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28 Dic

Top30 - 2020 by Luigi Macera Mascitelli In evidenza

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Pandemia o meno, il 2020, nonostante abbia posto un freno alla nostra amatissima musica, non ha di certo fermato le produzioni. Quest'anno in particolare non potevo limitarmi ad una banalissima top10: troppi sono gli album che di diritto meritano un posto tra le migliori uscite. Perciò ecco a voi una bella top30 in cui ho inserito quelli che, SECONDO ME, sono i lavori più interessanti pubblicati durante l'anno. Da parte mia i migliori auguri per un 2021, si spera, un po' meno schifoso di questo. 

Ovviamente fate sapere con un commento sui nostri portali cosa ne pensate e se siete d'accordo o meno con la lista.

Buona lettura and may the metal be with you!

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#30. NIBIRU - Panspermia (Argonauta Records)

Ad aprire le danze ci sono i nostrani Nibiru, giunti al loro sesto album. Se mai il mondo finirà, sarà sicuramente la musica del trio torinese la colonna sonora ufficiale. Quattro tracce per oltre un'ora di agonia in cui elementi psichedelici, sludge, drone e doom si fondono e creano un'atmosfera sulfurea ed apocalittica. Io vi ho avvisati!

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Ascolta il singolo "Alkaest"

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#29. SUICIDE SILENCE - Become The Hunter (Nuclear Blast)

Questo ritorno dei pionieri del deathcore è stato a dir poco sorprendente. Dopo gli ultimi due album pietosi pensavo non ci fossero più speranze per il quintetto americano. E invece ecco che i Suicide Silence tirano fuori un album micidiale degno degli antichi fasti. Vi farà tornare la passione per una band che sembrava fosse morta nel 2011.

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Guarda il video di "Love Me To Death"

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#28. DARK FORTRESS - Spectres From The Old World (Century Media Records)

Tornano dopo sei anni i tedeschi Dark Fortress con il loro album più completo di sempre. Il loro è un black metal melodico che dal 1994, anno della fondazione, ad oggi, non si è mai adagiato sugli allori, portando di volta in volta elementi nuovi ed innovativi. Il risultato di questo processo è il qui presente "Spectres From The Old World", per i fan di Naglfar e Dissection.

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 Ascolta il singolo "Pulling At Threads"

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#27. THE BLACK DAHLIA MURDER - Verminous (Metal Blade Records)

Trevor Strnad e soci sono da sempre una garanzia. Dopo il colossale "Nightbringers" del 2017, la band tira fuori dal cilindro un altro lavoro degno di nota. Devotissimo al melodeath degli At The Gates e arricchito ulteriormente da tecnicismi da encomio, l'album non poteva non meritare un posto in questa lista. Consigliatissimo!

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Guarda il video di "Child OF Night"

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#26. TESTAMENT - Titans Of Creation (Nuclear Blast)

E c'è davvero bisogno di spiegare perché i Testament siano i migliori? Il tredicesimo album del colosso californiano suona esattamente come un disco dei Testament, e tanto basta a renderlo un lavoro potente, esplosivo e travolgente. Una prova da encomio per l'inossidabile Chuck Billy alla voce e un songwriting impeccabile per la combo Peterson-Skolnick, fanno di questa fatica una bomba atomica di puro thrash metal americano!

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Guarda il video di "Children Of The Next Level"

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#25. BENEDICTION - Scriptures (Nuclear Blast)

Dopo una lunga attesa di dodici anni, i veterani del death inglese Benediction tornano più feroci che mai. A coronare il tutto c'è il ritorno, a distanza di ventuno anni, del mitico Dave Ingram alla voce. E si sente; eccome se si sente! Con un'impalcatura ritmica inconfondibile ed inossidabile, l'album ci presenta una band che non ne vuole proprio sapere di battere la fiacca.

