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Tornano con l'ennesimo capolavoro gli Anaal Nathrakh Tornano con l'ennesimo capolavoro gli Anaal Nathrakh Hot

Tornano con l'ennesimo capolavoro gli Anaal Nathrakh

recensioni

titolo
Endarkenment
etichetta
Metal Blade Records
Anno

PROVENIENZA: UK (Inghilterra) 

GENERE: Industrial Black Metal/Grindcore 

LINE UP: 
Dave "V.I.T.R.I.O.L." Hunt - vocals 
Mick "Irrumator" Kenney - guitars, bass, programming 

TRACKLIST: 
1. Endarkenment [03:55] =VIDEO= 
2. Thus, Always, to Tyrants [02:32] 
3. The Age of Starlight ends [04:33] =ASCOLTA= 
4. Libidinous (A Pig with Cocks in Its Eyes) [04:20] 
5. Beyond Words [03:32] 
6. Feeding the Death Machine [03:35] 
7. Create Art, Though the World May Perish [04:51] 
8. Singularity [04:38] 
9. Punish Them [03.37] 
10. Requiem [05:31] 

Running time: 41:04 

opinioni autore

 
Tornano con l'ennesimo capolavoro gli Anaal Nathrakh 2020-10-03 15:28:47 Daniele Ogre
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    03 Ottobre, 2020
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Persino i gruppi più grandi, prima o poi, subiscono una battuta d'arresto, nel senso che possono pubblicare un lavoro non all'altezza del nome che portano o comunque a ciò cui ci hanno abituati; inutile menzionare i Metallica, che sarebbe un po' come sparare a dei pesci in un barile, ma ad esempio pure i Maiden hanno tirato fuori roba come "No Prayer for the Dying" o "Virtual XI". E c'è poi chi non sbaglia mai nulla, nemmeno se ci si mette d'impegno: tra questi non possiamo non annoverare gli Anaal Nathrakh, che in questo fine settimana, sotto la potente egida di Metal Blade, rilasciano il loro undicesimo inno alla violenza, corrispondente al titolo di "Endarkenment". Una crescita costante quella degli estremisti britannici, che hanno saputo nel corso degli anni rinnovarsi con pochi accorgimenti qua e là da un album all'altro, donando un'impronta Heavy Metal - in cui possiamo trovare l'ombra del Re Diamante danese - al loro Industrial Black/Grindcore. Capiamoci, gli Anaal nathrakh restano in ogni caso uno dei gruppi più violenti del pianeta - e basta che sentite i primissimi secondi del disco con la title-track, uno dei brani più clamorosi nell'intera carriera del duo di Birmingham -, ma tra voci pulite che assumono un'importanza sempre più capillare e falsetti à la King Diamond - uniti ad affascinanti melodie chitarristiche - abbiamo un ampio respiro e delle piacevoli variazioni al tema delle feroci vocals estreme di un Dave Hunt probabilmente mai così in forma. "Endarkenment", dicevamo, il brano che apre e che dà il nome all'album, scelto come primo singolo con un video che lascia ben poco spazio all'immaginazione su chi sia la vittima della feroce invettiva degli Anaal Nathrakh (e che, ironia della sorte, è risultato positivo al Covid il giorno dell'uscita di quest'album): da solo, questo pezzo vale l'acquisto del disco; ma non è che gli altri brani che compongono la tracklist siano da meno, a partire dall'altro singolo "The Age of Starlight Ends", passando per l'orrorifica "Beyond Words" e la spettacolare "Feeding the Death Machine", l'incredibile "Create Art, Though the World may Perish" col suo refrain orecchiabilissimo, fino ad arrivare alla conclusiva "Requiem". Si diceva prima come gli Anaal Nathrakh sappiano inserire con naturalezza nuovi elementi nel proprio sound: proprio in "Requiem" troviamo una venatura Prog sul finale che può facilmente far venire in mente persino i Dream Theater del medio periodo. Qualcosa di spiazzante a suo modo, ma tremendamente azzeccato.
Un qualsiasi lavoro degli Anaal Nathrakh è da prendere a scatola chiusa, questo ormai si credo si sia capito; a nostro avviso, con "Endarkenment" il duo proveniente dalla Terra d'Albione riesce a toccare vette ancor più elevate, superando un lavoro grandioso come "A New Kind of Horror" e sfiorando quel capolavoro assoluto che rimane "The Whole of the Law". Qualcuno deve pur dirlo: gli Anaal Nathrakh sono ormai una band imprescindibile.

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