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Tornano i Necrodeath con uno dei loro lavori più brutali: "The Age of Dead Christ"

recensioni

titolo
The Age of Dead Christ
etichetta
Scarlet Records
Anno

Line Up: 
Flegias - vocals 
Pier Gonella - guitars 
GL - bass 
Peso - drums 

Tracklist: 
1. The Whore of Salem [03:44] 
2. The Master of Mayhem [02:50] 
3. The Order of Baphomet [02:41] 
4. The Kings of Rome [02:58] 
5. The Triumph of Pain [03:54] 
6. The Return of the Undead (feat. A.C. Wild from Bulldozer) [04:18] 
7. The Crypt of Nyarlathotep [04:18] 
8. The Revenge of the Witches [04:22] 
9. The Age of Dead Christ [04:41] 

Running time: 33:46 

opinioni autore

 
Tornano i Necrodeath con uno dei loro lavori più brutali: "The Age of Dead Christ" 2018-03-07 13:19:25 Daniele Ogre
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    07 Marzo, 2018
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E' universalmente riconosciuto che in Italia abbiamo una sorta di "unholy triad" per quanto riguarda il Metal estremo, tre gruppi provenienti dagli anni '80 che rappresentavano un triangolo inscindibile: Necrodeath, Bulldozer e Schizo. Oggi ci troviamo a parlare del primo di questi tre gruppi, la band genovese capitanata dagli inossidabili Flegias e Peso, che arrivano con questo "The Age of Dead Christ" alla pubblicazione dell'undicesimo studio album, a 33 anni dalla loro nascita - non credo sia del tutto un caso la scelta del titolo dell'album - e a 20 anni dal loro ritorno sulle scene.

Ed i Necrodeath ritornano voltando lo sguardo verso il passato: non necessariamente un male, anzi... "The Age of Dead Christ" è il disco più violento e brutale del quartetto genovese da molto tempo a questa parte, un ritorno deciso e definitivo al sound primordiale e primitivo che li ha resi uno dei gruppi fondamentali della scena estrema europea (ricordiamo che tra i loro fans troviamo gente del calibro di Phil Anselmo). C'era una vena quasi groove nei Necrodeath post-reunion, una vena che in quest'album è accantonata del tutto: i brani qui sono rapidi ed essenziali, un Thrash/Black malvagio e sfrontato che va a ripercuotersi anche nelle lyrics. Come a voler mettere in chiaro subito le cose, i Necrodeath caricano a testa bassa già dall'opening track "The Whore of Salem", concedendosi momenti più tranquillamente di rado - senza che però manchi un certo gusto per la melodia, come possiamo sentire in "The Order of Baphomet" -, ma è con "The Kings of Rome" che Flegias e compagni mollano gli ormeggi, con un brano velocissimo e terremotante che nel rallentamento centrale si permea di atmosfere inquietanti grazie agli arpeggi orrorifici di Pier Gonella. C'è spazio poi per un tributo al passato in cui compare un ospite d'eccezione: "The Return of the Undead" è una nuova versione di uno dei grandi classici della band ligure, "The Undead" ("Into the Macabre", 1987) ed in cui troviamo come guest vocalist niente meno che il leggendario A.C. Wild dei Bulldozer. In mezzo a tanta primitiva violenza, trova spazio anche un brano più cadenzato ma non di meno pesante come un macigno: "The Triumph of Pain", che proprio grazie a questo suo essere diverso dagli altri pezzi risulta essere uno degli episodi meglio riusciti dell'album. Il suo contraltare (e pezzo altrettanto riuscito in pieno) è la strabordante lovecraftiana "The Crypt of Nyarlathotep", in cui possiamo goderci l'accoppiata Gonella-Peso in stato di grazia.

Che dire quindi in conclusione su questo "The Age of Dead Christ"? Personalmente, trovo sia la migliore uscita dei Necrodeath post-reunion al pari di "Black as Pitch" (e un gradino superiore a "Mater of All Evil"). Di certo, una violenza così diretta da parte dei Necrodeath non la si sentiva dai primi album, e questo ritorno all'attitudine dei primi anni è probabilmente la miglior notizia che i fans della malvagia creatura genovese potessero aspettarsi.

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