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Guarda il video di "Stormcrow"

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#24. INCANTATION - Sect Of Vile Divinities (Relapse Records)

Si vola dall'Inghilterra agli USA, dove i mostri sacri Incantation hanno confezionato un'altra grande prova da encomio. Uno stile unico che unisce la ferocia del death metal ad un approccio doom, tanto per dare maggiore pesantezza al proprio sound. Se a ciò si aggiunge la scorrevolezza dei pezzi, ecco spiegato il perchè John McEntee e soci siano, dal 1989, un'imprescindibile colonna portante del genere.

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Ascolta il singolo "Propitiation"

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#23. DYNFARI - Myrkurs er þörf (Code666 Records)

Da qualche anno a questa parte l'Islanda si sta facendo portavoce delle sonorità post metal e atmosferiche. E la cosa bella è che, almeno fino ad ora, nessun gruppo ha mai floppato. Un esempio sono i qui presenti Dynfari, giunti al decimo anno di vita con un quinto album veramente maturo e stilisticamente malinconico e glaciale. I fan degli Agalloch, Enslaved e Sólstafir apprezzeranno particolarmente.

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Ascolta il singolo "Ég Tortímdi Sjálfum Mér"

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#22. VADER - Solitude In Madness (Nuclear Blast)

I Vader sono, a buon diritto direi, tra i nomi più importanti del panorama metal europeo. Attiva dal 1983, la band polacca torna con il suo sedicesimo album all'insegna della ferocia e dell'immediatezza. Il tutto condito dall'inconfondibile stile che vede un death metal senza fronzoli pesantemente influenzato da innesti thrash. Il risultato è un sonoro sberlone in faccia che vi farà esplodere il cervello.

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Ascolta il singolo "Shock and Awe"

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#21. AZARATH - Saint Desecration (Agonia Records)

Restiamo in Polonia con il settimo album degli Azarath. Assieme ai connazionali Behemoth e Hate, il quartetto fa parte della triade sacra del black/death. Una posizione di rilievo più che meritata e che, udite udite, fa fare un enorme salto di qualità alla band. Il lavoro in questione è semplicemente demoniaco e devastante e pieno di tutta l'esperienza che Inferno e soci hanno maturato nel tempo. Semplicemente perfetto!

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Ascolta il singolo "Sancta Dei Meretrix"

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#20. PYRRHON - Abscess Time (Willowtip Records)

La malattia mentale fatta musica per oltre un'ora di pura agonia in cui ogni punto di riferimento di sgretola. Ecco cosa vi attende in questa quarta fatica dei newyorkesi Pyrrhon. Ad un passo dal caos più totale, il quartetto porta all'estremo il concetto di technical death unendo le influenze di Ulcerate e Gorguts ad elementi noise e drone di Melvins e dei nostrani Nibiru. Non ne uscirete vivi, vi ho avvertito!

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Ascolta il singolo "Another Day In Paradise"

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#19. DEVANGELIC - Ersetu (Willowtip Records)

Un altro grande centro per Willowtip Records, e questa volta torniamo proprio in Italia. Senza troppi giri di parole, i romani Devangelic sono entrati nell'Olimpo del brutal death metal, con un terzo album colossale. I fan dei Nile apprezzeranno particolarmente, essendo un concept incentrato sugli antichi sumeri. Se questa fosse una top30 dei migliori dischi death, beh, i nostri si ritroverebbero come minimo tra i primi dieci. 

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Ascolta il singolo "Sigils Of Fallen Abominations"

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#18. DEEDS OF FLESH - Nucleus (Unique Leader Records)

Oltre ad essere un'ineccepibile prova di technical/brutal death da inchino, questo nono album degli americani Deeds Of Flesh rappresenta l'ultimo saluto al compianto Erik Lindmark, fondatore, tra l'altro, della Unique Leader Records. Ad omaggiare la scomparsa dell'artista, avvenuta nel 2018, ci sono i numerosissimi ospiti, tra cui George Fisher (Cannibal Corpse), John Gallagher (Dying Fetus) e Luc Lemay (Gorguts). In una parola: capolavoro.

