A+ A A-

Nuovo video per i Cyrax e prossime date live

Venerdì, 06 Novembre 2015 19:14

E' disponibile il nuovo videoclip dei milanesi Cyrax: These Greenvalleys è il secondo singolo tratto dal disco Pictures per Bakerteam Records all'indirizzo

www.youtube.com/watch?v=ZgIaporloHs&app=desktop

Potete trovare la band in live session nelle seguenti date:
17.12.2015 Cyrax + Gravita + Shivers Addiction BARRIO'S CAFE' (Milano)
31.01.2016 Cyrax + Kursaal + Shivers Addiction + Acoustic Rhapsody LEGEND CLUB (Milano)
27.02.2016 Cyrax + Shivers Addiction + guest THE ONE (Cassano D'adda)

Pubblicato in News

Arcana Opera: una vita per l'arte!

Venerdì, 11 Settembre 2015 14:55

La situazione italiana, musicalmente parlando, pullula di band che promosse in un altro modo o spinte all'estero probabilmente avrebbero molto più successo. Nel marasma non si possono non inserire gli Arcana Opera, fautori di un avantgarde metal che mischia più generi per dare vita a una alchimia spettacolare. Li ho incontrati e intervistati per i lettori di Allaroundmetal alla prima giornata di Fosch Fest, buona lettura!

Dario: Anzitutto vi faccio i complimenti per il live che mi ha entusiasmato molto. Cosa si prova a suonare sul palco del Fosch, in una edizione che torna dopo un anno di pausa?
Alexander: Mah, sicuramente c'è un po' un turbinio di emozioni che si susseguono e anche un senso di responsabilità, per noi che ci teniamo a fare musica e non solo caciara. Salire su è una possibilità importantissima, ringrazio chi ce l'ha data!
D: Ho ascoltato il vostro secondo album, De Noir. Mi ha ricordato a tratti band come gli In Tormentata Quiete e gli Arcturus, sbaglio?
A: Beh è un ottimo complimento!
D: Ma al di là della musica vorrei sapere a chi vi ispirate, letterariamente parlando, quando scrivete i testi.
A: Ti rispondo subito visto che mi occupo io di questo. Molti testi nascono prima di tutto dalla pancia, da un bisogno che ho dentro. Poi trovo dei concetti, li elaboro un attimo, ci studio sopra e magari ci aggiungo qualche spunto della quotidianità. Diciamo che è sì ermetico, ma anche molto quotidiano.
D: Dal punto di vista musicale invece faccio ammenda del fatto che vi conoscevo poco prima di vedervi qui. Su Metal Archives ho visto che comunque siete in giro da moltissimo tempo...
A: Perché siamo vecchi! *risate*
Björn: Non parliamo della barba bianca di Wyrd!

D: Ma và! Volevo sapere come vi ponete sulla questione dell'estero, se ci puntate o avete idea di spingere lì il disco.
A: Guarda, abbiamo avuto la fortuna di suonare con gli Haggard all'estero e la risposta è stata veramente buona. Siamo stati contenti dei risultati ottenuti e del riscontro: all'inizio pensavo che i testi in italiano sarebbero stati un ostacolo, invece hanno dato quel qualcosa in più che ci ha resi vincenti. Sicuramente cercheremo di riproporci in sede live all'estero, anche perché in Italia sposiamo tanto questa esterofilia quando invece dovremmo essere noi a esportare la nostra musica all'estero. Questo potrebbe essere un primo passo, noi ce la mettiamo tutta, proveremo ad arrivare ovunque ci chiamino.
Stefano: Oltretutto all'estero ci sono un sacco di giovani italiani "migranti", quindi il cantato in italiano non penalizza, è un ritorno alle origini per chi magari ha avuto i genitori italiani ma ha sempre parlato altre lingue.
D: Sono d'accordo, penso che sia anche interessante per chi è abituato a considerare il metal una musica prettamente anglofona.
B: All'estero sono molto interessati verso ciò che è esotico. È qua in Italia che avendo tantissima cultura siamo diventati un po' chiusi: essendo che spesso all'estero ce ne poca è un aspetto di cui tengono molto conto, anche quando vanno ai concerti.

D: Una cosa che mi piace molto dei vostri pezzi è che parlate di cultura. È un vostro "claim" cercare di portare la cultura italiana in giro tramite il metal?
A: A noi piacerebbe portare in giro "arte": Arcana Opera non sono solo i brutti ceffi che vedi qui... Tranne Martina che è una presenza benvoluta *risate*. Siamo comunque una squadra che lavora: noi vogliamo portare fondamentalmente "arte". Va bene la musica: ci siamo noi, c'è la nostra casa di produzione... Però c'è anche la parte visuale, fatta da artisti locali che vogliamo supportare. Ad esempio nelle grafiche del disco, delle magliette... È tutto quanto fatto con artisti che vogliamo far entrare nella nostra famiglia.
D: Infatti immagino che ognuno di voi infatti venga da esperienze diverse: come si fa a creare una alchimia tra tutti quando si entra in studio?
A: Beh hai detto la parola magica... È alchimia!
B: È divertente!
Paolo: Succede!
S: Esatto, non è una cosa matematica, comprese tutte le bestemmie che ci tiriamo l'un l'altro!
B: Quando creiamo c'è sempre un'idea di fondo: se qualcuno butta dentro una cosa che non ci piace di solito cerchiamo di "riportarlo in qua", mentre se uno ha una buona idea...
A: Di solito le buone idee ce le ha il Paolo Nox!
S: Lo chiameremo "il risolutore"! *risate*
A: A volte è anche utile amalgamarsi e ricordarci di non assomigliare troppo ad altre band: questo è per noi fondamentale! Così può esserci un giro di tastiere che ti ricorda Emerson, Lake & Palmer, un riff che ti ricorda troppo i Testament e via dicendo...
B: Magari ricordassimo i Testament ogni tanto! *risate*

