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Luca Albarella

Luca Albarella

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GAME ZERO: Una Nuova Graffiante Realtà Capitolina!!

Mercoledì, 29 Giugno 2016 17:05 Pubblicato in Interviste

 Qualche settimana fa ho avuto modo di recensire per AAM il disco d’esordio di una band che a mio avviso ha ancora ulteriori frecce al proprio arco nel panorama dell’Hard Rock italico. “Rise” dei romani Game Zero ha messo in luce dunque tutte le potenzialità di un combo che a mio avviso come scritto in sede di recensione può fare un ulteriore salto di qualità. Rompiamo gli indugi e scambiamo quattro chiacchiere con i quattro rockers.

 

Luka:  Iniziamo con il frontman e autore di tutti i testi da quel che ho intuito. Mark tocca a te raccontarmi di tutte le avventure e i disastri che hai combinato negli anni e sapientemente riversato nei pezzi dei Game Zero. Probabilmente ti aspettavi un’intervista seriosa; spiacente, fino a quando questi loschi figuri non si decidono a pagarmi, il tutto è ai limiti del cazzeggio da bar. APPROFITTANE E ADEGUATI. Come viene su un pezzo dei Game Zero??? Chitarra e voce oppure vi mettete in sala prove a spaccarvi i maroni a vicenda?

 

Mark: Luka, innanzitutto sono molto contento che tu mi dia la possibilità di cazzeggiare. Mi piace molto questo approccio, per quanto ovviamente ognuno ha il suo stile e rispetto qualsiasi tipo di taglio si voglia dare ad un’intervista. In fondo è sempre un privilegio poter parlare del proprio lavoro. Hai intuito bene: sono io, nel bene e nel male, l'autore di tutti i testi. Ovviamente, come anche anticipi tu nel contenuto della domanda, sono tutte tematiche ispirate alla vita reale e vissuta. Ciò nonostante sarei in difficoltà a stabilire uno “standard” in questo senso. Non ho un tema preferito. Penso, in fondo, che mi piaccia parlare dei sentimenti, delle emozioni, almeno per il momento. E, inutile negarlo, almeno per me, i sentimenti “forti” sono quelli che mi ispirano maggiormente. Per quanto riguarda la modalità di creazione dei nostri pezzi, in genere le bozze vengono da me o da Alex. Poi, una volta creata una versione primordiale della song, Domino e Dave intervengono ed entrano nel processo creativo in modo determinante, apportando idee all'arrangiamento e dicendo la loro su quello che può essere sviluppato o, al contrario, gettato nel cestino. Il risultato di questo processo, porta alla nascita del brano. Naturalmente è una semplificazione. A volte è decisamente più complesso di così. Ti basti pensare che, ad esempio, l'arrangiamento di “Escape” utilizzato nel disco è la versione numero 38 del pezzo! 37 modifiche sono state necessarie per arrivare ad un risultato che ben esprimesse il feeling della canzone. Insomma… non sempre è un processo semplice e lineare.

 

Luka: Ok Mark, cazeggio a parte intuisco  dalle tue parole grande meticolosità in tutto ciò che concerne il songwriting e non solo. Chitarra solista è il Sig. Alexincubus. Mamma che paura. Da quel che leggo nella biografia sei un ex membro dei Theatres Des Vampires e a questo punto non posso esimermi da chiederti indiscrezioni di varia natura su Sonia Scarlet. Tanto non ci legge nessuno vai tranquillo. Credo che l’esperienza con i TDV sia stata un’ottima palestra per te. Ecco; cos’hai portato da quell’esperienza nel progetto Game Zero.

 

Alex: Eheh, Sonya è una vera vampira, perciò dovremmo parlarne la notte, ahahaha! Scherzi a parte i Theatres Des Vampires sono stati davvero una bella esperienza che mi ha portato a suonare su palchi internazionali fiancheggiando artisti molto importanti (Iron Maiden al Gods of Metal del 2000 su tutti!). Non solo, aver registrato 5 album mi ha fatto crescere molto anche dal punto di vista compositivo e chitarristico. Tutto ciò mi è stato molto utile nell’avviare questo nuovo progetto con i GAME ZERO.

 

 

Luka: Esperienza che indubbiamente ti ha lasciato segni di maturazione importanti. Le mie simpatiche attenzioni rivolte ora alla sezione ritmica. Voci ben fondate  mi hanno riferito che il ruolo di bassista è stato scelto esclusivamente per fattori estetici. Cercavano un elemento figo da poter essere da traino ai concerti per il gentil sesso. Domino; ora fingerai di essere professionale e cercherai di smentire raccontandomi fandonie. Nel frattempo fingerò di essere interessato anche al tuo lato artistico. Ho avuto modo di ascoltare una vostra intervista su una radio romana di cui mi sfugge il nome ora; intuito grande sinergia e positività fra voi nonché unione di intenti. Vai a ruota libera sul tuo apporto come bassista ma anche sulla componente umana di cui ho accennato.

 

Domino: Sicuramente c’è da dire che se han scelto me per fattori estetici allora i miei colleghi han bisogno di un bel paio di occhiali!!! No scherzi a parte!! Diciamo che ho iniziato a far parte del progetto “Game Zero” grazie alla chiamata di Mark con cui ho suonato in passato (lontano 2007) in altri contesti. Quando sono stato convocato, in contemporanea con Dave J, le canzoni pronte al momento erano tre ma col tempo, come ha detto Mark, ognuno ha dato il suo importante contributo alla stesura dei brani, musicalmente parlando, andando a modificare anche quei tre già fatti. Parecchie importanti idee sono nate da me e Mark la sera davanti ad un Pc con birra e pizza e relativi strumenti musicali perennemente collegati alla scheda audio del Pc stesso. Possiamo affermare che pizza e birra sono stati grande fonte di ispirazione per questo nostro album. Tutto il pacchetto è stato arricchito da una serie interminabile di ilari momenti ed immense risate tra noi!!

 

 

Luka: Pizzaioli della capitale siete avvisati; approfittate dei momenti di composizione dei Game Zero e mi raccomando una piccola percentuale al sottoscritto per la dritta. Ora tocca all’elemento più rude del combo e anche dalle foto del booklet direi che c’è poco da scherzare. Dave J. È il motore della band ed è colui che dopo i live costringe con reiterate percosse gli altri della band a smontargli la batteria. Dave quali differenze riscontri fra i tuoi ex compagni Dragonhammer e i tuoi attuali fratelli sia a livello umano che dal punto di vista artistico. Il lavoro del batterista in una band Hard ‘n Heavy indipendentemente dal genere credo sia indispensabile, di conseguenza anche la componente umana credo sia  pilastro fondamentale sul quale erigere un bel muro di suono; cosa ne pensi.

