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Hellevate, un cambiamento non vincente Hellevate, un cambiamento non vincente Hot

Hellevate, un cambiamento non vincente

recensioni

gruppo
titolo
"The purpose is cruelty"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. The purpose is cruelty =ASCOLTA=
2. Dagon
3. Buried under mistakes
4. Die or be killed
5. (No) Further action is required

LINE-UP:
Dan “Danowar” Whitmer - Chitarre
Josh “The Boss” Cole - Chitarre
Robert Browne - Voce
RJ “Machine Gun” Whitmer - Batteria
Zack “The Ripper” Burke - Basso

opinioni autore

 
Hellevate, un cambiamento non vincente 2023-01-13 18:08:52 Ninni Cangiano
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    13 Gennaio, 2023
Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio, 2023
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Alle volte, in un gruppo, il cambio di cantante può essere una svolta in meglio e far decollare le sorti del combo; altre volte, invece, può essere una svolta in negativo e compromettere quanto di valido fatto in passato. Nel caso degli statunitensi Hellevate, credo che l’uscita del precedente singer Erik “Jager” Schmutzler, a favore della new entry Robert Browne, sia stato un cambiamento non favorevole e per un semplice motivo: il nuovo innesto fa rimpiangere il suo predecessore! Dispiace dirlo, ma il nuovo screamer della band non ha niente di eccezionale e risulta abbastanza anonimo, se non addirittura fastidioso quando tende ad esagerare dandosi a tonalità quasi harsh che potrebbero anche star bene in un gruppo Metalcore, ma non in uno così canonicamente Thrash. Ecco quindi che, mentre con il precedente EP “Krampusnacht” uscito quattro anni fa si pensava di avere davanti una nuova promessa del Thrash a stelle e strisce, con questo “The purpose is cruelty” bisogna annoverare solo l’ennesimo gruppo uguale a tanti altri che suona un Thrash Metal furioso ed arrabbiato, ispirato soprattutto agli Exodus ed alle frange più dure della Bay-Area californiana. L’EP è composto da cinque pezzi tutti duri come macigni, in cui non c’è nemmeno la benché minima concessione alla melodia, ma pare quasi che si vada a cercare appositamente di estremizzare il sound, anche a discapito di un approccio più tecnico ed elaborato (caratteristica che invece era ben presente nel precedente lavoro). Il disco dura quasi 28 minuti ed alcuni brani, specie gli ultimi due, hanno un minutaggio un po’ esagerato, segno che si è fatta poca attenzione al songwriting, quasi come se si sia dato sfogo incontrollato alla voglia di strafare; probabilmente qualche sforbiciata qua e là avrebbe giovato all’ascolto e reso maggiormente fruibile la musica proposta dal gruppo di Kansas City. Mi rincresce davvero tanto, perché avevo riposto parecchie speranze negli Hellevate e nel loro Thrash Metal, ma il cambiamento mostrato con questo “The purpose is cruelty” non mi ha convinto, impedendomi di concedere anche solo la sufficienza.

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