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I Medevil intraprendono un percorso convincente ed affascinante I Medevil intraprendono un percorso convincente ed affascinante Hot

I Medevil intraprendono un percorso convincente ed affascinante

recensioni

gruppo
titolo
“Mirror in the darkness”
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Dead before birth =ASCOLTA=
2. Among thieves =ASCOLTA=
3. Pray for me =ASCOLTA=
4. The signal
5. Smoke and mirrors
6. Weight of the crown
7. Mirror in the darkness
8. Gateways
9. Veiled
10. No Peace in rest

LINE UP:
Liam Collingwood – Voce
Gary Cordsen – Chitarra solista
Brett Gibbs – Chitarra solista e ritmica, seconda voce
Eric Wesa – Basso e seconda voce
Chris Malcolmson – Batteria

opinioni autore

 
I Medevil intraprendono un percorso convincente ed affascinante 2023-04-08 18:36:56 Ninni Cangiano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    08 Aprile, 2023
Ultimo aggiornamento: 09 Aprile, 2023
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Devo ammettere che non avevo apprezzato per nulla il debut album dei canadesi Medevil e, quando ho iniziato ad ascoltare le prime tracce di questo secondo disco, intitolato “Mirror in the darkness”, mi sono preoccupato seriamente, perché sembrava di ascoltare il precedente disco, con la fastidiosa voce roca di Liam Collingwood a rovinare quanto di valido facevano i musicisti del gruppo. Poi è arrivato l’attacco della terza traccia “Pray for me” e tutto è cambiato! In primis Collingwood ha cominciato a cantare come si deve, lasciando perdere quella voce ruvida ed abrasiva che è un’imitazione mal riuscita di Udo; poi nel sound Power/Thrash del gruppo sono iniziate bordate pesanti di Prog e qualche tocco di Gothic, con la batteria che rallenta un po’ il ritmo per far venire fuori tutta la poliedricità dell’ottimo Chris Malcolmson ed Eric Wesa che appesantisce di brutto il suo basso, fino a farlo diventare protagonista affascinante, alla pari delle alienanti chitarre. Davvero, questo album sembra fatto da due gruppi diversi, uno che si arrangia come può con le prime due canzoni ed un altro che ha un sound fantastico e suona divinamente nella restante parte. Ogni tanto il singer si intestardisce ancora con quel suo cantato acido ed irritante, ma fortunatamente si tratta di episodi limitati (“Mirror in the darkness”, ad esempio) che non gravano più di tanto. Il songwriting si lascia un po’ andare con la durata dei brani (alcuni hanno minutaggi leggermente eccessivi) ma, quando si ascolta musica fatta così bene, il tempo sembra non avere importanza; prendete la fantastica “The signal” i cui sette minuti abbondanti filano via che è un piacere, facendo volare la nostra mente, così come accade nella breve ed altrettanto affascinante “Gateways”. Qualche passaggio di chitarra mi ha ricordato i migliori Artillery, alcune atmosfere mi hanno riportato alla mente i Despair del mitico Waldemar Sorychta, così qualche momento porta a scomodare niente meno che i Mekong Delta meno cervellotici. Non capisco per quale motivo i Medevil abbiano voluto inserire per forza nell’album i primi due brani, così vicini alla loro precedente produzione qualitativamente mediocre quando, invece, senza di essi, adesso staremmo ad osannare un discone di qualità ben superiore alla media! Tutte le tracce dalla terza in avanti hanno un fascino incredibile, quasi darkeggiante ed atmosfere da brividi (“Weight of the crown” la vedrei benissimo nella colonna sonora di un thriller), tanto che non mi stancavo mai di ascoltarle e riascoltarle! Tolti i primi due pezzi, i Medevil con questo “Mirror in the darkness” (dotato di artwork molto bello realizzato dall’artista Ivona Vasileva) hanno intrapreso un nuovo percorso, risultando decisamente convincenti, in un certo senso persino originali, mettendo in mostra qualità che non erano mai venute fuori in passato; se continueranno a questa maniera ed il singer si convincerà a cantare decentemente, il prossimo loro disco sarà una bomba!

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