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Ninni Cangiano

Ninni Cangiano

Keep the faith alive!!

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Di seguito il resoconto di una chiacchierata con Michele Guaitoli, singer degli Overtures, a pochi giorni dall’uscita del loro nuovo incredibile album, intitolato “Artifacts”.

 

D.: Ciao Michele, grazie di essere ancora qui con noi, partiamo subito con il nuovo album che ho trovato strepitoso; perché avete scelto il titolo “Artifacts” e cosa rappresenta?

R.: ‘Artefatti’ è una parola con moltissimi significati. Quelli a cui ci riferiamo noi, sono tutti quegli oggetti che, a distanza di anni, diventano reliquie del passato…e che nel presente invece, sono creazioni di ogni tipo. Sono creazioni artistiche, come i nostri stessi brani, o i nostri dischi…sono dipinti e quadri… sono immagini. Gli ‘artefatti’ cambiano forme e significato nel tempo. Sono artefatti i pugnali e i gioielli degli antichi, sono artefatti le macchine e gli esperimenti dei vari artisti ed inventori del passato… oggi il termine artefatti assume un ruolo diverso. Non sono forse artefatti le immagini di noi stessi che modifichiamo e uploadiamo sulle nostre pagine social, per sembrare “migliori” di quanto non siamo? E quando in un domani lontano guarderanno a questa epoca, quali saranno gli ‘artefatti’ che la caratterizzeranno? I cellulari, gli smartwatch… e tutte quelle creazioni tecnologiche che oggi ci segnano e ci schiavizzano…

 

 

D.: Chi ha realizzato la copertina dell’album e come si lega con il titolo?

R.: Un artista tedesco di nome ‘Franziskus Plefghart’. Per caso navigando su internet mi sono imbattuto in una sua galleria, e la nostra copertina era tra le sue immagini “in vendita”. Quello che ho visto è stato un giullare rinchiuso dentro una lampadina elettrica… ossia un essere umano mascherato e ridicolizzato da sé stesso, schiavo dell’elettricità…che cammina in equilibrio su un filo, col rischio di cadere da un momento all’altro, se il suo gioco dovesse andare male. Quale migliore metafora per rappresentare proprio quanto espresso dal concept espresso nella domanda precedente? Aggiungici che questo giullare cammina in un mondo lucente e splendido… mentre sotto di lui in un altro piano, nascosta e sotterrata da questo mondo fittizio… c’è una seconda figura umanoide che si rende perfettamente conto di quanto la realtà sia tetra, triste e in difficoltà. Giace sotto a un orologio che scandisce il suo tempo, in un mondo arido e desolato che si tende a nascondere…

 

 

D.: Parliamo dei brani, mi descrivi di cosa parlano a livello testuale?

R.: Direi che le domande precedenti hanno già esposto abbondantemente il concept di ‘Artifacts’… quello che posso aggiungere è che praticamente tutti i brani affrontano la tematica da un differente punto di vista. ‘Repentance’ affronta il tema della presa di coscienza dei propri sbagli, dell’uso delle bugie per nascondere altre bugie… e della resa dei conti che si ha da fare con sé stessi quando i nodi vengono al pettine. ‘Artifacts’ è la title track, e più di tutti gli altri brani evidenzia lo scorrere inesorabile del tempo e l’accrescersi delle distanze umane al giorno d’oggi. Go(l)d affronta la tematica del denaro che oggi più che mai ci schiavizza…As candles we burn e Profiled sono brani più positivi che guardano alla situazione da un altro punto di vista: la voglia di resistere a questo degrado e la voglia di chi ancora riesce a sognare, di realizzarsi malgrado le avversità… insomma… c’è n’è davvero di tutti i colori, ma sempre ruotando attorno ad un concept ben definito…

 

 

D.: Avete realizzato un video per la title-track, cosa ci racconti di questa esperienza e quanto sono legate le tematiche della canzone con le scene girate? Ci sono stati aneddoti simpatici durante le registrazioni da ricordare?