 

Dave: Le differenze principali rispetto al passato sono essenzialmente due: innanzitutto mi sento cresciuto e più maturo musicalmente (complice anche il mio progetto parallelo con gli Utopia, prog-metal band che con “Mood Changes” è al secondo album all’attivo, ti consiglio di ascoltarlo!), cerco di stare al mio posto senza strafare, suonando la batteria sia sul disco che in sede live in modo da valorizzare il brano e non me stesso, perché quello che facciamo con i Game Zero sono vere e proprie canzoni, energiche e soprattutto con ritornelli orecchiabili e quindi memorizzabili!L’altra differenza evidente è la magica alchimia che si è instaurata tra noi 4, alchimia fondata sull’amicizia, la simpatia e la voglia di fare qualcosa di bello, non senza discussioni o punti di scontro, ma tutto con un fine ultimo costruttivo! Mi ritengo molto fortunato! Tra l’altro conosco Alex da più di 10 anni, ci ho condiviso numerosi live ed è a tutti gli effetti uno dei miei amici più cari!

 

 

 

Luka: Dave saresti uno dei pochissimi batteristi che io conosco a non essere una prima donna; probabilmente la mia fortuna fantozziana persevera anche in questo ambito. Ritorniamo a Mark; domanda quasi di rito. Le tue influenze vocali, i tuoi frontman preferiti e ti chiedo: sei assolutamente soddisfatto di ciò che hai fatto in studio oppure avresti optato per soluzioni diverse. Il canto è forse lo “strumento” più esposto all’emotività umana e particolari momenti possono influire anche in uno studio di registrazione.

 

Mark: per quanto riguarda la prima parte della domanda, sono molti i cantanti e frontman che mi piacciono. Penso che, per ragioni diverse, molti di loro mi siano di ispirazione. Chi per il modo di cantare, chi per l'approccio sul palco, chi semplicemente per la timbrica. Anche se l'ispirazione è una cosa complessa da descrivere. Per esempio adoro letteralmente Matthew Bellamy dei Muse, ma sfido chiunque a paragonare il mio cantato al suo. Siamo davvero molto diversi. Amo molto anche Serj Tankian dei S.O.A.D., ma anche in questo caso la differenza è ampia. Insomma, ispirarsi non significa necessariamente “cercare di assomigliare a..”, anche perchè spesso non è proprio possibile. Come giustamente sottolinei, la voce è forse lo strumento più delicato e “personale” che esista. La seconda parte della domanda è molto facile: la risposta è SI. Sono molto soddisfatto del lavoro svolto sul disco. Sono però uno a cui piace molto sperimentare; quindi non significa che sul prossimo lavoro avrò lo stesso identico approccio. Anzi, conoscendomi, è molto probabile che vorrò sperimentare modi nuovi di usare la voce. In fondo, la sperimentazione è forse l'aspetto più appassionante e divertente di questo lavoro.

 

 

Luka: Mark dalle tue parole e dai cantanti che mi hai citato, credo che da te ci si possa aspettare veramente di tutto e devo dirti che è una cosa che apprezzo molto. Altra domandina per  Alex  altrimenti mi si offende. Da quel che ho intuito il feeling, l’alchimia fra te e Mark si è creata immediatamente. Immagino ci siano state tante idee buttate giù e il risultato poi è sotto gli occhi di tutti con il vostro “Rise”. A quale pezzo ti senti più legato e quale se potessi cambieresti qualcosa sia dal punto di vista del songwriting che a livello di produzione.

 

Alex: Esatto! Con Mark ci siamo trovati subito nel condividere sogni e progetti e soprattutto sul necessario approccio e impegno che ne derivano. Come pezzo scelgo “Time Is Broken”, perché è stato il primo a dare il via al tutto ed è quindi molto carico di… voglia di spakkare!!! Non ne modificherei nulla però, abbiamo sperimentato tutte le possibili soluzioni fino ad arrivare ad una versione finale per noi in linea con quanto volevamo esprimere.

 

 

Luka: Chiarissimo e sintetico. Ritornando al bassista figo. Domino anche a te vorrei chiedere quali sono le tue influenze musicali ma andando anche sul tecnico; ti chiedo che tipo di sound hai utilizzato in studio visto che il basso nei dischi metal e affini, soffre maledettamente, soprattutto nelle produzioni degli ultimi anni dove le dinamiche vengono messe in secondo piano a discapito di produzioni più quadrate e compatte. Vai a ruota libera.

 

Domino: Le influenze musicali sono svariate. Tra i vari bassisti quelli che più mi hanno influenzato ed ispirato sono Flea dei Red Hot ed in particolare modo i due mostri sacri Steve Harris e Geezer Butler. Da loro ho sempre apprezzato il tocco della mano destra, su cui fondamentalmente baso anche il mio modo di suonare, e la loro “arte” nel creare delle linee di basso veramente incredibili e soprattutto riconoscibili in qualsiasi contesto. Per quanto riguarda il sound che abbiamo cercato di utilizzare in studio ti posso dire che abbiamo puntato soprattutto alla ricerca di un suono che si fondesse in maniera perfetta con la batteria, pochissimi effetti, se non qualche punta di flanger in alcuni punti e della sana distorsione, e ho cercato di essere il più “dritto” e sintetico possibile sempre per puntare all’economia dei pezzi tenendo conto anche delle “regole” che il genere volendo impone. Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto.

 

 

 

Luka: Hai nominato tre grandi bassisti, a mio gusto personale prediligo Flea in quanto amo il groove che riesce a tirar fuori. Non amo tantissimo “il ferro” che tira fuori Harris pur riconoscendone doti tecniche e compositive indiscusse.  Dave ritornando a te, vorrei sapere com’è stato accolto “Rise” dalle webzine e magazine del settore. A volte scribacchini saccenti possono cadere in grossolani errori di valutazione e io purtroppo ne so qualcosa ritrovandomi anche nei panni di musicista. Ecco; la cosa che ho sempre trovato irritante, è la mancanza di rispetto verso chi comunque investe tempo e denaro con atteggiamenti da Sgarbi dei noi altri. Ti sei beccato una bella domandina dai. Vai a fiume, mi interessa molto il pensiero di altri artisti in merito.

 

 

Dave: Con orgoglio posso dire che per ora le recensioni e le critiche sono state del tutto positive, sia in termini di songwriting che di produzione. Abbiamo peraltro ricevuto molti commenti positivi riguardo il packaging ed il booklet, entrambi con una grafica molto accattivante e del tutto al passo coi tempi (opera di Fabio Timpanaro, fantastico artista con curriculum di tutto rispetto, Nuclear Blast ti dice qualcosa?!). Io leggo valanghe di recensioni online ogni settimana per aggiornarmi sul mercato odierno che è decisamente sovraffollato, in modo da effettuare un minimo “filtro” sui miei nuovi ascolti; ovviamente, come ho notato per le altre band, anche nel nostro caso abbiamo riscontrato recensori del tutto dediti alla loro passione, che hanno dimostrato di aver ascoltato e metabolizzato “Rise”, apprezzandone i particolari, altri invece con una vistosa fretta di svolgere il loro compitino. Ripeto, per ora non ci possiamo di certo lamentare, ma sarà nostro interesse al più presto registrare la nostra seconda prova in studio (già a buon punto in fase compositiva!), integrando tutte le critiche costruttive che abbiamo ricevuto e condensandole in un qualcosa di ancora più maturo e personale…d’altra parte, come puoi notare dall’eloquente copertina di “Rise”, i Game Zero non sono altro che una fenice che rinasce ogni volta dalle proprio ceneri per diventare migliore ad ogni successivo ciclo vitale!

