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Un concept ben congegnato ma un songwriting troppo standardizzato: così si può riassumere il sesto album dei Vitam et Mortem Un concept ben congegnato ma un songwriting troppo standardizzato: così si può riassumere il sesto album dei Vitam et Mortem Hot

Un concept ben congegnato ma un songwriting troppo standardizzato: così si può riassumere il sesto album dei Vitam et Mortem

recensioni

titolo
El Río de la Muerte
etichetta
Satanath Records / Exhumed Records
Anno

PROVENIENZA: Colombia 

GENERE: Blackened Death Metal 

FFO: Behemoth, Hate, Azarath, Belphegor, Deicide 

LINE UP: 
Julián David Trujillo Moreno - vocals, guitars 
Nicolas Jiménez Zapata - bass (session) 
Julián Felipe Rodríguez - drums, vocals 

TRACKLIST: 
1. El Río de la Muerte (Obertura) [02:28] 
2. Los Cuerpos en el Río [04:15] =ASCOLTA= 
3. La Danza de los Gallinazos [04:09] =VIDEO= 
4. Aqueronte [04:57] =VIDEO= 
5. El Animero [05:30] 
6. Barquero de los Muertos [04:06] 
7. Plegaria de los Muertos [03:53] =ASCOLTA= 
8. Nomen Nescio [02:57] 
9. Yo Soy el Siguiente Muerto (Versión 2020) [04:35] 
10. Ritos de Muerta (Masacre cover) [04:14] 

Running time: 41:04 

opinioni autore

 
Un concept ben congegnato ma un songwriting troppo standardizzato: così si può riassumere il sesto album dei Vitam et Mortem 2021-01-02 13:53:39 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    02 Gennaio, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Continuiamo l'opera di recupero di album usciti durante il 2020 con un'altra release targata Satanath Records: uscito lo scorso aprile "El Río de la Muerte" è il sesto album dei da me sinora sconosciuti Vitam et Mortem, duo colombiano formato da Julián David Trujillo Moreno e Julián Felipe Rodríguez (cui si aggiunge come session al basso Nicolas Jiménez Zapata) dedito ad un Blackened Death che si rifà non poco alla scuola centro-europea (Behemoth, Azarath, Belphegor...). Soprattutto e la band di netal e soci che sembra essere stata basilare per i Nostri, come possiamo notare dall'approccio quasi "sacrale" (in senso lato, ovviamente) che hanno i pezzi che compongono la tracklist, anche se non possiamo negare che in certi frangenti, vuoi per l'uso della lingua spagnola vuoi per un certo mood, vengono "chiamati in causa" anche i Brujeria (vedasi il chorus di "Los Cuerpos en el Río". Tutto sommato i pezzi che compongono "El Río de la Muerte" non sono nemmeno male, presi uno a uno: la cadenzata "El Animero" e la segeunte "Barquero de los Murtos", così come la già citata "Los Cuerpos en el Río" e finanche la conclusiva cover dei Masacre "Ritos de Muerte" sono più che discreti pezzi, ma nell'insieme dell'intero album possiamo notare una certa ripetitività nell'arrangiamento dei brani, con una modalità di scrittura che sembra essere quasi standard e che poco si discosta con lo scorrere della tracklist. Questa cosa alla lunga rende un po' più monotono l'ascolto dell'album, che nella seconda parte soffre in effetti di momenti di stanca. A parte questo, dobbiamo però dire che il concept alla base dell'opera è ben congegnato da parte del duo colombiano, con tematiche che affrontano i momenti difficili (guerre e guerriglie) della loro terra natìa spostati concettualmente alla mitologia della Morte dell'Antica Grecia (il fiume Magdalena che metaforicamente diventa l'Acheronte, ad esempio). Se solo i Vitam et Mortem avessero voluto osare di più, avremmo potuto avere per le mani un vero e proprio gioiellino, mentre invece "El Río de la Muerte" raggiunge solo la sufficienza; una sufficienza piena, questo è vero, ma poco rispetto a quanto avrebbero potuto invece raccogliere.

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