R.: E’ stato senza dubbio il video più impegnativo e “lungo” nelle tempistiche, ma anche quello più riuscito. L’impressione che abbiamo sul lavoro fatto dalla regista, è che il risultato finale tenda quasi a un “mini-film”, più che a un semplice video musicale, sia nello stile della regia sia nei colori che nell’impatto generale. Siamo senza dubbio molto soddisfatti. Il testo e le immagini vanno di pari passo. Il mondo che raccontiamo è un mondo marchiato dalla tecnologia e dall’apparenza. Nel videoclip il protagonista è una di quelle persone che vive sui social e dà più peso all’apparenza e alla soddisfazione personale che al “giusto”, al punto che noncurante delle conseguenze- vive la sua vita materialisticamente, tradendo, ignorando le sue relazioni, con conseguenze drammatiche per la sua quotidianità e perfino traumatizzando chi gli è caro… guardare per comprendere. Aneddoti simpatici ce ne sono parecchi: il protagonista, essendoci un feedback temporale, ha dovuto fare le riprese in oltre un mese per farsi crescere la barba al punto giusto e poi, per completare una scena per un problema, ritagliarla nuovamente alla fine delle riprese, giusto per dirne una. Un’altra cosa non molto “carina”, ma sicuramente curiosa, è che la bimba, che recita in maniera spettacolare… beh, in “quella” scena sta piangendo davvero perché si era spaventata... e la regista ha approfittato del momento. Ovviamente c’era tutta la famiglia con lei ed è finito tutto in una grossa risata. O ancora, nella scena del litigio, la protagonista in realtà… è muta, non sta urlando né emettendo alcun suono... eppure…

 

 

D.: Ho trovato le musiche questa volta più prog-oriented rispetto al passato, sei d’accordo con questo mio punto di vista ed eventualmente come ritieni sia venuta fuori questa direzione?

R.: Sono d’accordo senza dubbio, ma ti confesso che è un risultato, non una ricerca. Intendo dire che non è stata una “scelta” quella di deviare verso il prog. Noi seguiamo sempre un flusso compositivo molto spontaneo. Certo, questo non significa che buttiamo giù la prima idea che ci viene in mente e ci “accontentiamo” di quella, anzi. Molti brani sono stati il parto di settimane di lavoro, questo perché quando non siamo soddisfatti al 100%, aspettiamo che il tempo ci porti nuove ispirazioni per chiudere il pezzo. Quello che non facciamo è sederci a tavolino e dire “il brano deve svilupparsi in questa maniera”, oppure il “cercare a tutti i costi una soluzione”: questo intendo quando dico che seguiamo una certa spontaneità. Lo svolgimento del pezzo deve essere naturale, quindi a volta accantoniamo un brano in fase di composizione finché qualche giorno o settimana dopo non torna l’ispirazione per un suo sviluppo che ci soddisfi al 100%. In Artifacts ci sono brani piuttosto complessi (Teardrop, la title track, New dawn new dusk, As candles we burn) ma ci sono anche brani estremamente semplici nelle strutture e nel riffing (Angry Animals e Profiled su tutte). Quello che è successo è che quando il brano si concludeva, ci rendevamo conto che la struttura finale risultava molto meno “immediata” di quanto non fosse stato nei dischi precedenti… ma allo stesso tempo, tutto filava liscio e scorrevole da capo a coda… ed, ascoltando e riascoltando le pre-produzioni, non c’era nulla a livello di “scheletro” che avremmo cambiato. Alla fine dei giochi, abbiamo un disco che è al 50% prog, al 25% heavy e al 25% power. Certo non è un disco progressive, ma sicuramente si tende verso quella direzione.

 

 

D.: Ho trovato davvero difficile scegliere un brano migliore degli altri; haie un pezzo dell’album a cui sei maggiormente legato o che preferisci rispetto agli altri ed, in caso positivo, per quale motivo?