 

 

Luka: Si effettivamente il lavoro di grafica è piaciuto tanto anche a me e sono certo che tirerete fuori un altro dischetto di spessore.  Ragazzi ultima domandina e poi la pianto di rompere. In questo caso ognuno è libero di rispondere; nel frattempo girerò i miei dati alla vostra manager in modo che possiate elargirmi cospicua somma per questa fantastica intervista. Com’è la scena romana ragazzi. Qualche anno fa ricordo c’erano voci di gelosie fra band che sconfinavano nella paranoia più acuta. Sia chiaro, in tutte le città italiane purtroppo è presente questo aspetto ma in alcune si rasenta il ridicolo. Approfitto a questo punto per chiedervi anche prossimi appuntamenti live ma anche eventuali altri spazi promozionali che siete riusciti a conquistare. Concludendo, lascio a voi i saluti finali sperando che questa chiacchierata sia stata di vostro gradimento.  

 

BAND:

Mark: devo dire che questo aspetto che sottolinei, e che in effetti è noto anche a noi, per il momento non è emerso nei nostri confronti. Anzi, fino ad oggi, soprattutto con le band del Roster di AGOGE, si è instaurato un ottimo feeling, spirito di collaborazione e sostegno. Poi ovviamente è tutto in divenire, ma speriamo tutti e quattro che l'evoluzione porti solo a tanto divertimento, passione e, perchè no, successo. In fondo se non fossimo dei fottutissimi egocentrici malati di protagonismo, non ci piacerebbe quello che facciamo! AHAHAHA! Sugli appuntamenti live lascio rispondere Alex, che è il metronomo della band su molti aspetti, compreso questo.

Alex: L’ambiente della musica riflette molto i vari aspetti della vita dove chi ottiene qualcosa è spesso bersaglio di invidie, critiche, etc etc. Detto questo le “chiacchere da bar” non ci toccano, andiamo avanti per la nostra strada accogliendo tutto ciò che possa farci crescere e migliorare!

Prossimi appuntamenti live: il più vicino sarà il 2 Luglio al Break.0 di Roma con i nostri compagni di etichetta i Dancin’ Crap; tutte le info a riguardo potete trovarle sul nostro sito www.gamezeroband.com

Per l’autunno avremo poi delle belle sorprese, su tutte il nostro singolo/video “The City With No Ends” che sarà parte della colonna sonora del simpaticissimo film di animazione “East End” prodotto dalla Ambi Pictures e distribuito per l’Italia dalla Koch Media. Vi aspettiamo perciò tutti al cinema non appena uscirà! 

 

SOVVERSIVO!!

Lunedì, 12 Maggio 2014 15:17 Pubblicato in Interviste

Qualche mese fa ebbi la fortuna di imbattermi in un prodotto italiano altamente competitivo. Mi arriva in posta un piccolo estratto e subito mi catapultai con un secco “SONO MIEI”. Magari fosse sempre così. Mi è capitato (fortunatamente raramente!! nda) anche di fracassarmi i maroni con prodotti senza né capa né coda e uno in particolare dove preso dalla frustrazione mi bloccai nel recensire e la situazione stava prendendo una brutta piega; fortunatamente tutto si risolse amichevolmente. Considerato a volte fra i più magnanimi di All Around Metal quella volta mi lasciai coinvolgere negativamente più del dovuto. Decisamente positiva invece la mia posizione verso la Band milanese Sovversivo, autori di un Hard Rock Moderno a tinte darcheggianti è stata trattata nel migliore dei modi dal sottoscritto perché il valore del prodotto, dal songwriting alla produzione per finire all’artwork è altamente competitivo. Completamente ignari di ciò che gli aspetta scambiamo qualche battuta con i quattro ragazzotti.
 
Luka ShakeMe: Ok ragazzi, direi di partire subito con colui il quale ho avuto il principale contatto attraverso questa webzine. Matteo Serra axeman del progetto Sovversivo, ragazzo molto loquace e disponibile al dialogo. A dir la verità gli ho promesso di non essere troppo monello in questa intervista. Matteo mi spiace dovevi pensarci prima, troppo tardi. Inizia a farmi due scatole di rito con la solita minestra riguardo le origini della band, quanti casini ci sono stati prima di arrivare a questa stabilità e quante chitarrate sono volate in sala prove. Vai inizia pure che io intanto mi metto comodo fingendomi interessato.
 
Matteo Serra: ciao Luka, grazie per i complimenti e per la tua recensione, siamo felici che il disco ti sia piaciuto sotto ogni aspetto; per quanto riguarda la tua prima domanda,se vuoi posso passare direttamente alla seconda, saltando la nostra biografia che ormai già tutto il mondo conoscerà...ahah,comunque giusto per quei pochi che ancora non hanno avuto il piacere di interessarsi a noi, dire che fin dagli inizi, era il 1998, praticamente preistoria, non abbiamo avuto chissà quali casini come pensi tu, a parte il cambio di 2 batteristi, con i quali siamo comunque rimasti in ottimi rapporti di amicizia..quindi puoi tranquillamente smettere di annoiarti e riprendere con le domande ahah
 
 
L SM:  Che personaggio noioso mi si sta profilando. Ragazzi il buon Matteo mi ha chiesto se era possibile far intervenire tutti. Ma non avrei potuto chiedere di meglio e quindi tocca alla voce della band Andrea Uboldi. Mettiti bello comodo perché ora ci si diverte. Prima di tutto complimenti per la foto scelta per il booklet, ti fa molto “aoooo so figo e so gagliardo…tsè” Te in realtà volevi fare l’attore comico giusto? Poi preso dalla frustrazione ti sei dato al canto. Il tuo timbro caldo e pieno a tratti tagliente mi ha lasciato pensare come ho scritto in recensione a Chris Boltendhal ma anche a Scott Stapp  in alcune cose. Riconosco anche un approccio molto moderno senza troppi fronzoli. A mio avviso perfetto per il sound dei Sovversivo.
 
Andrea Uboldi:
 Ahahaha, ovviamente per la foto abbiamo usato molto Photoshop…come oggi si usa fare per i super-calendari di tutte le modelle!! Ti ringrazio per gli accostamenti fatti parlando della mia voce, sicuramente l’approccio è molto moderno e senza fronzoli come da te descritto ed è quello che forse rende diretto ed immediato il messaggio che le varie canzoni del cd vogliono trasferire. Effettivamente il timbro di voce è uno degli aspetti che caratterizzano il nostro sound e nel bene o nel male lo rendono secondo me difficilmente collocabile ed etichettabile. Speriamo che questo possa essere uno dei nostri punti di forza.


 
L SM: Capisco; quindi ti hanno “photoshoppato” alla grande? Avverto scoramento nelle tue parole. Non pensarci dai. Federico Gassa bassista e basista dei Sovversivo. Come vedete tutto torna, una band con un nome del genere ha bisogno di un basista per le proprie losche attività. Federico, tranquillo siamo soli non ci legge nessuno. Sei stato raccattato in un quartiere malfamato e ti hanno piazzato un basso addosso come copertura. Ciò nonostante a mio avviso sei riuscito a dare un apporto misurato e preciso al sound generale. I bassisti prime donne non mi sono mai stati simpatici, aggiungo inoltre che raramente in dischi del genere si percepisce l’incedere caldo del basso. Credo che la “manina” aor di Alessandro Del Vecchio abbia dato il suo apporto.
 
