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Marianna

Marianna

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Sono nove i “passi pesanti” che ci portano al distacco definitivo dai nostri amici bergamaschi: la data del 23 Ottobre all'Alcatraz è il quarto di questi. Un “amore” durato quindici anni, che è stato celebrato a Milano con tutti gli onori del caso. 
Questo live report non vuole soffermarsi su i singoli brani proposti, bensì, sulle emozioni vissute nel corso della serata e della carriera dei Folkstone.

 

Il locale apre le porte alle 19.30 e vede un lento affluire di spettatori, sempre più “carichi” ed in trepida attesa dell'evento; il culmine si ha solo pochi minuti prima dell'inizio dello show: 21.30 circa. La scaletta è un mix perfetto che ripercorre tutta la lunga carriera artistica della band, tralasciando solo “Sgangogatt” (album perfetto per qualche interludio musicale ed ormai appartenente al passato ndr.). La partecipazione dei fans è sempre stata corale, costante ed ai massimi livelli; nonostante lo show cada infrasettimana (Mercoledì' ndr.), l'affluenza è massiccia e la “carica” è sempre alta. Ad ogni canzone si canta a squarciagola, stretti l'uno contro l'altro, stipati, ma con la voglia di fare festa; sudore, lacrime ed emozioni, sono queste le componenti che rendono unico e memorabile ogni live dei Folkstone. Ho vissuto questa data sia nel pit fotografi che tra la folla, nelle “retrovie”a causa dell'eccessiva “calca” creatasi, ma posso assicurarvi che nell'aria si respirava una “magia” incomparabile. Era tangibile e ben “stampata” nelle menti di tutti i presenti che questa sarebbe stata l'ultima data a Milano ed una delle poche restanti che precedono la fine, pertanto la commozione sia sopra che sotto al palco era tanta, così come il desiderio di fare festa per un'ultima notte. I brani scelti sono stati il sunto perfetto di questo “lungo amore”: da “Diario di un Ultimo”, a “Nebbie”, “Mare Dentro”, “Terra Santa” (inserita di recente in scaletta per accontentare i fans, ndr.), fino a “Non Sarò Mai”, e così via. Ventisei canzoni, una dopo l'altra, procedendo con “passo spedito”, quasi come a non voler perdere nemmeno un minuto, tenendo sempre elevata la qualità dello show. Rapidi saranno i passaggi tra un brano e l'altro, nei cambi di strumenti o di voce a dimostrazione che la “macchina Fokstone” ha raggiunto l'apice della perfezione. Proprio in questa perfetta sintonia artistica e musicale, si ineriscono le due “nuove leve”: Marco Legnagni e Giancarlo Percopo, ultimi “acquisti” che si mostrano ben integrati nel gruppo e capaci di eseguire pezzi anche del repertorio meno recente.
Poco più di due ore di spettacolo in cui l'Alcatraz “trasudava” (anche nel vero senso della parola ndr.) energia, forza, rammarico, nostalgia, voglia di divertirsi ed un forte legame che da sempre unisce il pubblico alla band. Varie sono state le dimostrazioni di affetto, non solo attraverso la partecipazione attiva dei fans durante le canzoni, ma anche mediante striscioni dapprima esposti in transenna e, successivamente, mostrati sul palco. Un rapporto fatto di stima reciproca e profonda fiducia, è quello che li lega alla gente, così “solido” che, immancabile, sarà il crowd surfing di Lorenzo; voi, se non vi fidaste, vi lancereste tra le braccia di perfetti sconosciuti?

 



I Folkstone sanno di essere stati sempre accompagnati da persone che li amano non solo per la loro musica, ma anche umanamente, disposti a seguirli ovunque, “macinando” chilometri pur di far sentire loro l'affetto che meritano. Sebbene l'addio per alcuni sia stato duro da accettare (a volte quasi impossibile ndr.), siano state fatte molteplici illazioni o millantato le più strambe teorie, la partecipazione a questo “tour finale” è stata sempre “alta” in tutte le date finora svolte.

