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Katatonia: il nuovo "Sky Void of Stars" cambia la rotta? Katatonia: il nuovo "Sky Void of Stars" cambia la rotta? Hot

Katatonia: il nuovo "Sky Void of Stars" cambia la rotta?

recensioni

gruppo
titolo
Sky Void of Stars
etichetta
Napalm Records
Anno

TRACKLIST:
1. Austerity =VIDEO=
2. Colossal Shade
3. Opaline =VIDEO=
4. Birds
5. Drab Moon
6. Author
7. Impermanence
8. Sclera
9. Atrium =VIDEO=
10. No Beacon To Illuminate Our Fall
11. Absconder (Bonus Track)

LINE UP:
Jonas Renkse – voce
Anders Nyström – chitarre
Roger Öjersson – chitarre
Niklas Sandin – basso
Daniel Moilanen – batteria

opinioni autore

 
Katatonia: il nuovo "Sky Void of Stars" cambia la rotta? 2023-01-24 18:23:24 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    24 Gennaio, 2023
Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio, 2023
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Da non molto gli svedesi Katatonia hanno sorpassato la soglia dei trent’anni di carriera. Non sono molti i gruppi attuali che possono permettersi una storia altrettanto lunga eppure la band, nonostante i numerosi cambi di line up, continua sulla sua strada oramai sempre più lontana dal Doom/Death Metal degli esordi e più vicina ad un Progressive Metal dalle tinte dark intrecciato con un certo Post-Rock (sulla scia di colleghi come Evergrey, Swallow The Sun o Moonspell), ma sempre mantenendo una forte impronta Heavy. "Sky Void of Stars" è la nuovissima fatica del combo nordico e cerca di proseguire sulle orme del precedente ed ottimo "City Burials" con dei risultati un po’ controversi e poco chiari.
"Night Is The New Day" è probabilmente da considerarsi come il punto zero del nuovo corso del gruppo. Quel disco segnò un forte distacco dal passato e portò ad evoluzioni continue e cambiamenti di rotta. Questa recente opera è una sorta di tentativo di mettere furbamente d’accordo tutti ed in parte la missione può dirsi compiuta, ma ci sono diverse perplessità che emergono. Se si parlasse di una nuova band si griderebbe al capolavoro, ma in questo caso, recensioni entusiastiche a parte in non poche testate, si parla di un collettivo attivo da molto tempo e durante l’ascolto si sentono diversi cali di ispirazione (cosa in effetti non comune se si prendono in esame i dischi precedenti). Non è facile rinnovarsi e da molti anni i Katatonia non sempre sono riusciti nel compito di risultare efficaci ed i numerosi episodi sottotono qui presenti ne sono prova tangibile. Non si parla, chiaramente, di brani brutti o mal suonati, ma di canzoni piatte e prive di quella magia che solo questo gruppo riesce a creare. L’anonima “Birds” appare come un riempitivo, idem per l’insipida “Drab Moon” o le fiacche tentazioni classiche di “Author”, per non parlare di “Atrium” o dell’inutile traccia bonus “Absconder”, troppo in linea con le altre canzoni. Se ci si basasse su questo corposo lotto di brani l’entusiasmo si spegnerebbe subito. Fortunatamente, forse grazie anche al mestiere ed a spiragli di genio, ci si risolleva grazie a piccole perle: l’eleganza elettronica di "Opaline" (con i suoi notevoli picchi melodici), il pathos melodico dell’emozionale “Impermanence”, la notturna e futurista “Sclera” (le tastiere fanno un gran lavoro nell’intero album) o i tocchi raffinati della quadrata “Colossal Shade”, sono tutti tasselli che ricordano all’ascoltatore che si sta ascoltando i Katatonia e che, quando vogliono, sanno come incantare l’ascoltatore, sia che si tratti delle magnifiche vocals di Jonas Renkse, sia dell’operato di tutti gli altri musicisti (uno su tutti lo storico chitarrista Anders Nyström). Due episodi meritano attenzione particolare, ovvero l’opener “Austerity”, che racchiude in sé tutta la storia della band grazie ad un eccellente miscuglio di sonorità glaciali e robotiche, synth freddissimi, Prog che si ispira agli Opeth e diversi richiami ai bei tempi come al bellissimo disco che risponde al nome di "The Great Cold Distance". L’altra gemma è il gran finale di “No Beacon To Illuminate Our Fall”, che finalmente rende la musica dinamica, ambiziosa ed intrigante con quell’intreccio di imponenti bordate Metal e sfumature Prog/Jazz che finalmente mostrano qualcosa di diverso dal solito.
Un buon album che richiede molti ascolti per essere compreso, però non sorprende come dovrebbe perdendo la sfida con i dischi precedenti. Un buon lavoro nel suo complesso, ma non ci si aspetti troppo.

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