Federico Gassa:
Quando scriviamo  dei pezzi una delle cose che ci interessa ottenere è la Botta…e per far questo crediamo sia importante avere una fase ritmica solida e presente…quindi cerchiamo di eccedere poco con personalismi (e quando lo facciamo c’è subito Teo che con una bacchettata sulle mani ci riporta verso il pezzo!!) ma creare una solida base per il pezzo. …per rendere al meglio questa impressione, poi, serve un ottimo lavoro suoi suoni, e chi meglio di Alessandro Del Vecchio? Beh, basta mandare un minuto dell’album per sentire l’ottimo lavoro fatto da lui e come sia stato in grado di far sentire la tanto ricercata Botta.
 
L SM: Eh si….le BOTTE sono il sale del rock ‘n roll.  Per concludere il giro iniziale chiudiamo con il motore della band Gianluca Luci. I batteristi sono una brutta razza, meglio non scherzarci troppo, però sono anche quelli che dopo aver smadonnato alla grande perché sono gli ultimi a smontare il circo poi si fanno consolare dalla ragazzotta di turno tutta infoiata dai muscolazzi sudaticci. Gianluca ho apprezzato il tuo stile potente ma colorato e melodico perfettamente coeso con il basso e potrebbe sembrare una cosa scontata ma ho avvertito la sensazione di un affiatamento molto forte di una band in generale che suona insieme da tanto.
 
Gianluca Luci:
 Non tutti i batteristi sono come li descrivi tu. Io ad esempio sono un tipo molto tranquillo perché a fine concerto alla strumentazione  ci pensa la crew ed io insieme agli altri vengo subito portato con l'elicottero in albergo  dove ho tempo di sistemarmi, in attesa , certo, delle ragazze. Plurale.

L'affiatamento è di sicuro uno dei punti di forza della band: sappiamo tutti molto bene in che direzione devono andare le cose quando scriviamo e le parti di ognuno sono il risultato di questa consapevolezza. Mi piace come definisci il mio drumming, "potente ma colorato e melodico", direi che ci sta tutto. La coesione col basso è una regola, ma nel nostro caso penso che i 2 stili, mio e di Fede, si "incastrino" alla perfezione dando quel qualcosa in più al risultato finale.  


 
L SM: Come mi piace questo ragassuolo, molto umile e con i piedi ben piantati per terra nel raccontare balle colossali. Matteo ritornando a te. Il tuo sound decisamente grosso a tratti mi ha ricordato Zakk Wylde per gli armonici pur notando una discreta versatilità esecutiva specie nei soli. Qual’ è il tuo background di studio e la tua principale fonte di ispirazione. Il chitarrista che quando eri piccolo ti ha folgorato portandoti ad imbracciare la chitarra. Approfitto anche per chiederti quali sono attualmente le cose che prediligi ascoltare e alle quali in un certo senso potresti anche involontariamente attingere.
 
M.S.: Ci vorrebbero 10 pagine per elencare tutti i chitarristi che mi hanno influenzato e che mi piacciono, ma cercherò di essere un po' più breve! Mi sono sempre piaciuti i chitarristi di band formate da una sola chitarra, forse perché la maggior parte delle band che hanno fatto la storia del rock avevano un solo chitarrista?!...Non so, forse effettivamente loro avevano quel qualcosa in più..se devo dirti il primo assolo che ha attirato la mia attenzione quando ero piccolo è stato quello di "The Final Countdown" di John Norum, avevo 8 anni e ancora non pensavo minimamente di iniziare a suonare la chitarra..infatti ho iniziato a suonare molto tardi..a 18 anni...altro chitarrista che sicuramente mi ha spinto verso la chitarra è stato Brian May, mi è sempre piaciuto il suo suono inconfondibile e i suoi assoli ultra melodici..tuttavia quando ho iniziato a suonare, grazie anche ad un amico, mi ero appassionato ad Angus Young e agli AC/DC; ovviamente ho avuto anche io come tanti credo, il mio periodo in cui ascoltavo e studiavo i grandi maestri solisti come Steve Vai, Satriani, Steve Morse etc...però ho sempre preferito i chitarristi che hanno fatto carriera con la loro band, perché  penso che sia più difficile far parte di una band e mettersi al servizio della canzone, considerando che il protagonista è e deve essere prima di tutto il cantante..quindi come non nominare Van Halen, tutti i chitarristi di Ozzy, da Randy Rhoads a Jake E.Lee fino ad arrivare come ben dicevi tu a Zack Wilde..devo però farti assolutamente due nomi che per me sono stati fondamentali, Vito Bratta dei White Lion e Criss Oliva dei Savatage; attualmente ci sono davvero moltissimi chitarristi in giro fenomenali..il primo che mi viene in mente è Gus G. e si ritorna sempre ad Ozzy!
 
 
L SM: Andrea, una domandina facile per te ma alla quale possono accodarsi gli altri se vogliono. Da te nello specifico vorrei sapere com’è stato lavorare con Alessandro Del Vecchio ma soprattutto visto che sei la voce, se hai avuto modo di confrontarti con lui anche dal punto di vista vocale essendo Del Vecchio anche un noto vocal coach con una voce importante tra le altre cose.
 
A.U.:
 Sfortunatamente abbiamo conosciuto e ci siamo affidati al mixaggio di Alessandro soltanto dopo aver registrato i pezzi e quindi non ho avuto il piacere di confrontarmi con lui sulle linee vocali dei pezzi, sul modo di cantare e su come interpretare un passaggio piuttosto che un altro.

Questa è sicuramente una cosa che mi piacerebbe molto fare in futuro anche perché le sue qualità sono indiscusse e con lui ci siamo trovati davvero bene.
 
L SM: Ritornando al nostro “basista”. Federico l’aspetto live per una band è decisamente importante, mi rendo conto però che oggi è diventata davvero dura un po’ per tutti. Devi sapere che io porto avanti una battaglia contro le cover band senza problemi pur sapendo che molti amici hanno progetti simili. La risposta che spesso mi è stata data al mio: “perché……?” è : “ io lo faccio per soldi” . Ok, il sottoscritto spesso e volentieri si è ammutolito non riuscendo o meglio rinunciando a far capire a queste persone che con un cachet medio di 250 euro a serata…..continua tu senza problemi….vai tranquillo….
 
 
F. G.:
Ci sarebbero migliaia di gruppi da far suonare che potrebbero così far crescere la qualità e la caratura del movimento rock italiano?!...Beh…Discorso troppo difficile da far capire anche a certi gestori di locali…
 
L SM: Effettivamente ognuno porta l’acqua al suo mulino e forse mi rendo conto che è una battaglia persa. Gianluca il missaggio del disco è stato affidato ad Alessandro Del Vecchio come già detto, parlami del grande Dennis Ward che ha offerto la sua esperienza in sede di mastering. Il suo approccio nei vostri confronti com’è stato e in che rapporti siete tutt’ora. Tra le altre cose lo vedo abbastanza attivo sui vari social network.
 