D: Un'altra cosa che mi ha incuriosito molto è la vostra provenienza marcatamente regionale. A parte classici come La Divina Commedia che sono abusati da tutti solo il folk si occupa di storie e tradizioni legate a determinati territori, ma spesso non fa conto con pittori e artisti. Continuerete a raccontare storie di grandi personalità passate per il Veneto?
A: Guarda, io ho in testa almeno 4 dischi futuri.
S: E comunque ricordiamoci che spesso sono gli esteri a rubarci l'identità: gli Haggard hanno usato Galileo Galilei per un loro concept! Perché dobbiamo farci fregare così le cose? Ci siamo fatti due domande su questo.
A: La questione di identità veneta e italica è marcata, ma non nego che mi piacerebbe fare qualche incursione estera per rompere i coglioni!
D: Un'altra cosa che mi interessava sapere: immagino che alcuni di voi vengano da studi classici.
Paolo: Perché tutti guardano me? *risate* Si sono diplomato in pianoforte.
D: Non mi è mai capitato di intervistare persone che decidono di svoltare e seguire un tipo di musica diverso. Cosa si prova a intraprendere questo cammino?
P: È difficile nel momento in cui si cerca di suonare quella musica che effettivamente hai sempre avuto nelle tue corde come gusto musicale. Quando vedi che la strada del concertista ti è in qualche modo difficile, per motivi o logistici o personali, una persona decide di mettere le proprie conoscenze musicali al servizio della musica che veramente gli piace. Non penso che ci sia tutta questa differenza tra ciò che uno sa a livello di nozioni e quello che deve sapere per stare in un gruppo. Nel mio caso sono riuscito a realizzare il mio sogno: suonare "classica" in un gruppo metal.

D: Quando potremo vedere gli Arcana Opera nuovamente in azione?
A: Il 12 settembre siamo al Sinistro Fest, il 3 di ottobre siamo a Milano. È giusto spingere il nuovo disco, il più possibile, almeno fino a marzo/aprile 2016.
D: Immagino che la scrittura di De Noir vi abbia assorbito molto!
B: Più che noi ha assorbito il conto in banca... *risate* No è stato molto sfiancante dal punto di vista fisico e psicologico, però siamo soddisfatti. Ciònonostante vogliamo crescere ancora di più e "sfruttarci" ancora di più.
Marco: Ti dico solo che io lavoro in Tanzania e sono arrivato ieri a Bergamo... Volevo solo dire una cosa su "Il Lamento di Marsia", per ricollegarmi al discorso della composizione: ci siamo trovati tardi a comporla e l'abbiamo scritta in studio. Personalmente parlando, è venuto un gruppo gran bel pezzo!
A: Dobbiamo principalmente ringraziare la Zeta Production che ha avuto la pazienza di assecondarci in tutti i nostri deliri!
D: Vorrei farvi un'ultima domanda... Un po' provocatoria se vogliamo: non avete paura che inserendo eccessivi intellettualismi nella vostra musica vi mangerete delle grosse fette di pubblico?
S: Beh, nei primi riscontri decisamente no! La gente si prende bene, ci sono sempre facce nuove ma anche tante facce conosciute: c'è gente che ci segue e questo per noi è importantissimo.
A: Che sia intellettualmente pesante per noi è bene: dobbiamo scuotere la gente! Se non riusciamo dare uno scossone non riusciamo a uscire da questa situazione in Italia, che è abbastanza tragica.
B: Dobbiamo per forza dare uno strappo, se no come possiamo andare avanti?

D: Reputo questo molto interessante perché in Italia abbiamo molti "grandi" e anche diverse correnti musicali. Voi riuscireste a collocarvi nella corrente del prog?
A: Sicuramente molti di noi vengono da una estrazione prog rock. Ci sono tutti gli anni 70', gruppi dei quali ci siamo dimenticati. Chiaramente io ho molto a cuore quel punto di riferimento. Paolo e Marco arrivano dal prog metal quindi tutto Dream Theater e vari. C'è molto del progressive e molto altro.
D: Vi lascio con l'ultima domanda...
B: Ancora? Non era l'ultima quella di prima? *risate*
D: Eh va beh, questo è l'encore! Oltre all'obiettivo di aiutare la gente a riscoprire determinati generi, qual'è la missione degli Arcana Opera?
M: La missione è creare un movimento!
A: Esatto, un movimento con la propria identità, un manifesto avanguardistico italico.
D: Vi auguro di riuscirci perché mi piace il vostro atteggiamento verso la musica, intellettualistico oltre che divertente. Grazie per il tempo concesso per l'intervista!
Tutti: Grazie a te!