R.: Sicuramente la title-track, non è un caso che sia stata scelta anche per il videoclip. E’ sicuramente il brano che più mette in luce quello che è il nostro “marchio di fabbrica”… quello stile “nostro” che siamo riusciti a formare nel tempo. Ci sono cambi di tempo, riff “pesanti”, passaggi decisamente progressivi, i cori a cui tanto tengo, momenti melodici, un assolo tra i migliori che Marco abbia mai scritto, melodie dolci in contrasto con un cantato più aggressivo… ed il testo più profondo ed identificativo dell’intero album. Il brano ‘Artifacts’ è un messaggio chiaro e diretto, che senza fronzoli, sia musicalmente che emotivamente, spiega cosa sono gli Overtures oggi e ne mette in luce tutte le sfaccettature stilistiche. Tutti i nostri brani ci piacciono e soddisfano, non sarebbero stati incisi o lasciati come sono, se non fosse stato così. Ma per ognuno potrei dire qualcosa verso il quale tende. Repentance è più aggressiva “del nostro standard”, Profiled è più “Power”, Teardrop è più complessa, Gold è più “diretta”, My Refuge è più “matematica”…. Artifacts è il giusto bilanciamento di tutti gli elementi stilistici ed emotivi che ci caratterizzano ed è quindi il brano che senza dubbio preferiamo.

 

 

D.: Ci sono alcuni artisti ospiti sull’album, ce li presenti?

R.: Certo! Partirei dal presentare i coristi che ormai sono una parte integrante della band e addirittura stiamo girando dal vivo con due coriste a completare la line-up! Nel disco i cori sono affidati a Caterina Piccolo, che canta anche da solista in Teardrop, cantante dei “So Big”, una cover band anni ’80; Alessia Scolletti, una mia allieva che tra l’altro ci segue anche al merchandise; Axel Lessio, ex cantante dei Roxin’ Palace; Luca De Pauli dei Chemtrails; Simone Floreani degli Stand of Mind; Marco Rosa degli Azrath-11; Maximillian Stanta - un amico con una gran voce a cui spesso dico che dovrebbe iniziare a prenderlo seriamente; Federico Ahrens degli Azure Agony.

Oltre a loro, abbiamo avuto l’onore di avere alla voce Marco Pastorino in Teardrop, chitarrista dei Secret Sphere e dei Temperance… nonché grande cantante… nonché grande amico :-) Per quanto riguarda gli ospiti a livello strumentale, da quando sono entrato nei Kaledon mi sono letteralmente innamorato degli arrangiamenti di tastiere, anzi di pianole, di Paolo Campitelli, a cui non ho resistito… mentre ho un collega di lavoro che, oltre ad essere un grande produttore e un grande fonico, è anche un tastierista davvero fenomenale. Lui è specializzato, nonché fiero collezionista, di molti synth analogici. Sto parlando di Luka Zanon, che ci ha messo lo zampino in quasi tutto il disco per quanto riguarda il suo settore.

 

 

D.: In questo disco è rimasto il solo Marco Falanga a suonare la chitarra, cosa è successo con Adriano Crasnich? E sarà prevista una seconda chitarra nella band, anche in vista delle prossime esibizioni live?

R.: Purtroppo Adriano ha preso delle strade differenti e per me è stato come perdere un pezzo di famiglia, ma ovviamente sono scelte di vita importanti che, anche se controvoglia, la band ha potuto soltanto accettare. Dopo Daniele Piccolo (che è stato un vero e proprio fratello e ci è sempre vicinissimo), perdere anche Adriano è stato un colpo molto grosso. Da qui la decisione di restare in quattro. Crescere assieme e condividere certe esperienze è qualcosa che si costruisce negli anni, vivendo assieme sogni e passioni, sacrificandosi tutti insieme. Un quinto elemento non è come il caso delle coriste che ci stanno seguendo nei live. Si parla di qualcuno che deve essere membro della famiglia al 200%, nel bene e nel male, con costanza, con impegno, con sacrifici… Per ora resteremo in quattro, ma le nostre porte sono relativamente aperte. Se lungo la nostra strada ci sarà qualcuno che ci convincerà davvero, non solo dal piano esecutivo, ma anche per quel che concerne l’attitudine, la voglia di fare, la voglia di dedicare anima e corpo alla band, sicuramente valuteremo il ritorno ad una formazione a cinque. Per ora quel qualcuno non c’è, ma grazie al cielo alla chitarra abbiamo la fortuna di avere Marco Falanga: non mi vergogno a dire pubblicamente che mi sento fortunato ogni volta che lo vedo suonare.

