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Roberto Orano

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NU-METAL, dalle origini.

Venerdì, 08 Giugno 2012 13:20 Pubblicato in approfondimenti

Quasi vent’anni fa, durante gli anni novanta, un virus esplosivo stava per emergere e si sarebbe presto diffuso a macchia d’olio, in lungo e in largo.

Due piccole cellule devastanti avrebbero creato in pochissimo tempo un focolaio incontenibile che inizialmente si estendeva in un’area compresa tra i confini della California, e più precisamente a Bakersfield, dove già da un anno prima della loro ascesa mondiale nasceva una realtà musicale a cui si unì uno strano tipo di nome Jhonatan, cantante autodidatta appassionato di cornamuse e grande ascoltatore dei Duran Duran. Il quintetto si chiamò Korn. Mentre a Sacramento, già dalla fine degli anni ’80 era attivo un progetto creato da quattro skaters, di cui uno era Chino Moreno, e la band in questione si chiama Deftones, scritto in corsivo.

Solo un anno dopo, esattamente nel 1994 il virus sta per conquistare intere generazioni di differente tipologia ed età con l’uscita dell’omonimo album dei novelli Korn, un disco a tutti gli effetti spiazzante, dalla vena psicopatica, ansiosa e malata. Niente e nessuno aveva mai sentito nulla di simile. Un cantante che ansima, che grida frustrato, sopra a raffiche di patterns ribaltanti e rozzi, ed una batteria hip-hop, con un’oscurità di fondo dal clima freddo e umido.

Poco più tardi, ad un anno di distanza, la Maverick si accorge, invece, del four-pieces di Sacramento che da alle stampe “Adrenaline”, il vero esempio di come si suona il crossover, un crossover da strada, di pura attitudine, underground al cento per cento.

 

Nella Seconda metà degli anni novanta, mentre i suddetti Korn e Deftones daranno vita ad altri capolavori come “Life Is Peacy”, Follow The Leader” ed il più maturo “Issues” per i primi, e lo splendido “Around The Fur” per i secondi, qualche altra realtà prende piede negli States. Nel tumulto si distinguono I Limp Bizkit del tatuatore Fred Durst con il loro debutto “Three Dollar Bill Y’all $”, un connubio di rap, riff stoppati rotondi come massi, dj e parolacce a non finire capace di far esplodere qualsiasi giradischi. Oltretutto, la band vanta anche una certa simpatia dai maestri Jhonatan Davis & Co che li vorranno in tour assieme e li promuoveranno amichevolmente. Nel ’99 uscirà il disco del successo per i “biscotti flosci” (letteralmente “limp biscuit”), “Significant Other” (più di 600mila copie vendute nel giro di pochi giorni). Oltre a loro, si fanno notare i P.O.D (Payable On Death) con I loro tre dischi e poi nel ’99 l’esordio su Atlantic con “The Fundamental Elements…”, i nove mascherati Slipknot con un omonimo e brutale debutto su Roadrunner (che poi in futuro verrà ristampato in due-tre versioni diverse), i System Of A Down di origini armene, impegnati socialmente, e i Soulfly, band formata dall’ex cantante dei brasileri Sepultura, Max Cavalera.

 

ALTRI DISCHI IMPORTANTI NELLA SECONDA META’ DEI 90’s:

-       Coal Chamber (“s/t” e “Chamber Music”). Band di Los Angeles targata Roadrunner e capitanata da Dez Fafara che dopo il loro scioglimento formerà i metalcorer Devildriver).

-       I più rappettari (Hed)Pe, anche loro con un omonimo e distruttivo disco debuttante.

-       Incubus, che si faranno notare con “S.C.I.E.N.C.E” nel ’97, nonostante un paio di dichi/EP precedenti ma non molto quotati.

-       La one-man-band Kid Rock, più una trovata commerciale semi-hollywoodiana che un vero e proprio pilastro musicale.

-       Il quartetto tutto al femminile dal nome Kittie con il debut “Split”.

-       I folkloristici Puya di “Fundamental”. I Sevendust, una delle poche band con un frontman afro, che vedono uscire “Home”. Gli Snot con “Get Some”. I più industriali Static-X con “Wisconsin Death Trip” e gli Staind di “Dysfunction” firmati dalla Flip e ben accolti da Fred Durst e compagni.

 

 

Nel 1998 nascerà il “Family Values”, un evento annuale che servirà in primis a promuovere “Follow The Leader” dei Korn, ma anche per lanciare svariate bands e consacrare una certa fratellanza tra le varie realtà del genere, che con l’ausilio anche del famoso Ozzfest di Ozzy verrà affiancato al metal più duro in un unico palco. E’ proprio con l’aiuto di questi eventi che il nu-metal diventa una sorta di movimento di massa, anche se praticamente nessuno dei gruppi appartenenti ad esso si definirà tale. La diffusione avviene da nord a sud, per tutti gli States, fino ad arrivare in Europa e conquistare una buona fetta di pubblico, nonchè influenzare bands che nasceranno in quel periodo, come gli ottimi Linea 77 nostrani. Ben presto tra le bands stesse, formate da componenti di diversa etnia o di influenze completamente opposte, si instaurerà una vera e propria fratellanza antirazzista, nonostante qualche scaramuccia che coinvolgerà alcune bands, ma non certo legata alla provenienza razziale, e anche le majors sembrano aver intuito da subito il potenziale di questo stile musicale.