G. L.:
 In realtà la collaborazione con lui è avvenuta sempre tramite Alessandro Del Vecchio. In ogni caso non c'è molto da dire quando lavori con persone di quel calibro: il master è una di quelle cose che possono richiedere infinite revisioni, invece lui al primo colpo ha piazzato li il suono giusto. Del resto dando uno sguardo al suo curriculum ti rendi conto che non potrebbe essere altrimenti. Si è dimostrato quindi un gran professionista, molto corretto e disponibile  e non ultimo, mi ricordo che ha dimostrato tutto il suo apprezzamento per il disco con un sms piuttosto esplicito. Aggiungo una nota personale: trovarsi al GOM mentre sul palco c'è il tuo idolo di sempre (Mr. Michael Kiske, applauso), potersi voltare e dire "ehi, quello li di fianco, col basso in spalla, ha fatto il master del mio album"...  non è male ehehe.


L SM: Ora volendo essere serio; credo che una sensazione del genere possa suscitare forti emozioni e motivazioni ripagando anche se solo in parte dei sacrifici fatti. Una domanda alla quale voglio rispondiate con un aggettivo o almeno in modo sintetico. Cosa provate interiormente quando fate musica, componete o vi esibite. Mi interessa conoscere l’emotività di ognuno di voi. So che molti musicisti legati soprattutto al mondo Heavy Metal tendono a nascondere le proprie emozioni.

Non nascondiamo le nostre emozioni, ma spesso si hanno delle difficoltà ad esprimerle… La musica è "semplicemente" il modo migliore e più genuino che abbiamo per riuscire a farlo. Quando si suona inoltre si riesce ad entrare in un'altra dimensione, ci si dimentica di tutto il resto e ci si sente bene!

 L SM: Perfettamente d’accordo ragazzi Viste le premesse iniziale avete temuto il peggio e in conclusione le considerazioni finali le lascio a Matteo riguardo progetti futuri, eventuali live e tutto ciò concerne la promozione di “Falling Deep” augurandovi il meglio ma soprattutto  continuare a divertirvi e nel creare che ci sia sempre un continuo scambio energetico tra voi e coloro che vi seguono usufruendo della vostra arte.


Grazie Luka, nonostante “Falling Deep” sia appena uscito, siamo giá al lavoro per comporre un nuovo disco al più presto, nel frattempo abbiamo in programma nei prossimi mesi nuovi live e magari qualche data fuori dall'Italia!
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



UN CALDO E AVVOLGENTE HARD ROCK ITALIANO!!

Martedì, 04 Febbraio 2014 10:54 Pubblicato in Interviste

Qualche settimana fa ebbi il piacere di recensire un lavoro di puro Hard Rock cantato in italiano; un lavoro fruibile da chi ascolta Hard Rock ma anche da fruitori del classico rock italiano ma vogliosi di cimentarsi con una band carica di personalità nonostante sia nettamente fuori dal mercato discografico. La band capitolina ha un asso nella manica. Probabilmente invidiata da tantissime band si fregia di poter annoverare fra le sue fila una grandissima ugola. Ho il piacere di scambiare qualche battuta con Giorgio Lorito, portavoce e frontman degli Ushas.

 

Luka ShakeMe: Salve Giorgio, benvenuto su Allaroundmetal. Cercherò di essere buono non preoccuparti. Questa volta complice l’occhio vigile della vostra manager Dizzy sarò più fra le righe sperando di non slogarmi la mandibola  per gli sbadigli. Partiamo subito a bomba su “Verso Est”. Album granitico dalle peculiarità lontane dal classico “Soft Rock” italiano. Osare oggi giorno è l’unica soluzione per ritagliarsi uno spazio di fedelissimi, evitando di parlare di successo perché ci sarebbe da tirare in ballo altre situazioni e magheggi troppo noti.

 

Giorgio Lorito: Ciao Luca, per cominciare ti dico che ciò che abbiamo creato per quest’album è venuto in maniera spontanea, non ci siamo risparmiati e non abbiamo cercato troppi compromessi, ognuno di noi è in realtà ciò che si sente nell’album, non siamo in cerca di notorietà scontata e spicciola ma ci interessa far ascoltare il più possibile quello che abbiamo da dire, comunicare e trasmettere con il nostro sound e lo facciamo salendo sul palco, alzando i volumi e sudando in sala prove.

 

L SM: Giorgio da come ho potuto leggere in una vostra bio il progetto USHAS non è propriamente nato ieri; immagino ci siano stati cambi di formazione e altre motivazioni che abbiano rallentato il tutto.

 

G L: Gli Ushas li ha fondati il fratello/chitarrista Filippo Lunardo, una miriade di anni fa, giorno più giorno meno. Al mio arrivo nella band trovai l’attuale bassista Guido Prandi e Damiano Malvi alla batteria, quest’ultimo lasciò la band e la sua vita nel mese di maggio 3 anni dopo, lasciandoci un vuoto incolmabile. Ma continuammo, con forza e comunque fino ad avere la formazione attuale, la formazione per creare un disco.

 

 

L SM: Come avrai potuto notare recensendo “Verso Est” sono rimasto molto colpito dalla tua voce azzardando ad esempio il paragone con il grande Jorn. Quali sono state le tue principali influenze e a chi ti senti particolarmente vicino stilisticamente.

 

 

G L: Ti ringrazio per il complimento. Io sono cresciuto con le voci del Rock per eccellenza come Ian Gillan, Robert Plant, David Coverdale e per quanto riguarda gli italiani, una delle voci che mi ha sempre catturato più delle altre, anche per la completezza di tecnica ed espressione è senza dubbio quella di Demetrio Stratos. Poi, stilisticamente, mi ispiro sia a Gillan che a Plant, l’uno per la tecnica e l’altro per il blues che sento in ogni nota.

 

 

L SM: Ho sempre pensato alla composizione di un pezzo comead un viaggio estremo in se stessi. Un percorso a volte dispendioso energeticamente a tratti sofferente. Credi sia eccessiva la mia disamina? Cosa ne pensi. A questo punto puoi dirci come nasce un pezzo degli USHAS o chi ha un ruolo determinante in sede compositiva.

 

 

G L: Certo! Filippo è una fornace di RIFF e da essi nascono i pezzi della band, lui li porta in sala prove e da lì iniziamo a “giocare” e “jammare” finche le idee prendono la forma del brano, anche grazie al bassista e il batterista che con le loro sfumature rendono le composizioni ancora più personali. Poi arriva la mia parte, inizio a creare una linea melodica e successivamente “Phil” lavora ad un testo che poi andrò a modificare, tagliare e adattare prevalentemente con una costruzione in  pentatonica per dare un’espressione più blues. Ecco come creano gli Ushas! Poi il “viaggio” è a metà strada.

 

 

L SM: A questo punto hai carta bianca per iniziare a parlare dei singoli elementi della famiglia USHAS. Spulciando qualche foto ho percepito anche questo aspetto; la band come una vera famiglia e non credere che sia tanto scontato avere un forte legame all’interno di una band. Vai a ruota libera Giorgio.

