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Cynic: un album forse un po' troppo complesso Cynic: un album forse un po' troppo complesso Hot

Cynic: un album forse un po' troppo complesso

recensioni

gruppo
titolo
“Kindly bent to free us”
etichetta
Season Of Mist
Anno

 

Tracklisting

1. True Hallucination Speak

2. The Lion’s Roar

3. Kindly Bent to Free Us

4. Infinite Shapes

5. Moon Heart Sun Head

6. Gitanjali

7. Holy Fallout

8. Endlessly Bountiful

9. Earth Is My Witness (Deluxe CD Book exclusive bonus track)

 

 

Line-up

Paul Masvidal – vocals, guitars, keyboards

Sean Reinert – drums

Sean Malone – bass, stick

opinioni autore

 
Cynic: un album forse un po' troppo complesso 2014-02-15 17:11:41 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    15 Febbraio, 2014
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Che i Cynic siano da sempre una band molto particolare non c’era alcun dubbio, ma credo che questa volta con il loro nuovo album “Kindly bent to free us” abbiano fatto un ulteriore passo oltre, tanto che si può dire che la loro musica sta al metal classico come Brunetta sta a LeBron James. Semplicemente due pianeti distanti ed anche parecchio! Se guardassimo solo dal punto di vista tecnico gli 8 brani che fanno parte del disco (9 con l’aggiunta della bonus track della versione deluxe che però non ho potuto ascoltare), indubbiamente avremmo davanti un lavoro a dir poco mostruoso, come mostruose sono le abilità con i loro strumenti di Sean Malone, Sean Reinert e Paul Masvidal. Quasi 42 minuti da ascoltare a bocca aperta, per sentirsi letteralmente miseri nel confronto con simili maestri di tecnica strumentale. Ma se dalla musica cercate non solo tecnicismi esasperati, ma anche emozioni e godibilità, allora questa volta credo che i Cynic non siano riusciti a fare centro; già con “Re-traced” e “Carbon based anatomy” il processo compositivo della band americana si stava modificando, con questo nuovo disco, c’è stata la sublimazione. L’album, però, è davvero difficile da ascoltare tutto in una volta, estremamente complesso e per nulla orecchiabile e godibile; bisogna avere la giusta predisposizione d’animo per poterlo assaporare come si deve, altrimenti il rischio di annoiarsi è davvero forte. Certamente, se si riesce ad apprezzarlo fino in fondo, allora ci si trova davanti al consueto disco eccellente dei Cynic, ma sono pronto a scommettere che questo disco susciterà più di una perplessità e dividerà critica e fans in due parti: chi lo amerà a prescindere (suvvia, è pur sempre un disco dei Cynic!) e chi invece non riuscirà proprio a digerirlo (‘na palla mortale!). Forse l’unico appunto vero che mi sento di muovere a Paul Masvidal & soci, oltre al fatto di aver ulteriormente complicato il loro songwriting, sta nel fatto di non aver nemmeno un brano in grado di infondere energia e grinta (l’unico che, solo a tratti, può farlo credo sia “Infinite shapes”), particolare che in fondo nella musica metal è tra quelli fondamentali. Dotato di una copertina sempre di gusto (un fungo atomico, ricco di colori), ma qualitativamente inferiore a quelle di “Focus” e “Traced in air”, questo “Kindly bent to free us” non è un album semplice per nessuno, nemmeno per i fans più convinti dei Cynic come il sottoscritto, se quindi cercate grinta ed energia, o semplicemente orecchiabilità ed allegria, sappiate che non è questo il disco adatto a voi. Per quanto mi concerne, credo sia un buon gradino sotto ai predetti primi due albums della carriera di questa grandissima band!

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