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I Seventh Servant debuttano con un album troppo lungo I Seventh Servant debuttano con un album troppo lungo Hot

I Seventh Servant debuttano con un album troppo lungo

recensioni

titolo
"The tree of life"
etichetta
ROXX Records
Anno

TRACKLIST:
1. Revelation
2. The almighty one

3. Forevermore =ASCOLTA=

4. Tree of life =VIDEO=

5. Whitestone

6. Jezebel (feat. Tim "Ripper" Owens) =VIDEO=

7. Open door

8. Dialogismos

LINE-UP:
John Greely – Voce
Ginger Sizemore – Basso
Shawn Walker - Batteria
Miah Lajeunesse - Chitarre

opinioni autore

 
I Seventh Servant debuttano con un album troppo lungo 2023-02-11 12:22:01 Ninni Cangiano
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    11 Febbraio, 2023
Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio, 2023
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Seventh Servant sono la band creata nel lontano 2006 da John Greely, ex cantante degli Iced Earth (sul solo “Night of the stormrider”); nonostante siano attivi da tanti anni, hanno rilasciato solamente un EP nel 2018, per arrivare a settembre 2022 a tagliare il traguardo del debut album, grazie a questo “Tree of life”. L’album, uscito in edizione limitata a 500 copie, è composto da otto tracce per circa un’ora di durata, segno che le composizioni hanno tutte durate importanti. Il songwriting, infatti, non è proprio così immediato e scorrevole ed i vari ascolti dati a questo disco non si sono mai rivelati semplici, ma abbastanza impegnativi. Numerosi pezzi avrebbero bisogno di una pesante “sforbiciata” per renderli maggiormente accattivanti e coinvolgenti; mentre, a questa maniera, il rischio di risultare prolissi e, di conseguenza, noiosi è abbastanza alto. Non facilita poi la voce di Greely, alquanto bassa, poco squillante e quasi per niente aggressiva o energica; il suo stile canoro è sicuramente particolare e fuori dal comune, ma alla lunga presta il fianco alla monotonia, proprio perché non colpisce più di tanto e si finisce per rimanerne indifferenti. Ottimo, invece, il lavoro del batterista Shawn Walker (ad esempio in “Forevermore”, brano che, se durasse un paio di minuti in meno, sarebbe davvero notevole!), che pesta a dovere sul suo strumento dall’inizio alla fine, senza mai risparmiarsi. L’Heavy Metal suonato dai Seventh Servant è abbastanza cupo e sulfureo ed, in alcuni passaggi, proprio per il lavoro del batterista, ingloba qualche parte Thrash, finendo per ricordare, guarda caso, gli Iced Earth. Ho ascoltato e riascoltato questo disco più volte, ma senza mai rimanerne particolarmente colpito; persino quando a cantare è il mitico Tim “Ripper” Owens, in “Jezebel” (altro esempio di come un brano potrebbe essere interessante, se solo durasse molto meno), non c’è stata possibilità di rimanerne avvinti ed affascinati. In futuro i Seventh Servant dovranno rivedere pesantemente il proprio songwriting, al fine di renderlo più snello ed efficace, perché a questa maniera diventa finanche complicato arrivare alla fine del disco. Dispiace, ma questo “Tree of life” non credo sia in grado di raggiungere la sufficienza.

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