 

 

D.: A tal proposito avete da poco suonato al Gods Of Metal, immagino sia una bella soddisfazione raggiungere un traguardo del genere, che ne dite?

R.: Una soddisfazione, un onore… qualcosa di davvero difficile da descrivere. 11 anni fa esatti, guardavo gli Evergrey su quel palco alle 11 del mattino e nemmeno sognavo la possibilità di poterci salire. Pochi giorni fa abbiamo calcato quel palco. Parlo a nome di tutti quando dico che salirci è stato un brivido non da poco e pur essendo gli opener, abbiamo avuto una risposta esaltante dai presenti. Indimenticabile e la speranza è che non sia l’ultimo palco di questo calibro. Approfitto per ringraziare Live Nation, Truck Me Hard (il nostro management), la Sleaszy Rider, che ci ha supportato in ogni istante, e la gran forza che ogni giorno chi ci segue ci da. Se siamo riusciti a tagliare quel traguardo è merito di chi ci segue a livello manageriale e chi ci segue direttamente. Grazie.

 

 

D.: Parteciperete anche al workshop di Russell Allen, come si svilupperà questa serata?

R.: Sarà una sorta di doppio workshop: Russell Allen terrà uno dei suoi seminari in cui canterà molti dei suoi brani con annesse spiegazioni… noi invece da qualche mese siamo passati all’utilizzo di un sistema di gestione del live molto particolare, che altre band (Devin Townsend, Destrage…) stanno portando on stage. Noi ci appoggiamo principalmente al Mackie DL32R, un mixer digitale con praticamente ogni funzionalità immaginabile, e ad un sistema di in-ear monitor della Shure. I due marchi di cui siamo endorsement sono rimasti entusiasti della nostra gestione di palco e ci stanno supportando a gran voce. Il concetto di base è: nessun monitoring on stage, solo in-ear monitor, tutti i canali di cui necessitiamo collegati al nostro mixer… e, tramite le caratteristiche del DL32R, ognuno di noi può gestire in privato il proprio monitoring tramite in-ear (sia noi che le coriste). Niente amplificatori, pur mantenendo il suono analogico (Marco utilizza una testata ENGL), e niente suono on stage. In più il nostro rider tecnico richiede semplicemente due XLR: i canali sinistro e destro di un miraggio fatto in studio, visto che i nostri suoni e i nostri volumi, non esistendo, a parte quelli umani (Batteria e voci), non variano. Il tutto verrà spiegato con dettaglio durante il workshop…

 

 

D.: Ci sono altri eventi fuori dall’Italia a cui prenderete parte di cui ci vuoi parlare?

R.: Abbiamo moltissime date in Italia durante tutta l’estate, passando per molti tra i festival più belli della penisola (Gods of Metal, SpazioRock Festival, Drakkarock, Isola Rock, PovoRock ecc. ecc.)… ora la concentrazione è totale per quella che sarà la promo italiana di Artifacts. Da settembre/ottobre inizieremo a parlare anche di Europa, su cui siamo già al lavoro, ma adesso non c’è davvero nulla di confermato in maniera ufficiale, per cui qualsiasi discorso sarebbe precoce. Che ‘Artifacts’ tornerà sui palchi europei come Entering the Maze e Rebirth… è una certezza!

 

 

D.: Dovremo ancora aspettare altri 3 anni per un nuovo album degli Overtures, oppure c’è già qualche pezzo nuovo in preparazione?

