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Decisa svolta dei Return To Void verso il metal prog con questo secondo album Decisa svolta dei Return To Void verso il metal prog con questo secondo album Hot

Decisa svolta dei Return To Void verso il metal prog con questo secondo album

recensioni

titolo
Memory Shift: The Day After
etichetta
Pitch Black Records
Anno

Line-up:

Markku Pihlaja - vocals

Saku Hakuli - guitars

Antti Huopainen - keyboards

Kalle Kukkonen - drums

Pasi Hakuli - bass

 

Anssi Stenberg, Kari Kilgast, Lauri Pikka, Teemu Seppala, Jussi Serengil - backing vocals

 

Tracklist:

1. Secret Societies

2. Man of the Sword

3. Midlands

4. Scars are real

5. Ionosphere of the Dark

6. The Atlantis

7. Passenger

8. Between Horizons

9. Divine Thunder

10. Terra

opinioni autore

 
Decisa svolta dei Return To Void verso il metal prog con questo secondo album 2019-03-26 17:07:00 Virgilio
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Virgilio    26 Marzo, 2019
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I Return To Void avevano esordito nel 2017 con un album omonimo, il quale, come si ricorderà, segnava tuttavia un passaggio importante, perchè da trio acustico dedito a cover di Bruce Dickinson, erano diventati una band composta da cinque elementi, che proponeva adesso materiale proprio. Con il nuovo lavoro, intitolato "Memory Shift: The Day After", si assiste ad una nuova evoluzione, peraltro di non poco conto: mentre, infatti, nel primo album, la band aveva optato per uno stile vicino all'hard rock, pur presentando una tracklist alquanto variegata, adesso invece si assiste ad una virata decisa verso il metal prog. I suoni si sono dunque certamente induriti rispetto al passato, lo stile si è fatto più personale e le tracce sono tendenzialmente più complesse ed elaborate. Ciò mette peraltro in ulteriore evidenza la bravura e la tecnica dei musicisti, che a questo punto sovente si lanciano in assoli e digressioni strumentali. Giusto l'opener "Secret Societies" è una traccia un po' più diretta, mentre poi per il resto i Return to Void danno vita a brani dove vengono accolti elementi tipici del prog, tra cambi di tempo, cambi tematici e così via. L'apice del disco anzi è rappresentata probabilmente dalla conclusiva "Terra", una traccia di oltre sette minuti, nella quale riecheggiano influenze di Rush, Yes ed Emerson Lake & Palmer, con il tastierista Anti Huopainen che si sforza di conferire un certo flavour settantiano, avvalendosi di timbri come quelli dell'hammond o del mellotron (senza che peraltro si tratti di un caso isolato, limitato a questo brano). Diciamo quindi che, rispetto al debutto, quasi anonimo, della band, sono stati fatti passi in avanti enormi, per cui possiamo dire che i Return to Void si presentano oggi come un gruppo prog di tutto rispetto, che peraltro non ha cancellato dal proprio DNA il proprio passato fatto di sonorità hard rock, metal e acustiche, ottenendo così risultati alquanto interessanti.

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