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Parallel Minds: un po' troppo... Parallel Minds: un po' troppo... Hot

Parallel Minds: un po' troppo...

recensioni

titolo
“Headlong disaster”
etichetta
Brennus Music
Anno

 

TRACKLIST:

1. I am

2. Into the void

3. Reborn through hate

4. Migdal Bavel (Myth of Babel)

5. Headlong disaster

6. Ghost of Sparta

7. A 1000 minds away

8. Hyperion

9. Coming home (Scorpions cover)

10. Only the good die young (Iron Maiden cover)

 

 

LINE-UP:

Stéphane Fradet – Vocals

Grégory Giraudo - Guitars & Bass

Franky Costanza - Drums

opinioni autore

 
Parallel Minds: un po' troppo... 2015-07-17 17:03:06 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    17 Luglio, 2015
Ultimo aggiornamento: 08 Agosto, 2015
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Parallel Minds arrivano dalla Francia e sono attivi da un paio d’anni; questo “Headlong disaster” è il loro debut album, dotato di una bella copertina realizzata dagli artisti francesi Stéphane Fradet (cantante della band) ed Alexandre Bonvalot. Il genere musicale suonato dalla band transalpina è un heavy metal super-pompato e carico di groove (forse anche troppo per i miei gusti!), con qualche tocco di prog; una sorta di incrocio tra i Nevermore e gli Iced Earth, soprattutto questi ultimi per i ritmi indiavolati di batteria del grandissimo Franky Costanza ed il muro di riff del chitarrista Grégory Giraudo (entrambi cognomi che tradiscono origini italianissime). Su tutto si ritaglia il ruolo di protagonista il singer Stéphane Fradet che, nonostante la miriade di effetti sulla sua voce (anche qui forse i francesi tendono ad esagerare), dimostra di sapersela cavare egregiamente sia quando c’è da essere aggressivi, che quando c’è da dare calore e colore alla propria prestazione canora. Il disco è composto da 8 brani originali, più due cover. Partirei proprio da queste ultime, “Coming home”, grande pezzo degli Scorpions viene rivisitato ed irrobustito a dovere; “Only the good die young”, mitico brano degli Iron Maiden da “Seventh son of a seventh son” viene abbastanza rovinato per via di innesti elettronici ed effetti vocali che appaiono abbastanza esagerati e snaturano il pezzo; va bene la personalizzazione, ma anche qui il troppo ha storpiato. Tornando sulle dismisure, il disco dura quasi 70 minuti e praticamente tutte le songs hanno minutaggio elevato, fino agli oltre 8 minuti, che rischiano di diventare un’eternità, della lenta “Migdal Bavel (Myth of Babel)” ed ai quasi 20 minuti della infinita “Hyperion”, suite che avrebbe affascinato, ed anche parecchio, se fosse durata 6 o 7 minuti in meno, tagliando o accorciando un bel po’ di parti strumentali superflue. Ci vuole coraggio per proporre al proprio debutto canzoni del genere ed è indubbio che questa dote non manchi ai Parallel Minds, così come non c’è dubbio che la band sia dotata di gran gusto per gli arrangiamenti e per le melodie, oltre che di una tecnica sopraffina e di notevole talento. Quello che rovina il lavoro, che altrimenti avrebbe per quanto mi riguarda riscosso notevole plauso, è il voler strafare: troppi orpelli, suono troppo pompato, pezzi troppo lunghi.... se la band avesse limitato un pochino la propria passione ed il proprio songwriting, probabilmente avremmo avuto davanti un disco memorabile. Già, perché di pezzi validi qui ce ne sono diversi, dalla velocissima title-track “Headlong disaster” (ricca di stop’n’go e passaggi eccellenti, in assoluto il pezzo migliore!) alla melodica “Reborn through hate” (e se non avesse avuto così tanti effetti sulla voce...), passando per la drammatica “Ghost of Sparta” e l’aggressiva opener “I am”. Aspetto i Parallel Minds ad una seconda prova, sperando che sappiano mitigare il loro ardore e possano andare dritto al sodo senza “pompare” troppo la loro interessante musica, rendendola magari più immediata e meno complessa e ricca di effetti. Sufficienza comunque ampiamente meritata!

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