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Ponte del Diavolo: Diabolus in Musica Ponte del Diavolo: Diabolus in Musica Hot

Ponte del Diavolo: Diabolus in Musica

recensioni

titolo
Fire Blades from the Tomb
etichetta
Season Of Mist
Anno

TRACKLIST:
1. Demone =VIDEO UFFICIALE=
2. Covenant =VIDEO UFFICIALE=
3. Red as the Sex of She Who Lives in Death
4. La Razza
5. Nocturnal Veil =VISUALIZER VIDEO=
6. Zero
7. The Weeping Song 

LINE UP:
Erba del Diavolo - voce
Nerium - chitarre
Krhura Abro - basso
Segale Cornuta - batteria

Ospiti: 
Andrea L'Abbate - synth (traccia 2)
Lucynine - theremin (traccia 2)
Vittorio Sabelli (Dawn of a Dark Age) - clarinetto (tracce 2-3-5)
Davide Straccione (Shores of Null) - voce (traccia 7)

opinioni autore

 
Ponte del Diavolo: Diabolus in Musica 2024-02-24 16:49:11 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
4.5
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    24 Febbraio, 2024
Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio, 2024
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

E non poteva che provenire da Torino, una delle città più esoteriche al mondo (sicuramente quella più esoterica d'Italia) questo nero quartetto chiamato Ponte del Diavolo, materializzatosi due anni orsono all'ombra della Mole Antonelliana. L'abbrivio fu dato da "Mystery of Mystery" EP del 2020, cui hanno fatto seguito "Sancta Menstruis" e "Ave Scintilla!" l'anno scorso. Ed ora, sono giunti a noi con il loro primo full-length, che mantiene tutto ciò che promette: una nefasta mistura di tutte le sensazioni che finora ha potuto e saputo provocare la musica dark in tutte le sue declinazioni, a partire dalla Dark Wave anni '80 fino al Black Metal di matrice scandinava, passando per il Dark Metal ed il Doom. Il tutto attraverso una sinistra rappresentazione di un infinito rituale esoterico celebrato dalla sacerdotessa Erba del Diavolo: una Dark Goddess come se ne sono viste poche; una che, questo genere di cose, si vede che ce l'ha nel DNA. Il suo singing nel brano "Covenant" mi ha fatto venire gli stessi brividi che mi suscitava Siouxsie Sioux, la frontwoman dei Siouxsie Sioux and the Banshees. E la cosa meravigliosa è che i nostri quattro darksters hanno optato per il cantato nel nostro magnifico idioma italico, assolutamente eccelso quando si tratta di musica impegnata, colta ma pur sempre fortemente alternativa. Fanno eccezione la soffertissima "Red as the Sex of She Who Lives in Death", l'arrembante "Nocturnal Veil", in cui la voce di Erba del Diavolo si fa quasi narrante e perniciosa, come il violoncello che irrompe a metà pezzo, costituendo una delle svariate sorprese di questo album. Tutti i pezzi che compongono il CD sono delle rose nere che formano un sinistro bouquet che provoca la paralisi annusandolo e ferite mortali toccandolo, per quanto sono cupi ed articolati, pericolosamente variegati: signori, questo "Fire Blades from the Tomb" non è assolutamente per tutti, ma solo per veri cultori dell'oscurità, per esploratori degli abissi, per chi ama gli anfratti più reconditi dell'animo umano. Come nel caso de "La Razza", che parte con un synth che rievoca le atmosfere della musica elettronica tedesca degli anni '70 (Tangerine Dreams, Klaus Schulze) per poi lanciarsi un un blast- beat degno dei migliori Darkthrone, snodandosi in ben otto minuti di puro delirio a tinte fosche. "Zero" fa accapponare la pelle, tanto è intensa e disperata. La chiusura è affidata a "The Weeping Song", cover riuscitissima di Nick Cave & The Bad Seeds, sottoposta ad un immancabile maquillage in puro dark&black-style. Che dire, sono stato piacevolmente avvolto dalle tenebre sonore di Erba del Diavolo & Co. Sono certo che ne sentiremo parlare a lungo. Ad maiora, Ponte del Diavolo!

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