Pubblicato in Interviste

Sabaton @ Alcatraz (04/02/2015)

Mercoledì, 11 Febbraio 2015 09:36

L'annuncio a poco meno di una settimana dal concerto che i Sabaton avrebbero occupato il palco grande dell'Alcatraz con il loro gigantesco carro armato non poteva che attirarmi ancora di più. Così martedì scorso mi sono bardato pronto a combattere per il tour di Heroes. Per l'occasione la band svedese era accompagnata dai power metallers Delain e dai finnici Battle Beast. Una serata, insomma, all'insegna del power in un bel po' di sue declinazioni!

Devo dire che non mi aspettavo uno show così esplosivo dai Battle Beast. Una buona mezz'oretta di tamarrissimo heavy/power ci accompagna in questo opener di, devo dire, altissimo livello.

Ovviamente gran parte della scaletta è dedicata a Unholy Savior, l'ultimo lavoro in studio della band, da cui vengono estratte l'immancabile Madness e un altro paio di pezzi. Grande partecipazione del pubblico e divertimento a pacchi (non ho visto nessuno annoiarsi) su Black Ninja e sulla finale Out of Control, che scatena i coraggiosi arrivati sul luogo prima dell'apertura dei concerti.

Un bellissimo opening act, con una Noora Louhimo che dà il meglio di sé, applaude e fa scatenare il pubblico su ogni pezzo, supportata degnamente dai suoi compari Janne Björkroth (tastiera a tracolla) e Anton Kabanen (chitarra solista).

 

Dopo un veloce cambio di palcoscenico salgono sul palco i Delain, per l'occasione accompagnati dalla chitarrista Merel Bechtold, visti gli impegni di Timo Somers con i suoi progetti solisti. Per la gioia di tutti i maschietti quindi una donna in più sul palco, tenuto alla grande da Charlotte Wessels.

Quello che era nato come progetto solista del fondatore dei Within Temptation, Martijn Westerholt, oggi è una band che ha ormai all'attivo quattro album. Rimessosi completamente dal brutto incidente della scorsa estate anche Otto Schimmelpenninck si mostra sul palcoscenico e dà il via con i suoi colleghi a un ottimo show che non ci ha risparmiato applausi e salti, con una scaletta che ha privilegiato il masterpiece We are the others, nonostante qualche estratto anche dagli altri album.

Charlotte ormai è abituata a calcare palchi e lo si vede dal coinvolgimento con cui tiene l'Alcatraz in pugno, insieme a un ottimo lavoro di scambi tra chitarrista e bassista, che dialogano sapientemente sul palco quasi come la turnista facesse parte della band da parecchio tempo.

Alla fine, su Not Enough, sale sul palco anche il buon Anton dei Battle Beast, che si cimenta in un duetto con la Bechtold prima del gran finale su We are the others. Decisamente un bell'antipasto prima della portata principale della serata!

 

Mentre ci facevano entrare per prepararci alle foto non potevo credere a quello che stavo vedendo: due tecnici vestiti da GUASTATORI stavano allestendo il mastodontico palcoscenico dei Sabaton. Il tutto mimando pose da guerriglieri in missione segreta. Già in quel momento iniziavo a capire dove saremmo andati a parare con la tamarraggine del concerto. E i Sabaton non deludono mai: su The Final Countdown degli Europe il pubblico inizia già ad agitarsi, per poi esplodere totalmente quando dopo The March to War attacca l'esplosiva Ghost Division.

Joakim Brodén e Pär Sundström irrompono sul palco travolgendo l'Alcatraz, fomentando l'esaltazione generale e sparandoci subito dopo la devastante opener un pezzo dal nuovo Heroes: To Hell and Back. Ero molto curioso di sentire come sarebbero state le canzoni del disco dal vivo e devo dire che gli svedesi non deludono: Soldier of 3 Armies scatena un mosh ferocissimo e subito dopo la band decide di giocare con il pubblico facendoci scegliere in che lingua cantare Gott Mit Uns (in svedese, alla fine), facendoci fare le flessioni su The Art of War e suonando a sorpresa Swedish Pagans che non era in scaletta!

Non c'è che dire: nonostante il cambio di line-up del 2012 i Sabaton sono rimasti gli stessi ragazzini scanzonati e poweroni, tant'è che quando è il momento di suonare The Lion from the North i nostri fanno salire sul palco un ragazzino che ne aveva pubblicato la cover su youtube e fanno fare la parte di chitarra a lui!

L'Alcatraz è ormai completamente in delirio quando la tripletta Uprising, Far from the Fame e 40:1 chiude il concerto prima degli encores. Nel frattempo i nostri reclutano nella loro armata anche un bimbo dalle prime file, a cui regalano bacchette, maglietta, plettro e occhiali da sole.

E cosa poteva aprire l'ultima parte se non Night Witches, il primo pezzo di Heroes? Ad annunciarcelo nientemeno che due aquile di metallo che sbucano da dietro il palcoscenico e si alzano sopra un pubblico ormai scatenato. La serata si chiude saltando su Primo Victoria e pogando come disperati su Metal Crüe.

