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Alle volte troppa tecnica rovina il risultato. Debutto per gli Ion of Chios! Alle volte troppa tecnica rovina il risultato. Debutto per gli Ion of Chios! Hot

Alle volte troppa tecnica rovina il risultato. Debutto per gli Ion of Chios!

recensioni

titolo
ReHUManize
etichetta
Revalve Records
Anno

1. Killjoy
2. Raving Lane
3. Saint Hypatia
4. The Art of Silence
5. Life is the Cause
6. I’m Yours

Formazione:

Paolo Depa: Voce
Marco Melillo: Chitarre
Alessandro Zappalorto: Basso
Barbara Fabrisi: Tastiere
Tommaso Corvaja: Tastiere/Cori
Dario Gozzi: Batteria

opinioni autore

 
Alle volte troppa tecnica rovina il risultato. Debutto per gli Ion of Chios! 2021-01-02 16:52:11 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    02 Gennaio, 2021
Ultimo aggiornamento: 02 Gennaio, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Leggere la breve biografia dei nostrani Ion of Chios equivale ad affermare quanto l’underground sia sempre vivo e vegeto nonostante numerose avversità anche a distanza di anni e anni. Nel caso del combo da Firenze sono ben dodici gli anni passati dalla nascita del gruppo intervallati da un EP e da svariati cambi di formazione; il tutto per arrivare all’agognato album di debutto ovvero il qui presente "ReHUManize", disco composto da sei brani molto cerebrali e complessi che si basano sul progressive metal più tecnico ed articolato.

Seppure le tracce dell’album abbiano in qualche modo una discreta identità ciò che emerge è una continua voglia di esprimere sensazioni ed idee attraverso la tecnica. Il lato strumentale (nonostante comunque le parti vocali non manchino) prevale sempre in maniera preponderante però non è fortunatamente tutto fine a sé stesso. Le canzoni, che godono di suoni molto buoni, hanno al loro interno elementi che in qualche maniera danzano tra di loro e ciò viene fuori bene nella traccia forse più rappresentativa del lotto ossia “Killjoy” dove basso/batteria e chitarra/voce in qualche maniera danzano tra loro in un’atmosfera jazzata molto vivace evolvendosi di continuo passando dal prog alla fusion a sonorità più dure e moderne potenziando il risultato con fantasia, groove ed interessanti linee vocali seppur non proprio incisive e personali. Proseguendo nell’ascolto c’è una sorta di saliscendi qualitativo. Emergono momenti più power metal come l’arrembante “Raving Lane” piena zeppa di cori e melodie imperiose (non mancano ovviamente intermezzi più pazzoidi e schizzati) oppure episodi più sinfonici a nome “The Art Of Silence” con qualche bordata più aggressiva e dal riffing distorto; non poteva mancare nemmeno la ballad di turno e quindi ecco arrivare sul finale la melodicissima “I’m Yours” che si presenta molto bene, mai melensa o zuccherosa ma dal tasso emozionale non indifferente. Nel mezzo ci sono i due rimanenti brani “Saint Hypatia” e “Life Is The Cause” che forse puntano troppo sull’esecuzione ostentando troppo la padronanza tecnica. La realtà dei fatti è che forse la band ha voluto fare troppo buttando dentro all’album svariati elementi che in alcune occasioni non combaciano molto bene oppure paiono più degli esperimenti isolati non avendo ancora un obiettivo chiaro.

Un esordio comunque valido, interessante e che merita di essere supportato. Si dia tempo ai ragazzi di migliorare e soprattutto maturare. Premesse comunque buone!!

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