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Necrodeath: il sadico ritorno dei blacksters della Lanterna Necrodeath: il sadico ritorno dei blacksters della Lanterna Hot

Necrodeath: il sadico ritorno dei blacksters della Lanterna

recensioni

titolo
Defragments Of Insanity
etichetta
Scarlet Records
Anno

Necrodeath: “Defragments of Insanity” (Scarlet Rec.) Tracking List: 1. Choose Your Death 05:05 2. Thanatoid 04:40 3. State of Progressive Annihilation 04:14 4. Metempsychosis 03:50 5. Fragments of Insanity 04:41 6. Enter My Subconscious 04:33 7. Stillbirth 04:06 8. Eucharistical Sacrifice 03:37 Line Up: Flegias: vox Pier Gonella: axe Peso: drums GL: bass

opinioni autore

 
Necrodeath: il sadico ritorno dei blacksters della Lanterna 2019-04-06 14:54:53 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
4.5
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    06 Aprile, 2019
Ultimo aggiornamento: 06 Aprile, 2019
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Correva l’anno 1985 quando, su una delle città più controverse del nostro beneamato stivale, Genova, calava un drappo nero come la pece, in grado di portare in ogni dove l’oscurità più profonda: erano nati i Necrodeath!
La perversa mente di Flegias, dalla voce dolce e delicata come una lama di rasoio che ti sfregia la faccina, partorisce un combo che riesce a mettere subito le cose in chiaro: negli inferi del black/death metal (all’epoca ai primi “vagiti”) c’era anche una band italiana!
C’era e c’è ancora, eccome!
Questo “Defragments of Insanity” rappresenta la nona opera al nero dei quattro demoni della Lanterna, impreziosita da decine di releases tra demos, splits, videos, compilations, etc. E' la riproposizione con l'attuale formazione del capolavoro del 1989 "Fragments of insanity", con i brani ri-registrati e leggermente modificati.
È da quasi ben 35 anni che i Necrodeath resistono, senza esser minimamente scalfiti dall’onta del tempo che scorre inesorabile, nella compagine dei veterani del black’n’death metal.
E lo fanno mantenendo pressochè intatta la loro venefica ricetta: occultismo, morte, satanismo e violenza!
Premesso che, per tutte le bands, è praticamente impossibile non pagare l’ineluttabile tributo agli onnipresenti Dei incontrastati del metallo nero Slayer, la coerente e bruciante proposta di Flegias e Co. continua a perpetrarsi attraverso album quasi rituali come i più efferati omicidi commessi da un serial killer che si rispetti.
Tutti i solchi di questo full-lenght trasudano malevolenza, al punto che – a tratti – sembra che abbiano rievocato la buonanima di Jeff Hanneman per venirli ad ispirare nel realizzare le otto tracce dannate di cui si compone.
Ne vien fuori un figlio, ancor più degenere della prima versione, di Reign in Blood a livello di intensità e di violenza sonora (e non solo) degni di una masnada di torturatori professionisti, il cui sadismo è pari solo alla loro tecnica, non sopraffina ma concepita nella sola ottica del dolore senza fine.
Insomma, questi blacksters liguri si ergono, ancora una volta, a baluardi posti ad imperitura difesa dell’oscuro genere metallico, massacro sonoro dopo massacro sonoro.
Max “Thunder” Giangregorio

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