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Dall'underground teutonico: ecco Bloodline Divine dei Grabak Dall'underground teutonico: ecco Bloodline Divine dei Grabak Hot

Dall'underground teutonico: ecco Bloodline Divine dei Grabak

recensioni

gruppo
titolo
Bloodline Divine
etichetta
Massacre Records
Anno

TRACKLIST:

1. Post Lucis Natum (Intro)

2. Via Dolorosa

3. Sinnocence

4. Corpsebride

5. Oblivion

6. Seelensammler

7. Bloodline Divine

8. S.T.U.K.A.

9. Phoenix

10. Apostate

 

FORMAZIONE: 

Jan "Hellthroat" Klepel - Vocals

Serpent - Guitars

C.L. - Guitars

Vorst - Bass Guitar

B.S. - Drums & Percussion

 

DISCOGRAFIA: 

1997 Demo

1999 Der Prophet Des Chaos

2001 Encyclopaedia Infernalis

2003 The Serpent Within Paradise

2007 Agash Daeva

2011 SIN

2016 SIN (Re-Release)

2017 Bloodline Divine

opinioni autore

 
Dall'underground teutonico: ecco Bloodline Divine dei Grabak 2018-08-13 16:25:45 Danilo Dardano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Danilo Dardano    13 Agosto, 2018
Ultimo aggiornamento: 14 Agosto, 2018
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Sesto album dei sassoni Grabak, attivi dal 1995. Chi conosce il genere sa che è un grave errore ignorare questa band dell'underground teutonico, che ha sempre rilasciato lavori molto validi (soprattutto Encyclopaedia Infernalis, se non lo avete ancora ascoltato, recuperatelo al più presto), talvolta però peccando per mancanza di originalità.
Non è il caso di Bloodline Divine, un lavoro molto solido e valido. La produzione non è entusiasmante, ma nel complesso è molto funzionale, sicuramente piacevole per gli appassionati del black metal duro e puro dal sound molto acido, ma non completamente lo-fi. Nonostante prendano grande ispirazione dal Black Metal di matrice svedese, soprattuto da gruppi come Dark Funeral, sono presenti momenti musicali intriganti e ben pensati; la band è maturata molto e ha ritrovato personalità, sicuramente più evidente ora che nei due lavori precedenti.
Il black metal proposto in Divine Bloodline è energico e malinconico, a tratti anche molto melodico, ma senza mai ammorbidire troppo i toni, che restano aggressivi per tutta la durata del disco.
La voce di Jan Klepel ricorda moltissimo quella di Emperor Magus Caligula, ma più rauca, specialmente quando passa ad uno scream più grave, dove acquisisce un carattere ed una potenza spaventosi. Il vero difetto di questo disco è la batteria digitale fin troppo evidente: alcune sezioni di rullante appaiono meccaniche ed inespressive, e viene da chiedersi come sarebbe suonato lo stesso disco con un batterista vero.
Phoenix il pezzo migliore: eterogeneo, coniuga bene potenza, parti melodiche con l'aggressività generale del sound dell'intero lavoro.
In definitiva, Divine Bloodline merita un ascolto. Consigliato soprattutto agli amanti del black metal svedese (Dissection, Lord Belial, Dark Funeral).

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