Setlist:

  1. The Final Countdown (Europe song)
  2. The March to War (intro)
  3. Ghost Division
  4. To Hell and Back
  5. Carolus Rex
  6. Soldier of 3 Armies
  7. Gott Mit Uns (in svedese)
  8. The Art of War
  9. 7734
  10. Swedish Pagans
  11. Resist and Bite
  12. Dominium Maris Baltici (intro)
  13. The Lion From the North (feat. Tristan)
  14. Uprising
  15. Far from the Fame
  16. 40:1
  17. (Encores) Night Witches
  18. (Encores) Primo Victoria
  19. (Encores) Metal Crüe

 

Insomma, me ne sono uscito dall'Alcatraz assolutamente soddisfatto e mi sono anche permesso una foto con i Battle Beast. Un'emozione per la prima volta poter fare le foto sotto al palco del noto locale milanese, per la quale devo ringraziare la Nuclear Blast e la possibilità che mi ha dato nel partecipare al concerto. We're the masters of the world!

Gallery completa (facebook).

 

Pubblicato in Live Report

Cromo: al lavoro sul nuovo album.

Sabato, 10 Gennaio 2015 14:05

Come scritto sul loro sito ufficiale i Cromo sono in lavorazione sul nuovo disco a distanza di tre anni dal demo Unchained. Le registrazioni verranno effettuate presso gli Aemme Recording Studios di Lecco, con la produzione firmata Salvatore Addeo. Il sound dell'album porterà avanti gli elementi che hanno caratterizzato fin'ora la musica dei Cromo: un heavy ispirato alla NWOBHM con elementi prog e muri di suono all'americana.

Per ulteriori informazioni, per preordinare il cd o scrivere alla band è possibile mettersi in contatto tramite i loro spazi web ufficiali:

CROMO Official Web Site
www.cromonline.com

CROMO Official Fb Page
www.facebook.com/cromo.metal

AEMME RCORDING STUDIOS
www.aemmerecordingstudios.com

Pubblicato in News

Folkstone: al di là del nulla!

Mercoledì, 03 Dicembre 2014 09:42

Abbiamo imparato a ballare e a scatenarci sull'omonimo Folkstone, oggi ci ritroviamo a riflettere su Oltre... l'abisso. La carriera musicale dei bergamaschi ha ormai preso una vera e propria svolta che Lorenzo, Maurizio e Roberta mi hanno indicato con precisione durante un'intervista prima del mega concerto al Live Club di Trezzo sull'Adda. Buona lettura!

Dario: Ciao ragazzi e benvenuti su Allaroundmetal! La prima domanda che ho pensato di farvi è: cosa c'è Oltre... L'abisso?
Lore: Oltre l'abisso? Cosa c'è? Il problema è che non lo sappiamo! Diciamo che siamo arrivati in un punto dove per noi è un po' un abisso. Abbiamo cambiato completamente il sound rispetto a Il confine, i testi parlano molto di noi e sono comunque cupi. È quello l'abisso! Oltre non lo so. L'abisso è un po' la scommessa che facciamo ogni volta che incidiamo un album: ci vuole ispirazione e vissuto. Quando finiamo un album siamo veramente scarichi, quindi l'abisso sarà se ne facciamo un altro!
Mauri: Parlando di questo titolo e delle interpretazioni che gli posso dare ci ho proprio visto un concetto di propositività. Qualcosa che ti proietta nell'avanti e che ti fa pensare oltre. Anche la copertina e tutto quanto... Non è una visione nichilista, c'è uno spunto a pensare proprio: "cosa c'è oltre l'abisso?", memori o comunque cambiati dalle vicissitudini e dal tempo che passa per tutti.
Roby: CONFERMO!

*risate*

Dario: Eh mi avete praticamente risposto a metà intervista! *risate* Scherzi a parte, una cosa che ho notato ascoltando Oltre... l'Abisso è che il vostro sound si è evoluto tantissimo. Siete ormai lontani dai canoni del mittelalter-rock di Folkstone. Per fare un esempio manca la canzone bevaiola classica a cui ci avevati abituati nei primi due dischi.
Lore: Beh direi proprio di si. Anche se una cosa che tendo sempre a sottolineare è che: è vero che il nostro songwriting è completamente cambiato e il nostro atteggiamento, persino i suoni si sono evoluti, però sai, tutti mi dicono "i pezzi festaioli dei Folkstone"? Non lo so, io ne trovo due in tutta la discografia! In Taberna, che è stato il primo pezzo, e Un'altra volta ancora che si è festaiola però ha sempre una vena un po' macabra.
Dario: Un po' come dire "bevo per dimenticare che dovrò morire"!
Lore: Infatti, il senso di quella canzone era proprio questo. Facciamo festa ma non dimentichiamoci che "la morte è qua che ci sorvola". Ovvio che cambiando la sonorità si accentua di più questo passaggio, perché con una melodia molto allegra potresti anche dire "ho ucciso mia nonna e le ho succhiato il sangue" *risate*
Mauri: Un po' come gli irlandesi che hanno tutte queste melodie allegre e poi parlano delle cose più macabre...
Lore: Ovviamente se pensi agli altri pezzi, come Anime Dannate, Frerì, Terra Santa... Che sono del secondo album, piuttosto che Lo Stendardo o Rocce Nere... Sono più poesie. Per cui ecco, per risponderti io non ci ho mai visto tutta questa attitudine festaiola nella musica dei Folkstone. È la nostra attitudine, perché siamo dei coglioni e ci piace bere: per forza che facciam cagnara. Si può dire che siamo così fuori dal palcoscenico.
Mauri: Infatti il concerto non è una cosa tanto fine a sé stessa, il concerto è il prima e forse più di tutto il dopo! Spesso è quello che succede dopo, almeno per noi, che fa davvero una serata. È tutto un insieme. Quando ero appena entrato nei Folkstone (nda. 2011, con l'album e il tour de Il Confine) pensavo che avrei fatto come al solito: salgo sul palco, faccio il mio lavoro e poi stop... No! Il contatto è importante: si poga, si salta, si canta insieme, si scende a bere col pubblico... Io quando vado ad un concerto è questo che cerco. In genere tutti i concerti rock non dovrebbero essere così: voglio che ci siano tutte quelle componenti che fanno sì che lo spettacolo sia un vero e proprio show. Per questo dico che se un giorno mi dovessi trovare di nuovo tra il pubblico a vedere i Folkstone mi divertirei sicuramente. Tornando al discorso dei testi comunque non dimentichiamoci che c'è tutto un tir di contenuti che ci portiamo dietro che non sono assolutamente da sottovalutare.