La serata milanese, insieme a quella capitolina, rappresentano le due tappe più importanti, volte a coprire e riunire Nord e Sud, pertanto ci si aspettava un'affluenza sì abbondante, ma non a questi livelli. I “numeri” e le “ammaccature” nel pogo parlano chiaro: i Folkstone non hanno lesinato sul divertimento! Cercando di accontentare un po' tutti i gusti, ripercorrendo la propria storia con anche qualche piccola sorpresa: l'arrivo sul palco di Mario Monzani. Il cantante è ospite speciale sul brano “Con Passo Pesante” (memori del Druso ndr.), offrendo una versione rivisitata in chiave Growl del brano. L'emozione è palpabile e riesce a “colpire” anche lui che al termine della sua esibizione, con fare commosso, ringrazia i Folkstone e tutti i presenti.
Uno show, come già detto, altamente emotivo, da “occhietti lucidi” e sentimenti contrastanti: la voglia di far festa se la “gioca” duramente con il pensiero di esser di fronte ad un tour di addio. Sebbene non siano mancati gli attimi di goliardici, fatti di canti “popolani” e “sfottò” vari, più volte abbiamo sentito la voce di Lorenzo “rompersi” per la commozione.
Sono sicura che tutte quelle “goccioline” che ho visto sul viso della gente in sala, non fossero solo sudore ma, anche, qualche lacrima.
La serata si conclude presto, alle 23.30 (regola del locale o dell'amministrazione? Ndr.), orario abbastanza insolito e che fa un po' “storcere il naso”. Informato il pubblico (in evidente disaccordo ndr.), Lorenzo decide di tornare sul palco improvvisando un vecchio classico della band: Luna. Un brano raro in sede live e che, per l'occasione, viene riproposto un po' “a braccetto” in versione acustica. Chitarra alla mano, faro puntato e tutti gli sguardi puntati sulla sua figura, l'Alcatraz si riempie di magia. 
C'è quasi silenzio, solo qualche tenue accenno in bergamasco dalla platea e un “timido” battere di mani a tempo, ma l'atmosfera si fa rarefatta; sento i brividi e ho la pelle d'oca per quanto tutto ciò risulti splendido. La degna chiusura di una serata stupenda e ricca di emozioni.

In conclusione, sotto la Madonnina, in una piovosa serata d'autunno, si è ripetuto l'incanto chiamato Folkstone. Passo dopo passo ci si avvicina alla conclusione di un progetto che, nel corso dei suoi tanti anni, è entrato nei cuori di tutti noi, segnando molteplici momenti di vita. Come recita Omnia Fert Aetas (e diventato un po' il “sottotitolo” di questo tour): “Certo che tutto andrà, senza me”.
Siamo tutti consapevoli dell'abbandono delle scene da parte dei Nostri ma, anche, che saremo sempre accompagnati dalla loro musica. Un indiscutibile corollario che vede una massiccia partecipazione e molteplici stime di affetto in ogni tappa, segno che questa “favola”, sebbene non avrà un lieto fine, resterà sempre parte di noi.
La setlist proposta a Milano è stata una esplosione di emozioni e sudore da parte di tutti i fans, generando un'energia sopra e sotto al palco, davvero unica nel suo genere! La “chiusa unplugged” scelta per l'occasione è risultata perfetta: una sorta di dedica di amore da parte dei Folkstone a tutti i presenti.
Non ci resta che salutarli ed augurare loro il meglio, sperando di vederli in una ultimissima data italiana last minute, dopo Monaco. 
Non dimenticheremo mai questa serata all'Alcatraz e tutti i live vissuti insieme a loro.
Lunga vita ai Folkstone!

 

Avete presente quando eravate bambini e Babbo Natale vi portava davvero il regalo che tanto desideravate e non la “chinesata” tarocca? Siete felici, saltellate, vi fate prendere dagli spasmi che quasi rischiate una sincope? Ecco, io uguale!

Non ho mai ricevuto il mio “Emiglio Robot” o la Jeep della Peg Perego, ma ho esaudito un grande sogno nel cassetto: intervistare i Folkstone!

 

Ci troviamo al Pegorock di Pegognaga (MN) per la settima data di questo: “Diario... di un Ultimo Tour”, in compagnia dei Folkstone. Una lunga (e divertente! Ndr.) intervista pre-show in compagnia di: Lorenzo Marchesi , Roberta Rota, Luca Bonometti, Marco Legnani e Giancarlo Percopo. Faremo il punto della situazione sul loro nuovo lavoro, il tour, il pubblico ed il cambio di line-up.

Una chiacchierata (assolutamente poco formale) tra battute e risate.... Come se fossimo tra amici.

Buona lettura!