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Guarda il video di "Nucleus"

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#17. ATHEOS - Words Of Eroding Worlds (Nifhel Records)

Anche l'Irlanda trova il suo posto in questa classifica con il secondo album degli Atheos. La band è sicuramente una delle più grandi rivelazioni di questo 2020. Quello che vi attende è un ascolto non facile, almeno la prima volta. Ma vi garantisco che dopo un po' di rodaggio il lavoro in questione vi lascerà a bocca aperta. Unite la ferocia del death americano ad un'impalcatura tecnica e atmosferica alla Ulcerate e Blood Incantation ed otterrete qualcosa ben al di sopra di tante altre realtà più famose. Da non perdere assolutamente.

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Ascolta il singolo "Become Dust, Colossus"

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#16. BLEED FROM WITHIN - Fracture (Century Media Records)

Già nel 2018 Scott Kennedy e soci lasciarono ben sperare con "Era". Ma è proprio quest'anno che la band inglese si è superata portando a compimento il suo album più competo e maturo di sempre. Dal deathcore degli albori al groove/melodic death/metalcore di oggi, il quintetto ha di volta in volta arricchito il suo background, inserendo elementi nuovi al suo interno. "Fracture" è il compimento di questo lungo processo e vi mostrerà tutto il potenziale finora sopito. 

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Guarda il video di "The And Of All We Know"

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#15. ENSLAVED - Utgard (Nuclear Blast)

Molti sicuramente non saranno d'accordo con questa posizione, ritenendo il quindicesimo album dei norvegesi Enslaved meritevole di entrare almeno tra i primi dieci. Detto ciò, non posso che inchinarmi di fronte a questo grandissimo lavoro che fa della magnificenza e dell'eleganza i suoi punti focali. Il crudo black metal degli anni '90 dei nostri non ha mai smesso di evolversi, fino a toccare delle vette inarrivabili nel qui presente "Utgard". Stiamo pur sempre parlando di un pezzo di storia della scena metal norvegese.

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Guarda il video di "Homebound"

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14. PARADISE LOST - Obsidian (Nuclear Blast)

Posizione molto difficile questa, in quanto combattuta con i colleghi My Dying Bride. Perciò sono andato di istinto e senza pensarci troppo. Nick Holmes e soci sono dal 1988 una colonna portante del death/doom e dopo tutto questo tempo il quintetto inglese riesce ancora a reinventarsi e a dare nuova linfa al suo inconfondibile sound. Con uno stile che si è riavvicinato molto al death degli albori, il sedicesimo album dei Paradise Lost è un ascolto imprescindibile per gli amanti del genere.

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Guarda il video di "Fall From Grace"

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#13. MY DYING BRIDE - The Ghost Of Orion (Nuclear Blast)

Come accennato prima, restiamo in tema death/doom e sempre sotto la buona guida di mamma Nuclear Blast. I My Dying Bride superano, seppur di poco, i connazionali Paradise Lost per le numerose novità che questo tredicesimo album porta con sé, tra cui un quasi scioglimento, vicende personali anche gravi e cambio di label. Se a tutto ciò sommiamo un approccio insolitamente più melodico e malinconico, ecco che si spiega come "The Ghost Of Orion" sia un lavoro ambizioso e costruito su delle fondamenta totalmente nuove per certi aspetti. Ascoltatelo e divoratelo, perché merita parecchio.

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Ascolta il singolo "Tired Of Tears"

 

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#12. NAGLFAR - Cerecloth (Century Media Records)

Anche la Svezia ha da sempre la sua posizione di primaria importanza nel panorama black metal, e i Naglfar ne sono dei portavoce indiscussi. Otto anni sono passati da "Téras", eppure per Kristoffer W. Olivius e soci non è cambiato nulla. Già, perché i Naglfar sono una di quelle poche band che nonostante non si sia mai scostata più di tanto dai canoni che gettò venticinque anni or sono, non stanca mai. "Cerecloth", che comunque vanta un approccio a tratti più brutale, ne è la prova, e noi lo amiamo proprio per questo.