Dario: In realtà anche io ho sempre notato una vena malinconica e poetica nei vostri testi, che già virava per sé verso altri generi. Penso che nel nuovo album siate arrivati ad un livello superiore, quasi da cantautori, però in senso positivo! Parlo di Bertoli, Guccini... Ad un certo punto, in Manifesto sbiadito, ho notato che parlate di un'Opera Buffa: è una citazione?
Tutti: Si!
Roby: Esatto, è una citazione a Guccini. Mi era venuta in mente e ci stava a pennello.
Lore: Bravo che l'hai azzeccata, sei il primo che ci arriva! *risate*
Roby: Manifesto sbiadito è un'allegoria della vita che viene intesa come una sorta di circo, di carrozzone e dei personaggi che lo animano. Questo si può riallacciare al discorso di prima, nel senso che da fuori può sembrare che tutto sia bello, lucido, divertente, mentre quando lo si vive da attori è diverso perché comunque la prospettiva cambia: ci sono le paure, l'ansia del momento. Quindi è un aspetto della vita di noi artisti.
Mauri: È un'allegoria non semplicissima e anche io ho faticato a entrare nello spirito... Brava la Roby che scrive i testi! *risate*
Dario: Quindi questo è anche il significato della copertina! Perché ci siete voi che vedete la vostra impiccagione.
Mauri: Esatto, siamo spettatori della nostra stessa fine. È una cosa che mi è piaciuta molto, anche se personalmente non ho seguito molto il divenire della copertina. L'allegoria che rappresenta, che è una cosa che pochi notano, è molto complessa e può essere interpretata in svariati modi.

(nel frattempo il Lore si allontana per predisporre un'intervista video)
Dario: Un'altra domanda che vi faccio, principalmente alla Roby: in questi sei anni qual'è stato il tuo palco preferito?
Roby: Cacchio difficilissimo rispondere... Perché poi in ogni situazione è sempre bello, sempre un degenero! Quindi non saprei dirtelo. Anche perché poi io vivo molto con l'agitazione: ogni concerto lo vivo come se fosse il primo e sono lì lì per sboccare e svenire! Poi salgo e via, libero tutta l'energia!

Dario: Veniamo all'ultima domanda: avete condiviso il palco con tantissimi artisti girando in questi anni, ma c'è qualcuno con cui vi piacerebbe esibirvi.
Lore: NANNI SVAMPA!
*risate*
Dario: Io ci sarei subito!
Lore: No scherzi a parte non c'è qualcuno di particolare con cui ci piacerebbe suonare. Non abbiamo più un idolo come ad esempio gli In Extremo all'inizio della nostra carriera.
Mauri: L'età degli idoli se n'è andata da un po'!
Dario: Va bene ragazzi, vi ringrazio e come si dice in teatro MERDA MERDA MERDA per dopo!
Tutti: Grazieeeeeeeeee!!

Pubblicato in Interviste

Tornare a vedere i Folkstone ormai è come partecipare a quelle riunioni di famiglia belle, dove tutti bevono, fanno festa, parlano del più e del meno e stanno bene insieme. Venerdì scorso mi sono recato al Live Club per assistere al release party di Oltre... L'abisso, nuova fatica del combo bergamasco. Una serata tutta dedicata a loro e ai fan della band, la cosiddetta Marmaglia, ormai attivissima in tutta Italia e impegnata costantemente nel seguire i suoi beniamini. In questa occasione c'è scappata anche un'intervista che pubblicherò a breve, intanto veniamo al concerto!

Ovviamente sin dall'apertura, con tanto di effetti pirotecnici, viene dato ampio spazio al nuovo album con Nella mia Fossa e Fuori Sincronia. Il Lore e soci ci propongono uno show denso di emozioni, purtroppo non regalandoci tanti dei soliti discorsi fatti dalla band durante i live per colpa del poco tempo a disposizione. E così da Freri, tra una birra e l'altra, passiamo per tutti i dischi della band assaporando il cambiamento di suono dai pezzi vecchi a quelli nuovi, con accoppiate come Anime Dannate e Prua Contro il Nulla.

I Folkstone sono sempre gli stessi: uno spettacolo in sede live. I ragazzi ormai hanno calcato i palchi di tutta Italia e non stanno fermi un secondo, cambiando di posizione, strumenti a seconda delle canzoni e sprigionando la grinta che li ha sempre contraddistinti.