 

 

G L: Per quello che riguarda il rapporto di Band è proprio come dici tu, è una famiglia, ma una di quelle buone, che anche in silenzio i suoi componenti riescono a capirsi e a spalleggiarsi. Quando perdemmo il batterista per un’incidente stradale, ci sentimmo demotivati, tristi, senza voglia di rientrare in quella sala troppo vuota che ci aveva visto diventare così uniti, così “fratelli”, eravamo in dubbio se proseguire o no sulla strada Ushas, ma è stata proprio questa mancanza a farci ritornare a provare e a condividere ancora molti suoni, idee e storie. Chiunque sia venuto dopo ha potuto constatare questo. Filippo è un po il “saggio” della band, ha delle ottime orecchie sia per ascoltare buona musica sia per ascoltare le idee o le incertezze di ognuno di noi. Guido è lì e sai che ci sarà sempre sia nella vita sia nel groove. L’ultimo ad entrare nella band è stato Giorgio Ottaviani,  subito si è integrato nel nostro modo di essere, e personalmente ci calza a pennello sia umanamente che percussivamente.

 

 

L SM: Veniamo all’unica nota dolente di questo lavoro. Mettiamola così. A volte mi sono “arrabbiato” perché pur apprezzando il lavoro in sé, i pezzi, ecc. sapevo che non avrei potuto dare il massimo dei voti per via di una difficoltà nell’esprimere concetti legati al vostro moniker e di conseguenza a “Verso Est” in modo fluido, semplice e allo stesso tempo di rilievo. Umilmente chiedo venia dunque se sono stato forse troppo critico su questo aspetto ma credo che purtroppo la nostra odiata-amata lingua madre navighi decisamente contro al Rock quando appunto si cerca di affrontare discorsi più impegnativi. Non voglio più dilungarmi; a te la parola Giorgio.

 

 

G L: Guarda Luka, personalmente penso che la nostra lingua sia una delle più belle e musicali al mondo. L’errore “italiano” nel rock, secondo me, è stato quello di non approfondire lo studio della melodia in questo genere, non rispettando i giusti canoni si cade quasi sicuramente nel canto all’italiana, la melodia  scontata su armonie sentite e risentite. In realtà bands in passato ci sono state, bands coraggiose che hanno osato e all’epoca c’erano anche etichette discografiche che puntavano tanto sul rock italiano, cosa che adesso è quasi un’utopia. Noi abbiamo aspettato così tanto prima di registrare l’album anche per questo, perché non trovavamo qualcuno che avesse il coraggio di mettere il suo timbro sul nostro lavoro, cosa che è successa nel momento in cui abbiamo iniziato il rapporto discografico con Agoge Records, etichetta che ha avuto rispetto per le nostre idee e ha apportato ad esse anche qualcosa in più!

 

 

L SM: Una domanda che ho fatto di sovente perché sento questa cosa come inspiegabile riguarda il rapporto tra le varie band; collaborazione, scambi di serate o semplici rapporti umani raramente idilliaci. Credi sia una situazione assolutamente legata al nostro bel paese? Io vedo tanti orticelli piccini destinati a diventare aridi.

 

 

G L: Noi per fortuna abbiamo molte bands amiche con le quali abbiamo avuto il piacere e la voglia di condividere il palco, a livello umano abbiamo rapporti spettacolari anche con musicisti solisti con i quali ci piace condividere sia storie di band che storie di vita nonché la vita stessa. È capitato di condividere il palco con persone che credevano d’esser i migliori musicisti al mondo e in quel caso la fa da padrona la mancanza di umiltà anche umana, rapporti brevi che naturalmente sono sfumati con le luci del palco a fine show.

 

 

L SM: Ascolta Giorgio proprio non riesco a restare buono. Confermi che un artista inizia a fare musica per avere attenzioni da parte del gentil sesso? Ti lascio due alternative. Darmi ragione perché alla filosofia dei musicisti credo poco o darmi ragione perché sono un prepotente folle scribacchino dall’altra parte della barricata. Aspetta che mi siedo bene. Voglio i dettagli più scabrosi e ovviamente il numero di groupies che ruotano intorno a voi.

 

 

G L: AHAHAHAHAH! Di groupies neanche l’ombra, anche perché bene o male siamo tutti impegnati sentimentalmente con ragazze che ci sostengono anche sotto il palco, diciamo che siamo abbastanza puliti e limpidi nei rapporti che intendiamo mantenere, sentimentalmente e non. Per quello che mi riguarda non ho memoria di quando abbia iniziato a pensarla da musicista, ero piccolo quando i miei mi hanno avvicinato al piano e l’ho vista sempre abbastanza seria la storia di dare il massimo durante lo show, quindi le “distrazioni”, anche se ci sono state, ho cercato di tenerle sempre a bada, per il bene mio e della band. Certo è un po’ triste e seria ma è la verità.

 

 

L SM: Siamo alle battute finali e credimi non ti ho strapazzato come avrei voluto. Ciò nonostante lascia un saluto finale e illustra ai lettori le prossime mosse USHAS, magari video clip in arrivo?

 

 

G L: Abbiamo molte idee da sviluppare, una di queste è proprio il video clip, posso solo dirti che riguarda Desperados, per il resto ci affidiamo ad un giovane regista talentuoso che risponde al nome di Mirko Vigliotti, anche lui un vulcano di idee.

 

 

 

Ragazzi il Rock italiano è vivo e vegeto ma se la nostra attenzione la riponiamo sempre e solo sui soliti dinosauri i sacrifici fatti da band valide saranno vani. “Verso Est” è un album che riscrive vecchie coordinate purtroppo perse ma proprio per questo merita una chance. 

Quante volte vi sarà capitato di emozionarvi ascoltando un cd o almeno di sentire l’adrenalina scuotervi per tutta la durata del disco? Raramente a me è capitato; potrei citare “New Jersey” dei Bon Jovi oppure “The Final Countdown” degli Europe ma ero piccino e quindi probabilmente la novità a scoprire il “Rock duro” mi aveva completamente travolto. Potrei citare gli stessi Litfiba di “Terremoto” e per tornare in ambito internazionale “Images and Words” dei Dream Theater e “Operation Mindcrime” dei Queensryche; per arrivare a un piccolo gioiellino aor quale “Address The Nation” degli svedesini H.e.a.t che in poco tempo ha davvero sbancato su tutti i fronti. Qualche settimana fa su questo portale ho avuto il piacere di recensire un progetto Hard Rock/AoR che mi ha per certi versi riportato al piacere di rigirarmi custodie e booklet dei lavori di cui ho accennato e credo di aver recensito il disco in un paio d’ore scarse. L’omonimo lavoro degli italianissimi Thunder Rising è stato praticamente divorato dal sottoscritto e fremevo all’idea di poter intervistare il leader Frank Caruso chitarrista, producer e arrangiatore di indubbio talento e grande umiltà; come tutti i veri grandi del resto.

