano.

SETLIST

- Under The Red Cloud

- Sacrifice

- Bad Blood

- Sky Is Mine

- The Wanderer

- On Rich And Poor

- Drowned Maid

- Dark Path

- The Four Wise Ones

- Silent Waters

- My Kantele

- Hopeless Days

- House Of Sleep

ENCORE

- Death Of A King

- Silver Bride

- Smoke

Luca Turilli's Rhapsody@Orion, Ciampino (Roma) 18/02/2016

Martedì, 23 Febbraio 2016 12:54 Pubblicato in Live Report

Due appunti prima di cominciare:

 

1) Mi scuso con gli Ancient Bards, band che apprezzo moltissimo, per i quali non potrò scrivere alcun live report, causa mio ritardo. Nonostante l’Orion sia uno dei locali più facilmente accessibili una volta usciti dal raccordo anulare, è già la sesta o settima volta che riesco puntualmente a perdermi, ovviamente se sbagli uscita, diventa tutto più difficile, se sbagli uscita nonostante il navigatore ti dica ripetutamente che la strada che vuoi intraprendere non è quella giusta, ti senti anche un po’ cretino. Sarà per la prossima volta!  

2) E’ un triste fenomeno in continua ascesa, ma i concerti, almeno in quel di Roma e dintorni, sono sempre meno affollati. Anche questa volta, il locale era mezzo vuoto. Non so se ci sia una moria di metalheads, ma è ovvio il perché i gruppi vengano sempre più di rado a suonare dalle nostre parti. E’ un triste scenario che sicuramente non fa bene ai gruppi, a chi ama i concerti, alla musica in generale. Quindi cari metallari capitolini, se ci siete, alzate il vostro sederone dal divano!

Detto questo. Buona lettura.

 

TEMPERANCE

Ammetto di non sapere molto sulla symphonic metal band lombarda, con alla voce la brava e bella Chiara Tricarico, ed ammetto che quel paio di canzoni che mi sono ascoltato al volo su youtube prima di giovedi, non mi avevano entusiasmato. Ma i Temperance in versione live sono decisamente bravi, ed anche quei due singoli, che nella loro versione in studio mi erano sembrati un po’ troppo patinati e radiofonici, dal vivo mi hanno colpito positivamente, per la potenza dei suoni e la bravura indiscutibile di tutti i membri dei combo lombardo. La band, nata dalle ceneri dei Bejelit, ha ad oggi inciso due album: l’ultimo “Limitless”, e l’omonimo debutto.

Chiara è il pezzo da novanta del gruppo,  grazie alle sue abilità vocali, infatti passa suadente da registri moderni a quelli lirici con estrema facilità, un po’ meno avvezza giusto nella breve parentesi estrema, evitabile infatti l'accenno in screaming.

Per quelle parti c’è il mastermind e chitarrista del gruppo Marco Pastorino, bravo con la chitarra e non meno con la voce, a sua volta canta in clean ed in screaming, scalda il pubblico ed incita a venirgli dietro con i vocalizzi, si vede che è lui ad avere le redini della band in mano. 

Sono state 7 le canzoni che i Temperance hanno proposto, tratte da entrambi gli album, ed i presenti li hanno accolti con grande calore. Insomma, uno spettacolo ovviamente breve, ma intenso, non possiamo non promuoverli: professionali, potenti e simpatici.

 

 

LUCA TURILLI'S RHAPSODY

Luca Turilli ed i suoi Rhapsody sono in forma come sempre, (ma Conti stecca su “Rosenkreuz”, ahi!). Sfottò a parte, Alessandro Conti, Luca Turilli, insieme a tutta la band, ed ai due special guest: la soprano Emilie Ragni ed il tenore Riccardo Cecchi, sono stati eccezionali.

Grazie ai due ospiti poi, l’esibizione ha ottenuto ancora più verve, sentire i cori di “Nova Genesis” o “Aenigma”, o di altri brani, cantati quasi interamente dal vivo per la prima volta, invece di usare i sample, ha emozionato non poco. 

Tutto secondo i programmi, Alessandro è simpatico quando parla col pubblico, ed è impetuoso quando canta. Si destreggia in un continuo andirivieni tra cantati lirici e moderni, il duetto con Emilie durante la bella “Tormento E Passione”, ha dato più di un brivido.