In sede live i nuovi pezzi non sfigurano affatto accoppiati ai grandi classici della band, così L'ultima notte è una degna opener per Alza il Corno, Soffio di attimi e Ruggine sono il posto perfetto dove incastrare l'acclamata Simone Pianetti. Roby e Teo, che dividono la sinistra del palco, passano da piva a bombarda in un crescendo vorticoso di divertimento, così dall'altra parte Maurizio e Andreas tengono il passo con la loro miriade di strumenti.

I suoni sono ottimizzati veramente bene, così l'arpa di Silvia fa da padrona più volte e nessuno strumento è costretto a sgomitare per farsi vedere insieme agli altri.

Il lavoro della band è completato ovviamente da Edo, Fede e Luca, l'osso metallico del rock medievale. È la prima volta tra l'altro che riesco a vedere il nuovo chitarrista in azione e non ho assolutamente nulla di cui lamentarmi, anzi l'abilità del ragazzo nel suonare è assolutamente indiscutibile visto che in un paio di momenti ci ha regalato degli assoli incredibili!

Dopo Folkstone e Un'altra volta ancora, forieri di moshpits e walls of death, si inizia ad entrare in chiusura con Manifesto Sbiadito e Luna, che gran parte del pubblico canta da seduta, mentre Grige Maree e Nebbie ci portano verso la finta conclusione dello show. Infatti, dopo una bellissima esibizione del Lore che canta frammenti accompagnato dal pianoforte, come si può pensare che uno spettacolo dei Folkstone finisca senza Omnia fert Aetas, Rocce Nere e Con passo pesante? La tripletta finale fa scatenare il pubblico alla stragrande.

È stato un concerto meraviglioso, sia per la compagnia (tra il pubblico c'erano persino famiglie con figlioletti al seguito) sia per l'aver rivisto i bergamaschi così carichi e pieni di grinta ed energia. Parlerò meglio di loro scrivendo l'intervista; tornando alla serata di venerdì posso solo dire che in Italia difficilmente ci saranno altre band con cui mi divertirò a questi livelli e con le quali soprattutto mi troverò a mio agio! Ora li attende un tour che toccherà gran parte della penisola: sono sicuro che ogni serata sarà al pari di quella di un paio di giorni fa.

Setlist:

Nella mia fossa
Fuori sincronia
La tredicesima ora
Frerì
In caduta libera
Frammenti
Non sarò mai
Oltre... L'abisso
Mercanti anonimi
L'ultima notte
Alza il corno
Anime dannate
Prua contro il nulla
Soffio di attimi
Simone Pianetti
Ruggine
Folkstone
Un'altra volta ancora
Manifesto sbiadito
Luna
Grige maree
Nebbie

Encores:

Omnia fert aetas
Rocce nere
Con passo pesante

Pubblicato in Live Report

Machine Head @ Alcatraz (19/11/2014)

Domenica, 23 Novembre 2014 21:26

Per come la vedo io sono una band che ha rivoluzionato completamente i canoni del groove portandolo a un livello superiore, e il loro Bloodstone & Diamonds ne è una prova concreta. Sto parlando dei Machine "fuckin'" Head, visti all'Alcatraz mercoledì scorso alla presenza di quasi 1200 persone. Un concerto che stavo aspettando e al quale finalmente, a sette anni da quel capolavoro chiamato The Blackening, sono riuscito a partecipare.

- Diablo Boulevard -

Arrivo appena in tempo per finire di ascoltare la prestazione dei belgi Diablo BLVD, autori di un buon hard rock/stoner. Sostituti dei Devil You Know (che hanno abbandonato il tour a inizio mese) la band a mio parere deve gran parte del suo sound ai Mistfits e ad alcune altre band punk, nonostante la componente stoner sia marcatissima su alcuni pezzi, provenienti dall'ultimo Follow the Deadlights. Di spalla a una band come i Machine Head si è trattato di un bell'opening act, tra riffoni, assoli e l'entusiasmo del pubblico presente, che purtroppo al momento non era numerosissimo. Vi consiglio comunque di darci un ascolto su Spotify, il loro ultimo album non è malaccio!

- Darkest Hour -

Gli statunitensi Darkest Hour devono adempire il compito di aprire alla band di Flynn e soci. Fautori di un melodic death/metalcore a mio parere abbastanza banalotto e commerciale la band presenta una scaletta con molti pezzi provenienti dall'ultimo album intitolato appunto Darkest Hour, con una carica e un'energia comunque apprezzabili. Pezzi come Savior the Kill soddisfano alcune frange dell'Alcatraz, che nel frattempo si sta riempiendo, e qua e là si inizia anche a intravedere qualche moshpit. La chiusura con gli encore The Sadist Nation e With a Thousand Words to Say but One scatena i fan della band, la quale successivamente scende anche tra il pubblico per vedere i Machine Head in azione. Un buon concerto, nonostante il genere suonato non mi abbia fatto impazzire.

Ci siamo, con Diary of a Madman di Ozzy Osbourne sparata a cannone e l'oscuramento delle luci del mastodontico palcoscenico capiamo che la band sta per entrare in scena. L'esaltazione di un Alcatraz contenente un migliaio di persone è papabile e ci possiamo aspettare di tutto... Tutto tranne una tripletta come Imperium, Beautiful Morning e Now we Die. I Machine Head irrompono sul palco con un'energia incredibile, proiettandoci in uno show di altissimo livello. Il cambio di bassista non ha influito sulla resa live dei ragazzoni californiani: Jared MacEachern è un bravissimo musicista e dimostra anche una presenza scenica al pari dei suoi illustri colleghi. E via con un fiume di riffoni, urli e cori, con pezzi del passato come The Blood, the Sweat, the Tears o Bite the Bullet, fino ad arrivare al nuovo corso della band con Night of long Knives.

