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Uno dei migliori debut album del 2020, quello dei brasiliani Medjay Uno dei migliori debut album del 2020, quello dei brasiliani Medjay Hot

Uno dei migliori debut album del 2020, quello dei brasiliani Medjay

recensioni

gruppo
titolo
"Sandstorm"
etichetta
Voice Music
Anno

LINE-UP:
Samuka: Bass, Backing Vocals
Phil Lima: Lead Vocals, Guitar
Freddy Daniels: Guitar, Backing Vocals
Riccardo Linassi: Drums

TRACKLIST:
1. Egyptian beast
2. Medjay
3. Death in the house of Horus
4. Revenge of Horus
5. Rise for glory
6. Sandstorm
7. Lady of the Nile
8. Violate (Iced Earth authorized tribute - Bonus track)

opinioni autore

 
Uno dei migliori debut album del 2020, quello dei brasiliani Medjay 2020-12-30 11:18:47 Ninni Cangiano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    30 Dicembre, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Medjay sono la creatura del bassista brasiliano Samuka, il quale ha fondato questa band nel 2018 con l’intento di sviluppare, nelle sue melodie e testi, degli elementi ispirati dall’antico Egitto e dalla mitologia. Dopo un singolo e la partecipazione ad un tributo agli Iced Earth (in cui è ospite il cantante dei Torture Squad, May “Undead” Puertas), ecco che a fine novembre 2020 viene prodotto questo debut album (a cui ha partecipato anche il batterista Tiago Vitek, sostituito dopo le registrazioni da Riccardo Linassi), intitolato “Sandstorm”, composto da 6 tracce, cui si aggiungono l’immancabile quanto inutile intro e, come bonus track, la cover di “Violate” realizzata per il predetto tributo agli Iced Earth, per un totale di poco meno di 38 minuti di piacevolissimo power metal. Naturalmente, come intento del leader, si tratta di un concept sull’antico Egitto ma, oltre ai testi, anche le linee melodiche hanno quel flavour orientaleggiante, arabo, che affascina ed intriga. Forse la produzione poteva essere leggermente migliorata, dato che la voce del chitarrista Phil Lima è un po’ troppo più alta degli strumenti. Tra l’altro il buon Lima non è proprio quello che si definisce un grande cantante; sia chiaro, non è niente male, ma c’è sicuramente di meglio in giro e, per una band con un progetto così ambizioso, forse sarebbe stato necessario un cantante più potente e con un’estensione vocale maggiore. Ciò nonostante, i vari ascolti dati a questo disco sono stati sicuramente molto piacevoli; le parti soliste delle chitarre sono di gran gusto (Iron Maiden docet!), la batteria pesta a dovere imponendo ritmiche frizzanti, il basso infine si fa sentire con un importante lavoro in sottofondo. Pezzi validi ce ne sono molteplici; personalmente adoro “Death in the house of Horus”, tosta a dovere (in questo, ricorda non poco gli Iced Earth) e con quel flavour orientaleggiante che conquista, unitamente all’orecchiabilissima “Rise for glory”, semplicemente trascinante; come detto, però, non sono solo queste le tracce a farsi notare in positivo, ma è praticamente tutto il disco a farsi ascoltare molto gradevolmente. Sorvolando sulle influenze completamente campate in aria (Accept, Black Sabbath e Judas Priest decisamente non c’entrano niente!), il power dei Medjay miscela i dettami di Iron Maiden ed Iced Earth con l’eleganza della scuola sudamericana e delle melodie arabeggianti, per arrivare ad un sound sicuramente non inflazionato e finanche originale che convince e conquista l’ascoltatore appassionato di certe sonorità. “Sandstorm” è solo il primo full-lenght dei Medjay, ma si candida ad essere tra i migliori debutti di questo 2020. Sono sicuro che sentiremo ancora parlare molto di questi brasiliani!

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