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Axel Rudi Pell: "Into the Storm" riesce solo a metà. Axel Rudi Pell: "Into the Storm" riesce solo a metà. Hot

Axel Rudi Pell: "Into the Storm" riesce solo a metà.

recensioni

titolo
Into the Storm
etichetta
SPV/Steamhammer
Anno

Line-up:

Volker Krawczak - Bass

Bobby Rondinelli - Drums

Johnny Gioeli - Vocals

Ferdy Doernberg - Keyboards

Axel Rudi Pell - Guitars

 

Tracklist:

1 The Inquisitorial Procedure (instrumental)

2 Tower of Lies

3 Long Way to Go

4 Burning Chains

5 When Truth Hurts

6 Changing Times

7 Touching Heaven

8 High Above 

9 Hey Hey My My (Neil Young cover)

10 Into the Storm

 

opinioni autore

 
Axel Rudi Pell: "Into the Storm" riesce solo a metà. 2014-12-20 11:03:17 Pietro La Barbera
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Pietro La Barbera    20 Dicembre, 2014
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Se nella musica l'originalità non è per forza di cose una componente fondamentale, la capacità compositiva resta comunque un aspetto imprescindibile. Parlando di un artista del calibro di Axel Rudi Pell, sappiamo bene quanto il chitarrista di Bochum sia da sempre ancorato ad una proposta decisamente ben definita, ma, con una presenza talmente costante sul mercato che forse ruba qualcosa proprio sotto il profilo qualitativo delle composizioni. La sensazione è che, a fronte di uscite troppo costanti, il chitarrista tedesco si sia un po' incartato, con lavori sempre meno incisivi rispetto al passato. " Into the Storm" non è necessariamente un brutto lavoro, sia chiaro, ma non è nemmeno un album di quelli che lasciano il segno. Stilisticamente suona come i suoi predecessori, traendo la propria linfa dagli amati Rainbow, dai Black Sabbath e dal Ronnie James Dio solista. L'ingresso del batterista Bobby Rondinelli è l'unica novità della line-up, con l'ex drummer di Black Sabbath e Rainbow che, nel complesso, si adatta bene alle varianti ritmiche dell'album. Introdotto da una bella copertina, memore dei Manilla Road, "Into the Storm" si apre con l'immancabile strumentale "The Inquisitorial Procedure": eccesso sinfonico che tuttavia non convince molto. Per trovare dei passaggi più convincenti devo attendere la doppietta "Long Way to Go" e "Burning Chains", tracce dotate di un contributo chitarristico assai pregevole, completate dal buon Gioeli, come sempre capace di esprimere delle vocals melodiche senza dimenticarsi di graffiare. La ballad "When Truth Hurts" mostra la particolare predilezione di Pell per questo genere di composizioni e, non mi stupisce affatto l'ottima riuscita. Con "Changing Times" la band spinge sull'accelleratore, dando vita ad un passaggio vicino al power metal degli anni d'oro, ma, i passaggi successivi non lasciano il segno, con la sola cover del pezzo "Hey Hey My My" di Neil Young a farsi apprezzare per la sua capacità di trasporto. La lunga title-track chiude l'ascolto ergendosi tra i momenti migliori dell'intero lavoro, con il bravo tastierista Ferdy Doernberg a catturare l'attenzione grazie ad un contributo assai apprezzabile. La sensazione complessiva è quella di un album fatto con tanto mestiere, ma privo di quella compattezza che in passato era stata alla base dell'opera di Pell; non mancano comunque dei pezzi di buona caratura, capaci di tenere alto il nome della band, per un risultato tutto sommato godibile.

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