Un altro momento bellissimo è stato quando Flynn ha suonato in acustica la bellissima Darkness Within, dopo averci ricordato che sono quasi 10 anni (più precisamente il 25 novembre) che la band suonò per la prima volta con gli Slayer... Proprio a Milano! E sempre qui per il tour di Locust gli comunicarono che i Machine Head erano stati candidati ai Grammy Awards e che esattamente in questo giorno Bloodstone & Diamonds è entrato nella classifica mondiale di vendita cd al 20esimo posto. Il ringraziamento per la città è una tripletta composta da Bulldozer, la recente Killers and Kings e l'immancabile Davidian, ovviamente il punto più atteso del concerto per i fan di vecchia data della band.

Arriva il momento degli encore con un istrionico Flynn che gioca a lanciare i bicchieri di birra sul pubblico per vedere chi riesce a prenderli al volo, per poi esordire con un "CAZZO DURO, P***O DIO!" che manda in visibilio la folla. Non poteva mancare Aesthetics of Hate, che ovviamente scatena il mosh più feroce che si sia visto nella serata. Non parliamo poi della bellissima resa dal vivo dell'assolo da parte di Phil Demmel, che riesce a far commuovere non pochi dei presenti. I cori "MACHINE FUCKIN' HEAD" continuano imperterriti quando viene presentata la successiva Old e si scatena un circle pit violentissimo, con gente che cade e un fan che ad un certo punto riesce a salire sul palco e buttarsi sulla folla... Chiusura con l'epica Halo, proveniente da The Blackening, che tutti cantano a squarciagola.

Tirando le somme posso solo ringraziare la Nuclear Blast che mi ha permesso di partecipare. A quanto ne so i MH non hanno voluto fotografi sotto al palcoscenico per ragioni non meglio specificate, ma se vi va di passare dalla mia pagina facebook qualcosina da lontano sono riuscito a rubare. Erano sette anni che desideravo ascoltare la band dal vivo e non sono stato affatto deluso: una scaletta ottima, con 15 pezzi che hanno abbracciato la loro intera carriera (avrei preferito qualche pezzo in più dall'ultimo disco, ma pazienza) e un calore e un'energia che non farebbe pensare che questi ragazzoni sono uno dei gruppi metal più noti, al momento.

L'unica cosa che posso dire è che spero vivamente che i Machine Fuckin' Head salgano ancora di più la classifica con Bloodstone & Diamonds: se lo meriterebbero assolutamente!

Setlist:
Imperium 
Beautiful Mourning
Now We Die 
Locust
The Blood, the Sweat, the Tears 
Ten Ton Hammer 
Night of Long Knives 
Bite the Bullet 
Darkness Within 
Declaration (intro)
Bulldozer 
Killers & Kings 
Davidian

Encores:
Aesthetics of Hate 
Old
Halo 

Pubblicato in Live Report

ADD: videoclip di Heaven Underground

Martedì, 17 Settembre 2013 23:44

Riceviamo e pubblichiamo:

In attesa dell’imminente  uscita del primo full lenght intitolato “A Dear Diary” che verrà alla luce questo autunno, gli ADD presentano in anteprima il video del brano “Heaven Underground”. La song in questione non sarà presente sull’album in uscita, ma verrà rilasciata gratuitamente anche in formato audio, (mastered for i Tunes) come super regalo di benvenuto al pubblico ed ai fans della band, anticipando così la prossima release ufficiale del CD. Video e download audio gratuito di “Heaven Underground” sono già disponibili sul sito ufficiale degli ADD: http://www.add.mu.

Enjoy and Stay tuned!!!

Pubblicato in News

Metal for Emergency - Day II

Lunedì, 22 Luglio 2013 11:29

Se molti pensano che il metal sia una musica che non si schiera per il sociale si sbagliano di grosso: da un po' di tempo a questa parte Emergency organizza il Metal for Emergency, un'appuntamento totalmente gratuito dove gli introiti vengono destinati a scopo benefico. Dopo l'anno scorso, che ha visto salire sul palco i nostrani White Skull e i teutonici Primal Fear, tocca ancora a grandi nomi della scena italiana e a un nome internazionale d'alto livello "aiutare" l'associazione che "cura una persona ogni 3 minuti". Il festival di quest'anno, a doppia data, prevedeva venerdì 19 le svedesi Crucified Barbara, mentre sabato 20 headliner sono stati nientemeno che i Grave Digger! Il tutto COMPLETAMENTE GRATUITO. Ebbene, avere il proprio gruppo preferito che suona a qualche chilometro da casa non è cosa di tutti i giorni... Per questo, munito anche di pass per intervistare qualcuno, mi sono diretto a Bergamo equipaggiato di tutto punto.

 

- Cruel Device -

Ad aprire il festival i Cruel Device, giovane promessa italiana vincitrice del contest per suonare nella location di Cenate Sotto. I ragazzi sfoderano un heavy metal moderno e molto influenzato, senza però mai scadere nel ripetitivo e nel banale: brani come My Calling scaldano bene il pubblico, che risponde anche positivamente a cori e applausi. Tante demo vendute e un'intervista da parte del sottoscritto festeggiano questo live molto importante per questi ragazzi che scommetto rivedremo presto su qualche palco!