 

AAM: Ciao ragazzi! Innanzitutto grazie per l'intervista concessa ad AllAroundMetal.. Le formalità! Cominciamo subito a parlare del vostro ultimo lavoro Diario di Un Ultimo, il quale nasce da un'idea solista di Lorenzo Marchesi.. (e qui vengo subito interrotta; parte il delirio)

Lore: Ma sai già tutto te!

AAM: Ovvio! Sono sempre sotto al palco a rompervi!

Gianca: Allora le facciamo noi le domande, non sappiamo nulla di te.

AAM: Ricomponiamoci e facciamo i seri. Vi va di riassumerci la nascita della vostra “ultima fatica”?

Lore: Tutto nasce da una mia idea, che pensavo non potesse rispecchiare lo stile del gruppo, così sono partito a scrivere testi “un po' a sé”. Durante la composizione, però, aggiungendo la cornamusa, sentendoli registrati e con la mia voce, mi sembravano un “Folkstone 2.0”. Ho deciso di fare ascoltare i brani agli altri dicendogli: “Ragazzi, cosa ne facciamo di sta roba? Trasformiamola in un nuovo album dei Folkstone!”. Loro hanno accettato. Contribuendo alla creazione di nuovi testi, il lavoro si è completato con tante e diverse influenze, arrivando, così, alla creazione di Diario di Un Ultimo.

AAM: Questo è il vostro settimo album, cosa è cambiato rispetto ai lavori precedenti?

Lore: I primi testi di Diario di Un Ultimo li ho scritti con l'aiuto del mio amico Angelo Berlendis, nonché primo chitarrista dei Folkstone, notando fin da subito che erano fortemente improntati sul sociale. Si parlava di “rinuncia”, rabbia e critica al nichilismo che pervade la nostra società; questa “impronta” stilistica, unita alla collaborazione con una nuova componente esterna (Berlendis ndr.) alla band, hanno fortemente influenzato i testi ed il “carattere” dell'album. Se pensi a brani come “Astri”, “Diario di Un Ultimo” o “La Maggioranza”, ti rendi conto che questo è un disco, rispetto ai lavori precedenti, più di denuncia sociale ma senza una connotazione politica; nulla a che vedere, ad esempio, con lo stile di bands come i Modena City Ramblers. Alla base c'è un bisogno interiore di “sfogo” contro la società attuale, pervarsa da questo forte senso di nichilismo ed odio verso chi vediamo come “ultimo”.

AAM: A proposito di ciò, spesso nei vostri testi e sul palco, dite le cose senza “peli sulla lingua”, in modo schietto e diretto. Non temete un giudizio o pesanti critiche da parte del pubblico?

Lore: No, ci sta tutto. Quando tu dici qualcosa e prendi posizione su un determinato tema, devi aspettarti le critiche da parte della controparte; noi diciamo quello che pensiamo. Se io insulto la “maggioranza”, ci sta che questa mi mandi a fanculo! (ride ndr.).

AAM: Fra le varie sperimentazioni di questo album, notiamo come Roberta abbia avuto una vera e propria crescita nel ruolo di cantante, acquisendo più “spazio” . Ti va di raccontarci brevemente questo tuo percorso?

Roby: In realtà non c'è stato nulla di studiato, è stato tutto molto casuale. Ho sempre avuto spazio come cantante ma, in questo album in particolare, scrivendo le linee vocali e registrandole, abbiamo notato come “girassero” bene e ci siamo detti: “va bé teniamole!”.

AAM: Sappiamo che c'è molto di te nella stesura dei testi, anche se queste nuove canzoni partivano da un'idea iniziale di Lorenzo, è stata dura mettere d'accordo entrambe le “teste” o vi siete “scornati”?

Roby: In realtà, fin dal primo disco, ho sempre collaborato alla scrittura dei pezzi “mettendoci del mio”, quindi è avvenuto tutto in modo normale, non è stata affatto dura.

AAM: Luca, veniamo a te. Abbiamo notato come la chitarra abbia un ruolo fondamentale, spesso quasi decisivo, in alcune tracks; ti va di raccontarci il tuo punto di vista?

Luca: In realtà le idee, dalla musica ai testi, provengono tutte da Lorenzo; chitarre più “oriented” o riffs più Metal, sono idee sue e di Maurizio: di prettamente mio, c'è qualcosa in “Escludimi”. Per quanto riguarda il discorso “volumi-suoni” o far emergere di più la chitarra rispetto agli altri strumenti come possono essere le cornamuse, è stato deciso in fase di registrazione; se pensiamo a brani come “Astri” o “La Maggioranza”, questi si “reggono” sulla chitarra. Il discorso di “farla uscire” di più, è tutta una questione di mixaggio ed equalizzazione in studio ad opera di Maurizio.