 

L.A. “Frank benvenuto su Allaroundmetal, ti anticipo subito che non è mio costume fare interviste canoniche e a tratti noiose quindi se vuoi  puoi tranquillamente abbandonare il campo ovviamente non prima di avermi pagato per le belle parole spese nei tuoi confronti. Ti farò contattare per il mio onorario ma nel frattempo potresti presentarmi questo bel progetto se non erro nato da un tuo incontro fortuito dopo tanti anni con il batterista Corrado Ciceri”

 

- Ciao a tutti ed innanzitutto un ringraziamento per le parole spese per THUNDER RISING, che ti assicuro mi gratificano non solo perché positive, ma per l’altissimo livello di competenza che ho letto fra le righe… confesso che in 20 anni di discografia ho letto di tutto, anche l’inimmaginabile….

Veniamo a noi! Dici bene, ho incontrato casualmente Corrado Ciceri tornando dal mio solito aperitivo in centro…. E chi trovo? Il mio ex batterista e amico di…. 25 anni fa? Forse più…. Era il 1986 e avevo formato una cover band dal nome FIREHOUSE, forse gli americani non esistevano ancora, non so, e di certo non c’era internet per verificare! Il nostro repertorio guarda caso era Bon Jovi e Europe, stavamo vivendo quel momento musicale “in diretta”, e facevamo il pienone ai teatri! La band faceva sul serio e inizia a scrivere delle canzoni, poi arriva il primo contratto discografico in anni in cui per le band italiane non c’era praticamente spazio. Da li inizia la mia avventura; 2 album con i FIREHOUSE, poi un rimpasto di formazione e con Corrado ci perdemmo…. Io fondai la prog. Band ARACHNES e stringendo accordi con Scarlet Records con ottimi risultati a livello mondiale, con 8 album all’attivo e 2 cd per il mercato Giapponese. Stanco del power-prog metto in piedi il progetto Shred/guitar  STRINGS 24 con cui pubblichiamo 2 album, il primo per Lion Music e il secondo (SPEAK) per VIDEORADIO, in mezzo un progetto Gothic con una splendida voce femminile…. (Darklight) e ora eccoci qui ancora con la voglia di fare!

 

L.A. “ A quanto pare mi trovo di fronte ad  uno stacanovista della musica; mi ricordi un certo Gary Hughes  che fra dischi solisti e album dei Ten praticamente non è mai fermo. Tornando a Thunder Rising ha come punta di diamante un angelo biondo che risponde al nome di Mark Boals. Condividi con noi poveri mortali la collaborazione nata con questo grande singer sopravvissuto all’isteria di Malmsteen. Non so come faccia a vedere il microfono con il nuovo look da figaccione ma quel che conta è la prestazione da vero fuoriclasse che ha regalato a questo lavoro”

 

- Non ci credevo…. Nel 1986 con la mia band abbozzavamo “You Don’t Remember” e “Trilogy”; io e Corrado ce la facevamo, ma il cantante no! Mark era il nostro idolo…

Era la primavera del 2012, stavo facendo un giro su Facebook e nelle proposte di amicizia che il programma fa mi esce Mark… invia richiesta amicizia. Dopo 2 giorni accetta… Dopo pochi giorni pubblico la foto della mia nuova Harley e coincidenza vedo che Mark posta la foto della sua Harley sul molo di Santa Monica in California. Gli scrivo che ha una splendida moto e invio la foto della mia e mi risponde che anche a lui piace molto la mia, molto simile! Iniziamo a parlare di Harley quindi, prima via messaggi poi via chat. Dopo un po’ di giorni gli dico che sono un musicista e gli racconto di ARACHNES, mi dice che li ha sentiti perché negli States e su i-tunes aveva visto il mio cd e gli era piaciuto. Ovviamente un onore per me, detto dal cantante di Malmsteen!

A quel punto gli racconto che stavo chiudendo una produzione televisiva, con delle musiche Rock ma con degli arrangiamenti orchestrali che io immaginavo interamente strumentali (era il futuro Without you…) e lui mi disse: “would be nice to sing on this music!”. Se ho capito bene Mark mi stai dicendo che vorresti provare a cantare su questa song? E lui mi disse “Si Certo!”

Gli inviai così la sola base, e dopo un paio di settimane mi inviò il brano cantato con 2 diverse melodie, chiedendomi di scegliere quale secondo me fosse più efficace!

Fu un momento magico, perché lì capimmo che potevamo lavorare insieme, a Mark piaceva il nostro Sound! Già adoravo il suo timbro vocale, e in quel momento ho scoperto la sua grande capacità nello scrivere le linee melodiche, che non so per quale motivo pensavo ai tempi avesse scritto Malmsteen… no, Mark è un vero cantante che fa tutto da solo! Da li iniziammo a sentirci in modo molto più fitto per poi incontrarci in Europa e definire il resto del progetto.

 

L.A. “Posso solo immaginare cosa potessi provare quando un cantante del suo calibro  condivise in pieno la causa con umiltà e determinazione.

Ascoltando il vostro prodotto non ho potuto fare a meno di notare una moltitudine di sonorità tutte magistralmente convogliate in un rock duro melodico e allo stesso tempo moderno. Come se AoR/hard rock classico e hard rock moderno fossero stati messi in un bel frullatore e ne è uscito un lavoro capace di accontentare un po’ tutti i fruitori di questi generi. Non è assolutamente scontato il fatto che chi ama i Bon Jovi poi possa amare i Creed o gli Alter Bridge. Sei d’accordo con la mia disamina?”

 

- Sono perfettamente d’accordo con te, e non poteva essere diversamente: la mia formazione musicale e quella degli altri membri della band viene da Bon Jovi e dal magico decennio degli ’80, e tutti noi poi abbiamo esplorato altri mondi musicali.

Io personalmente poi ho militato non solo negli ARACHNES e quindi nel Power-prog, ma anche nel mondo televisivo e della pubblicità, toccando stili e sonorità sempre diversi, sempre moderni, ed ecco il risultato!

 

L.A. “Credo sia arrivato a questo punto di presentarci i tuoi compagni di viaggio e un breve background sui loro trascorsi; musicali si intende, magari in privato l’inciucio regnerà sovrano ma per ora proviamo a presentarli degnamente”

 

- No no, se dopo 25 anni sono ancora qui forse è anche perché non mi piace barare….

Corrado Ciceri è un ottimo Drummer dal grande talento e soprattutto dal grande suono! La vogliamo capire che un batterista rock non deve andare solo a tempo ed essere veloce? Deve avere un suono rock! Non quello di un orologio! Ha grande esperienza sul palco e con i Wine Spirits, oltre all’esperienza discografica,  ha condiviso lo stage con artisti del calibro di Glenn Hughes e molti altri. Gabriele Baroni è il mio braccio destro: sound engineer insieme a me in studio e bassista già di Arachnes e Strings 24, credo non abbia necessità di altre credenziali! Andy Ringoli chitarrista dal grande groove e talento, ruvido, rock’n roll, con una militanza attiva anche discograficamente con ottimi risultati fino in giappone con  gli Homerun
Il cantante non ve lo presento…

 

L.A. “Si il cantante non lo presentare non l’ho fatto nemmeno io in recensione, azzo e che rispetto; poveraccio!!