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Guarda il video di "Cerecloth"

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#11 NECROPHOBIC - Dawn Of The Damned (Century Media Records)

Per i Necrophobic vale la regola inversa che caratterizza i Naglfar. Esponente massima del black/death svedese, la band vede, nel 2016, il ritorno alle chitarre dei vecchi fondatori Sebastian Ramstedt e Johan Bergebäck. Il che, ovviamente, non poteva non tradursi in quello che è il miglior album mai partorito dai nostri, superiore perfino al già colossale "Mark Of The Necrogram" del 2018. Prova da dieci e lode!

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Guarda il video di "Infernal Depths Of Eternity"

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#10. SYLOSIS - Cycle Of Suffering (Nuclear Blast)

E siamo finalmente giunti al top della classifica. Per scaldarci iniziamo con una delle migliori band moderne al mondo. Da quel capolavoro di esordio del 2008 "Conclusion Of An Age", gli inglesi Sylosis ne hanno fatta di strada; ma davvero tanta. Al melodic thrash/metalcore degli albori si sono aggiunti tantissimi elementi groove e melodic death che hanno di volta in volta stratificato un sound che già era promettente. Con quel sapore di back-to-origins, il quinto album del quartetto inglese si presenta in tutto il suo splendore ed è il coronamento di tutto questo bagaglio culturale accumulato.

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Guarda il video di "I Sever"

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#9. DARK TRANQUILLITY - Moment (Century Media Records)

Non potevo non inserire LA band melodic death per eccellenza, ormai diventata leggenda ed uno dei simboli del nostro amato genere. Con "Moment" i DT danno il via ad una nuova fase, soprattutto dopo la dipartita di Niklas Sundin. Con un sound ancora più rotondo ed un ruolo quasi predominante delle tastiere, l'album ci mostra una band che, dopo trent'anni di carriera, si è nuovamente reinventata, pur restando fedele alla sua inconfondibile firma. Inutile parlare della prova canora da encomio di Mikael Stanne, ormai diventato un maestro della voce in pulito. 

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Guarda il video di "The Dark Unbroken"

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#8. SÓLSTAFIR - Endless Twilight of Codependent Love (Season Of Mist)

Capolavoro di indescrivibile bellezza. Gli islandesi Sólstafir sono oramai la punta di diamante del post metal/rock mondiale, e con questo settimo album hanno toccato il loro apice compositivo. Provare a descrivere le miliardi di sensazioni che si provano durante tutto l'ascolto è pressoché impossibile. Tutto merito del meraviglioso ossimoro tra un approccio più morbido e cristallino ed uno più duro e tagliente, a tratti dal sapore black. Il risultato è un caleidoscopio dalle infinite prospettive in cui ci si perde e dal quale non si vuole più uscire. Solo applausi per Aðalbjörn Tryggvason e soci.

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Ascolta il singolo "Akkeri"

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#7. KATATONIA - City Burials (Peaceville Records)

Io devo ancora capire come riescano i Katatonia a far commuovere ancora dopo trent'anni di carriera. Davvero non me lo spiego. So soltanto che "City Burials" è l'ennesimo capolavoro di inenarrabile bellezza per il quintetto svedese capitanato dal quel genio di Jonas Renske. C'è un motivo se i Katatonia sono leggendari, e non tanto per l'indiscutibile talento dei musicisti che ne fanno parte. Non solo almeno. L'atmosfera e il pathos che emergono dalla loro musica sono una vera e propria esperienza onirica nella quale malinconia, amore e introspezione si intrecciano e danzano all'unisono. Da ascoltare ASSOLUTAMENTE!

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Guarda il video di "Behind The Blood"

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#6. WOLFHEART - Wolves Of Karelia (Napalm Records)

Un posto d'onore per la band finlandese, giunta al suo quinto album più in forma che mai. Di fronte al gelo che i Wolfheart mettono in musica non si può restare indifferenti, soprattutto se il tema trattato è quello della guerra. Pieno di orchestrazioni eleganti ma mai pompose e supportato da un magistrale Tuomas Saukkonen alla voce, il lavoro in questione è un tripudio di melodic death metal freddissimo, oscuro ma limpido come l'acqua che sgorga dalle montagne più alte. Vi farà venire la pelle d'oca da inizio a fine.