Non c’è stato nessun momento calante, la setlist è stata equilibrata tra pezzi nuovi,  grandi classici, “Knightrider Of Doom”, “Dawn Of Victory”, “Emerald Sword”, “Land Of Immortals”, ed inediti in versione live, come la fantastica “Pride Of The Tyrant”. Nondimeno è stato un piacere ascoltare “War Of The Universe” e “Demonheart”, tratte dal solo album di Luca Turilli. Purtroppo, in particolare il primo brano, non mi è sembrato essere molto conosciuto dai presenti, personalmente invece spero di ascoltare altre perle tratte dagli album solisti di Turilli, anche in futuro.

Ovviamente le due parti di “Of  Michael The Archengel And Lucifer’s Fall”, non potevano essere eseguite per intero, sottolineo la grande capacità nel capire quali delle le sessioni delle due suite, potevano essere portate in sede live, esaltandone la bellezza, a discapito di altre che invece avrebbero sicuramente sopito gli animi.  

Come è già successo quest’estate con i Rhapsody Of Fire a Fabrica Di Roma, durante “Unholy War” c’è stato un grande applauso sentito da parte di tutto l'Orion, verso il compianto attore Christopher Lee.

Luca Turilli al solito, è stato unico nel suo genere, menestrello saltellante, non si è fermato un attimo, facendosi. e facendoci, totalmente trasportare da ogni brano proposto, suonando con grinta e cantando in silenzio i propri versi al cielo. Ogni musicista ha avuto il suo giusto spazio anche nei solismi, resi più interessanti perché non sono stati evulsi dal contesto, ma son stati arricchiti da noti temi televisivi e cinematografichi che li andavano a sostenere, in modo da non uscire mai dal mondo epico, messo in piedi dalla band. Particolarmente interessante in questo senso, il solo di basso di Guers.

Se diamo un voto pieno all’esibizione, così come alla setlist proposta, devo dire che la parte “cinematica”  dello show (lo schermo installato dietro il gruppo), mi è sembrata ancora a livello di “work in progress”.

Appoggio totalmente l’idea, e penso che l’apporto di particolari immagini alla musica proposta, possa creare ancor più coinvolgimento per i spettatori. Per ora abbiamo visto spazi eterei e incontaminati, immagini simboliche, qualche sprazzo di computer grafica un po’ troppo dozzinale per i tempi, le foto della band, ed i testi di alcuni dei brani più recenti, video e lyric video. Un po’ poco, nel senso che a livello emotivo non ha creato del tutto quell’unione tra sonoro e visivo a cui, credo, si voglia davvero puntare. Ovviamente è solo un piccolo appunto il mio, che di certo non va a sminuire la qualità dell’esibizione, ripeto, perfetta, o giù di li.

 

SETLIST

01. Nova genesis
02. Knightrider of Doom 
03. Rosenkreuz (The Rose and the Cross)
04. Land of Immortals 
05. Aenigma
06. War of the Universe
07. Ira Divina
08. Unholy Warcry 
09. Son of Pain
10. Prometheus
11. Drum Solo (Game Of Thrones Theme)
12. Il cigno nero
13. Guitar Solo (Of Michael The Archangel And Lucifer’s Fall Part II "Chapter III")
14. The Pride of the Tyrant 
15. Tormento E Passione
16. Demonheart 
17. Bass Solo (Matrix Theme)
18. Of Michael the Archangel and Lucifer’s Fall, Part II "Chapter V"
19. Dark Fate of Atlantis
20. Of Michael the Archangel and Lucifer’s Fall "Chapter II"
21. Dawn of Victory 

 

Encore:

22. Quantum X

23. Ascending To Infinity

24. Emerald Sword + Finale

 

 

Vivaldi Metal Project: Intervista a Mistheria

Mercoledì, 27 Gennaio 2016 22:06 Pubblicato in Interviste

C’è un progetto musicale molto ambizioso che si sta concretizzando giorno dopo giorno, ideato dal tastierista Mistheria, al secolo Giuseppe Iampieri(Bruce Dickinson, Rob Rock, Roy Z, Mark Boals, John West), e dal bassista Alberto Rigoni (TwinSpirits), ma che vede di fatto, il reclutamento di decine e decine di artisti di fama internazionale, con il fine di riproporre l’intero concerto de “Le Quattro Stagioni” di Vivaldi, in chiave symphonic metal.

