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One Machine, un debutto al di sotto delle aspettative One Machine, un debutto al di sotto delle aspettative Hot

One Machine, un debutto al di sotto delle aspettative

recensioni

titolo
The Distortion Of Lies And The Overdriven Truth
etichetta
Scarlet Records
Anno

Songs:

 

The Distortion Of Lies And The Overdriven Truth

Crossed Over  

Kill The Hope Inside

Armchair Warriors

Defiance

One Machine

Into Nothing

Evict The Enemy

Last Star Alights

Freedom And Pain


Lineup:


Mikkel Sandager: Vocals

Steve Smyth:Guitars, Backing Vocals

Jamie Hunt: Guitars

Tomas "O'Beast" Koefoed: Bass

Michele Sanna: Drums

 

opinioni autore

 
One Machine, un debutto al di sotto delle aspettative 2014-03-12 23:35:06 Marco Doné
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Marco Doné    12 Marzo, 2014
Ultimo aggiornamento: 14 Marzo, 2014
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Sono una vera e propria super band gli One Machine che, capeggiati dal virtuoso chitarrista americano Steve Smyth (Testament, Nevermore, Forbidden, Dragonlord, Vicious Rumors), possono vantare tra le loro fila Mikkel Sandager alla voce (Ex Mercenary), James Hunt (ex Biomechanical) alla chitarra ed una sessione ritmica devastante composta dal bassista Tomas Koefed (ex Mnemic) e dal nostro Michele Sanna alla batteria (nel disco ha però suonato Raphael Saini, già attivo con i Chaoswave). La proposta di questo super gruppo è molto complessa, troviamo elementi prog, neo power, neo thrash, parti in blast beat e qualche bordata groove. Da una tale presentazione è quasi d’obbligo l’aspettativa d’un disco di altissimo livello ma, purtroppo, così non è. Il disco ha più aspetti negativi che positivi, a partire dalla produzione. Dobbiamo qui aprire una parentesi, abbiamo ricevuto il disco in formato file mp3 di bassa qualità quindi questo può trarci in inganno. Ma questo abbiamo e su questo dobbiamo basarci. La produzione è moderna, come si addice al genere proposto, ma estremamente caotica. Produzione che mette in risalto gli assoli al fulmicotone della coppia Smyth – Hunt ma poi tanto caos. In “The Distorsion Of Lies….” c’è talmente tanta carne al fuoco, così tante idee, che a tratti la band sembra perdere la bussola, la direzione su cui puntare. Dall’ascolto dell’album si ottiene la sensazione di un disco non ben equilibrato, poco uniforme. La ricerca di un songwriting “complesso” porta ad avere canzoni con anime diverse, manca però quell’unione di fondo che possiamo trovare in altre bands con un mix sonoro tanto articolato. La voce di Sandager, anziché fare la differenza, tende a far storcere il naso quasi in ogni traccia del disco. Quella sua continua ricerca ad andare oltre i limiti, a cercare di comporre linee “diverse” e aggressive, lo porta lontano dal risultato voluto. Ed è un peccato perché quando gli One Machine decidono di semplificare il tiro, compongono una super canzone dal titolo “Armachair Warriors” moderna, ma con un occhio al passato per le melodie, canzone con una struttura ben definita. Tra quelle che presentano una struttura “complicata”, va sicuramente segnalata “One Machine”, anche se la prestazione di Sandager (ottimo nell’apertura melodica del ritornello, quasi inascoltabile nella strofa) rischia di far cadere nel dimenticatoio la canzone. Interessanti anche “Crossed Over” e la conclusiva “Freedom And Pain”. Da segnalare inoltre tutte le parti strumentali e solistiche presenti nel disco, in cui vengon messe in evidenza doti tecniche di prim’ordine.
Dopo l’ascolto del disco la prima cosa che si prova è un po' di rammarico. Da un chitarrista come Smyth è normale attendersi qualcosa di ben diverso. Il primo capitolo è andato, speriamo che in futuro, magari con una produzione ed un cantante più azzeccati, gli One Machine possano deliziarci con un disco di ben altra fattura.

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