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Guarda il video di "Hail Of Steel"

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#5. BENIGHTED - Obscene Repressed (Season Of Mist)

Se cercate la band brutal death/grindcore più feroce, violenta e assassina al mondo, allora i Benighted faranno al caso vostro. Seppur un pelino al di sotto rispetto al precedente "Necrobreed" del 2017 -il loro miglior album in assoluto- questo "Obscene Repressed" è l'ulteriore prova di come la band francese sia qualcosa di disumano e al di fuori di ogni normale concezione. Fiore all'occhiello è sicuramente quell'animale di Julien Truchan alla voce, senza ombra di dubbio il miglior vocalist death metal della storia, che anche in questo caso si è cimentato in un'impresa canora titanica. Ascoltare per credere.

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Guarda il video di "Nails"

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#4. OF FEATHER AND BONE - Sulfuric Disintegration (Profound Lore Records)

Sembra quasi sgorgare dai meandri più oscuri e infernali della Terra il terzo album della band di Denver. Una vera e propria bomba atomica che porta il death metal a livelli talmente caustici e violenti da annichilire tutto quello che gli si para davanti. In questo massacro totale si fa spazio un comparto ritmico ed un songwriting frenetici, sulfurei e feroci come poche cose nella vita. Il tutto suonato con estrema classe e maturità. Quarto posto più che meritato!

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Ascolta il singolo "Entropic Self Immolation"

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#3. AUÐN - Vökudraumsins Fangi (Season Of Mist)

E siamo giunti al podio finalmente. Medaglia di bronzo per gli islandesi Auðn ed il loro terzo album, forse la più grande rivelazione in ambito atmospheric black metal degli ultimi dieci anni. Un capolavoro di ineguagliabile potenza evocativa, disperato, cupo e glaciale come una mano scheletrica. Quando l'arte si spoglia del tutto fino ad annichilire se stessa: questa è la massima espressione del sentimento e della passione. Non ci sono aggettivi per descriverlo, ma solo la bellezza del nulla...

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Ascolta il singolo "Eldborg"

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#2. ANAAL NATHRAKH - Endarkenment (Metal Blade Records)

É possibile unire black metal, grindcore, industrial ed epic metal? Certo che sì con i leggendari Anaal Nathrakh. Giunta al suo undicesimo album, la band inglese non ne vuole proprio sapere di cedere il posto e ce lo dice con un lavoro di una magnificenza, grandezza e violenza sena eguali. A coronare questo tripudio c'è la sempre garanzia Dave "V.I.T.R.I.O.L." Hunt alla voce. La sua è una performance da encomio con delle parti in clean vocals che sfociano addirittura nel power metal per quanto sono possenti. Un lavoro talmente ricco e sfaccettato che vi conquisterà sin dalla prima omonima traccia. Medaglia d'argento meritatissima.

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Guarda il video di "Endarkenment"

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#1. ULCERATE - Stare Into Death And Be Still (Debemur Morti Productions)

L'album dell'anno non poteva che essere il loro. Il trio neozelandese è IL futuro del death metal, non c'è storia. Ogni produzione è avanti di almeno dieci anni rispetto a tutte le altre ed ogni volta si arricchisce di elementi sempre nuovi. Giunto dopo quattro anni, il qui presente "Stare Into Death And Be Still" è l'avanguardia fatta musica in cui la finezza e perfezione del technical death si fondono con delle atmosfere sulfuree ed apocalittiche. Ogni punto di riferimento si scioglie dinanzi agli Ulcerate e in un attimo si viene trasportati in una dimensione astrale lontana anni luce. Ad oggi non esiste una band superiore a questa. Da qui in poi c'è solo da imparare.

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Guarda il video di "Dissolved Orders"

 

 

 

Ultima modifica il Martedì, 29 Dicembre 2020 13:57
Luigi Macera Mascitelli

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