Noi di Allaroundmetal.com abbiamo contattato Mistheria per farci raccontare i natali, e rivelarci il dietro le quinte del “Vivaldi Metal Project”. Buona Lettura!

 

Gianni. Ciao Mistheria e benvenuto su allaroundmetal.com. Inizierei subito col presentare il vostro progetto musicale. Quando e come è nato il “Vivaldi Metal Project”?

Mistheria: Verso la fine del 2013 nasce l'idea di proporre Vivaldi in chiave metal sinfonico. Realizzo un provino che metto in rete e da lì partono i primi commenti e i primi contatti. Uno dei primi a raccogliere l'idea e l'entusiasmo è stato l'attuale co-produttore, bassista/compositore Alberto Rigoni.

 

Gianni: Perché hai scelto proprio Vivaldi e le sue “Quattro stagioni”?

Mistheria: “Le Quattro Stagioni” è stato uno dei primi capolavori della musica Classica che ho ascoltato sin dai primi anni di studio in Conservatorio ed è diventata la “colonna sonora” della mia adolescenza. Un'opera dai “nascosti” connotati Metal! Durante gli anni ho cullato l'idea di farne una mia versione fondendola con la passione per il Metal e il Symphonic Metal.

 

Gianni: Immagino la difficoltà di arrangiare in chiave metal e registrare il tutto. Ci descrivi brevemente i passi fatti fino ad oggi? E quali sono state le maggiori difficoltà tecniche incontrate?

Mistheria: Le difficoltà possono essere anche minori o maggiori rispetto a registrare un album di musica originale, basta sempre avere le idee chiare e conoscere bene l'obiettivo da raggiungere. Finora non ci sono state difficoltà tecniche di rilievo, dato il livello eccelso di tutti gli ospiti del progetto, più che altro direi logistiche, dato che organizzare un insieme di oltre 70 artisti, un'orchestra e un coro non è il compito dei più semplici e raccomandabili, ma grazie all'impegno e alla passione di tutto il cast finora tutto va avanti ottimamente!

 

Gianni: A che punto siamo dei lavori?

Mistheria: I musicisti hanno quasi completato le registrazioni, ora sono in studio i cantanti. Il Coro “Angel Manolov”, condotto da Darena Popova, un fantastico ed epico insieme di 50 cantanti, è stato registrato all'inizio di Dicembre 2015 a Sofia (Bulgaria). Ora stiamo ci stiamo organizzando per la registrazione della “Sinfonietta Consonus Orchestra” di Michal Mierzejewski, condotta da Szymon Morus, a Gdansk (Polonia).

 

Gianni: Il progetto vede la partecipazione di un immenso numero di musicisti rock e metal. Innanzitutto in base a cosa avete scelto di ingaggiare un musicista piuttosto che un altro?

Mistheria: All'inizio del progetto sono stati invitati artisti con i quali avevamo già collaborato sia dal vivo che in studio. La risposta è stata eccitante ed abbiamo costruito la base del progetto. In seguito abbiamo iniziato a ricevere suggerimenti, sia dagli artisti già coinvolti, che dai nostri fans, e ovviamente abbiamo anche noi inviato altre proposte ad artisti più o meno noti, che ritenevamo eccellenti nel progetto per completare la formazione. Nel frattempo, e a seguire, fino ad oggi, abbiamo ricevuto tantissime proposte di partecipazione, e la fase dura è stata proprio questa, soprattutto per me che ho dovuto, con piacere però, analizzare ognuna di esse al fine di poter scegliere. E’ stato difficile ma necessario. Ovvio, gli elementi di scelta sono stati la qualità artistica e l'affinità stilistica con il progetto.

 

Gianni: Ti va di presentarci almeno qualcuno dei musicisti coinvolti?