AAM: Quindi, ricollegandomi proprio a lui: sappiamo che ha curato la produzione di Diario di Un Ultimo, come mai avete deciso di affidargli questo compito?

Lore: Penso non sia stato facile per Mauri ricoprire più ruoli: ha scritto, suonato, prodotto e mixato, ma siamo certi di aver fatto la scelta giusta. Lui sapeva come era nato l'album, il suo filo conduttore ed, inoltre, nei miei “provini” dei pezzi da solista, collaboravo con lui, quindi era conscio di quale fosse la mia idea. Siamo sicuri di aver fatto la scelta giusta.

Luca: Infatti gli ho detto: “Registra tu con la chitarra, che cazzo sto a venire?” Poi hanno voluto me e va bé.. Son venuto. (Tutti ridono ndr.)

AAM: Bene, parliamo delle due new entry. Come mai la scelta è ricaduta su di loro?

Lore: Mah in realtà lui (indicando Marco ndr.) era in offerta all' Eurospin (ride ndr.)

Marco: Ero il cartonato!

Lore: In verità, girando su Youtube, abbiamo trovato qualche suo video e sentendolo ci siamo detti:”Proviamo!”. Lo abbiamo contattato, fatto delle prove e siamo giunti alla decisione che “ci stava”, sia come personaggio che come musicista; è stata una scelta molto “naturale”

Gianca lo conoscevamo già da tempo, in quanto suona nella Barbarian Pipe Band.

Gianca: Ci si conosceva dal bar!

Lore: In realtà avevamo suonato insieme durante un live acustico, finito malissimo (ride ndr.) a Gradara; suonare e bere, puoi immaginare. All'inizio doveva essere solo un guest nella data di Trezzo Sull'Adda per il release party, poi abbiamo visto che la cosa funzionava e gli abbiamo chiesto di rimanere.

AAM: Quindi voi (Marco e Gianca ndr.), come state vivendo questa “nuova avventura”?

Marco: Io sono “gasatissimo”! Mi sento “arrivato a casa” e mi trovo benissimo, spero che per loro sia altrettanto. Ci conoscevamo già di vista ed una decina di anni fa gli avevo pure organizzato un concerto; da lì abbiamo mantenuto i rapporti ed, una volta che mi hanno chiamato, l'inserimento è stato facile.

Gianca: Sono stato l'ultimo chiamato; ho dovuto lavorare molto in fretta ed in poco tempo, ma sono contentissimo! Quando Elia (manager dei Folkstone ndr.) mi ha mandato i primi messaggi di contatto, ero a casa con la mia compagna e mi sono sentito soddisfatto per tutto l'impegno profuso. Negli ultimi anni ho “spinto l'acceleratore” sugli studi, la tecnica ecc.. Quindi essere arrivato qua, penso faccia parte di ciò “che uno semina”.
Mi sento soddisfatto, divertito e ripagato per tutti i miei sforzi e spero che vada avanti il più a lungo possibile.

AAM: Siamo arrivati alla fine. L'album è uscito ormai da Marzo, accompagnato dal dvd registrato lo scorso Novembre presso la Latteria Molloy. Ci sono state delle “spaccature” con Ossidiana, pertanto vi chiedo: come pensate stia reagendo il pubblico? Personalmente, durante i live, vedo tutti molto partecipi.

Lore: Sai ogni album è a sé stante: può piacere o non, c'è chi ti segue e chi ti abbandona, ma in generale penso ci sia stata una “buona risposta”. Vedo che il pubblico canta i nuovi pezzi, c'è un ottimo feeling e quindi credo che sia stato ben accolto.

AAM: Siamo arrivati all'ultima domanda. Stasera sarà la settima tappa di questo tour, altre date per questa estate? Ci svelate qualcosa “in anteprima”?

Lore: Ormai il calendario è completo, abbiamo “in ballo” solo alcune date: un Luglio davvero fitto ed impegnativo, penso che potrebbe ancora esserci “qualcosina” in più ad Agosto e Settembre. Vedremo!

AAM: Va bene ragazzi abbiamo finito! In bocca al lupo per stasera e grazie mille per la disponibilità.... Ci si vede dopo sotto al palco!