R.: Questa è una domanda che mi fanno in molti, ma la risposta non cambia mai ahahah!!: non ci diamo delle scadenze. Non siamo una band che butta fuori un disco all’anno, lo dico spesso. Cerchiamo sempre di curare fino al minimo particolare ogni canzone che componiamo. Ogni brano per noi è un figlio, senza preferenze e senza sfocature, fino all’opera compiuta. Poi, quando il disco è fatto, è ovvio che si delineano brani che ci caricano di più ed altri che lo fanno meno, ma in fase compositiva ci sentiamo in dovere con noi stessi di doverci sentire totalmente soddisfatti di ogni minimo dettaglio di ogni secondo registrato. Questo implica chiaramente tempi distesi. A volte mi chiedo come facciano certi artisti a registrare e comporre un disco all’anno. Credo per noi sarebbe possibile solo se tutti e 4 fossimo dediti 24 ore su 24 alla band, cosa che è un sogno… irrealizzabile, considerando che tutti abbiamo un lavoro… e per quanto sia io che Marco lavoriamo nel settore… comunque le lezioni e le registrazioni non ci permettono di dire “da domani per una settimana si compone e registra per noi”. Magari!! Ahahah!! Quindi il nuovo album uscirà senza promesse… quando sarà completato. Se ce la faremo in un anno, sarà nel 2017, ma è molto più probabile pensarlo nel 2018, se non addirittura 2019. Quello che posso dirti è che abbiamo cartelle intere di riff, registrazioni, linee melodiche… il materiale non manca per fortuna. Il processo però deve ancora iniziare…

 

 

D.: Credo sia tutto per questa volta, come consuetudine lascio a tua disposizione uno spazio libero per lasciare un tuo messaggio conclusivo ai vostri fans ed ai lettori di allaroundmetal.com.

R.: Grazie. :-) Grazie a voi che state leggendo perché avete seguito con interesse l’intervista, grazie a allaroundmetal per averci regalato questo spazio che, come ricordo sempre, non è un dovere, ma un privilegio che ci viene concesso. Grazie per il supporto, una band non è nulla senza webzine che la pubblicano, lettori che la leggono e sopratutto senza fans che la ascoltano. Se posso osare, chiedo di seguirci sulle nostre pagine, che siano il sito, la pagina Facebook o il canale youtube. L’abbiamo scritto nei nostri testi, ad oggi sono canali più importanti che mai... forse addirittura troppo, ma sono anche l’unico mezzo  che c’è per condividere qualcosa. Non dimentichiamoci di condividere la vita reale con chi ci è accanto!

Svelato l'artwork dell'album dei Myriad Lights

Giovedì, 02 Giugno 2016 18:47 Pubblicato in News

Gli heavy metaller italiani Myriad Lights hanno svelato la copertina del secondo full-length della loro carriera, "Kingdom of Sand", la cui pubblicazione è attesa entro fine anno tramite Punishment 18 Records. I Myriad Lights hanno tra le loro fila membri ed ex-membri di band quali Highlord, Bastard Saints e Furor Gallico.

- Myriad Lights -
www.myriadlights.it
- Punishment 18 Records -
www.punishment18records.com
www.facebook.com/punishment18records

Brano dei Countless Skies in streaming

Giovedì, 02 Giugno 2016 18:46 Pubblicato in News

I melodic death metallers inglesi COUNTLESS SKIES hanno reso disponibile in streaming una nuova song tratta dal debut full-length ‘New Dawn’. L'album uscirà il 24 Giugno 2016 per Kolony Records.

La traccia in questione si intitola 'Daybreak' è può essere ascoltata al seguente link:

https://youtu.be/crqadJKP2Wc

'New Dawn' è stato registrato da Danny Biggin agli HVR Studios per poi essere mixato e masterizzato da Juho Räihä ai SoundSpiral Audio. L'artwork è stato realizzato dal talentuoso artista Carl Ellis, che già in passato aveva lavorato con la band. 

'New Dawn' tracklist:

01. Aubade
02. Heroes
03. Incendium
04. Solace
05. Daybreak
06. Ethereal
07. Wanderer
08. Return

Per ulteriori informazioni:

http://www.kolonyrecords.com
http://www.countlessskies.com

 

 

Video dei Wows

Giovedì, 02 Giugno 2016 18:45 Pubblicato in News

I Post / Doom Metallers italiani WOWS hanno pubblicato il video ufficiale tratto dalla loro esibizione nella chiesa sconsacrata Santa Maria in Chiavica (Verona, Italy). Il video di RIWKA è stato girato da Train's Explosion e l'evento è stato organizzato da BFK Store in collaborazione con Circus Fest.

https://youtu.be/dVLPJuIsPPg

I WOWS hanno pubblicato l'ultimo album AION su ARGONAUTA Records a Novembre 2015 e il disco è acquistabile qui: http://bit.ly/25vWrFY

 
www.argonautarecords.com
www.facebook.com/thewows

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