 

Nel 2000 cambia un pò la storia. Certo, le buone uscite non mancano, ma si ha come la sensazione che la scena stia cominciando ad afflosciarsi, complice qualche trovata puramente commerciale e fin troppo pop-oriented, o certi video che girano su Mtv a non finire, o ancora la miriade di gruppi fotocopia privi di originalità.

Nonostante tutto, nei primi anni del nuovo millennio usciranno dischi importanti e bands altrettanto rilevanti nel panorama rock/metal/alternative internazionale, come i Mudvayne, capaci di mettere assieme il progressive con violenti stacchi spesso accompagnati dallo screaming e tanta rabbia. Oppure gli Ill Nino, un sestetto formato da componenti di origine diversa, per lo più latino-americana, bravi a miscelare gli insegnamenti di “The Roots” dei Sepultura e dei Korn per creare un ensemble talvolta denominato “tribal-metal”, a cui sono riconducibili anche i portoricani Puya e alter bands latino-americane abbastanza sconosciute.

 

 

LE BASI

A Mettere le fondamenta al nu-metal, mattone per mattone, ci hanno pensato molte bands di diversa natura musicale, dal punk al metal, all’hardcore, al rap / hip-hop, al funky…Tra questi potremmo citare: gli industrial thrashers Fear Factory del famigerato Dino Cazares (ormai un ex) che con “Demanufacture”, “Soul Of A New Machine” e “Obsolete” hanno influenzato una miriade di bands metal.

Gli stravaganti padri del crossover Faith No More, capitanati dal grandioso vocalist Mike Patton e inventori di un connubio perfetto tra funky, hip-hop e rock/metal.

Gli Helmet, fautori di un noise fenomenale che vedrà il suo picco con “Strap It On” e “Meantime”. Gli alternativi Jane’s Addiction che a fine 80’s diedero alle stampe “Nothing’s Shocking” per Warner.

…Mi rendo conto che una noiosissima lista di titoli e nomi non può far altro che stufare, ma come possiamo non citar anche i giovani ribelli Rage Against The Machine, i Living Colour tutti afro, lo stoner dei Kyuss, gli hardcorer Biohazard, i Tool, indubbi maestri del prog/alternative, una delle bands più particolari che ho mai sentito, il cui vocalist Maynard diede un contributo attivo al nu-metal intraprendendo l’avventura A Perfect Circle, i Nine Inch Nails del mastermind Trent Reznor, unico che di fronte alle majors ha deciso di autoprodursi. I padri defunti del grunge, i Nirvana. Gli sclerati e avanti anni luce Primus del mitico “Pork Soda”, con quelle delirate martellanti di basso, i White Zombie del pazzoide Rob Zombie, per altro, regista di film horror underground, i Red Hot Chili Peppers, funk-rock band che purtroppo oggi pare essersi venduta ai voleri del commercio su larga scala, ma sappiamo che i primi dischi sono ben altra cosa, i post-corer Fugazi, ed infine, i già citati Sepultura, specialmente con “The Roots”, ultimo lavoro che vede tra le loro fila il frontman Max.

 

 

OGGI

Oggi, ormai da qualche tempo, il nu-metal sembra essere definitivamente defunto. Varie bands si sono sciolte, alcune si sono riunite ultimamente, ad esempio I Limp Bizkit, con un disco che sicuramente non sfiora i primi capolavori. I Korn hanno tentato la strada dell’evoluzione stilistica con dubbi risultati, e poi hanno cercato di ritornare sui loro passi dando vita a "Korn III", davvero mediocre, e infine ad un disco elettronico che ai veri fans lascia un pò di amaro in bocca. L’ex-chitarrista “Head” Welch s’è fatto frate, disintossicato, e ha dato alle stampe un disco dai testi cristiani che comunque si lascia sentire. I Soulfly hanno preso la via del thrash/hardcore tirato, con ottimi riscontri. Gli Incubus si sono messi a fare le canzoncine per i teenagers. I Linea 77 sono diventati decisamente più alternative-rock che altro. I Linkin Park si sono praticamente dati al pop, o giù di lì. Slipknot, mah, più metal di prima, ma non proprio l’eccellenza. Restano i Deftones, che dopo tanti anni continuano a sfornare capolavori immensi, e gli Ill Nino, che tengono botta. Consiglio gli Smaxone con il loro ultimo "The Red Album"…

 

 

TOP TEN:

E’ maledettamente difficile stilare una top-ten, ci sono bands di cui praticamente tutta o metà discografia ci entrerebbe, ma ho deciso di inserire al massimo un disco per ogni band, a malincuore.

 

Korn – Korn

Deftones – White Pony

Linea 77 – Too Much Happiness

Soulfly – Primitive

Mudvayne – L.D.50

Limp Bizkit – Three Dollar Bill

Ill Nino – Enigma

System Of A Down – Toxicity

Linkin Park – Hybrid Theory

Staind – Break The Cycle

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