Folkstone: Speriamo che stasera vada tutto bene, sembra un posto figo! Grazie a voi per l'intervista ed il tempo riservatoci.
Un abbraccio a tutti i lettori di AllAroundMetal.

 

Quant'è bella giovinezza,

che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza!”

 

Trionfo di Bacco e Arianna (o Canzona di Bacco)

Lorenzo il Magnifico (Lorenzo de' Medici)

 

 

Una strofa che riassume a pieno lo spirito del live dei Folkstone.
Passano gli anni, anagrafici e musicali, ma la voglia di far festa rimane!

Quello che racconteremo qui di seguito, è (probabilmente) uno dei più importanti release party e concerti della band bergamasca; nuovo album, stile più maturo, sonorità ricercate e cambi di line-up importanti, incidono anche sulla resa dal vivo.

 

La data scelta è quella del 30 Marzo 2019 e, come vuole la tradizione, la presentazione del nuovo lavoro si è tenuta presso il Live Music Club (MI). Diario di Un Ultimo, uscito l'8 Marzo 2019 e licenziato via Folkstone Records, ha riscosso fin da subito pareri positivi sia dal pubblico che da una buona parte della critica musicale (qui trovate la nostra recensione ndr.). Il “primo impatto” è stato positivo: la crescita musicale, testuale e di contenuti, è stata notata ed apprezzata da entrambe le parti. Non essendo un lavoro dal “facile ascolto”, necessitante di più riflessione per quanto concerne la comprensione di testi e significati intrinsechi, si pensava che sarebbe stato davvero ostico da rendere live: nulla di più sbagliato.


 La setlist proposta, consta di ben venticinque brani, dà vita ad uno spettacolo coinvolgente, emozionante e con qualche piccola “sorpresa” inaspettata. I pezzi nuovi si “incastrano” magnificamente con quelli vecchi, riuscendo a mantenere costante l'adrenalina del momento. La serata si apre con due Live premiere: “Diario di Un Ultimo” ed “I Miei Giorni”; davvero “azzeccatissima” la scelta di quest'ultima, già divenuta “inno ufficiale” del pubblico. Durante la prima parte del concerto le “novità” si alternano di due a due” ai vecchi classici tant'è che, successivamente, verranno proposte “Nebbie” e “Frerì”. Questa “mossa strategica” risulta davvero l'asso vincente della serata, non solo perché in grado di presentare buona parte del nuovo materiale, ma anche perché permette di mantenere sempre alto il livello di interesse e partecipazione del pubblico. Una scaletta studiata ad hoc, dove nulla è lasciato al caso: ben congeniata e volta sia a presentarsi a nuovi fans sia ad accontentare la “vecchia guardia”. I brani citati pocanzi sono alcuni tra i “cavalli di battaglia” dei Folkstone, immancabili in qualunque scaletta e che, probabilmente, costituiscono l' “ossatura” dei live. A questi seguiranno :“Escludimi” e “Simone Pianetti”, due canzoni di forte denuncia sociale; essi esprimono musicalmente la “libertà di essere” di ognuno di noi, spesso, fortemente osteggiata da chi vede “diverso” colui che si distacca dalla massa. Nel corso della serata, tratti da Diario di Un Ultimo, troveremo: “Astri”, “La Maggioranza” (quest'ultima diventa il pretesto per un concitato monologo di Lore contro il “Family Day” di Verona ed il suo retrogrado pensiero ndr.), “Elicriso (C'era un Pazzo)”, “Naufrago” e (la bellissima ndr.) “Fossile”. La scelta è ricaduta su brani dalla forte presa musicale e che, spulciando online, risultano essere anche quelli che più hanno colpito il pubblico; “Elicriso (C'era un Pazzo), ad esempio, in sede di live, rende tangibile (ancora più che su disco) l'azzeccato duetto tra Lorenzo Marchesi e Roberta Rota. La serata procede tra i classici e scanzonati discorsi, momenti “scherzosi” e canzoni del vecchio repertorio come: “Non sarò Mai” e “Mercanti Anonimi”, fino a quelli tratti da Ossidiana come: “Scntilla” e “ Dritto al Petto”. La vera sorpresa della serata è stata la presenza sul palco di Andrea Locatelli; guest tanto apprezzata su “Un'Altra Volta Ancora”, ha fatto rivivere fasti e fervori del tour passato. La parte finale dello show è tutta “sudore e pogate”: il pubblico si scalda con “Omnia Fert Aetas”, voga su “Prua Contro il Nulla”, si “legna” con “Anime Dannate” e, l'abbraccio finale, è lasciato a “Con Passo Pesante”. Nel mezzo di questa splendida chiusa, troviamo la nuova “Fossile”; l'atmosfera si fa accorata, tanto da stringersi gli uni agli altri. La sensazione è quella di essere avvolti da un invisibile abbraccio che, metaforicamente, traspare dal toccante duetto di Lore e Roby; ad accompagnarli troviamo, in veste del tutto eccezionale, Luca Bonometti alla chitarra acustica. Il coro alla frase: “E quindici milioni di miliardi” degli astanti, è la conferma che Diario di Un Ultimo ha già fatto breccia nei cuori del fans.