Frank devi sapere che ho una sorta di odio amore nei confronti delle case discografiche e in generale di coloro che cercano di lucrare su un prodotto artistico fregandosene altamente di ciò che c’è dietro. Se da un lato senti il loro appoggio gratificante e incondizionato dall’altra però a volte è l’inizio della fine. Promesse non mantenute e promozione decisamente minimale rispetto alle premesse iniziali. Videoradio mi sembra abbia scommesso alla grande su di voi considerando un genere che non gode più dei clamori di un tempo e che in Italia solo la Frontiers Records resiste anche in campo internazionale”

 

- Bella domanda che condivido appieno nella fase di analisi. Le case discografiche sono state per buona parte la causa della morte della discografia, per aver imposto dei ricarichi impensabili sul prezzo di vendita (tra distribuzione/rivenditore ecc.) per non voler rinunciare ad un centesimo anche nel momento in cui si rendevano conto che il mercato stava morendo… per riconoscere poi all’artista una miseria. Forse in molti non sanno che dei 15/20 euro del prezzo di vendita, all’artista ne arriva 1, se va bene… altrimenti centesimi…. E nessuna casa discografica oramai paga alle band i costi di registrazione, fatevi i conti quindi…

Detto questo purtroppo delle case discografiche non si può fare a meno, e qui un po’ me la prendo con l’editoria; molte testate infatti si rifiutano di recensire materiale se non pubblicato su CD, quindi escludendo le pubblicazioni in solo digitale. Questo è un deterrente che da un lato tutela le rivista dall’incappare in produzioni non professionali che chiunque potrebbe pubblicare in digitale, ma dall’altro riporta le case discografiche al ruolo di “deus ex Machina” del tutto.

A questo punto si tratta di scegliere, per noi artisti, quelle case discografiche che possano essere più oneste e orgogliose del prodotto e dell’artista che stanno mettendo sotto contratto, e in questo caso non ho avuto dubbi fra i nomi che hai citato nel prediligere VIDEORADIO, e ringrazio ancora Beppe Aleo per la spinta e l’entusiasmo che ci ha trasmesso nella fase finale della produzione. Beppe non solo è un discografico, è un Talent scout, è molto diverso. Credo di essere stato chiaro no?

 

L.A. “Chiarissimo, esaustivo come pochi avrebbero fatto. In effetti parecchi discografici dimenticano che produrre cd non è esattamente come produrre pizze o dolciumi con tutti il rispetto per chi opera in questi settori. C’è arte e sogni da condividere con se stessi e con chi ti ascolta. Per loro e non per tutti fortunatamente, ci sono solo numeri. Aleo sarà stato completamente rapito dal vostro progetto da grande amante della musica raffinata. Tocchiamo l’aspetto promozionale. Considerando la distanza proibitiva con Boals come intendete muovervi sul fronte live? Opterete per un session italiano per gli show in Europa e magari avere la speranza di suonare in futuro negli States con Boals alla voce? Ad ogni modo ve lo auguro”

 

- Ho parlato con Mark appena prima che partisse per il viaggio di nozze (Auguri! Si è appena sposato!) e mi ha dato la sua completa disponibilità per venire qui in Italia ed Europa! Quindi, compatibilmente con quello che riusciremo ad organizzare lui ci sarà, ovviamente sarà necessario mettere insieme almeno 3 o 4 date per motivare i costi, e qui speriamo che una buona agenzia faccia il suo lavoro.

Intanto abbiamo anche un ottimo vocalist italiano che coinvolgeremo non solo in session acustiche e altri live, ma per fine agosto avremo una session in studio dove lavoreremo insieme. E’ Luigi Alberio (degli Antani Project), bella persona e ottimo vocalist, che sicuramente farà parte dell’avventura Thunder Rising!

 

L.A. “ Si in effetti avevo notato sul suo profilo facebook che era convogliato a nozze tutto felice e beato; spero anch’io lo si possa ammirare in Europa, in Italia nello specifico!!Riguardo Alberio concordo pienamente avendo visto sul “tubo” la puntata di Linea Rock e il relativo mini set acustico!! Ascolta Frank visto che ho voluto indagare un po’ in giro, ho scoperto qualche scheletruccio nel tuo armadio. Se ti dico “Cuori all’unisono” cosa mi rispondi? Vorrei che tu aprissi questo armadio e ci presentassi questi scheletri ricoperti di milioni di euro. E’ giunta l’ora di rivelare le tue attività illecite oltre Thunder Rising”

 

- Ahaha! Macchè scheletri! Sono nella cristalliera, il mio sito personale! Da anni svolgo l’attività di arrangiatore e autore per musiche ad uso televisivo, spot pubblicitari ed ultimamente anche colonne sonore. E’ un mondo che mi piace tantissimo, perché mi permette di entrare in contatto con realtà musicali diverse e con grandi musicisti. La mia esperienza in orchestra ad “Io canto” ad esempio mi ha dato la possibilità di suonare con la base ritmica della storia della canzone italiana (Lele Melotti alla batteria e Dino D’autorio al basso), così come registrare per RIS con Flavio Premoli della PFM. E tutte le mie produzioni per Mediaset premium e vari cartoni animati sono avvenute nei migliori studi di registrazione con bravi e famosi autori e sound engineer. Dobbiamo uscire dal concetto per cui tutto ciò che è business sia necessariamente scadente: credo che questo settore della musica, quello per la TV e il cinema, annoveri le migliori strutture tecnologiche e i più bravi professionisti. Certo, si può fare buona musica o porcheria, ma per fortuna credo di essere sempre stato dalla parte giusta! La cosa che più mi gratifica è che anche per le collaborazioni apparentemente più assurde (Crisitna d’Avena per il cartone Angel Friends, I gormiti, il mitico blues della famosa scena dello streaptease nel film “I soliti Idioti” che è composta dal sottoscritto), non hanno chiesto un chitarrista, hanno chiesto il “mio” sound, e quello ho fatto. Non potrei desiderare di meglio credo!

 

L.A. “ Ci ho preso; la tua cristalliera profuma di milioni di euro, la mia di dolciumi vecchi e stantii. Cristina D’Avena hai detto? Beh da piccino la Cristina un pochetto mi turbava poi si cresce e le aspettative crescono di conseguenza. Ok Frank credo siamo arrivati alla fine e prima di ricordarti di girarmi l’assegnetto pattuito ti lascio la parola per i consueti saluti di rito”

 

- Ringrazio tutti quanti ci stanno seguendo in questa avventura, quanti mi seguono da anni, quanti ci scrivono quotidianamente su fb, voi che con competenza (finalmente!) ascoltate fra le note, chi mi da la forza per scriver ogni giorno, chi mi sopporta ogni giorno, chi pensa che il rock’n’roll non sia solo musica ma uno stile di vita….. ci vediamo su www.thunder-rising.com e sul canale facebook per prossimi aggiornamenti, live e nuovi video! STAY TUNED!

 

L.A.  “Ok ragazzi….è tutto; credo sia stata una piacevole intervista con un personaggio che ha confermato la sua estrema disponibilità nonostante il suo background artistico sia di assoluto rilievo e il suo essere….italiano!! Meglio chiuderla qui prima che un attacco di vena polemica prenda il sopravvento; vi lascio con il link della puntata promozionale di Linea Rock…..ciaoooo”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

   

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