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Il suono del gelo finlandese: quinto album per i Wolfheart Il suono del gelo finlandese: quinto album per i Wolfheart Hot

Il suono del gelo finlandese: quinto album per i Wolfheart

recensioni

gruppo
titolo
Wolves of Karelia
etichetta
Napalm Records
Anno

PROVENIENZA: Finlandia 

GENERE: Melodic Death Metal 

SIMILAR ARTISTS: Insomnium, Be'lakor, Omnium Gatherum, Aetherian 

LINE UP: 
Tuomas Saukkonen - vocals, guitars
Vagelis Karzis - guitars
Lauri Silvonen - bass, backing vocals
Joonas Kauppinen - drums 

TRACKLIST: 
1. Hail of Steel [05:42] =VIDEO= 
2. Horizon on Fire [05:58] 
3. Reaper [04:58] 
4. The Hammer [06:08] =VIDEO= 
5. Eye of the Storm [02:35] 
6. Born from Fire [05:12] 
7. Arrows of Chaos [04:36] 
8. Ashes [05:30] =ASCOLTA= 

Running time: 40:39 

opinioni autore

 
Il suono del gelo finlandese: quinto album per i Wolfheart 2020-04-10 15:55:10 Daniele Ogre
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    10 Aprile, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Se c'è una band che trasporta in musica il gelo delle terre nordiche, nella fattispecie delle lande finlandesi, non può che essere la creatura di Tuomas Saukkonen, i Wolfheart, fondati come solo project dello stesso Saukkonen dopo che ha messo fine a qualsiasi altro suo progetto, e che come solo project han pubblicato l'album "Winterborn"; i Wolfheart divengono poi una band vera e propria l'anno dopo con l'entrata di Mika Lammassaari (chitarra), Lauri Silvonen (basso e voci pulite) e Joonas Kauppinen (batteria): da allora sono arrivati "Shadow World" (ad oggi ancora il miglior lavoro della band finnica), "Tyhjyys" e "Constellation of the Black Light". Proseguendo nella consuetudine di tirar fuori un lavoro ogni paio d'anni circa, ecco ritornare i Wolfheart con quella che è la loro quinta fatica: esce infatti oggi per Napalm Records "Wolves of Karelia", quinto studio album, come dicevamo, dei Wolfheart, ma anche il primo in cui possiamo trovare una novità in formazione, con l'abbandono del chitarrista Mila Lammassaari e l'entrata al suo posto dell'ex-Rotting Christ Vagelis Karzis.
A parte qualche aggiunta nel corso degli anni, tipo l'uso di orchestrazioni ad ampliare il comparto atmosferico del sound, le coordinate stilistiche dei Wolfheart sono sempre state costanti sin dagli esordi, e "Wolves of Karelia" non fa eccezioni: pur essendo a livello d'atmosfere gelide e malinconiche avvicinabili ai connazionali Insomnium, il Melodic Death dei Nostri ha un approccio più diretto e duro, fatto di chitarre che fondono ad una splendida melodia di fondo anche una rocciosità che ben si sposa con la voce di Tuomas; ma come detto, la peculiarità dei Wolfheart è quella di saper fondere nelle proprie sonorità le gelide arie delle loro terre d'origine: vien naturale pensare a pezzi come "Aeon of Cold" e "Zero Gravity", entrambi pezzi di "Shadow World", ma essi sono solo la punta dell'iceberg: in "Wolves of Karelia" abbiamo infatti brani che, in questo dato frangente, nulla hanno da invidiare ai suddetti. "Hail of Steel", "The Hammer", l'ottima "Reaper", finanche lo splendido intermezzo acustico di "Eye of the Storm"... dimenticatevi qualsiasi calore, visto che ogni singolo brano dei Wolfheart è semplicemente ghiaccio trasposto in musica. Da notare poi come i Wolfheart non abbiano risentito della fuoriuscita di un membro storico, con Vagelis Karzis che non fa per nulla rimpiangere Lammassaari, dando anzi il proprio contributo con passaggi dal sapore Blackened che danno nuova ferocia alle composizioni.
Devo ammettere che è sempre arduo, per chi vi scrive, restare obiettivo quando si tratta dei Wolfheart: mai negato che è una delle mie bands preferite in assoluto, ma è indubbiamente oggettivo affermare che "Wolves of Karelia" è l'ennesima grande release da parte della band finlandese. Il loro riuscire ad essere in un certo qual modo ruvidi nonostante le malinconiche e glaciali melodie è ormai un marchio di fabbrica estremamente distinguibile, ed è questo un merito di chi, con il duro lavoro, è riuscito a divenire uno dei punti di riferimento del Melodic Death Metal e che ha contribuito a spostare il centro del genere più verso i lidi finlandesi che quelli svedesi. E' quasi inutile aggiungerlo, ma questo è uno di quei lavori da avere assolutamente.

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