 

 

In conclusione, possiamo affermare che questo release party sia stato l'ennesimo grande successo targato Folkstone. La risposta del pubblico è stata ben oltre le aspettative e, nonostante il cambio di line up che ha visto l'uscita di due membri storici, la qualità non risulta intaccata. Il nuovo arrivato Marco Legnani e l'ospite della serata Gianka (Barbarian Pipe Band ndr.), sebbene un po' sommessi e distaccati con il pubblico (probabilmente per timidezza), si sono rivelati degli ottimi polistrumentisti, capaci di affrontare questa nuova avventura.
La nuova formazione in sede di live sì è mostrata in grado (musicalmente) di reggere il paragone con la precedente anche se, forse, pecca di un mancato affiatamento con le nuove figure; tutta questione di “rodaggio”. Lo show è stato emozionante, ha visto partecipi i fans accorsi in massa e tecnicamente quasi ineccepibile; qualche problema al microfono, non ha scoraggiato la band. Ottima la prova canora di Roberta Rota che mostra un sempre più deciso impegno e miglioramento nello studio canoro, il quale le ha permesso di acquisire maggiore spazio sia in duetti che in solo.

Dopo quindici anni di attività e decine di concerti, i Folkstone riescono ancora a calcare il palco con maestria, coinvolgendo i fans non solo attraverso la loro musica ma, soprattutto, mediante il contatto diretto con essi. Se Diario di Un Ultimo racconta di una società moderna votata all'odio ed alla emarginazione, nei live la sensazione è tutt'altra: la percezione di inclusione, amicizia e divertimento, fanno sì che, come cantano i Nostri, “nessuno indietro mai!”.
Il peregrinare di ognuno, simile ad un naufrago in balia della tempesta chiamata vita, trova la propria quiete approdando nella musica della band bergamasca.
Come detto all'inizio: non c'è età che tenga, quando arrivano i Folkstone è sempre ora di “fare baracca”!

Per riassumere la prima serata di Facciamo Valere il Metallo Italiano Atto 3 (FVM3 in breve ndr.), non possiamo esimerci dallo stendere “due righe” in merito all'origine di tutto ciò.
Esso nasce, come omonimo gruppo Facebook, con l'intento di fornire un vero e proprio supporto a tutte le bands underground nostrane; Metal, Rock e derivati sono i comuni denominatori. La “piazza virtuale” diventa punto di scambio per informazioni, live, promozione e proposte musicali, volte ad ampliare le proprie conoscenze o dare maggiore visibilità al gruppo di cui si fa parte. Da questo già di per sé splendido progetto, è nata l'idea di un vero e proprio festival itinerante; l'irrefrenabile Silvia Agnoloni, accompagnata dai suoi esperti e fidati collaboratori, spostano il loro “carrozzone” in posti sempre nuovi, con lo scopo di diffondere il “verbo del metallo”. Un annuale occasione per ritrovarci ed ascoltare buona musica, scoprendo anche bands locali (scelte dai i membri del gruppo Facebook mediante sondaggio ndr.) magari poco note.

Giunto alla sua terza edizione, quest'anno si èscelto come luogo di ritrovo il locale MK Live Club di Carpi (MO). Un posto nuovo, “fresco”, giovane, nato da poco in una terra che (e chi vi scrive è di parte ndr.) ne ha passate molte da quel lontano 2012; con la voglia di ripartire, crescere, dare speranza ed un luogo di aggregazione per i giovani della zona, si è creato uno spazio davvero unico nella “bassa modenese”.
La prima serata di FVMI3 vede protagonisti; Seraphs From Hell, Hate, Violentor e Rain; bill davvero interessante e che risponde a più gusti musicali.


