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I Tombs ci ricordano che soffriamo sotto lo stesso cielo (cupo) I Tombs ci ricordano che soffriamo sotto lo stesso cielo (cupo) Hot

I Tombs ci ricordano che soffriamo sotto lo stesso cielo (cupo)

recensioni

gruppo
titolo
Under Sullen Skies
etichetta
Season Of Mist
Anno

PROVENIENZA: U.S.A.

GENERE: Black/Post-metal

LINE UP:
Mark Hill: Vocals, Guitars, Bass, Electronics
Drew Murphy: Bass, Vocals
Justin Spaeth: Drums, Guitars, Electronics, Synth
Matt Medeiros: Guitars

TRACKLIST:
1. Bone Furnace [04:48]
2. Void Constellation [04:54]
3. Barren [05:30]
4. The Hunger [04:29]
5. Secrets Of The Black Sun [07:07]
6. Descensum [04:31]
7. We Move Like Phantoms [01:44]
8. Mordum [04:17 ]
9. Lex Talionis [ 04:29]
10. Angel Of Darkness [06:52]
11. Sombre Ruin [04:12]
12. Plague Years [06:58]

Running Time
: 01:00:05

opinioni autore

 
I Tombs ci ricordano che soffriamo sotto lo stesso cielo (cupo) 2020-12-29 21:56:48 Vera
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Vera    29 Dicembre, 2020
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“Veramente vivo in tempi bui” cantavano i Ministri una decina d’anni fa circa. I Tombs potrebbero correggerli, rettificando che ormai siamo condannati a vivere sotto cieli cupi, in particolare quelli evocati da "Under Sullen Skies", che ha visto la luce (si fa per dire) sotto l’egida dell’inossidabile Season Of Mist.

Nel corso di questi tredici anni, la creatura di Mike Hill ha vissuto un processo di sviluppo e rinnovo costante, in cui ogni cambiamento ha comunque messo in evidenza la forza di volontà del musicista statunitense e la sua capacità di proseguire senza arrendersi. In più, il 2020 per I Tombs ha segnato un triplo appuntamento, per quanto riguarda le pubblicazioni: oltre al full length in esame, infatti, sono usciti anche l’EP "Monarchy Of Shadows" e il live album "Abraxas Ritual: Live in Chicago".

“Under Sullen Skies” parte senza mezzi termini con la martellante “Bone Furnace”, un concentrato glaciale di black moderno e melodico che, più che tra I palazzi di Brooklyn, sembra trasportarci più in direzione dei fiordi norvegesi. Tuttavia, ben presto si intuisce che non è solo il black metal a costituire il leitmotiv di questo disco: infatti, i brani si rivelano mutevoli a ogni pié sospinto, andando spesso a esplorare dimensioni ancor più sconfortanti e annichilenti, a cominciare da “Void Constellation”, in cui alla freddezza black si sostituisce il gelo mortifero di sonorità più prettamente doom, creando atmosfere che mi hanno ricordato I Triptykon di “Eparistera Daimones”.

A dire il vero, proprio l'anima doom di “Under Sullen Skies” si fa più evidente nel corso di brani come la breve e cadenzata “We Move Like Phantoms” e “Secrets Of The Black Suns”: quest’ultima tesse atmosfere arcane, come se l’intento fosse quello di far esplorare all’ascoltatore una Natura ancestrale e non necessariamente benevola. A volte, inoltre, queste suggestioni dense di mistero vengono trasmesse attraverso sonorità decisamente tendenti verso la darkwave à la Sisters Of Mercy (per averne una prova, date un ascolto a “Sombre Ruin”).

Che tutto l’album, dunque, sia teso verso l’annientamento interiore e la malinconia? Niente affatto: per non far mancare nulla, Mike Hill e compagni ci regalano anche episodi incalzanti e aggressivi che sconfinano nel death (“Lex Talionis”, dedicata alla proverbiale legge del taglione) e tracce in cui I protagonisti sono dei riff quasi arroventati (cito “Barren”, all’interno della quale è presente anche un pregevole assolo eseguito da Ray Suhy dei Six Feet Under, uno dei numerosi ospiti che hanno collaborato al disco).

In conclusione, “Under Sullen Skies” é una perla che vi può accompagnare degnamente nei momenti in cui il senso di annientamento dovuto allo spasso della nostra era sembra avere il sopravvento.
Non aspettatevi però troppe solide certezze dall’ascolto di questo disco, perché uno degli intenti dei Tombs é quello di eliminare gli accostamenti sonori banali e prevedibili. Anzi, una certezza di fondo rimane: qualunque cosa accada, ci troviamo tutti sotto gli stessi cieli cupi.

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