Mistheria: Ne posso citare solo alcuni, l'elenco è davvero lungo (non me ne vogliano i non citati ma le interviste a volte sono così :) Dunque: Michael Lepond (SymphonyX), Mark Boals (Y. Malmsteen), John Macaluso (ARK/SymphonyX), Chris Caffery (Savatage), Edu Falaschi (Angra/Almah), Ruud Jolie (Within Temptation), Rob Rock, Dani Loeble (Helloween), Mark Cross (Scorpions/Firewind), Marco Sfogli (J. LaBrie), Andreas Passmark (Royal Hunt), Steve Di Giorgio (Testament), Atma Anur (T. MacAlpine), Mark Wood (Trans-Siberian Orchestra ), Anna Portalupi (Tarja Turunen), Victor Smolski (Rage/Almanac), Tommy Denander (Toto) e la lista prosegue su www.vivaldimetalproject.com (Sul sito potete ovviamente seguire da vicino l’evoluzione di questo lavoro e trovare tutte le ulteriori news di cui avete bisogno ndr)

 

Gianni: C’è qualche nome che state cercando ancora di reclutare?

Mistheria: Diciamo che ci sono grandi artisti ancora da annunciare... ultimamente abbiamo avuto necessità di altri violinisti solisti dato che gli arrangiamenti, come normale, hanno subito delle modifiche e/o evoluzioni in una determinata direzione

 

Gianni: C’è qualche artista invece che vi avrebbe fatto piacere avere con voi, ma che invece non è stato possibile coinvolgere, per un motivo o per un altro?

Mistheria: Si, c'è qualche artista che ci spiace non avere nel cast, come dici tu: “per un motivo o per un altro... “. Non possiamo fare nomi ma posso anche dire che siamo stra-soddisfatti e ultra-contenti del fantastico e straordinario cast di artisti che abbiamo!

 

Gianni: Pensi sia possibile realizzare un tour e portare quindi il tutto in sede live?

Mistheria: E' quello che stiamo iniziando a pianificare, anche dietro alcune richieste di una certa importanza che ci sono giunte. I nostri collaboratori e alcune agenzie sono già al lavoro su questo fronte, speriamo di poter annunciare presto grandi novità...

 

Gianni: Credi che in futuro ti cimenterai in altri progetti simili? Ci sono altri compositori o altre opere che ti piacerebbe arrangiare in chiave moderna?

Mistheria: E' un po' presto parlarne e già solo pensarci, dato che il VMP ci sta impegnando tantissimo sia in termini di tempo che energie. Possiamo dire che un'opzione c'è e se, a seguito del VMP, recupereremo le forze, abbiamo già qualche idea e un cast di musicisti pronti … ;-)

 

Gianni: Ringraziandoti per il tempo che ci hai dedicato, come al solito, lascio l’ultima parola a te…

Mistheria:  A nome dell'intero VMP, di tutto lo staff e gli artisti, ringrazio te Gianni e la redazione di “ALL AROUND METAL” per lo spazio dedicato al progetto. Un gran piacere da parte mia aver realizzato questa intervista e un abbraccio “sinfonico” a tutti i nostri fans, amici, e coloro che ci supportano da più di due anni. Siamo vicini al traguardo, continuate a seguirci!

releases

Damnation Gallery: l'inferno può attendere.
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Synthetic: un mix di varie sonorità che potrebbe colpire più di qualche ascoltatore!
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un "Best of" per ripercorrere la carriera di Mark Boals con le sue band
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Con questo quarto album i Marche Funèbre mostrano una crescita esponenziale
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un altro ritorno a lungo atteso con gli olandesi Arsebreed
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Autoproduzioni

Un debut album non propriamente per tutti quello dei Greybeard
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un po' troppi generi e sottogeneri convivono nel sound del debut album degli Aal
Valutazione Autore
 
2.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Ai Memoremains serve una chitarra più protagonista
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Prodotti del genere lasciano il tempo che trovano: tornano i Tension Rising!
Valutazione Autore
 
1.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
I Nyxem propongono un album interamente realizzato con sintetizzatori e suoni campionati
Valutazione Autore
 
1.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Winter Nights: Un melodic death poco melodic e tanto death
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

partners

No tabs to display

Login

Sign In

User Registration
or Annulla