SERAPHS FROM HELL:

Ad “aprire le danze”, troviamo questo questo giovane gruppo della provincia di Bologna dalle sonorità Deathcore; la voce del cantante cattura subito l'attenzione di tutti noi, grazie alla bravura nel gestire i passaggi Growl e Screaming. Probabilmente ancora un po' “acerbi” e con tanti aspetti da migliorare, hanno comunque dimostrato un grande spirito di intraprendenza pur essendo agli esordi. Riescono a gestire il palco, hanno suscitato l'interesse del pubblico che, vista la giovane età, probabilmente si aspettava la classica band Metalcore “copia di copia”, ma li ha subito rivalutati.
Da menzionare il brano “Paralyzed”, dalla partenza “soft”, che vede parte del gruppo seduto di fronte alla batteria quasi a ricreare un'atmosfera più intima; esso esploderà e sfocerà in un accorato Scream tipico del Deathcore e Metalcore, generi di riferimento dei Seraphs From Hell.
Ottima la presenza scenica e il “dialogo” che il cantante riusciva a tenere con i presenti.
Un progetto nuovo e che potrebbe dar vita a qualcosa di interessante.

SET LIST:

Mad Smile
Godless
Please Die
Fatal Empathy
It's Just Bye Bye
After Our Pain
Paralyzed
Shadow Rising



HATE:

Da Genova, con il loro carico di Hard Rock old-school targato anni 80, sono il secondo gruppo della serata. Un pezzo di storia che approda nel piccolo paesino di Carpi che, se ve lo siete persi, peggio per voi! Personalmente già li avevo adorati quando mi venne data l'occasione di recensirli, sentirli dal vivo è stata una vera e propria emozione. La set list è composta da cinque pezzi estratti dalla loro ultima fatica “Useful Junk”, più “On fire”, un vecchio brano degli anni 80, riproposto per l'occasione. La performance è stata davvero di qualità, un esempio di tecnicismo musicale ed artistico, frutto di passione e di “voglia di riscatto”; il desiderio e la forza che li hanno spinti al ritorno su i palchi, era palpabile. “Jenny” e “Your Troubles”, restano sia su cd che live, i brani migliori in assoluto; capaci di trascinare il pubblico grazie ai loro ritornelli che invogliano a cantare ed “accennare”, nascosto tra borchie e catene, qualche movimento di anca.
Accompagnati da due brave e vivaci coriste, gli Hate hanno dato vita ad un live energico, coinvolgente e piacevole, staccandosi dalle sonorità più “dure” delle altre bands del festival.
Si è respirata la vera atmosfera del puro Hard Rock, unita alla maestria e sapienza di chi, pur essendo stato lontano dal palco per anni, ha coltivato in sordina la propria passione.
La voce trascinante e da vecchio “Bluesman” di Enzo e i lunghi “giri di chitarra”, nella figura seria ed rigorosa di David, sono gli esempi di quanto citato sopra.
A questo punto, chiedo a chi era presente, se anche anche voi avete “mosso il piedino”, perchè io non sono riuscita a non farmi travolgere da tutta questa energia.
Un piacevole e meritato ritorno!

SET LIST:
Jenny
Play It Louder
Do the Rught Thing
Your Troubles
City of Dreams
On Fire


VIOLENTOR:

Sono un trio ma valgono per sei! Un vera e propria “mazzata” su i denti di brutale Thrash Metal, direttamente dalla Toscana. Le luci rosse ricreano l'atmosfera di una lunga e “malata” discesa verso l'inferno, quello fatto di Heavy e Thrash Metal brutale. Qualche leggero accenno di sorriso e le corna che si innalza al cielo, sono i pochi “slanci” di umanità che caratterizzano questo live, così “crudo” e “rozzo” (non in senso negativo, sia chiaro!). Una scaletta che attinge a pieno dal loro repertorio ma che, a mio avviso, si distingue per le coinvolgenti: “Sign Of The Cult”, “Cunts Must Die”e “Go to Hell”. La parte più “estrema” del pubblico è stata accontenta: cattiveria sotto forma di riffs, “schiaffoni” alla Pacciani, dritti in faccia e pochi tecnicismi, per del puro Metal fatto di pogo, horn-up e headbanging.