 

- Rhyme -

L'atmosfera si carica ancora di più con l'esibizione dei Rhyme, che impostano la scaletta principalmente sui brani di The Seeds and the Sawage, ultima fatica in studio. Un potente alternative/stoner investe il parcheggio con un'energia fuori dal comune: sul palco nessun membro della band sta fermo per il trasporto, e il pubblico si lascia coinvolgere dall'atmosfera. Dunque un altro successo per una band purtroppo ancora sconosciuta nel nostro paese ma già affermata negli States e in Russia!

 

- Trick or Treat -

Verso le 19.30 inizia una delle ultime esibizioni: i poweroni nostrani alzano da subito il volume con l'opener Prince with a 1000 enemies, tratta dall'ultimo album Rabbit's Hill. L'energia sprigionata dai Trick or Treat investe tutto il MfE, con persone che saltano e ballano al ritmo del power più divertente che ci sia. The loser song e Take your Chance tratte da Tin Soldiers non fanno che alzare ancora più l'umore del pubblico, inframezzati da divertenti siparietti comici. Segue poi il classicone Evil needs candy too e la geniale cover di Girls just want to have fun, per poi tornare all'ultimo album con la title-track. A chiudere l'esplosiva esibizione, tra una gag e l'altra, l'intramontabile Like Donald Duck. La band modenese ha dimostrato come tutti questi anni di esperienza dal vivo in Italia e all'estero ha giovato sia al sound che al loro stesso divertimento sul palco, come leggerete nell'intervista che sono riuscito a strappare ad Alessandro Conti dopo il concerto. Insomma, i ToT sono una di quelle band che potrei vedere mille volte di fila senza mai stancarmi...

 

- Elvenking -

Tocca ad un altro nome della nostra scena: gli Elvenking, che sono da poco tornati sul mercato con il nuovo Era, impostano in realtà la scaletta andando a prendere da quasi tutti i loro dischi. Uno show di altissima professionalità e coinvolgimento, con brani che vanno dalla opener del nuovo disco The Loser a quelli di Red Silent Tides (The Cabal), fino a The Oak Woods dal primo album e le immancabili Neverending Nights e The Winter Wake. Damna ha dimostrato di saper coinvolgere il pubblico e anche farlo giocare, e complice l'abilità di Lethien al violino gli Elvenking hanno tenuto un lungo e appassionato show, ritornando alle "pagan roots" di un tempo.

 

- Grave Digger -

È giunto il momento che tutti aspettavano: il pubblico si stringe sotto al palco per chiamare a gran voce i becchini del metal. I Grave Digger irrompono sulle note di Clash Of The Gods, title-track del nuovo disco, per poi investirci con la velocità e la potenza di Death Angel and The Grave Digger. Chris & co. sono molto carichi perché non venivano a suonare dalle nostre parti dal 2011, e ci regalano sia pezzi dagli ultimi dischi come Ballad of a Hangman, Home at Last e Hammer of the Scots che vecchie glorie come The Last Supper, Excalibur e The House. Menzione d'onore per un super medley con Twilight of The Gods, The Reaper, Baphometh e We wanna rock you, ma non mancano vecchissime glorie come Wedding Day, direttamente dal 1993 di The Reaper e una spettacolare Knights of the Cross in apertura degli encore, seguita da una inaspettata Killing Time, direttamente da Tunes of War. Il pubblico è scatenatissimo, così quando parte Rebellion tutto il parcheggio si mette a tremare sotto grida e salti, e infine si scatena un potentissimo mosh con la classica Heavy Metal Breakdown, con tanto di finale "a chiamata" del pubblico! A distanza di un paio di settimane dallo speciale live che suoneranno a Wacken per il trentennale della formazione della band, i Grave Digger non hanno risparmiato nessuno, dimostrando che nonostante l'età l'energia della band è sempre la stessa da molto tempo a questa parte. E allora buon compleanno becchini e grazie per questa esibizione!

 

Ringrazio lo staff del MfE per la gentilezza e la cortesia dimostrata e auguro all'associazione di essere riuscita a raccogliere abbastanza soldi per far partire il "Progetto Italia". È bello che una musica di solito associata alla violenza e alla misantropia dimostri la sua vera faccia di altruismo e generosità, quindi un applauso al Metal for Emergency e a tutti gli organizzatori! A breve troverete anche le interviste.

Pubblicato in Live Report

releases

Hard rock classico e blues in questo debutto degli svedesi  Backwood Spirit
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
4 decadi non seppelliscono affatto i Mythra
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Hard rock ed heavy metal old school per i Devil
Valutazione Autore
 
2.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Debutto dei metal progsters Frozen Sand costruito attorno ad un concept molto articolato.
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Other View, che bella sorpresa!
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

demo

Debutto per gli italo-americani Antipathic
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il primo EP dei romani Asphaltator promette bene
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dante's Theory: una piacevole scoperta dalla lontana Asia
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Hypocras: Un ep con in mente gli Eluveite e...la musica dance
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
I Dimonra e la poliedricità
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
I Chasing The Serpent devono scegliere una strada precisa
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

partners

No tabs to display

Login

Sign In

User Registration
or Annulla