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Magnum: sono sempre una sicurezza. Magnum: sono sempre una sicurezza. Hot

Magnum: sono sempre una sicurezza.

recensioni

gruppo
titolo
“Sacred Blood “Divine” Lies”
etichetta
Steamhammer/SPV
Anno

 

01. Sacred Blood “Divine” Lies

02. Crazy Old Mothers

03. Gypsy Queen

04. Princess in Rags (The Cult)

05 . Your Dreams Won't Die

06 . Afraid of the Night

07 . A Forgotten Conversation

08 . Quiet Rhapsody

09 . Twelve Men Wise and Just

10. Don't Cry Baby

opinioni autore

 
Magnum: sono sempre una sicurezza. 2016-03-01 20:02:09 Corrado Franceschini
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Corrado Franceschini    01 Marzo, 2016
Ultimo aggiornamento: 01 Marzo, 2016
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

E’ impossibile condensare in poche righe la carriera pluridecennale degli inglesi Magnum. Mi limito a dire che Tony Clarkin (ch) e Bob Catley (vc), hanno sempre portato avanti con coerenza il loro percorso musicale dedicandosi a un Hard Rock/A.O.R. di classe. Tanto per darvi un’idea sull’incessante creatività di Clarkin basti sapere che, dall’uscita di “Escape From The Shadow Garden” nel marzo 2014 (il mio voto era stato 4,5/5), a questo “Sacred Blood “Divine” Lies”, il chitarrista ha scritto venticinque canzoni. Dieci di esse sono finite sul C.D. mentre altre tre hanno trovato posto nel bonus DVD. I files in mio possesso sono quelli del lavoro ufficiale perciò baserò il mio giudizio su soli dieci pezzi. Se è vero che i riffs creati da Clarkin puntellano i brani rendendo il suono duro in parecchi casi e la chitarra produce soli sempre a tema, è altrettanto vero che la parte del leone la fanno la voce di Catley e le tastiere di Mark Stanway. Questi elementi, infatti, si fanno carico in molte occasioni di dare il via al pezzo. A onore del vero la voce di Bob Catley a un orecchio attento può sembrare in alcuni casi sforzata e sarei curioso di sentire una performance dal vivo di questo vecchio leone per confutarne la forma. Comunque sia, anche se nessuno ve lo dirà, i brani potrebbero benissimo fare parte di un concept tanto sembra di avere a mente alcuni passaggi di voce e tastiere durante l’arco dell’ascolto. Se credete che stia demolendo quest’album, però, siete in torto. Le dieci canzoni sono ben prodotte ed hanno un suono limpido come si confà allo stile, e al genere, dei veterani inglesi. Difficile scegliere le migliori vista un’uniformità positiva qualitativamente parlando. Potrei partire dall’apripista, e omonima, “Sacred Blood “Divine” Lies” ma, a un primo ascolto, sareste in grado da soli di capire dove e come si svilupperà l’album. Personalmente mi è piaciuta “Princess In Rags (The Cult)” per il suo ritornello “magico” e per la commistione tra melodia e Hard. Immaginando che fra voi lettori ci sono malati inguaribili in cerca di dolcezza, consiglio loro la “mistica” “Your Dreams Won’t Die”. Per quanto riguarda invece la potenza che i cinque inglesi sono in grado di esprimere, vi segnalo “Quiet Rhapsody”. Per il resto, come detto, non vi resta che ascoltare e scegliere la vostra canzone preferita tanto, dove vi capiterà di premere il tasto play, troverete un’altissima dose di classe.

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