SET LIST:

We Hate All
Schizophrenic Paranoid
Sign of The Cult
Maniacs
Dismiss the Evil
Tormented
Rabid Dog
My Stomach Strong and Fit
Cunts Must Die
Go to Hell

RAIN:

A concludere la serata ci pensano i bolognesi Rain; capaci di unire Hard Rock e Heavy Metal, in un modo così unico e particolare, da soddisfare il gusto dei più metallari più esigenti. Una lunga scaletta che ripercorre la proficua carriera musicale della band, in cui troviamo pezzi travolgenti come “Whiskey”, “Cops”, “Hellfire” e “Rain”. Brani propri che ben si sposano con rivisitazioni ed omaggi come “Disperato” di Lucio Dalla, resa in chiave più Rock e “dura”, dai Nostri.
Uno show davvero carico, curato e che li ha visti avvalersi della collaborazione delle pole dancers Dirty Dianas, per la gioia degli astanti maschili. Nonostante i vari cambi di line-up, i Rain hanno saputo mantene e trasmettere l'energia che li contraddistingue; Maurizio Malaguti (Evil Mana ndr.), è stato instancabile e di grande espressività nell'eseguire la “scaletta” proposta.
Veri e propri “animali” da palco, hanno dominato la serata, riuscendo a caricare l'atmosfera di una forza ed energia propria di chi svolge questo mestiere con tanta passione.

SET LIST:

Whole Lotta Love
Love in The Back
Bang Bus
Whiskey
Spacepirates
Disperato
Good Morning Texas
Blackford
Cops
Mr 2 Words
Hellfire
Rain
Only



Tirando le somme, questa prima serata del festival Facciamo Valere il Metallo Italiano, è stata una occasione davvero unica per assistere a shows Metal di valide e spettacolari bands nostrane. Le serate come queste, rare e quasi utopiche, sono la dimostrazione che il nostro underground è vivo e desideroso di far sentire la propria musica. Dobbiamo ringraziare Silvia e tutto lo staff di FVMI che, con “sbattimento” degno di lode ed onore, sono riusciti a mettere in piedi un evento del genere. Vi è stata una gran cura nella scelta del luogo, bands, stands merchandising ad esse dedicate, fino ai più piccoli dettagli come le locandine o creare una sigla con video di presentazione, mostrato in apertura dei live; tutte “accortezze” sinonimo di passione e lavoro. Dietro tutto ciò si percepiscono una forte coesione ed amore vero la musica, senza i quali non si sarebbe dato vita ad un evento così ben riuscito. Vi saranno state sicuramente delle “piccole pecche”, ma se l'ottima affluenza del pubblico (il biglietto della singola era già di per sé invitate, figuratevi pure lo sconto acquistando quello per entrambe ndr.), è la dimostrazione che tutto è andato a buon fine. Per un weekend è stata data voce al mondo sommerso e sommesso dell'underground, ricco di bands con del potenziale da vendere. Ogni musicista si è dimostrato serio, disponibile con i fans ed umile nel ringraziare sempre chi ha reso possibile tutto ciò; è stata una serata che ha trasmesso “calore” non solo per il fervore musicale, ma anche (e soprattutto) per il lato umano emerso.
Sono sicura che ci vorrebbero più iniziative del genere,anche se piccole, intime ed un po' “caserecce”, si rivelerebbero ottime occasioni per scoprire nuove realtà.
Dunque ringraziamo tutto lo staff di Facciamo Valere il Metallo Italiano per aver arricchito il nostro “bagaglio” musicale, per il sano headbanging, le corna al cielo ed essere stati la colonna sonora del nostro weekend.



Sulla nostra pagina Facebook trovate il photo report dell'evento.

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Pretty Maids, fin troppo moderni e catchy
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3.0
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Crow's Flight, un po' troppo poco "metal"
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Sur Austru, in attesa di lavori migliori.
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Botanist, un nuovo interessante lavoro per la band americana.
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3.5
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Darkmoon Warrior, 23 anni di carriera ed ancora tanta strada da fare..
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2.0
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Autoproduzioni

Seppur breve, convince l'EP dei californiani Larvae
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3.0
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Per i britannici Itheist un debutto (col nuovo nome) senza infamia e senza lode
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Debutto per la tastierista dei Cradle of Filth: Martyr di Lindsay Schoolcraft!
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2.5
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Convince il secondo album dei Prime Creation
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3.5
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Buon debutto per i campani Jumpscare, ma attenzione al sound proposto
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Power metal melodico di gran fattura per gli spagnoli Arenia
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4.0
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