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Moonspell: Indietro nel tempo alla ricerca delle proprie radici Moonspell: Indietro nel tempo alla ricerca delle proprie radici Hot

Moonspell: Indietro nel tempo alla ricerca delle proprie radici

recensioni

gruppo
titolo
1755
etichetta
Napalm Records
Anno

Line-Up:

Fernando Ribeiro  (Vocals)

Ricardo Amorim (Guitars, Keys)

Pedro Paixao (Keys, Guitars, Programming)

Aires Pereira (Bass)

Miguel Gaspar (Drums)


Track-list: 

01. Em Nome Do Medo

02. 1755

03. In Tremor Dei

04. Desastre

05. Abañao

06. Evento

07. 1 De Novembro

08. Ruìnas

09. Todos Os Santo 

10. Lanterna Dos Afogados (Cover Os Paralamas Do Sucesso)

opinioni autore

 
Moonspell: Indietro nel tempo alla ricerca delle proprie radici 2017-11-25 12:12:02 Gianni Izzo
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    25 Novembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 25 Novembre, 2017
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I Moonspell trasformano quello che doveva essere un semplice bonus disc, in un album vero e proprio, un concept storico e filosofico, il primo disco della loro discografia completamente cantato nella propria lingua.
“1755” non ripercorre solo gli attimi del devastante terremoto che mise in ginocchio il Portagallo, ma cerca di mettere in discussione il pensiero conservatore religioso/politico legato al Portogallo, il tutto con il consueto appiglio dissacrante che contraddistingue la band lusitana.

Dopo anni e anni, in un lavoro di Ribeiro ed i suoi, tornano protagonisti indiscussi i cori gotici, gli inserimenti folkloristici e sinfonici che tanta fortuna portarono alla band nei suoi due capolavori, “Wolfheart” ed “Irreligious”. Ovviamente siamo abbastanza lontani da quei fasti, c’è lo ha preannunciato il primo fastidiosissimo singolo “Todos Os Santo”, di cui, tolta la sottotraccia sinfonica che l’accompagna, rimane molto poco, ed a tratti quello che tirano fuori i Moonspell sembra più uno scimmiottamento di qualche brano minore dei fratelli Cavalera, che altro.
Per fortuna “1755” si rivela migliore della sua anteprima, per quanto non riesca ad esaltarci a pieno, e per quanto contenga un altro paio di brani decisamente trascurabili.
L’intro al disco già la conosciamo, “Em Nome Do Miedo” l’abbiamo incontrata su “Alpha Noir”, ma questa reincarnazione cinematica con tensione in crescendo, ci suggerisce quanto sia importante l’arrangiamento nei pezzi, infatti il brano risulta superiore in tutto rispetto alla precedente versione.
Con la title-track fanno il loro ingresso anche le chitarre e la sezione ritmica che, aldilà di una certa tendenza ad essere un filo monocorde, si sposano bene con le melodie arabeggianti e l’oscurità malinconica del brano.
“In Tremor Dei” vede come ospite il musicista portoghese Paulo Bragança, che inserisce quelle che saranno le uniche linee vocali in clean del disco, almeno fino alla cover finale. Anche in questo caso siamo di fronte ad un pezzo di alta caratura, nel quale Bragança aggiunge un tocco di Fado (musica popolare portoghese… per cadenza, molto simile al tango, per capirci), che impreziosisce e particolarizza il brano.
Fosse tutto di questa qualità, “1755” sarebbe davvero il miglior album dei Moonspell da almeno vent’anni a questa parte, ma purtroppo i nostri si perdono diverse volte, e più tappe del loro concept passano di soppiatto. Dopo diversi ascolti, di parte del disco rimane in mente l’indiscussa potenza ritmica e il maligno growling di Ribeiro, ma è un po’ poco per esaltarsi. Al solito siamo di fronte ad un continuo saliscendi di emozioni, ci imbattiamo in pezzi come “Ruinas” che alzano l’asticella del gusto compositivo, mentre altri momenti come la scontatissima “1 De Novembro” o la già citata “Todos Os Santo”, che l’affossano.
Bella invece “Lanterna Dos Afogados” che chiude il concept, cover del gruppo pop Os Paralamas Do Sucesso (che non conosco affatto). Ho dato un ascolto all’originale, e devo dire che i Moospell sono riusciti ad imprimere con successo il loro stile sinistro e dark in un brano anni luce lontano dal classico modello compositivo della band metal.

Tra i pro ed i contro, “1755” si presenta come un lavoro sufficiente, ne più ne meno di diversi altri dischi (post – “Irreligious”) dei Moonspell. Speravo in qualcosa in più, sulla carta quest’album sarebbe dovuto essere un masterpiece o giù di li, per come è stato presentato, ma purtroppo l’ispirazione va, come sempre, a corrente alternata, è abbastanza da non presentarci un album mediocre, troppo poca per gioire come vorremmo.

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